Pasquale Vittorio, candidato alla Camera di Italia dei Valori in Europa, protagonista di un testa a testa con Antonio Razzi non ha ancora perso tutte le speranze e spera in un riconteggio delle schede. Lo separano ora solo 24 voti. Sabato 31 è a Francoforte per la Seconda Conferenza Nazionale dei giovani italiani di Germania. Intanto a Basilea è nato il "Comitato per la trasparenza del voto all'estero”.

La speranza è l'ultima a morire. Lo sa anche Pasquale Vittorio, Italia dei valori, che per una manciata di voti non è entrato al Parlamento italiano, e che ora spera nel riconteggio. Vorrebbe però il riconteggio delle schede, Vittorio, visto che dal solo riconteggio dei verbali son saltati fuori, per lui, ben 105 voti in più. Dal compagno di partito Antonio Razzi, entrato in Parlamento, lo separano ora solo 24 voti. Un amaro destino. O piuttosto una beffa? Il Ministero degli Interni, infatti, definisce i risultati pubblicati sul suo sito "provvisori”: all'appello, solo in Europa, mancano ancora nove seggi. Cinque di loro sono in Germania, dove Pasquale Vittorio abita ed è presidente del Comites di Stoccarda. Vittorio, dunque, continua a sperare. Il suo ricorso alla giunta per le elezioni vuole far luce sul vero vincitore dell'Italia dei Valori in Europa. Ma anche, per tutti noi, sul buco nero dei seggi non scrutinati. Noi, comunque, facciamo il tifo per una vittoria di Vittorio.

Più chiarezza su elezioni passate e future

 Intanto a Basilea è nato il "Comitato per la trasparenza del voto all'estero”. L'iniziativa è partita da alcuni candidati in corsa verso Roma alle ultime elezioni e da esponenti della comunità italiana. Il Comitato intende mobilitare già da ora la comunità italiana per evitare che alle prossime elezioni si verifichino brogli, irregolarità e disguidi organizzativi. In concreto il Comitato chiede dettagliate informazioni ai Consolati sulle iniziative assunte per garantire un voto per corrispondenza corretto e senza intoppi, ma anche un'indagine parlamentare sullo svolgimento del voto. Perché ammettiamolo, tra seggi non scrutinati, candidati non residenti all'estero e schede non stampate dalla Farnesina, c'è qualcosina che non torna.

Politica. Berlusconi tornando sull'ipotesi di un cambiamento

di maggioranza: prima un governo tecnico-politico,

poi il voto tra 12, 24 mesi. Calderoli: c'e' puzza di inciucio.

"Prima un governo tecnico-politico" in cui gli "uomini di buona volonta"' si siedono intorno a un tavolo per risolvere i problemi del Paese e poi "in un tempo di 12, 18, 24 mesi, si torni alle elezioni". Lo ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, conversando con i cronisti in un albergo di Isernia, dove e' arrivato per un comizio elettorale. In giornata Berlusconi era già tornato sull'ipotesi di un cambiamento di maggioranza. "Il nostro auspicio è che il governo cada presto, perche' gia' adesso chi verra' dopo Prodi avra' molte difficolta' a rimettere in piedi il Paese". L'ex premier conversando con i cronisti mentre usciva da Montecitorio ha tenuto a ribadire i "buoni rapporti" con Pier Ferdinando Casini e ha rilanciato l'ipotesi di una grande coalizione, precisando pero' che "non si puo' governare con i partiti comunisti" ne' "contro la maggioranza del Paese". "Cito Schroeder - ha aggiunto l'ex premier - che poteva governare con i comunisti ma ha preferito abbandonare la politica perche' sapeva che fare un governo con loro sarebbe stato impossibile". Il leader di Forza Italia ha quindi nuovamente snocciolato i dati di alcuni sondaggi che lo danno venti punti sopra a Prodi come popolarita'.
Poi commenta i lavori parlamentari di questi ultimi giorni e in particolare il fatto che la maggioranza abbia presentato un numero di emendamenti alla finanziaria quasi pari a quelli voluti dall'opposizione: «È duro governare un Paese contro la maggioranza degli italiani, anche i loro eletti lo sentono». Quello che si verifica, secondo l'ex premier, «è una forzatura del buon senso», a causa anche della «richieste che derivano fondamentalmente dall'ideologia della sinistra radicale». L'Italia per Berlusconi «è l'unico Paese occidentale che abbia due partiti comunisti al governo».
A proposito dello scandalo dei politici spiati il leader Cdl valuta «Questo caso una bufala totale». Perchè «Tutti quelli che hanno accesso ai computer possono avere queste informazioni. Lo stesso Prodi è noto che abbia anticipato la donazione al figlio perchè sapeva che dopo avrebbe fatto la legge. Così gli italiani si preparano a quello che sarà la situazione dopo il decreto legge Visco-Bersani, in cui non ci sarà più la privacy, saremo tutti schedati e tutti sapranno tutto dei nostri conti pubblici. Del resto - sbuffa il Cavaliere - questa è la sinistra»

