Le hostess Alitalia rischiano il linciaggio. All’aeroporto di Fiumicino è tornata, per ora, alla normalità l'attività degli addetti ai servizi di pista di Alitalia Airport. Ma non la situazione delle centinaia di passeggeri ancora bloccati nelle aerostazioni dello scalo romano. Molti passeggeri, in fila già da diverse ore, a più riprese hanno perso la pazienza con gli impiegati Alitalia e hanno cominciato a urlare "Basta", "Basta, siamo stanchi". In alcuni casi per sedare gli animi è dovuta intervenire la polizia.

Una lunga coda di viaggiatori, in attesa di sapere quando potranno ripartire con i primi voli utili, si è formata davanti alla biglietterie, in particolare davanti alle partenze internazionali. Molti passeggeri, in fila già da diverse ore, a più riprese hanno perso la pazienza con gli impiegati Alitalia e hanno cominciato a urlare "Basta", "Basta, siamo stanchi". In alcuni casi per sedare gli animi è dovuta intervenire la polizia, che sta comunque presidiando l'area per ragioni di sicurezza. Intanto nell'aeroporto sono stati in molti i viaggiatori coinvolti che non riuscendo a trovare un posto per dormire negli alberghi vicini all'aeroporto romano, essendo tutti pieni, hanno trascorso la notte bivaccando sulle poltrone all'interno delle aerostazioni. Per loro, a cura della società di gestione e della Protezione Civile, sono state distribuite coperte, pasti e bevande calde. Il pericolo per CAI(Compagnia aerea italiana), e per l'Italia intera, di cui noi tutti facciamo parte, è che gli si era data, nei decenni, troppa crusca a questi "lavoratori". Quando ci si abitua ad un certo andazzo, ad una certa spavalderia, quando i capibastone (mi riferisco soprattutto ai piloti,anche se stavolta mi pare i "protagonisti delle assemblee spontanee siano altri) pensano di essere l'ago della bilancia e credono che la gestione aziendale spetti a loro, invece che a chi sta al comando,"a l'è dùra" tornare indietro. Una volta si fa sciopero per i licenziandi, un'altra volta lo si fa perchè non va a genio il sistema di assunzione dei nuovi dipendenti, un'altra volta perchè magari cambiano le divise e il colore non piace, e via a spron battuto verso il baratro. Scioperare sotto le Feste? Un vecchio trucco, abbastanza imbecille. Aveva ragione Feltri quando diceva che tutti i dipendenti Alitalia avrebbero firmato per non perdere il loro stipendio e poi avrebbero fatto sciopero e messo in difficoltà la CAI e tutti gli italiani.

Che senso ha parlare di statuto dei lavoratori, di diritti dei consumatori, di rinnovo dei contratti, quando è tollerato ad alcuni lavoratori - quasi sempre gli stessi - di farsi sempre i beati cavoli propri? E se facessero tutti così? Massì, dài, facciamo tutti così. Non ci garba un turno di lavoro, un piano di lavoro, il vestito del capo? Si scioperi. E chissenefrega. Alitalia insegna. Ieri il personale di terra, (...) (...) oggi il personale di volo, domani il personale di fuoco e pure quello di acqua. Questo andazzo ha un nome e si chiama schifo. È schifoso che nessuno paghi. Così come è schifoso che non ci sia uno straccio di autorità capace di difendere gli interessi dei passeggeri, i quali con un biglietto di volo (pagato profumatamente) debbono assistere periodicamente a certi capricci. Berlusconi aveva spiegato che l’acquisto di Alitalia da parte di AirFrance avrebbe pilotato i turisti stranieri ai Castelli della Loira e non in Toscana. Vero, ma se poi i turisti stranieri arrivano nella bella Italia e ci presentiamo con questa faccia, non lamentiamoci se poi il turismo non cresce. Ai Castelli della Loira ci vanno a piedi pur di non volare con Alitalia o Cai. Ieri a Fiumicino qualcuno avrebbe voluto alzare le mani nei confronti delle hostess. Oltre il limite. Quando è troppo è troppo. Se qualche divisa blu o qualche altro lavoratore di Alitalia pensa di rifarsi sulla pelle dei consumatori per alzare il prezzo con i nuovi azionisti della compagnia aerea, sta facendo male i conti. Stavolta la rissa ci scapperà davvero perché il limite è andato a farsi benedire.

Oddio, anche per Ryanair paura su un volo: atterraggio d'emergenza in Francia, mentre a Monaco aereo in fiamme. Siamo onesti: chi di noi non è salito almeno una volta su un aereo della Ryanair.

Atterraggio di emergenza in Francia per un aereo della Ryanair. Ventisei persone sono state ricoverate in ospedale dopo che un Boeing 737 della compagnia low-cost in volo da Bristol a Girona, in Spagna, è stato costretto a fare scalo nell’aeroporto di Limoges per un problema di depressurizzazione della cabina. (Paura a Monaco, fiamme su un Air Dolomiti). L’aereo è stato fatto atterrare "per ragioni di sicurezza", ha detto la compagnia secondo cui tutte le persone ricoverate hanno avuto lievi problemi uditivi causati anche dalla drastica discesa di quota da 8mila metri in cinque minuti. A bordo del 737 si trovavano sette membri di equipaggio e 168 passeggeri, tra cui l’eploratore Pen Hadow, famoso per essere stato il primo a raggiungere a piedi il Polo Nord dalla costa settentrionale del Canada nel 2003. Hadow, che viaggiava con la moglie e i due figli, ha raccontato che quando l’aereo ha cominciato la discesa rapida e si sono aperte le bocchette con le maschere di ossigeno si è scatenato il panico. Ryanair ha mandato a Limoges un altro aereo che è ripartito alle 3,30 del mattino con a bordo 127 persone desiderose di riprendere immediatamente il viaggio. Gli altri raggiungeranno Girona in giornata. Il racconto dei passeggeri "Pensavano di morire". Così l’esploratore artico Ped Hadow ha raccontato al Times le fasi drammatiche dell’atterraggio di emergenza, con l’aereo che si è abbassato di 8mila metri in cinque minuti ed i passeggeri invitati ad indossare le maschere di ossigeno. La maggior parte dei ricoverati ha riportato problemi alle orecchie a causa della repentina discesa. Secondo Hadow, che nel 2003 è stato il primo esploratore a camminare solo dalle coste settentrionali del Canada fino al Polo Nord, ha detto che vi è stato un repentino calo di temperatura all’interno dell’aereo, con una ventata di aria gelida.

C'è anche un cittadino italiano tra le vittime dell'incidente aereo di ieri a Madrid. Si chiamava Domenico Riso e lavorava come steward dell'Air France. Riso lavorava a Parigi, la sua famiglia risiede in provincia di Palermo. Era originario di Isola delle Femmine, dove vivono ancora il padre, Pietro, e le due sorelle.

C'era anche un italiano a bordo dell'Md82 che ieri è esploso all'aeroporto di Madrid. L'unico connazionale tra le 153 vittime si chiamava Domenico Riso, 40 anni: originario di Isola delle Femmine, piccolo comune alle porte di Palermo, l'uomo lavorava come steward per la compagnia aerea Air France e viveva ormai da anni a Parigi. Abituato a solcare i cieli per mestiere, la tragedia lo ha colpito mentre stava andando in vacanza, alle Canarie, assieme ad un amico francese, Pierrick Charilas, ex campione di aerobica, e ad Ethan, figlio di tre anni del ginnasta transalpino. La notizia della sua morte è piombata inaspettata a Isola, dove vivono il padre ultraottantenne Pietro e le sorelle Marianna e Concetta. I familiari, straziati, sapevano che Domenico era in ferie ma ignoravano si trovasse su quell'aereo maledetto. Appreso il lutto che li aveva colpiti, nella loro abitazione di via Trapani è cominciato subito un mesto pellegrinaggio di parenti e amici. Restano avvolte nel mistero le cause della tragedia. L'unica certezza è che si è trattato di un incidente. Ma per conoscere a fondo le responsabilità della strage che ha provocato 153 morti e 19 feriti tra i passeggeri e l'equipaggio del volo JK 5022 di Spanair, diretto alle Canarie, sarà necessario aspettare.
Alcune certezze, ripercorrendo le ore precedenti alla tragedia, in realtà esistono: l'apparecchio aveva infatti chiesto assistenza tecnica pochi minuti prima del decollo. Il comandante del volo, Antonio Luna, era già arrivato in testa alla pista ed era in attesa del via libera dalla torre, quando ha deciso di rientrare al gate di partenza. Appurato un problema di surriscaldamento a una valvola di ammissione dell'aria, la riparazione aveva costretto i passeggeri a bordo per altre due ore, prima che il comandante potesse ripartire per il rullaggio; poi, lo schianto.

Il mistero del bimbo "Domenico stava andando alle Canarie con il bimbo di 3 anni che aveva in affido. Insieme con loro c’era un amico di Domenico, Pierrick". L'amico è Pierrick Charilas, ex ginnasta francese, 30enne. E sulla lista dei passeggeri al nome Ethan corrisponde lo stesso cognome Charilas, quindi il bimbo potrebbe essere figlio dell'amico di Riso. Del bimbo parla Domenico Riso, il cugino omonimo che era andato a trovare lo steward appena 3 mesi fa. "Era un bambino francese di 3 anni - ha detto ai giornalisti - e Domenico mi disse che lo andava a prendere spesso per trascorrere insieme qualche giorno. Il suo nome era Ethan". Ma in famiglia preferiscono non parlare del bambino in affido. Il prossimo 2 settembre Domenico Riso sarebbe dovuto partire nuovamente per Parigi ospite del cugino omonimo. Nessuno sapeva fosse a bordo Si sono sentiti ieri pomeriggio per l’ultima volta Domenico Riso e l’anziano padre Pietro di 82 anni. A riferirlo è il sindaco di Isola delle Femmine, Gaspare Portobello, che appena appreso la notizia della morte dello steward è andato nell’abitazione dei Riso per portare le condoglianze del piccolo Comune. "Il padre - ha detto il sindaco parlando con i giornalisti - ha raccontato che Domenico quest’anno non sarebbe venuto a Isola, come faceva tutti gli anni, ma aveva preferito trascorrere le vacanze alle Canarie". Però, non aveva specificato al padre con quale volo sarebbe partito da Madrid.

Il ritorno delle Brigate Rosse: una realtà scomoda che si supponeva,

dopo le carcerazioni seguite alle morti eccellenti di D'Antona e di Biagi,

fosse per sempre scomparsa dalla vita del nostro paese.

Un paese che ha sempre meno valori morali.

di Giuseppe Ceresa

I quindici arresti, avvenuti nei giorni scorsi , di presunti brigatisti. ha ripresentato allo Stato, ai politici, a tutti gli italiani una realtà scomoda che si supponeva, dopo le carcerazioni seguite alle morti eccellenti di D'Antona e di Biagi, fosse per sempre scomparsa dalla vita del nostro paese: il ritorno delle B.R.! Purtroppo gli arsenali scoperti, i comunicati deliranti che hanno fatto seguito ai fermi, ci hanno fatto innanzitutto presente che l'abbassare la guardia è stato un errore. Inoltre il constatare che una buona parte di questi quindici sono giovani che appartengono alla classe operaia, e sono pure dirigenti aziendali o anche semplici iscritti alla CGIL, pone gravi interrogativi. Stiamo tornando agli anni '70, ai cosiddetti "anni di piombo" che fecero tante illustri vittime? Il partito armato sta facendo nuovi proseliti, si circonda di simpatizzanti (vedi striscione pro BR alla manifestazione antibase americana di sabato scorso a Vicenza), ha forse più o meno celate coperture in partiti e sindacati. La sinistra radicale-massimalista si straccia le vesti, proclama ai quattro venti la propria voglia di libertà, di difesa delle istituzioni, di pace sociale, ma è dai Centri Sociali, dai gruppuscoli sindacali più spinti che nasce questa nuova presenza delle Brigate Rosse.

Come ai vecchi tempi alcuni si sono dichiarati prigionieri politici; come ai vecchi tempi le BR avevano progettato azioni contro personaggi scomodi (vedasi Berlusconi), contro aziende che rappresentavano un qualcosa che andava combattuto e distrutto. Qual è “l’humus" che porta a questa rivolta armata contro lo Stato e le sue componenti? Non è certo un'estrema miseria che al nord non esiste, non è neanche quell'intellettualismo di matrice anarchico-insurrezionale che ricorda tanto Feltrinelli. Per me è una società che ha sempre meno valori morali. Una società che si basa sul consumismo, che porta tutto a poli estremi e contrastanti. La lotta armata, l'odio classista è una posizione estrema: la sinistra estremista fa tanto chiasso, ulula contro Berlusconi, contro Fini, contro Bossi, ma, come si dice, " can che abbaia non morde": il potere in pantofole piace pure a loro! I Brigatisti non abbaiano, non si mettono in pantofole, loro vogliono mordere, lasciare il segno nella società italiana. È questa società che deve rispondere alla loro sfida isolandoli, facendo capire loro che la guerra che combattono è una battaglia senza motivo, senza un fine plausibile e senza risultati.

Giuseppe Ceresa

L'intervento chirurgico al petto di Silvio Berlusconi è andato benissimo.

Perché in America? Che messaggio dai alla gente?

Ci piace però riferire il vero motivo per cui

il Cavaliere ha scelto l’America..

L'intervento chirurgico al petto di Silvio Berlusconi è andato benissimo. Tiriamo il fiato. È contento anche Romano Prodi. (Non ne facciamo materia di scherzo: è un fatto di civiltà. Il Professore ha usato parole particolarmente belle, e lo sottolineiamo volentieri. Quando ci vuole ci vuole). Perché in America? Le fotografie, viste con l'occhio dei comici d'oggi, fanno capire perché Berlusconi è andato lì ad aggiustarsi il cuore. Ma se era una sciocchezza perché lì? Caro Berlusconi, hai governato bene cinque anni, la sanità lombarda è una meraviglia. E vai in America per un pacemaker? Che messaggio dai alla gente? E anche ai medici italiani? Lì c'è un chirurgo italiano, è vero: allora vuol dire che è bene che i migliori emigrino? Siamo d'accordo: uno ha diritto di curarsi dove si sente più sicuro. Ma qui noi allora siamo dei pirla? Ci piace però riferire il vero motivo per cui il Cavaliere ha menato le tolle. Dovevano mettergli le mani addosso al San Raffaele di Milano, dove regna don Luigi Verzè. Ma il primario dell'Unità Operativa di Aritmologia, che è un vero luminare, chiamato per interventi in tutto il mondo, e diventato ricchissimo per questo, pare abbia scherzato: «Sono comunista e non vedo l'ora di operarla». Il comunista non lo voglio.
 

Al Cavaliere sono girate le scatole. Anche perché pare che sia proprio vero: il professor Carlo Pappone, napoletano, è comunista e se ne vanta. Niente di male, è un campione, ma le mani addosso a me, no - ha riflettuto il Cavaliere. Tra l'altro Pappone (non Peppone) è un comunista di lusso, avendo acquistato e restaurato la meravigliosa villa Cernuschi a Cernusco Lombardone, del valore di ben più di dieci miliardi. Non la troviamo un'incoerenza, ma un'esagerazione. Berlusconi è scappato a gambe levate: ha avuto il dubbio gli volessero praticare l'operazione, anche se non strettamente necessaria, per poi vantarsene. Così ha preferito l'America. I consigli dell'Umberto. L'amico Umberto Bossi l'aveva sconsigliato: «Ma sta' qua, che se vai in America poi ti tocca tornare per un controllo ogni mese. Va' a Lugano, Silvio. Lì c'è il massimo cardiochirurgo del mondo, il professor Tiziano Moccetti». Non c'è miglior medico di quello che ti ha salvato la vita. Ne parliamo quando torni.

BERLUSCONI: ''ESIGIAMO IL RICONTEGGIO DI TUTTE LE SCHEDE.

TORNEREMO A GOVERNARE.

Sono qui da voi perche' volevo e dovevo esserci,

in questa piazza traboccante di entusiasmo.”

''Siamo una maggioranza e presto torneremo a governare, anche per coloro che hanno votato centrosinistra''. Nella conclusione del suo discorso, Silvio Berlusconi a piazza San Giovanni ha riassunto tutto il senso della manifestazione, il ''suo'' senso. ''Sono qui da voi perche' volevo e dovevo esserci, in questa piazza traboccante di entusiasmo. Noi vogliamo mandare a casa un governo che distrugge la fiducia dei cittadini nello Stato, che aumenta le tasse, che riduce la liberta' di ciascuno di noi''. Cosi' il leader della Cdl aveva aperto il comizio che ha fatto seguito al corteo organizzato dal centrodestra per contestare il governo di Romano Prodi ed in particolare la finanziaria varata dall'esecutivo. ''Vogliamo opporci ad una cultura che diffida degli individui liberi - dice Berlusconi - che non vuole una societa' autonoma che cammini sulle proprie gambe''. ''Esigiamo'' il riconteggio di tutte le schede elettorali, valide, bianche e nulle, ribadisce poi l'ex premier. Il presidente di Forza Italia aveva gia' accennato alla questione arrivando in Piazza San Giovanni ma una volta salito sul palco e' stato decisamente piu' duro: ''La sinistra ha rifiutato fino ad ora di ricontare le schede'', sostiene Berlusconi aggiungendo che ''anzi, ci ha accusato di aver tentato, il giorno delle elezioni, un colpo di Stato''
 

L'ex premier afferma, replicando alle accuse di brogli da parte del centrodestra che sono venute con l'inchiesta di Enrico Deaglio, che ''se ci sono stati brogli sono solo quelli che hanno fatto loro. Una cosa peraltro storicamente provata, i brogli li hanno addirittura insegnati''. A questo punto, sono ancora parole di Berlusconi, ''richiediamo il riconteggio di tutte le schede, delle schede valide, bianche e nulle. Lo richiediamo oggi - dice ancora Berlusconi - dopo le ultime improbabili, false, grottesche accuse. Esigiamo che siano tutte ricontate anche per la nostra onorabilita'''. ''Siamo piu' di due milioni'', ha poi affermato Berlusconi, e con evidente riferimento all'Udc: ''Questo non e' il momento delle divisioni ma dell'unita' nel nome della liberta'''. E sottolinea che ''siamo moltissimi a credere negli stessi ideali, siamo un popolo operoso, tenace e paziente'' e ''oggi siamo qui per protestare contro questo governo che vuole saccheggiare i nostri redditi e i nostri risparmi e impedire la crescita dell'economia''. Berlusconi ribadisce che si e' in presenza oggi di ''un governo che tassa gli italiani senza piu' rappresentarli. Un governo in sostanza contro i cittadini, un governo che divide l'Italia, che instilla odio''.
Con questa manifestazione, continua l'ex premier, ''vogliamo dire no alla mostruosa macchina fiscale messa in atto dal governo Prodi, una macchina che toglie a tutti senza dare nulla a nessuno''.

PER BERLUSCONI ALTRI GIORNI IN OSPEDALE.

DOPO IL MALORE DI MONTECATINI, UNA SERIE DI CONTROLLI CLINICI.

Il leader di Forza Italia ha accusato un malore

mentre stava per concludere il suo intervento.

Ormai sembra solo un brutto ricordo. Silvio Berlusconi ha trascorso una notte tranquilla all'ospedale San Raffaele di Milano, dove era stato ricoverato domenica sera, dopo il malore accusato a Montecatini e dove dovrà restare altri due giorni prima di essere dimesso.
A suggerire la permanenza nella struttura ospedaliera del leader dell'opposizione è stato il primario di terapia intensiva cardiovascolare, Alberto Zangrillo, che è anche medico personale di Berlusconi. «Non uscirà domani e sarà dimesso probabilmente mercoledì». Con queste parole il professor Alberto Zangrillo, dell'ospedale San Raffaele di Milano, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano informazioni sullo stato di salute e sulla dimissione del presidente Silvio Berlusconi, che viene sottoposto ad esami di accertamento «normalmente previsti per chi ha subito un episodio sincopale come quello che abbiamo avuto modo di vedere ieri», ha spiegato il prof. Alberto Zangrillo. Il primario ha poi precisato che «gli accertamenti fatti finora sono abbastanza tranquillizzanti». Ma proprio per quell'episodio, ha spiegato Zangrillo, «abbiamo deciso di trattenere in ospedale Berlusconi perchè gli accertamenti richiedono tempo per essere eseguiti in modo accurato».