   

An: valutare tutti gli scenari che possono far cadere il governo
"Tutti gli scenari e le ipotesi che possono contribuire a far cadere il governo Prodi debbono essere osservate con grande attenzione". Il portavoce di An, Andrea Ronchi risponde cosi' a un cronista che gli chiede un giudizio sull'apertura di Silvio Berlusconi verso un governo di grandi intese per il dopo Prodi.
Calderoli: c'è puzza di inciucio
"Sia lunedi' sera che mercoledi' ho detto a Berlusconi quello che penso: c'e' puzza d'inciucio. E mi fermo qui". E' quanto afferma Roberto Calderoli. Minacce di uscire dalla coalizione? "Per il momento mi fermo qui", spiega l'ex ministro per le Riforme Istituzionali. "Se Prodi e' il diavolo e la sinistra l'inferno, cosa peraltro confermata da questa disastrosa Finanziaria, davanti alle proposte di larghe intese non posso che rispondere: vade retro Satana!". Cosi' il senatore Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie Nazionali della Lega Nord e vicepresidente del Senato, commenta la possibilita' di un governo di larghe intese rilanciata da Silvio Berlusconi.
"Il dopo Prodi, tra l'altro gia' iniziato - sostiene Calderoli - non possono che essere le elezioni: niente governicchi, magari con la scusa di far svolgere il referendum elettorale per far nascere due grandi partiti unici e poi
andare a votare nella primavera 2008, ovvero nella prima data utile per le elezioni politiche dopo il referendum sulla legge elettorale. Referendum elettorale e larghe intese dimostrerebbero solo una cosa: un grande inciucio".

Bertinotti: sì, nel Mediterraneo
Rispetto alla possibilita' di larghe intese per il governo del paese, il presidente della Camera, Fausto Bertinotti , a margine di un incontro sulla cooperazione euro mediterranea, rispondendo ad una domanda in merito ha
detto ironicamente: "Con gli egiziani? Mi pare che l'unica possibilta' di larghe intese - ha aggiunto Bertinotti - sia nel Mediterraneo; e' l'unica

Bertinotti, l'uomo del popolo,

vuole regalare una settimana di vacanza al mese ai parlamentari.

Come se i parlamentari lavorassero troppo.

Una volta Fausto pensava a ridurre l'orario di lavoro ai manovali.

Adesso che è seduto lassù si accontenta di ridurlo a deputati e senatori.

L’operaista Bertinotti, l'uomo del popolo, vuole regalare una settimana di vacanza al mese ai parlamentari. Come se i parlamentari lavorassero troppo. Del resto, i tempi cambiano: una volta il subcomandante Fausto pensava a ridurre l'orario di lavoro ai manovali. Adesso che è seduto lassù si accontenta di ridurlo a deputati e senatori. C'est plus facile. E anche la giacca si stropiccia di meno. Naturalmente sono tutti d'accordo. Quando in Parlamento si tratta di decidere di lavorare di meno e di guadagnare di più si trova sempre un'intesa trasversale, una maggioranza compatta, una via d'approvazione rapida. Avete presente quelle leggi che giacciono per anni nei cassetti? Avete presente quei provvedimenti urgenti che s'incagliano fra mille impicci? Ebbene: in questi casi non succede mai. Quando si parla di onorevoli benefit, zac, fila via sempre tutto liscio come l'olio. E così il parlamentare si appresta a lavorare tre settimane su quattro. Cioè, in totale 10,5 giorni e mezzo su trenta. Il resto? Vacanza. E pure ben pagata. Eh sì, perché l'onorevole impegno è poco ma ottimamente retribuito: 1.500 euro per ogni volta che si timbra il cartellino di Montecitorio o Palazzo Madama. In altre parole: si guadagna più con una seduta in Parlamento che con trenta giorni di lavoro alla catena di montaggio. Scusate compagni, c'è stato un errore: la sinistra al governo non riuscirà a passare alla storia. Per intanto si accontenta di passare alla cassa.
 