   

Il leader di Forza Italia ha accusato un malore mentre stava per concludere il suo intervento. A sorreggerlo il sindaco di Catania, Umberto Scapagnini (che fa parte dello staff medico del Cavaliere), che è salito sul palco mentre Berlusconi perdeva i sensi. L’arrivo di un’ambulanza, il frenetico andirivieni dietro il palco, per qualche minuto il silenzio l’ha fatta da padrone. Dopo circa un’ora Berlusconi è riuscito a lasciare la sede del convegno. Momenti di grande tensione in sala. In aiuto di Scapagnini sono subito accorse sul palco le guardie del colpo del leader dell’opposizione che è stato trasportato a braccia all’interno del palazzetto dello sport. Lo ha fatto senza bisogno di aiuto. Ha sorriso e salutato le migliaia di elettori che si erano assiepati all’esterno. Subto dopo, in elicottero, ha raggiunto Macherio.
«Avete presente un calo di zuccheri? Berlusconi ha avuto un mancamento, non ha perso conoscenza, è stato solo uno svenimento: gli hanno controllato la pressione, che è un pò bassa». Così il senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri ha spiegato poco fa ai cronisti quali sono le attuali condizioni di salute del leader di Fi. «È stato il caldo, l'emozione, una serie di concause -ha aggiunto Dell'Utri- Chissà, parlava di libertà, se avesse parlato di qualche altra cosa -ha ironizzato dell'Utri- forse non sarebbe svenuto».

   

«Sto bene», ha assicurato Berlusconi prima di salire sull'elicottero che lo trasporterà a San Raffaele. L'ex premier ha spiegato che si è trattato solo di «un piccolo collasso», «un malore dovuto a stanchezza, caldo e alle preoccupazioni di questi giorni» e forse «agli antibiotici» presi dopo l'operazione al menisco. Tuttavia, ha detto, «non è niente di grave». «Dall'elettrocardiogramma sono risultate delle extrasistole - ha aggiunto - quindi mi vogliono tenere in osservazione per ventiquattro ore». «Grazie a tutti», ha detto l'ex premier congedando i cronisti, e sorridendo ai simpatizzanti che lo aspettavano fuori dalla villa, salutandolo con un «Grande Silvio!».
«L'ho sentito pochi minuti fa, sta benissimo». Umberto Scapagnini, raggiunto telefonicamente dall'Adnkronos, conferma che le condizioni di Silvio Berlusconi sono soddisfacenti e non destano preoccupazione. Alla notizia che il leader di Forza Italia si era recato all'ospedale San Raffaele, Scapagnini ribadisce: «Non ha assolutamente nulla, se è andato al San Raffaele è solo per un controllo».
 

Roma, in 150mila hanno manifestato contro il lavoro precario.

Sono scesi in piazza anche dei membri del governo. La Cdl:

«È la maggioranza che manifesta contro se stessa». Prodi:

«Non sono contro di noi». Il pensiero di due blogger a confronto.

È facile l’ironia: bandiere rosse in piazza contro il «loro» governo… Alcuni partiti della sinistra sono oggi scesi in piazza a manifestare contro il precariato del lavoro. L’obiettivo della loro protesta non è però una caduta di questo governo: l’obiettivo della loro protesta è l’abolizione delle leggi del governo precedente: la Legge 30 (Legge Maroni impropriamente chiamata Legge Biagi), la Legge Bossi-Fini, la Riforma Moratti; ovvero le leggi che si occupano di temi importanti come il lavoro, l’immigrazione, la scuola. Non credo che questi partiti abbiano come obiettivo la caduta del governo Prodi, poiché sanno benissimo che questo evento potrebbe prefigurare il ritorno del governo Berlusconi. Manifestano contro se stessi? Abbiamo avuto in un recente passato esempi ben più scandalosi. Come ad esempio un Ministro della Repubblica italiana partecipare alle manifestazioni padane e inneggiare e saltare al grido di «Chi non salta italiano è!», ed altre cose simili. Partiti di lotta e di governo: ne abbiamo sempre avuti, in Italia, in tutte le stagioni. Ne avremo ancora, si prevede. Sono partiti che chiedono ai governi di FARE DI PIÙ, mica di andarsene.
 

Manifestazione a Roma, indirizzata particolarmente contro la precarietà, tema che oramai tocca buona parte dei giovani italiani. Bella manifestazione, ma che fa riflettere.
Alla manifestazione sono presenti membri del governo, addirittura un vice ministro, molti sottosegretari, ma c'è anche Rifondazione Comunista, parte dei DS, Comunisti Italiani e tanti altri soggetti che fanno parte di questa maggioranza di governo,che fondamentalmente dovrebbe capire che l'interlocutore della manifestazione sono loro stessi. Considerando poi che il ministro per le Politiche Sociali è il sinistrissimo diessino Cesare Damiano, ex Fiom-Cgil, è tutto dire. Damiano si trova per la prima volta dall'altra parte della barricata, ed è costretto a leggere striscioni come "Damiano servo dei padroni, vattene". Damiano qualche anno fa questi striscioni li faceva scrivere, ora non li accetta più, ora sono scomodi. E' passato dall'altra parte della barricata, ma ha gettato nella spazzatura tutti gli anni da sindacalista, tutti gli anni in cui quelle manifestazioni le organizzava. E' un'ennesima prova della gracilità e dell'ipocrisia di questo governo, della confusione di un governo che deve fare prima i conti con sé stesso, poi con l'opposizione. La vera opposizione di Prodi è la sinistra stessa. Altro che centro destra.
 

L’offensiva di Mediaset sul mercato tedesco,

interesse per ProSieben e Sat.1 Diversi esponenti socialdemocratici tedeschi,

ma anche molti democristiani, avevano già fatto un

"fuoco di sbarramento" contro Berlusconi.

Ai tedeschi non è proprio simpatico.
 

Che cosa è venuto in mente e che cosa ha realmente fatto in questi giorni Mediaset? I titoli dei giornali italiani, nel giro di due giorni, hanno prima lanciato l'offensiva di Mediaset sul mercato tedesco, poi l'ufficiosa uscita di scena di fronte a investitori di grande potenza. Il "prudentissimo" presidente del Biscione, Fedele Confalonieri, ha dapprima spiegato che c'era un interesse per il broadcaster ProSiebenSat.1, specificando subito però: "Andremo avanti soltanto se l'operazione porterà a una creazione di valore per gli azionisti". Una prudenza, quella di Confalonieri, motivata dalla realtà politica piuttosto complessa del mondo tedesco e del mondo delle televisioni in particolare. La proposta di Mediaset c'è stata, ma già ufficiosamente ieri sera si e' saputo che era una "proposta fuori gioco" rispetto a quelle fatte dai colossi del private equity come Permira, Kkr e Apax, che avrebbero spazzato via ogni concorrente con la loro offerta sulla televisione tedesca. Quindi la prudenza del "vecchio Fidel" è stata premiata. Mediaset alla fine non esce sconfitta da una gara che non c'e' stata. Ma da questa vicenda emergono alcune considerazioni che sono degne di interesse. Il primo fatto da considerare è che Mediaset si rende perfettamente conto di essere una grande realtà in Italia, ma ormai deve fare i conti con i colossi mondiali e quindi deve necessariamente dimostrare di guardarsi in giro, anche dopo l'esperienza francese e quella ancora in atto in Spagna. È probabile che sia stata solo una mossa quella di Mediaset sul mercato tedesco, magari per valutare le reazioni di carattere più generale, che non sono solo quelle dell'ormai "mitico" mercato.

   

Il nostro ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, sembra che scenda da qualche "alpeggio al di fuori del mondo" quando spiega con grande savoir-faire l'importanza per l'Italia, oltre che per Mediaset, di avere un simile asset in Europa nel mondo della televisione. Ma diventa quasi grottesca la sua dichiarazione, nel momento in cui spiega: "Naturalmente a decidere sono i mercati e non il governo". Evidentemente il ministro Gentiloni dovrebbe farsi fare qualche traduzione dei giornali tedeschi di questi giorni, quando si parlava di modificare addirittura la normativa dell'Antitrust per impedire l'ingresso di Berlusconi e delle sue televisioni in Germania. Diversi esponenti socialdemocratici, ma anche molti democristiani, avevano gia' fatto un "fuoco di sbarramento" contro il Biscione, sia per motivi di carattere nazionale, sia anche per il congenito desiderio degli antiberlusconiani italiani di "fare tutto il possibile nella propria vita per mettere i bastoni fra le ruote del Cavaliere". È stata innanzitutto la pubblicità di carattere politico fatta intorno a Berlusconi a innescare una sorta di "meccanismo difensivo" di fronte all'ex presidente del Consiglio italiano, portato come esempio massimo di conflitto di interessi in tutta Europa e anche nel mondo, non ricordandosi mai di aggiungere, per esempio, che il patto che regge un quotidiano come il Corriere della Sera, e' composto da quindici rappresentanti che con l'editoria non hanno nulla a che vedere e si occupano di tutto (banche, assicurazioni, scarpe, macchine, acciai, telefoni e via dicendo) tranne appunto che di questioni legate all'editoria.

   

In realtà, tutto questo lo sanno bene sia Silvio Berlusconi sia Fedele Confalonieri. Ma sanno anche di avere soprattutto "un nemico in casa", che sta predisponendo armi per modificare la "Gasparri" attraverso l'intraprendenza di Gentiloni e del presidente del Consiglio, Romano Prodi. Berlusconi ha anche grandi rapporti internazionali con Murdoch, con Kirch, con quel Tarak Ben Ammar che è una sorta di "prezzemolo" nei grandi affari che riguardano anche il mondo delle telecomunicazioni. Dove ci sarà la possibilità di concludere affari, il Cavaliere saprà bene dove muoversi. Ma intanto fa delle grandi "manovre diversive", come quella tedesca. A ben vedere, il Gentiloni "che sta sull'albero" ha dovuto ammettere che Mediaset è una grande realtà italiana, così come dovette ammetterlo l'allora presidente del Consiglio, Massimo D'Alema, quando nel 1999 dalle parti di Arcore si affacciò Rupert Murdoch, che rinunciò ai piani di annessione per il "patriottismo" di Fininvest e Mediaset fu rispettata. Oggi, dopo questo accenno di campagna tedesca molto prudente, Fedele Confalonieri potrà dire: "Noi ci abbiamo provato a guardarci in giro e abbiamo trovato sbarramenti sia sul mercato che nel retrobottega, quello politico". La conclusione sarà quella di dire: bisogna rispettare questa grande realtà italiana che e' Mediaset senza fare stravolgimenti di leggi che ne possano compromettere la sua capacità, la sua funzionalità, il suo stare sul mercato italiano garantendo decine di migliaia di posti di lavoro. Poi ci saranno gli sbocchi da considerare al momento giusto: la banda larga, la sinergia con Internet. Insomma, una "bella manovra diversiva" per trattare meglio in Italia. La grande prudenza di Fedele Confalonieri, in genere, ha sempre pagato tanto e ha portato bene.

Vittorio Emanuele di Savoia (re d’Italia), 69 anni,

è stato arrestato. Le accuse sono di associazione per

delinquere finalizzata alla corruzione e al

falso e allo sfruttamento della prostituzione.

   

Vittorio Emanuele di Savoia, 69 anni, è stato arrestato nel pomeriggio, per ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza, Alberto Iannuzzi, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dal pubblico ministero. Nei confronti del principe le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso e allo sfruttamento della prostituzione. L'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso fa riferimento - secondo quanto si è appreso - ad un vero e proprio mercato dei nulla osta per i videogiochi ed altri apparecchi elettronici utilizzati per il gioco d'azzardo. Nella vicenda gli investigatori hanno scoperto legami con esponenti della criminalità organizzata siciliana.

L'altra accusa, quella di associazione per delinquere finalizzata alla prostituzione, riguarda il reclutamento di ragazze da offrire a clienti del casinò di Campione d'Italia. Le notizie che emergono con forza sulle vicende legate a Vittorio Emanuele lasciano una sensazione bizzarra. I magistrati sono all’opera e noi possiamo solo attendere con fiducia i verdetti finali. Ciononostante, se si considerano le prime intercettazioni pubblicate dai giornali, è palese come una famiglia intera di nobili sia coinvolta né in una semplice truffa provinciale da pochi euro né in una fortuita e improvvisa caduta di stile poco consapevole.

Si parla invece di somme di denaro consistenti, giro di prostituzione, operazioni finanziarie illecite e tanta arroganza. Non dimentichiamo che questo signore forse sarebbe divenuto il nostro re, se gli eventi non avessero fermato la dinastia e cambiato l’Italia a suo tempo.
Tuttavia ricordiamo benissimo quella celebre intervista del 1997, nella quale egli parla delle leggi razziali, poi, celermente negata nella sostanza. E la vicenda del traffico internazionale di armi degli anni Settanta dolcemente insabbiata? E l’affiliazione alla loggia massonica P2 con il numero 1621? E l’uccisione di uno studente tedesco in Corsica con un fucile non regolarizzato? Attendiamo con curiosità e giustizia il lavoro conclusivo dei magistrati, ma, per quanto mi riguarda, c’è abbastanza materiale per pensare ad una condanna.
 

E pensare che ha fatto di tutto per ritornare a visitare la sua Italia dalla quale è stato esiliato all'età di 9 anni. Beh, quando si dice che lo Stato non accontenta mai i suoi cittadini; questa volta è stato accontentato: gli hanno fatto fare un viaggio dal Lago di Como a Potenza che è cominciato con le manette ai polsi e lo ha concluso nel cortile del carcere. Con tanto di scorta appositamente per lui per illustragli le bellezze del nostro paese. I suoi avvocati dicono che non c'è nessuna prova concreta a suo carico e che è stato montato un caso contro di lui. Ora come si dice sempre in questi casi: tutti sono innocenti fino a prova contraria. Per il momento... poverini (si fà per dire)!


Vittorio Emanuele Savoia è ora un cittadino italiano e come tutti i cittadini italiani ha i diritti e doveri che gli spettano nella nostra Repubblica e deve rispondere alla legge se è colpevole. Probabilmente lui non è stato degno della modifica costituzionale delle disposizioni transitorie e finali che ha permesso a lui e famiglia di ritornare. Ma quando fu presa questa decisione, il motivo era di principio. Uno stato repubblicano democratico non può permettersi di usare uno strumento di rivalsa come l'esilio su chi comunque aveva solo la colpa di essere figlio o nipote di... La famiglia Savoia ovviamente non ha saputo gestire il suo rientro, questo è chiaro. E' colpevole? allora è giusto che paghi. Ma dopo un regolare processo. Comunque stiamo calmi e tranquilli. Siamo tutti cittadini della Repubblica, anche Vittorio Emanuele Savoia.

Si picchiano per lo scandalo-calcio: un morto.

«Parlavano di Inter e Juventus, di questo scandalo,

e alla fine lui l'ha ammazzato. È andata così».

E’ successo a Sant'Angelo di Piove di Sacco, nella Bassa padovana.

«Non vincete mai». «Per forza siete dei ladri». Discussioni normali, tra juventini e interisti. Con la differenza che adesso, dopo lo scoppio della Calciopoli moggiana, i tifosi più arrabbiati possono esibire le pezze giustificative arricchite da inequivocabili intercettazioni telefoniche. Al Circolo Arci di Sant'Angelo di Piove di Sacco, nella Bassa padovana, questo cocktail esplosivo ha trasformato il tifo calcistico nell'assurdo movente di un omicidio. Manolo Diana, 20 anni, idraulico, esasperato per le offese alla sua Inter, l'altra notte ha reagito alle consuete punzecchiature dialettiche di Renzo Trabuio, 48 anni, muratore di fede bianconera. Una parola di troppo, uno spintone, pugni, calci: e Calciopoli si trasforma in tragedia. Trabuio resta a terra, ucciso dalla follia.
 

È successo tutto fuori dall'Arci, dove i due si trovavano spesso, ovviamente per parlare di calcio. Appena usciti per fumare una sigaretta, gli animi si sono presto infiammati, un po' per le birre appena bevute e un po' per l'evolversi dell'inchiesta sulle nefandezze del mondo del calcio. A spiegare quali sarebbero stati i motivi è Sergio Trabuio, il fratello della vittima: «Parlavano di Inter e Juventus, di questo scandalo, e alla fine lui l'ha ammazzato. È andata così». A suffragare questa tesi ci sarebbero anche alcuni testimoni che, raccontando dello scontro tra i due, avrebbero affermato di avere visto l'interista infierire con dei calci sullo juventino esanime a terra.
 

In pochi minuti di delirio violento vengono passati in rassegna gli ultimi campionati, gli arbitri venduti, le dichiarazioni di Moggi, le intercettazioni telefoniche. Il tifoso nerazzurro, dopo aver dato la lezione al bianconero, si allontana convinto di aver contribuito a fare un po' di giustizia prima delle sentenza del tribunale sportivo. Poi torna sul posto, per dare un occhio al rivale. Non è ben conscio di quel che ha fatto. Non sa che i soccorsi si sono rivelati inutili, non sa che Trabuio è morto in ospedale, ucciso dalla sua furia cieca. E infatti lo stesso Diana è allucinato, al punto che si costituisce e si lascia arrestare dai carabinieri: l'accusa è di omicidio. Lui casca dalle nuvole, solo allora, forse, si rende conto di quanto stupido sia lasciarsi condizionare e rovinare le esistenze per un pallone drogato da truffe e interessi miliardari. Sarà l'autopsia disposta dal Pm di turno a stabilire le cause della morte e, quindi, il grado di responsabilità dell'idraulico troppo tifoso.
 

Compri la prima casa in Italia? Sconto fiscale.

3% del valore, invece del 7%.

Basta una semplice domanda scritta (autocertificazione).

Gli italiani all'estero che vorranno acquistare una "prima casa" potranno farlo in regime fiscale agevolato e senza certificato di iscrizione all'AIRE. È questo in sostanza quanto reso noto dall'Agenzia delle Entrate in una circolare pubblicata il 12 agosto scorso. Più nello specifico, l'Agenzia precisa che il cittadino italiano emigrato, che quindi non ha più la residenza in Italia, può acquistare in regime agevolato un immo-bile, quale che sia l'ubicazione dello stesso sul territorio nazionale, a condizione che esso sia acquistato come "prima casa". L'agevolazione prevista consente di pagare un'imposta di registro ridotta al 3% del valore d'acquisto, rispetto al 7% ordinario, nonché di corrispondere le imposte ipotecarie e catastali in misura fissa e non proporzionale (rispettivamente del 2 e 1%).

I criteri da rispettare per poter godere dell'agevolazione sono i soliti, ad esempio l'immobile non deve essere di lusso, ma con una novità che coinvolge proprio gli italiani all'estero: chi lo acquista deve risiedere nel Comune in cui si trova l'immobile o trasferirvi la residenza, entro 18 mesi dall'acquisto, tranne se residente all'estero. Lo status di emigrato esime dunque dalla condizione di avere la residenza nel comune ove è ubicato l'immobile. In generale, però, anche l'acquirente residente all'estero non deve possedere sul territorio nazionale, neppure per quote, altri immobili acquistati con i benefici "prima casa". Il Fisco precisa che è possibile ri-chiedere lo sconto anche dopo il rogito, con un atto integrativo. Per provare di essere emigrati all'estero non sarà più necessaria l'iscrizione all'AIRE, cioè all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero, ma basterà una autocertificazione.

Stupido razzismo.

«Si alzino in piedi tutti i terroni...».

Lo avrebbe detto un’insegnante.
 