Certo: a vedere certi parlamentari, viene quasi voglia di dire che se lavorassero di meno sarebbe meglio. Però, ecco, il riposo strapagato è un po' offensivo. Ma come? Non si era detto che la politica costa troppo? Non si era detto che bisogna incidere sugli sprechi, sulle clientele e sui privilegi? Ricordate la denuncia dei due senatori diessini Salvi e Villone? Ricordate il loro libro, il dibattito, le promesse che ne seguirono? Che fine hanno fatto? Il primo governo Prodi esordisce così: batte il record dei ministri, vice ministri e sottosegretari. Festeggia con il risotto al tartufo, brindando in una villa d'epoca. Poi annuncia che i parlamentari devono lavorare di meno. Se questo intendevano per ridurre sprechi e privilegi, forse noi avevamo capito male. Però temiamo di aver capito benissimo cosa intendono quando parlano di rigore. Infatti l'altro giorno Visco ha detto che vuole essere amico del contribuente. Roba da brividi, almeno per il contribuente. Se proprio qualcuno deve lavorare di meno, non si potrebbero lasciar perdere i parlamentari e cominciare da lui? Perché, si sa, a volte succede che chi trova un amico trova un tesoro. Ma con un amico così, il tesoro non si può che perderlo.

Perché il Senato sarà ingovernabile.

Tra malattie, missioni, ritardi, impegni di governo,

il numero legale (143 voti) non ci sarà mai.

Lo sostiene il capo dei senatori di An Domenico Nania.

Il problema della governabilità al Senato? Basterà qualche settimana per accorgersi che con due, o anche dieci, voti di maggioranza a Palazzo Madama non si può fare approvare alcuna legge. Ne sono convinti i senatori di centrodestra, che evocano una tecnicità regolamentare che assomiglia a un’arma atomica contro l’Unione. «Nella scorsa legislatura» spiega il presidente dei senatori di An, Domenico Nania, «pur godendo di un margine di vantaggio di una quarantina di senatori, spesso siamo stati bloccati dalla verifica preventiva del numero legale. Vedrete cosa succederà quando la verifica cominceremo a chiederla noi». Il regolamento del Senato consente di richiedere prima di ogni voto l’accertamento del numero legale, cioè la presenza in aula della metà più uno dei senatori.
 

Se manca, i lavori vengono interrotti in attesa che si arrivi alla soglia di 158. La tecnica è la seguente: una volta fatta la richiesta, tutti i senatori dell’opposizione (tranne 15, che è il numero minimo senza il quale la pretesa non può essere avanzata) escono dall’aula o non pigiano il bottone elettronico che ne segnale la presenza. A quel punto o la maggioranza ha in aula almeno 143 voti o i lavori si sospendono.
«Tra malattie, missioni, ritardi, impegni di governo, il numero legale non ci sarà mai» prevede Nania. Nella scorsa legislatura la verifica del numero legale fu richiesta circa 8 mila volte e la seduta (nonostante i 40 senatori di vantaggio) fu sospesa circa 1.100 volte.

EL SENADOR HABLA ESPAÑOL
Corteggiato a destra e a sinistra in un Senato a maggioranza risicata, Luigi Pallaro è stato eletto in Sud America dagli emigrati italiani ma ha un sito internet scritto solo in spagnolo. Su
www.pallarosenador.com campeggia una scritta che ringrazia i suoi elettori «por el contundente triunfo».
Ora si tratta solo di capire per chi sarà «contundente» questo nuovo e simpatico soggetto della politica nostrana. Senza contare eventuali arruolamenti dopo una campagna acquisti, infatti, l’Unione avrà 158 senatori contro i 156 della Cdl. Pallaro è il 315°, ma al momento è l’unico indipendente. Appena giunto in Italia dall’Argentina (eletto con una lista civica) si è affrettato a salire sul carro dei vincitori: lui tratterà con la maggioranza.
 

Il governo Prodi passa al Senato.

Con 165 voti favorevoli e 155 contrari, il Senato ha detto si a Prodi.