Stupido razzismo

«Si alzino in piedi tutti i terroni...». Questa è solo una delle frasi che i genitori di una bambina di seconda media imputano a una insegnante e che li ha convinti a rivolgersi al Comune, alla dirigente scolastica e all’ispettorato, chiedendo un intervento. E' successo a Bellinzago (Novara). Sotto accusa i comportamenti offensivi e aggressivi che sarebbero stati rivolti dall’insegnante a tutta la classe e, in particolare, a loro figlia. Secondo il racconto dei genitori in un’occasione la bambina venne ripresa così duramente da sentirsi male, lamentando un dolore al petto.
 

La sua colpa era stata quella di assistere una sua amica che non si sentiva bene, su richiesta di un’altra insegnante. Altri atteggiamenti sprezzanti e violenti avrebbero coinvolto un bambino di origine albanese. Gli insulti non si sarebbero mai esauriti, costringendo i genitori a intervenire. «I problemi tra l’insegnante e i suoi alunni sono ormai di dominio pubblico -afferma la dirigente scolastica-; come responsabile della scuola ho preso i provvedimenti che mi permette la normativa: ho informato l’Ufficio regionale per la scuola dell’accaduto e abbiamo avuto l’ispezione di un funzionario del massimo ente scolastico regionale. Ora sta a loro prendere eventuali provvedimenti».

L’assessore alla Pubblica istruzione ha confermato: «I genitori degli alunni ci hanno immediatamente segnalato il problema; l’amministrazione non può entrare direttamente negli affari della scuola e abbiamo interpellato la dirigente scolastica, offrendo collaborazione. La dirigente ha preferito seguire un procedimento interno e ora non ci resta che attendere i risultati». Lamartesana Portalino Nessuno di noi sa quale è la verità, naturalmente, anche se l'istinto è di credere ai genitori. Ma se fosse come dicono loro, quell'insegnante sarebbe proprio una povera di spirito. Ma proprio povera: con quel che succede nel mondo parla ancora di terroni. E ha il compito di educare.
 

RYANAIR: LANCIA UNA NUOVA ROTTA
DA BARI A FRANCOFORTE CON TARIFFE DA € 0.99

(solo andata, tasse e spese amministrative escluse).

Ryanair, la compagnia aerea numero 1 in Europa ha annunciato una nuova rotta dalla Puglia. Il volo da Bari a Francoforte (Hahn) partirà il 23 febbraio 2006. Bridget Dowling, Responsabile Vendite Ryanair per l’Italia, parlando oggi a Bari ha detto:

“Siamo molto felici di annunciare questo terzo collegamento dalla Puglia. La rotta per Francoforte si aggiunge alle rotte gia’ esistenti da Bari e Brindisi per Londra (Stansted).
 

Le 7 rotte Ryanair già esistenti dall’Italia a Francoforte hanno sempre avuto un ottimo successo e siamo sicuri che anche questo collegamento lo avrà. Il volo sarà operativo 3 volte alla settimana il martedì, giovedì e sabato dal 23 febbraio e permetterà ad altri 30.000 passeggeri di volare da e per la Puglia ogni anno. Per festeggiare il lancio di questa nuova rotta Ryanair lancia una tariffa imbattibile da 0.99 euro prenotabile da oggi su www.ryanair.com. Prenota subito il tuo volo da Bari a Francoforte!”

Germania:

bambino benedetto dal Papa è guarito. E’ miracolo?

La stampa tedesca: «Papa Benedetto XVI ha guarito un bimbo malato di cancro». E’ guarito Victor, il bambino di sei anni malato di cancro che tre mesi fa ricevette la benedizione del papa Benedetto XVI durante la Giornata mondiale della gioventù a Colonia. Lo riferiscono oggi alcuni giornali tedeschi.
Le immagini fecero il giro del mondo: il papa a sorpresa si immerse nella folla che lo applaudiva e impartì la sua benedizione ad un bambino di Duesseldorf che aveva espresso il desiderio di vedere il papa e per questo era stato portato a Colonia.
 

Dopo la benedizione ed una chemioterapia, scrivono oggi i quotidiani popolari tedeschi «Bild Zeitung» e «Express» l’ultima visita medica ha rivelato che Victor non ha più il tumore.
I progressi della medicina, secondo le indicazioni della Società tedesca per la lotta ai tumori, rendono oggi possibile la guarigione del 75% dei bambini malati di cancro. Ogni anno in Germania, secondo le fonti riportate dai giornali, si ammalano di cancro circa 1800 giovani con meno di 15 anni.
 

Non credi agli extraterrestri? Senti questa:

Bush prepara una guerra segreta contro gli Ufo dalla base Luna.

Lo rivela un ex ministro canadese.
da Carmine Iunco.

Gli Ufo volano da oltre mezzo secolo in totale libertà sui cieli del nostro pianeta, il governo degli Stati Uniti sviluppa armi segrete per fronteggiare possibili attacchi provenienti dal cosmo, da un giorno all'altro potrebbe scoppiare una guerra intergalattica e il vero motivo per cui è stato ordinato alla Nasa di realizzare una base sulla Luna entro il 2020 è la volontà della Casa Bianca di monitorare da vicino i velivoli extraterrestri che vanno e vengono dalla Terra. E’ quanto ha affermato Paul Hellyer all'Università di Toronto.

In quanto ex ministro della Difesa ed ex vicepremier del Canada, Paul Hellyer tra il 1963 e il 1967 partecipava alle riunioni a porte chiuse dell'Alleanza Atlantica ed era in particolare al corrente dei segreti del Norad - il comando aereo americano-canadese che veglia su ogni movimento sui cieli del Nordamerica - ma finora non aveva mai parlato con tanta chiarezza, pur dicendosi a più riprese convinto della loro esistenza. Senza svelare le fonti delle proprie informazioni Hellyer ha esordito affermando che «gli Ufo sono reali al pari degli aerei che volano sopra le nostre teste» e ha ammesso che « una guerra intergalattica potrebbe scoppiare in qualsiasi momento».
 

A suo avviso gli Stati Uniti vennero a conoscenza dell'esistenza degli Ufo nel 1947 allorché cadde su Roswell, in New Mexico, quello che molti testimoni descrissero come un «disco volante» prima delle smentite arrivate a pioggia dai militari di Washington. «Il livello di segretezza relativo a quanto avvenuto a Roswell è stato sin dall'inizio senza paragoni - ha spiegato l'ex titolare alla Difesa - e la grande maggioranza degli alti funzionari e dei politici degli Stati Uniti, senza contare i puri e semplici ministri della Difesa, non vennero mai informati di nulla». Solamente i presidenti degli Stati Uniti e pochi altri sarebbero dunque dal 1947 al corrente della verità sulla provenienza dei resti raccolti a Roswell e delle successive scoperte fatte nella base del Nevada «Area 51» sulla circolazione degli Ufo sui cieli della Terra.
 

«Una conseguenza di queste conoscenze - ha aggiunto Hellyer - è che gli Stati Uniti stanno preparando da tempo un particolare tipo di armamenti che potrebbero essere usati contro gli alieni e che rischiano di precipitare tutti noi in una guerra intergalattica senza aver neanche il minimo sentore di quanto sta per avvenire». Proprio a questo scenario sarebbe legata la decisione presa dal presidente americano, George W. Bush, all'inizio del 2004 di chiedere alla Nasa di costruire una «base sulla Luna» entro e non oltre il 2020.
 

Sebbene Bush abbia affermato di volerla usare come trampolino per l'esplorazione umana del sistema solare l'ex ministro la pensa diversamente: «Questa installazione consentirà agli americani di osservare meglio il traffico di Ufo che si dirigono verso la Terra e poi tornano verso lo spazio e anche di colpirli e abbatterli se decideranno di farlo». Anche la nuova generazione di armi spaziali che il Pentagono sta sviluppando - il bilancio del 2005 ha previsto lo stanziamento dei primi fondi - sarebbe legata al possibile scenario di una guerra intergalattica.
«È giunto il momento di alzare il velo di segretezza che circonda l'esistenza degli Ufo - ha terminato l'ex ministro - e di far emergere la verità affinché la gente sia messa a conoscenza di uno dei più importanti problemi che la Terra si trova ad affrontare».
 

A seguito del discorso di Hellyer tre organizzazioni non-governative canadesi - guidate dall'Istituto per la cooperazione nello spazio - hanno chiesto alla commissione Sicurezza nazionale del Senato di Ottawa di aprire un'inchiesta sugli Ufo, convocando a deporre sotto giuramento non solo l'ex ministro ma anche i vertici dell'intelligence, i comandanti attuali e passati del Norad e i massimi esperti scientifici e militari nazionali al fine di appurare quali informazioni possieda il Canada. Le organizzazioni non-governative chiedono anche al premier Paul Martin di dare inizio al progetto «Una decade di contatti» per accompagnare la popolazione alla conoscenza degli Ufo che ci circondano.

Gli incassi di Celentano e Bonolis. Scoop di Feltri:

Celentano guadagna 350mila euro a puntata.

E allora? Perché non parla di quanto prende Bonolis...

Un milione e 450mila euro, per quattro puntate: 350mila euro per volta, con dentro il massimo dell'autonomia autorale e artistica e senza che Celentano dovesse e debba rendere conto alla Rai delle proprie scelte, se non i nomi delle persone chiamate a collaborare con lui e la produzione, la Ballandi Entertainment Spa. Persino il fotografo ammesso alle prove, e che sia uno solo, è scelto e indicato dal Clan, mentre più ovvio appare il fatto che la scelta della sarta personale, della truccatrice e del parrucchiere possa essere lasciata senz'altro, ovvero senza voler imporre scelte aziendali, a chi va in scena.
 

E' lo scoop di Libero, il giornale diretto da Vittorio Feltri che è riuscito a mettere le mani sul contratto che il molleggiato ha stipulato con mamma Rai.
La posizione del quotidiano è chiara, sin dal titolo: "Adriano miliardo per miliardo". Per parte politica Feltri doveva indignarsi del compenso di Adriano e, militarmente, il suo giornale l'ha fatto. Peccato. Mica penserà di cavarsela così, vero, Vittorio Feltri? Se il suo quotidiano si scandalizza per quanto la Rai (lo Stato, cioè noi, i contribuenti) paga Adriano, forse è il caso di rammentarle quanto Mediaset sta pagando Bonolis.

8 milioni di euro all'anno, signor Feltri, questo guadagna Bonolis: se l'è scordato? L'ha dichiarato lui stesso. Allora, tanto per far vedere che i conti li sanno fare anche i blogger, abbiamo preso carta, penna e abbiamo fatto due, giusto due, divisioni. Risultato: Paolino guadagna circa 200mila euro a puntata (ne abbiamo considerate 38, come le giornate di calcio di campionato), con il risultato che, se si gioca anche il mercoledì, Bonolis porta a casa anche 400mila euro a settimana (contro i 350 di Adriano)

E allora, chi è che sperpera, chi esagera, chi sta contribuendo a questo mercato delirante delle star televisivo? Lo stato o anche il suo amato Silvio Berlusconi?
p.s.
Caro Feltri, forse si è perso la telefonata tra Selvaggia Lucarelli e Loredana Lecciso. Comunque, se mai riuscirà ad accendere un computer, scoprirà che Al Bano si è preso la bellezza di due miliardi di lire per stare qualche giorno in vacanza sull'isola dei famosi. E io mi dovrei scandalizzare per il compenso di Celentano, che almeno mi ha fatto ridere un po'? ma va là---
 

Adriano Celentano: 20 ottobre su Raiuno.

La sua Rockpolitik scatena le proteste del direttore Rai.

Si avvicina la partenza di Rockpolitik, il nuovo show di Adriano Celentano, atteso per il prossimo 20 ottobre su Raiuno. Il programma si annuncia imprevedibile e sopra le righe, anche alla luce del contratto, quasi unico nella storia della Rai, che mette il "Molleggiato" nella condizione di lavorare senza controlli di sorta. Il precedente si lega sempre alla storia televisiva di Celentano e risale al 1987, quando per realizzare Fantastico lo show-man ebbe carta bianca. Secondo le indiscrezioni raccolte da perone molto vicine a Celentano, tra gli invitati ci sono Michele Santoro, Enzo Biagi e Daniele Luttazzi. Proprio questa sarebbe la scintilla che ha rotto gli equilibri all'interno della Rai, determinando la prima presa di posizione dei vertici aziendali.

Con la decisione di invitare Santoro, Biagi e Luttazzi di fatto Celentano prende posizione contro il presidente del Consiglio Berlusconi, che si era reso protagonista del loro allontanamento dall'azienda. Risulta, infatti, che Celentano, che pure non ha mai manifestato di essere di sinistra, negli ultimi tempi mostri una forte insofferenza per le scelte del Governo. In particolare, Celentano non ha gradito le scelte di politica estera, troppo vicine a quelle di George W. Bush, e la decisione di riformare la legge elettorale alla vigilia delle elezioni. In ogni caso, Adriano Celentano è intenzionato a usare fino in fondo la libertà assoluta garantita dal contratto, concluso mentre Flavio Cattaneo era direttore generale dell'azienda. Sembra che Celentano sia riuscito ad ottenere un contratto così vantaggioso in virtù di una speciale cortesia fatta proprio a Cattaneo, nel corso dell'edizione di Sanremo curata da Tony Renis.

In quell'occasione Celentano, su esplicita preghiera di Cattaneo e di Renis, andò a Sanremo come ospite e, con la sua apparizione, che ebbe un picco di 14 milioni di telespettatori, risollevò gli ascolti deficitari del Festival. Il tutto, pare, senza percepire nemmeno un euro come compenso. E già circolano le prime voci su altri possibili ospiti, ancora top secret, della trasmissione. Secondo le indiscrezioni di Affari tra gli ospiti delle prime puntate dovrebbe esserci il subcomandante Marcos, leader dell'esercito di liberazione nazionale zapatista, che in Messico si è battuto per i diritti della popolazione indios. Si tratta ancora per avere Madonna. Nella prima o nella seconda puntata dello show pare confermata la presenza di Roberto Benigni. Per il momento Beppe Grillo ha espresso un rifiuto, ma il comico genovese, spinto anche dai frequentatori del suo sito, molti dei quali lo esortano a intervenire a Rockpolitik, potrebbe cambiare idea.

Tra i contenuti delle prime puntate ci sarà uno speciale sui garage sotterranei autorizzati dal Comune di Milano nell'area della darsena, presso i Navigli. Adriano Celentano mostrerà al pubblico di Rockpolitik le immagini dei lavori, già iniziati, da lui girate in estate, denunciando la violazione degli equilibri ecologici della zona determinata dall'intervento urbanistico. Sono stati invitati anche Romano Prodi e Silvio Berlusconi, che potrebbero anche finire per cogliere l'occasione del bagno di folla offerto da Rockpolitik, la cui audience si attende elevatissima. Infine, Rockpolitik sarà giocato sui temi portanti della guerra e della pace, con la musica a fare da commento ai grandi eventi. Del Noce riconosce che Celentano è "uno dei migliori artisti, e mi è molto simpatico, però il servizio pubblico non può prescindere dal suo diritto-dovere di esercitare il controllo editoriale, anche in presenza di un grande spettacolo, anche se sembra di stare in un film per come stanno predisponendo lo studio". L'uscita del programma starebbe provocando non poche preoccupazioni anche a Palazzo Chigi.

Gesú, fai morire Bin Ladenno.

Lettera scritta da uno scolaro che frequenta la scuola elementare.

 

Lettera scritta da uno scolaro che frequenta la scuola elementare. "E' arrivata in redazione in questi giorni con francobollo ordinario. La pubblichiamo integralmente senza togliere né aggiungere niente. Con gli errori ortografici e di grammatica, alla maniera di "Io speriamo che me la cavo", il libro best-seller di Marcello D'Orta. Una lettera di grande attualità, che tocca il tema della guerra e di Bin Laden (l'alunno scrive Ladenno), il terrorista (reo confesso) delle stragi d'America di alcuni mesi addietro.

Caro Chiaianese,
il mio nome e' Francesco e vado alla scuola elementare che sta a Chiaiano, ma non voglio parlare della mia scuola ma della guerra in affganistanno e di Bin Ladenno. Gesu' se tu stai in cielo e comandi il mondo nostro devi allora fare morire Bin Ladenno, perche' questo e uno scurnacchiato perche' a buttato le appparecchie dentro i grattacieli Nuova Iorca. Tutte le persone che stavano faticando sono morte scamazzate, uno sopra all'altro. Io mi sono messo a piangere insieme a mia madre. Quelle apparecchie mi anno fatto inpressione, i musulmani poi mi fanno schifo come mi ha detto mia madre. Dicono sempre halla', halla'. Ma io halla' non voglio andare, voglio stare sempre acca'.

 

Mi trovo migliore. Come dice mia madre. Halla' ci sono i cattivi, gli brutti, i scurnacchiati, come Bin Ladenno.
Gesu', perppiaccere, se tu ci sei e dici di essere forte e immenso, fallo morire subito, fallo scamazzare oppure fagli tagliare il pesce, perche' ha gia' fatto tanti figli. E senza piu' 'o pesce non puo' fare piu' figli come mi ha spiegato la mia mammina.
Al Direttore di questo giornale che mio padre legge sempre e anche mia sorella: voglio dire di pubblicare questo che ho scritto, altrimenti dico a Gesu' di farti morire pure a te.


Un alunno della scuola elementare di Chiaiano

18 SETTEMBRE 2005: ELEZIONI IN GERMANIA PER IL PARLAMENTO
FEDERALE.

DI GIUSEPPE CERESA
DOMENICA 18 SETTEMBRE 2005 SI VOTERà IN GERMANIA PER IL NUOVO
PARLAMENTO TEDESCO. DOPO LE DIMISSIONI A GIUGNO DI SCHRöDER, DOPO
UNA PREVISTA STRASICURA VITTORIA PER LA CDU/CSU, SI STA PROFILANDO,
ANCORA UNA VOLTA, LA VITTORIA DEL PARTITO SOCIALISTA, E DEI VERDI.
DA CIRCA UN 22% DELL\'ELETTORATO, CHE I MASS MEDIA ATTRIBUIVANO A
LUGLIO ALL\'SPD, SI PARLA ORA DI UN 34% . DI CONTRO LA CDU/CSU CHE
A LUGLIO SFIORAVA IL 48% è PRECIPITATA AL 41%! PRATICAMENTE SI
RISCHIA, VISTO CHE I LIBERALI SONO FERMI AL 7%, DI NON RIUSCIRE A
FORMARE UNA COALIZIONE, E QUINDI DI NON GOVERNARE IL PAESE!! PERCHè
TUTTO QUESTO? I DEMOCRATICO CRISTIANI SONO ORMAI FAMOSI, E RECIDIVI,
DI FARSI "KARAKIRI" ALLE ULTIME BATTUTE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE.
 

LE DICHIARAZIONI POCO DIPLOMATICHE, STILE ANNI 50, DI EDMUND
STOIBER, CHE PENSA SEMPRE, A TORTO, DI ESSERE IN UNA GERMANIA
"BAVERIZZATA", IL DIBATTITO TELEVISIVO TRA LA CANDIDATA MERKEL ED
IL CANCELLIERE SCHRöDER ( 10 A 1 PER IL RAPPRESENTANTE SOCIALISTA),
UN COMPLICATO PROGRAMMA FINANZIARIO ( TROPPO DIFFICILE PER I SEI
MILIONI DI LETTORI DEL QUOTIDIANO "BILD") HANNO PORTATO A QUESTO.
NON è CHE I SOCIALISTI ABBIANO INNESTATO LA SESTA, ANCHE LORO HANNO
PROBLEMI, SPECIALMENTE CON LA DISOCCUPAZIONE SEMPRE IN CRESCENDO,
CON GLI ALLEATI POCO CONTROLLABILI (VEDI FISCHER ED IL CASO DEI
VISA FACILI), MA GLI AVVERSARI FANNO DI TUTTO PER NON VINCERE. ED
I PARTITI COLLATERALI? I COSIDETTI PARTITINI?