È stato grazie ai voti dei senatori a vita che il governo è passato.

di Giuseppe Ceresa

Con 165 voti favorevoli e 155 contrari, il Senato ha detto sì a Prodi. È stato grazie ai voti dei senatori a vita che il governo è passato. Fischi e controfischi, gazzarra a non finire quando i nostri vecchi senatori hanno votato compatti per Prodi. Di certo la cosa non è piaciuta al centro-destra, Berlusconi in testa, che li hanno fischiati e beffeggiati. I senatori a vita hanno tutti i diritti ed i doveri degli altri senatori, si parla però in certe circostanze di un comportamento neutrale conforme all'etica politica, purtroppo questa parola è da molto tempo ignorata dai nostri politici. Governo che a forza di accontentare questo, accontentare quello, sembra che indossi un vestito di Arlecchino, con mille colori e sfumature. E in questo maxi-elenco di ministri, vice ministri, sottosegretari ci si è alla fine ricordati che esistono anche gli italiani residenti all'estero.
 

DANIELI Franco

Certamente i voti, o meglio, gli eletti sono piaciuti al centro-sinistra, che, come riconoscimento ha eliminato il Ministero degli italiani all'estero. Forse l'averlo identificato con l'ex-ministro Tremaglia, gli aveva dato una divisa fascista, ma essersi ridotti ad un sottosegretario (o forse vice-ministro) con delega è decisamente poco. Si parla di Franco Danieli, persona esperta e corretta, ma non è di lui che bisogna parlare, bisogna parlare di un governo che già in partenza si dimentica di noi, utili solo in fase elettorale. Le belle parole del nuovo ministro degli esteri, Massimo D'Alema dette per rassicurare gli elettori lontani, non bastano. È il programma, a cui devono seguire i fatti, che ci interessa. Per ora poco, niente, nulla: speriamo che Danieli si ricordi di rappresentare quest'Italia lontana, meno di essere membro di un governo di centro sinistra, che tra il vestito di Arlecchino e le bugie di Pulcinella, è già tutto una promessa per un bel futuri di un continuo carnevale.
Giuseppe Ceresa

Napolitano presta giuramento per diventare presidente della Repubblica.

La sua non è stata una elezione plebiscitaria,

una nomina scolorita rispetto a quella di Massimo D'Alema.

di Giuseppe Ceresa

Lunedì 18 il senatore Napolitano presterà giuramento per diventare presidente della Repubblica. La sua non è stata una elezione plebiscitaria, ma tale doveva esserlo. Anche se è una nomina scolorita rispetto a quella che si prospettava di Massimo D'Alema, è pur sempre la nomina alla massima carica dello Stato di un comunista storico. La Casa delle Libertà, la cui campagna elettorale, la cui vittoria nel 2001, è stata improntata contro l'occupazione politica di tutte le cariche istituzionali, in caso di vittoria elettorale dell'Unione, non poteva votare a favore, non poteva avallare quello che lei aveva sempre combattuto. Hanno fatto bene quelli che hanno votato scheda bianca, ha fatto bene la Lega che ha votato Bossi, non hanno capito niente Follini e socio UDC che hanno votato Napolitano.
 

Giorgio Napolitano è una persona di grande cultura, di riconosciuto equilibrio: potrà diventare il presidente di tutti gli italiani, specie se l'opposizione resterà un'opposizione compatta, critica, costruttiva, e non disposta a compromessi, più o meno continui. Di fatto ci troviamo tutte le cariche più importanti dello Stato occupate alla "soviet" dalla sinistra. Ha fatto scalpore la "sparata" di Berlusconi su di un eventuale sciopero fiscale, ma certo
le divisioni esistenti, il vallo tra centro destra e centro sinistra, creano sicuramente una enorme mole di lavori per il nuovo presidente , chiamato ad esserlo di tutti, che deve fare da mediatore e garante. Un lavoro non facile, perciò: auguri Presidente Napolitano!
Giuseppe Ceresa

Auguri, presidente Napolitano.

Sul colle sventola bandiera rossa.

Con soli 543 voti su 1009 il diessino Napoletano

diventa Presidente della Repubblica

 e sale al Quirinale. Berlusconi:

«La sinistra ha occupato tutto»

Auguri, presidente Napoletano. Auguri da chi risiede all’estero. E si ricordi che Lei è diventato presidente della Repubblica Italiana anche grazie al voto degli italiani all’estero che manifesta la speranza che il supremo magistrato della Repubblica operi nell'interesse dell'intero Paese e non già di una sua parte. Tutti noi ci aspettiamo un capo di Stato che impieghi tutte le energie per ricomporre un Paese politicamente diviso a metà, economicamente in difficoltà, con il nord operoso che ha votato per l’opposizione. Il risultato elettorale al limite avrebbe auspicato una soluzione ben diversa da quella che ha portato ad assegnare le tre presidenze - Repubblica, Senato, Camera - a partiti di un centrosinistra rappresentante a mala pena la metà del paese.
 