Si prevede tutto, o quasi, come prima. A parte il nuovo
raggruppamento di sinistra, Die Linke, nato da un accordo
elettorale tra il PDS ed Oscar Lafontaine. Qui può succedere di
tutto. Anche se il PSD , e Schröder, hanno detto a chiare voci, che
una grande coalizione di sinistra è impensabile. Aspettiamo allora
domenica 18, un voto importante anche per noi italiani, anche se
non possiamo ancora votare per i destini di un paese in cui da
decenni viviamo, e che abbiamo largamente contribuito, dopo la guerra
( sono esattamente cinquantanni dall'accordo bilaterale Italia
RFT per un milione di lavoratori) a ricostruire. É vero che siamo
tutti membri dell'Unione Europea, "aber"....speriamo perciò che la
coalizione vincente affronti seriamente anche i problemi di una
vera integrazione delle varie etnie straniere, quindi anche la
nostra, e nel migliore dei modi!
Giuseppe Ceresa

Strage di Sharm el Sheik.

L'hanno preceduta gli ultimi attentati di Londra.

(A lato Daniela e Paola Bastianutti)
di Giuseppe Ceresa

L'hanno preceduta gli ultimi attentati di Londra, risolti con un quadruplice fallimento di bombe destinate a fare strage di vite umane, una ripetizione non riuscita dell'attentato del 7 luglio. Oppure come un macabro scherzo, destinato solo a suscitare terrore. Il terrorismo islamico alza il tiro, bombe che volevano uccidere, come ha precisato lo stesso portavoce di Scotland Yard, o dimostrare, profetizzare, quello che poi in Egitto, in una delle località più frequentate dal turismo internazionale, con la stessa prassi di bombe dislocate in più obiettivi, si è poi quasi subito verificato.
 

Tutte le comunità islamiche europee, dopo gli attentati di Londra, hanno affermato di volere la pacifica convivenza con le altre religioni, coi discendenti dei cosiddetti "crociati". Ma queste dichiarazioni sono chiaramente, nei confronti dei nostri principi etici, scarse, troppo scarse. Non dobbiamo dimenticare che l'islamismo è una religione guerriera, spinta dai venti del deserto, guidata dalle sue scuole islamiche, ispirate ad una religione che non ammette dialettiche, dialoghi: scuole in cui si vive spiritualità e morte! A Sharm el Sheik gli italiani morti, e riconosciuti, sono già due, Sebastiano Conti e Daniela Maiorana, marito e moglie, che lasciano due bambini ( uno di tre anni e l'altro di diciotto mesi). Così come è certa l'identificazione di Daniela Bastianutti, la ragazza di Casarano in vacanza con la sorella Paola di cui non si hanno notizie.
 

Ma sulla sorte di quest'ultima, dice Fini, "ci vorrebbe un miracolo". Inoltre si parla di una decina di italiani dispersi, con sempre minori speranze di ritrovarli vivi. Ma tutto questo non interessa molto agli intellettuali nostrani, ai politici di larghe vedute, che hanno consegnato in Italia una rete di moschee agli integralisti islamici, la maggior parte dei quali perseguiti nei loro paesi di origine a causa del loro estremismo.
 

Identificata la moglie di Sebastiano

Oppure come il Comitato accademico italo-egiziano, formato tra la celebre università islamica egiziana di Al Azhar e cinque università italiane. Ottime prospettive di collaborazione, peccato che proprio il rettore di questa università abbia sempre riconosciuto il terrorismo come autodifesa, e la Jihad come la guerra santa. In Italia le moschee sono controllate da una emanazione dei Fratelli Musulmani. Ed è in queste moschee che si effettua il lavaggio del cervello, che prepara i futuri martiri, ovvero i robot della morte!
Giuseppe Ceresa


 

Al Qaeda torna a colpire:

lo fa in modo sprezzante e questo non stupisce.

Il nostro parere.

Al Qaeda torna a colpire: lo fa in modo sprezzante, intimorato del pericolo per sé stesso e nei confronti altrui. Ma questo non stupisce. Della propria incolumità i musulmani fanno volentieri a meno, nella prospettiva, anzi nella certezza, di trovare presso Allah, la ricompensa di un’infinita sublimità, raggiunta attraverso il sacrificio della propria stessa vita. Ancor meno importa loro lo sterminio di innocenti, forse perché ai loro occhi, tanto innocenti non sono.I cristiani, maledetti cristiani, da sterminare in ogni modo.
 

L’Europa però, se in essa si identifica e si rappresenta il mondo occidentale di confessione “non islamica” qualunque sia la forma di cristianesimo professata, ha per ora un solo vantaggio, benché molto ridotto: sapere che non tutti i musulmani sono con Al Qaeda e che non tutti sono conniventi o concordi con Osama Bin Laden.Avrebbero, per la verità, un’altra arma e diciamo avrebbero perché è solo una potenzialità, finora inespressa. Riguarda l’Europa, appunto, e in particolare in quella parte di Europa che da qualche anno ha scelto di chiamarsi Unione europea. Ebbene, la sua potenzialità sarebbe sé stessa. A patto di non rinunciarvi.
 

Ci spieghiamo meglio: gli attacchi dei terroristi islamici, portati a segno a Londra proprio nei giorni del G8, quando cioè l’Occidente riunisce i suoi rappresentanti più importanti, stanno dimostrando al Vecchio Continente la necessità di bruciare le tappe.

E' importante che i terroristi capiscano che la nostra determinazione a difendere i nostri valori e il nostro modo di vivere è più grande della loro determinazione a causare la distruzione e la morte di vittime innocenti nel desiderio di imporre l'estremismo al mondo.
 

Qualsiasi cosa facciano, siamo determinati a fare in modo che non riescano mai a distruggere quello che ci è caro in questo paese e nelle altre nazioni civilizzate del mondo.

«La guerra al terrorismo prosegue. Americani state attenti mentre andate al lavoro». Sono i due messaggi lanciati ai propri concittadini dal presidente americano George W. Bush in una dichiarazione durante una pausa del vertice G8 in Scozia dopo gli attentati di Londra.
«I terroristi diffondono odio e morte, noi speranza. L'occidente non cederà alle minacce dei fanatici», ha aggiunto il capo della Casa Bianca. ««Qui lavoriamo per combattere la povertà e per migliorare l'ambiente, là c'è gente che uccide altra gente».


 

Vai in Italia? Pizza e birra a sette euro.
Dai locali sì alla proposta Billè.

Pizza e birra a soli 7 euro. Non è un'offerta speciale nè un prezzo politico, ma una iniziativa nazionale, da nord a sud, firmata da Sergio Billè, il presidente della Fipe-Confcommercio. L'annuncio è stato dato durante la 60esima Assemblea della Federazione italiana pubblici esercizi, in corso a Saint Vincent.
Fino alla fine dell'anno, in almeno 177 pizzerie, si potrà consumare seduti al tavolo, una pizza e una birra o un'altra bevanda, ad un prezzo massimo di 7 euro. L'offerta, limitata ad una sola serata a settimana, prevede anche un prezzo alternativo di 7,50 euro per l'aggiunta di un caffè. La proposta era stata fatta da Billè, nelle scorse settimane durante una puntata della trasmissione condotta da Bruno Vespa, 'Porta a Porta'.
 

"Sono contento di aver mantenuto il patto - ha commentato Billè - Abbiamo chiesto uno sforzo ad una categoria già sotto stress, in una stagione estiva che non sembra straordinaria. Sicuramente a settembre, quando il reclutamento sarà riaperto, le adesioni raddoppieranno o triplicheranno".
Il presidente di Fipe-Confcommercio, infine, ha spiegato che "per quelle pizzerie che proponevano prezzi già inferiori a 7,50 euro è prevista un'ulteriore flessione della tariffa". E per stimolare ulteriormente la categoria e i clienti, Billè ha annunciato che "alla fine dell'anno, si farà un campionato della migliore pizza tra gli esercenti che hanno aderito al 'patto della pizza'".
L'elenco dei locali che aderiscono si trova sul sito www.ilpattodellapizza.it.


 

Avrà sorriso senza nascondere un pizzico di soddisfazione, Bruno Vespa leggendo dalle agenzie che il presidente della Confcommercio, Sergio Billè ha deciso di abbassare il prezzo del menu a base di pizza. Per quelli che non seguono "Porta a Porta" o non ricordano: in una puntata di inizio giugno sull'euro e sui presunti rincari conseguenti e con ospite Billè, il recordman presentatore (la sua trasmissione è già entrata nella storia per il contratto di Berlusconi con gli italiani e il collegamento in esclusiva con Papa Wojtyla) aveva lanciato uan proposta: "Riduciamo il costo di una serata in pizzeria". E Billè non si era fatto trovare impreparato, anzi aveva promesso che da quella sera in poi ci avrebbe pensato.

Ci ha pensato bene e, alla fine, ha mantenuto la promessa. Da oggi fino alla fine dell'anno infatti (per il momento per una sola sera a settimana, ma non potevamo chiedere miracoli. Neanche Vespa) mangiare una pizza e bere una birra costerà solo 7 euro. E se vorrete pure gustare un caffè alla fine, aggiungeteci altri 50 centesimi. Ma attenzione a scegliere la pizzeria giusta. Per il momento ad aderire sono stati 177 tra pizzerie e locali in tutta Italia, da Verbania a Matera.
 

Eletto il papa: è Joseph Ratzinger.

Si chiamerà Benedetto XVI.

"Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti. Mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto andiamo avanti. Il Signore ci aiutera', Maria Santissima Madre stara' dalla nostra parte". Queste le prime parole di Ratzinger, eletto oggi papa Benedetto XVI.
 

La fumata bianca delle 17:52 uscita dal comignolo della Cappella Sistina ha annunciato al mondo intero l`elezione del nuovo Papa che succede a Giovanni Paolo II. Alle 18:04 è arrivato anche il suono delle campane che ha ufficializzato l`avvenuta elezione. La Piazza San Pietro gremita ha salutato la fumata e il suono delle campane con canti, applausi e cori.
Alle ore 18:44 è stato svelato il nome del nuovo Papa. Si tratta del tedesco Joseph Ratzinger, di 78 anni, che si chiamerà Benedetto XVI. Si è definito "un piccolo uomo che lavora nella vigna del Signore". E` stato accolto da una vera e propria ovazione.
 