Non dubitiamo che Giorgio Napolitano saprà essere il presidente di tutti gli italiani, attenendosi a quello che ormai si chiama lo «stile Ciampi», manifestando cioè la stessa passione ideale, lo stesso rigore personale e analogo distacco politico del presidente uscente. Non dubitiamo che, se vi saranno gravi crisi politiche, tutt'altro che improbabili con gli attuali equilibri instabili, non si insabbierà nei corridoi ma rimetterà il gioco nelle mani dei soli attori sovrani previsti dalla Costituzione, i cittadini, astenendosi dal favorire una parte, anche se fosse quella da cui proviene. Ad onor del vero, il presidente Napoletano, se non fosse stato perché scelto da una parte politica, per le sue qualità personali e la rigorosa coerenza della sua storia politica e istituzionale, avrebbe costituito una delle migliori scelte che potevano offrirsi ai mille grandi elettori che rappresentano il Paese.

Comunque, auguri presidente anche dagli italiani all’estero. E se può, qualche volta, venga a trovarci.
 

COME SI ELEGGE IL CAPO DELLO STATO.

Quirinale: votazione lunedì 8 maggio. Bertinotti e Marini

hanno fissato alle ore 16 di lunedì 8 maggio la

 convocazione del Parlamento in seduta comune per

l'elezione del successore di Carlo Azeglio Ciampi..

COME SI ELEGGE IL CAPO DELLO STATO.
Nelle prime tre votazioni la maggioranza richiesta è quella dei due terzi dei componenti dell'Assemblea, pari a 674 voti. Il presidente della Repubblica è eletto nell'Aula di Montecitorio dal Parlamento in seduta comune integrato da 58 rappresentanti delle Regioni: ogni regione ne elegge tre con l'eccezione della Valle d'Aosta che ne elegge uno. La seduta comune del Parlamento si terrà l'8 maggio alle ore 16. La seduta è presieduta dal presidente della Camera, che ha al suo fianco il presidente del Senato: in questo caso si tratta dei neoeletti Fausto Bertinotti e Franco Marini.
 

QUANTI SONO GLI ELETTORI
Quest'anno i grandi elettori saranno 1.010: 630 deputati, 322 senatori (315 più i 7 senatori a vita) e 58 delegati delle Regioni. La Costituzione prevede che nelle prime tre votazioni la maggioranza richiesta per l'elezione sia quella dei due terzi dei componenti dell'Assemblea, pari a 674 voti. Dal quarto scrutinio il quorum si abbassa: per essere eletti basterà la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, pari a 506 voti. Non c'è una prassi certa sulla cadenza delle votazioni; la seduta comune è considerata un'unica seduta anche se si sviluppa in più giorni.

I 12 deputati e i 6 senatori eletti per l’estero.

Il più votato Pallaro Luigi per l’America meridionale (49.903 voti )

e Micheloni Claudio per l’Europa (47.891 voti).

   

Narducci Franco

I 6 deputati eletti per l’Europa:

1)NARDUCCI FRANCO
L'UNIONE 28.839


2)CASSOLA ARNOLD
L'UNIONE 19.192


3)FARINA GIOVANNI
L'UNIONE 18.403

 

4)ROMAGNOLI MASSIMO FORZA ITALIA 8.323


5)PICCHI GUGLIELMO
FORZA ITALIA 5.286


6)RAZZI ANTONIO
DI PIETRO 1.865
 

   

Ferrigno Salvatore

I 6 deputati eletti per il resto del mondo:

AMERICA MERIDIONALE
7)MERLO ANTONIO
INDIPENDENTE 43.057
8)ANGELI GIUSEPPE
TREMAGLIA 11.443
9)BAFILE ANTONIETTA
L'UNIONE 17.763

AMERICA SETT. E CENTRALE
10)FERRIGNO SALVATORE
FOR. ITALIA 10.093
11)BUCCHINO GINO
L'UNIONE 10.332

ASIA-AFRICA-OCEANIA
12)FEDI MARCO
L'UNIONE 11.494
   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Micheloni Claudio-D’Alema

I 6 senatori eletti per l’estero:

EUROPA
1)MICHELONI CLAUDIO
L'UNIONE 47.891
2)REBUZZI ANTONELLA
FORZA ITALIA 13.449

 

AMERICA MERIDIONALE
3)PALLARO LUIGI
INDIPENDENTE 49.903
4)GIAI MIRELLA
L'UNIONE 18.506

AMERICA SETT. E CENTRALE
5)TURANO RENATO
L'UNIONE 11.634

ASIA-AFRICA-OCEANIA
6)RANDAZZO ANTONIO
L'UNIONE 11.329

Caos post-elettorale. Si è scatenata una

"bagarre" per le cariche istituzionali più importanti:

le presidenze della Camera e del Senato.

di Giuseppe Ceresa

Dopo il caos pre-elettorale, dopo il caos post-elettorale, abbiamo ora il vero caos istituzionale. Prima i due schieramenti
hanno litigato a più non posso, poi ognuno aveva vinto le elezioni; ora, che almeno è tutto chiarito, o quasi, si è scatenata una
"bagarre" per le cariche istituzionali più importanti: le presidenze della Camera e del Senato. La presidenza della Camera
andrà a Bertinotti, col risultato di uno scivolamento dell'Unione sempre più a sinistra, e se anche la presidenza del Senato andrà a Marini , della Margherita, il tutto lascerà scontento il gruppo più forte dell'Unione, i DS, che dovrebbero restare a mani vuote. Per non parlare poi dell'inserimento di Andreotti nella corsa per la presidenza del Senato.
 

Situazione, ora creatasi, che col voto segreto potrebbe portare all'Unione amare sorprese. Di certo per il professore solo problemi. Il futuribile partito democratico entusiasma solo Prodi, la Margherita e i DS! Verdi, Comunisti Italiani e Rifondazione hanno ben altri progetti. Le elezioni, anche se hanno dato a Prodi una maggioranza di tutta tranquillità alla Camera, non gliela affatto data al Senato. È divertente pensare a senatori portati in barella alle future determinanti votazioni a Palazzo Madama. È una maggioranza così risicata che bastano un paio di influenze per far cadere il governo! Molti augurano a Prodi un governo di lunga vita, molti però
prevedono allo stesso un governo con un'esistenza breve e travagliata.
Giuseppe Ceresa

I 18 parlamentari eletti dell’estero.

Nessuno della Germania.

Dieci vanno all’Unione di Prodi,

quattro a Forza Italia di Berlusconi,

uno alla Lista Tremaglia e uno all’Italia dei Valori.

Luigi Pallaro il più votato(49.903 voti).

Franco Narducci 28.839 voti

In Europa, alla Camera sono stati eletti Franco Narducci per l’Unione con 28.839 voti, Arnold Cassola dell’Unione con 19.192 voti, Gianni Farina dell’Unione con 18.403 voti, Massimo Romagnoli di Forza Italia con 8.323 voti, Guglielmo Picchi Forza Italia con 5.286 voti, Antonio Razzi dell’Italia dei Valori con 1.865 voti; al Senato si sono imposti Claudio Micheloni dell’Unione con 47.891 voti e Antonella Rebuzzi di Forza Italia con 13.449 voti.

Luigi Pallaro 49.903 voti

In Sud America alla Camera sono stati eletti Ricardo Merlo dell’Aisa con 43.057 voti, Marisa Bafile dell’Unione con 17.763 voti, Giuseppe Angeli della Lista Tremaglia con 11.443 voti, mentre al Senato vanno Luigi Pallaro dell’Aisa con 49.903 voti (il più eletto) e Mirella Giai dell’unione con 18.506 voti.
 

Per il Centro e Nord America alla Camera risultano eletti Gino Bucchino dell’unione con 10.332 voti e Salvatore Ferrigno di Forza Italia con 10.093 voti, al Senato va Renato Turano dell’Unione con 11.634 voti.

Per l’ Asia Africa e Oceania alla Camera è stato eletto Marco Fedi dell’Unione con 11.494 voti ed al Senato Nino Randazzo dell’unione con 11.329 voti.
 

A colloquio con Maria Venera Fontanazza Russo

 candidata per il senato nella lista dell’UDC.

 “Le donne all’estero devono conciliare famiglia e lavoro,

figli e lavoro e rinunciare alla carriera per

crescere i figli. Come ho dovuto fare io..”