Il nuovo papa a partire da lunedi 18 aprile.

Chi comanda ora in Vaticano? Chi sarà il nuovo papa?

Cardinale Angelo Sodano(Italia)

Le esequie del Papa sono durate nove giorni ("Novendiali"). Dopo la lettura del testamento di Wojtyla, viene annullato l'anello papale e rotti i suoi sigilli, si stabiliscono giorno e ora delle operazioni di inizio del Conclave: lunedì 18 aprile, ore 13,30. Da questo momento tutti i capi dicastero vaticani perdono l'incarico, fatta eccezione per il cardinale Camerlengo Edoardo Martinez Somalo, il vicario per Roma Camillo Ruini, il Penitenziere maggiore Francis Stafford. Restano in carica anche il ministro degli Esteri mons. Giovanni Lojolo, il Sostituto per gli affari generali mons. Leonardo Sandri, tutti i nunzi apostolici e l'Elemosiniere del Papa, mons. Oscar Rizzato. Decadono invece tutte le cariche dei capi ufficio al momento della morte del Papa, quando è automatica la "Sede vacante", compreso il segretario di Stato, cardinal Angelo Sodano.

Cardinale Martinez Somalo(Spagna)

Il cardinal Martinez Somalo accerta ufficialmente la morte, appone i sigilli alla camera e allo studio del Papa, prende possesso del Palazzo apostolico e di tutte le proprietà della Santa Sede. Durante la sede vacante nessuno ha la giurisdizione sulle questioni che spettano al Papa mentre è in vita o nell'esercizio delle sue funzioni. Intanto cominciano ad arrivare a Roma tutti i cardinali e, sotto la guida del decano del Collegio cardinalizio, il cardinal Joseph Ratzinger, si riuniscono in congregazione generale alla quale, se vogliono, partecipano anche i non elettori, ovvero gli ultraottantenni. Durante le riunioni, che sono coperte dal segreto pontificio, sono prese le decisioni per governare la Chiesa, che devono essere messe per iscritto e possono essere assunte a maggioranza.
 

Cardinale Camillo Ruini (Italia)

Accertamento ufficiale della morte, sigillo della camera e dello studio del Papa, notificazione al vicario per l'Urbe, Ruini, in attesa della pubblicazione del testamento di Giovanni Paolo II che segnerà l'inizio dei preparativi per il funerale e la tumulazione. Sono questi i primi adempimenti del Camerlengo vaticano, mentre in tutto il mondo si celebrano Messe e veglie in suffragio del 264esimo Successore di Pietro.
E' stato lo stesso Karol Wojtyla a dare disposizioni nella 'Universi dominici gregis', confermando in gran parte quelle dei suoi predecessori, sul da farsi di tutto ciò che gli è appartenuto e degli spazi in cui ha abitato ed esercitato il ministero.

Appena ricevuta la notizia della morte, il cardinale Martinez Somalo, in quanto Camerlengo di Santa romana Chiesa, deve accertare ufficialmente la morte del Pontefice alla presenza del maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie Piero Marini. Il rituale prevede che il Camerlengo chiami il Papa tre volte con il suo nome di battesimo, Karol.
 

Cardinale Carlo Maria Martini (Italia)

Per secoli il protocollo aveva previsto che il Camerlengo picchiettasse la fronte del Pontefice con un martelletto d'argento recante lo stemma papale. Un gesto che ora è sostituito con il semplice stendere un velo sul viso del defunto. E' a quel punto che il Camerlengo pronuncia la formula di rito: "Il Papa è morto". Il cardinale Martinez Somalo deve poi apporre i sigilli allo studio e alla camera del Papa, "disponendo che il personale abitualmente dimorante nell'appartamento privato vi possa restare fino a dopo la sepoltura del Papa, quando l'intero appartamento pontificio sarà sigillato in attesa dell'elezione del successore.

cardinale Joseph Ratzinger (Germania)

Una volta redatto il certificato di morte, il Camerlengo comunica il decesso al cardinale Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Poi Martinez Somalo prenderà possesso del Palazzo apostolico vaticano e di persona o tramite un delegato, del Laterano e di Castel Gandolfo per "esercitarne la custodia e il governo". Letto il testamento, il Camerlengo stabilisce, uditi i tre cardinali capi dei tre ordini dei vescovi, dei diaconi e dei presbiteri, "tutto ciò che concerne la sepoltura del Pontefice, a meno che questi, da vivo, non abbia manifestato la sua volontà a tale riguardo". Inoltre si prende cura, a nome e con il consenso dei cardinali, di "tutto ciò che le circostanze consiglieranno per la difesa dei diritti della sede Apostolica e per una retta amministrazione di questa".
 

Cardinale Karl Lehmann (Germania)

"E' infatti compito del Camerlengo, in periodo di sede vacante -ha decretato papa Wojtyla- di curare e amministrare i beni e i diritti temporali della Santa Sede, con l'aiuto dei tre cardinali assistenti". Fin qui, la prassi. Per il resto, sono avvolti nel mistero i segreti della plurisecolare tradizione del trattamento del corpo dei Papi per conservare integra la salma il più a lungo possibile. Un tempo il corpo veniva svuotato di tutti gli organi decomponibili per rendere più duratura l'imbalsamazione. Pochi sanno, ad esempio, che i precordi (parti interne del corpo) di ben 22 Papi, da Sisto V morto nel 1390 a Leone XIII deceduto nel 1903, sono conservati in apposite anfore nella chiesa dei santi Anastasio e Vincenzo accanto a Fontana di Trevi, che fino al 1876 mantenne il titolo di 'parrocchia pontificia' (è nei pressi di quella che fino al '700 fu la residenza papale, il Palazzo del Quirinale). Una usanza abolita da Papa Pio X.
 

Cardinale Francis Arinze (Nigeria)

Fallito l'esperimento su Pio XII, riuscì invece il trattamento su Giovanni XXIII, grazie a un procedimento messo a punto da Gennaro Goglia. E' riservato e affidato alle ultime volontà del defunto anche l'ultimo atto prima che la salma venga portata in basilica per l'omaggio dei fedeli, ovvero la vestizione, che nel caso di Wojtyla viene compiuta dal suo segretario mons. Stanislao, dal cameriere Angelo e dall'arcivescovo Marini. Dopo lo scandalo delle foto di papa Pio XII, il cui cadavere venne ritratto subito dopo la morte dal medico Riccardo Galeazzi Lisi che poi vendette gli scatti a decine di rotocalchi, Giovanni Paolo II ha stabilito che non venga fotografata la salma se non "a fine di documentazione'' e con il permesso del Camerlengo, non prima di esser stata ''rivestita degli abiti pontificali".

Otto milioni di euro per Sgrena.

E’ giusto che l'Italia paghi i riscatti?E voi come la pensate?

Otto milioni di euro stando a notizie ufficiose italiane per Sgrena. Dieci milioni, sempre di euro, pagati a suo tempo per le due Simone. E altri soldi dati ai terroristi per Agliana, Stefio e Cupertino, per riavere il corpo di Fabrizio Quattrocchi, per tentare di riottenere quello di Enzo Baldoni... Quello dei soldi ai terroristi iracheni sta ormai diventando "il problema". E Bush scrive a Ciampi: "Usa solidali con l'Italia" E’ giusto che l'Italia paghi i riscatti per riportare a casa i connazionali rapiti? L'opinione pubblica è divisa. E voi come la pensate? ECCO COSA SCRIVONO.

Sono italiano, lietissimo che un'italiana sia stata liberata; mi dispiace moltissimo che un altro italiano abbia perso la vita. Non concordo assolutamente né con quanto dice la Giuliana, né con quanto afferma il suo compagno Pier Scolari. Soprattutto quando dice che gli americani tentarono di ucciderla perchè sapeva cose che avrebbe poi riferito.
 

Non sono poi d'accordo sul fatto che siano stati pagati soldi per la liberazione. I terroristi hanno avuto quattrini per continuare la loro opera. E poi, proprio sull'argomento quattrini, la Giuliana andò in Iraq per sua volontà o perchè inviata dal suo quotidiano comunista Il Manifesto. Che cosa ha pagato Il Manifesto per ottenere la liberazione della sua giornalista? Restino comunisti (ne faremmo tutti volentieri a meno) ma siano almeno onesti. Non innervosiscano con i loro dire tutti coloro che sono loro contrari. Lo diventeranno sempre più, contrari. E di gente come questa ne farebbero sempre più volentieri a meno.
 

300 o 400 colpi, ma li hanno contati.. ? Voglio dire ti stanno sparando addosso e riesci anche a contare (o anche solo ipotizzare) a quanti colpi ti stanno sparando? Bel sangue freddo accidenti. E comunque se ci fosse stata la volontà di uccidere, 300 erano più che sufficienti per "polverizzare l'intera macchina". Credo che la fatalità mista al nervosismo, li o spari o ti sparano, sia la causa di tutto.
Forse se la signora invece di andare a fare l'eroina se ne fosse stata a casa, o si fosse " attrezzata" (ho letto che i giornalisti americani per contratto devono girare con la scorta), ci sarebbero 2 orfani in meno.
 

Io so chi è stato! E' stato il desiderio malato di sfidare gli avvertimenti governativi di una frustrata orfana del '68, per andare a scrivere contro chi è in carica nell'amministrazione del proprio Paese. E' stata l'incoscienza complice della direzione e degli scribacchini di un foglio quotidiano, organo ufficiale di rabbiosi corteisti e fiaccolatori. E' stata la presunzione d'essere reporter di una poveretta buona soltanto a scrivere per chi affoga quotidianamente nei propri complessi e nella propria (soggettiva) incapacità di emergere. Ne ho le prove: le dichiarazioni farneticanti e le accuse da delirio (ritrattate, modificate, rimasticate) lanciate agli Americani dall'ex ostaggio e dal suo convivente,