Perchè ha scelto di presentare la sua candidatura al Parlamento italiano e per quale ragione, a suo giudizio, gli elettori italiani residenti all'estero dovrebbero nella sua circoscrizione scrivere il suo nome sulla scheda elettorale?

Vivo da 26 anni all’estero. Precisamente a Colonia. Dal mio arrivo e con l’appoggio di tutta la famiglia, ho cercato nel mio piccolo di aiutare i nostri connazionali. Sono una di loro, conosco quindi i loro, o meglio i nostri problemi e, in caso di elezione,cercherò di farmene portavoce in Parlamento. Sono inoltre forse l’unica, tra le donne candidate al Senato, che ha dei figli. Conosco quindi i problemi delle donne all’estero, che devono conciliare non solo famiglia e lavoro, ma soprattutto figli e lavoro; se non addirittura rinunciare alla carriera per crescere i figli, come ho dovuto fare io. Se sarò eletta avrò uno strumento più forte che mi consentirà di continuare meglio le mie attività ed il mio impegno in favore della collettività italiana.
 

Quali sono le ragioni che l'hanno spinta a scegliere la forza politica con la quale è in lista per il parlamento italiano?
Nel corso del mio mandato di Consigliere nel CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) ho avuto modo di conoscere meglio vari schieramenti politici. Nell’UDC- “Unione dei Democratici Cristiani e democratici di centro”, ho trovato i valori cristiani nei quali mi identifico. Inoltre i maggiori esponenti del partito sono persone equilibrate e che hanno mostrato carattere.

Quale pensa che possa essere il contributo che i deputati e i senatori eletti all'estero potranno dare nel Parlamento di Roma?
Dovremo portare all’interno del Parlamento una realtà che in fondo è sconosciuta. Dovranno vedere gli italiani all’estero, non come un peso, bensì come una risorsa per l’Italia. Basti pensare per esempio che nel sud Italia interi paesi sono stati costruiti con i nostri risparmi. Ciò ha significato dare lavoro agli operai che risiedono in Italia. In compenso –a mio parere ingiustamente- noi abbiamo pagato canalizzazione e tassa sui rifiuti come se avessimo abitato lì.
 

Inoltre vivere a contatto con culture diverse ci fa portare in Italia prospettive diverse, che contribuiscono allo sviluppo del Paese in vista di una realtà europea.
Bisogna pensare anche alle generazioni giovanili e agli anziani.
Per quanto riguarda questi ultimi, occorre creare all’estero strutture adeguate e accessibili anche a chi non gode di pensioni alte. Creare condizioni sociali e sanitarie nelle varie regioni, che consentano a chi decidesse di rientrare in Italia, una permanenza dignitosa.
Sulla realizzazione di questi progetti ho però parecchi dubbi, perché dai miei rapporti con l’Italia, emergono, soprattutto nelle le regioni del sud, condizioni sociali al di sotto del limite di sopravvivenza, che scoraggiano coloro che programmano un rientro definitivo.
 

Sergio Lobello – candidato al Senato nell’ Udeur –.

Per tutti quei ragazzi che manifestano l’intenzione di non andare a votare:

DOBBIAMO MANIFESTARE IL NOSTRO CONSENSO

O DISSENSO CON IL VOTO IN

QUANTO DIRITTO ACQUISITO CON

IL SACRIFICIO DEI NOSTRI PADRI.

Sergio Lobello – candidato al Senato nella lista dell’ Udeur – si rivolge a tutti quei ragazzi che manifestano l’intenzione di non andare a votare. DOBBIAMO MANIFESTARE IL NOSTRO CONSENSO O DISSENSO CON IL VOTO, IN QUANTO DIRITTO ACQUISITO E IRRINUNCIABILE, PER RISPETTARE IL SACRIFICIO DEI NOSTRI PADRI E CHE CI CONSENTE DI VIVERE IN UNA DEMOCRAZIA.
UN VECCHIO PROFESSORE DICEVA :
“ Chi non vota non può neanche lamentarsi per quello che non gli và, non ha espresso cosa voleva”.

 

All’appello del figlio Sergio si aggiunge anche il padre Stefano Lobello, presidente Intercomites: IN DEMOCRAZIA RAGAZZI……l’astensione al voto può avere come conseguenza che una minoranza di cittadini governi e decida per la maggioranza.

IN DEMOCRAZIA, RAGAZZI , LA RIVOLUZIONE SI FA CON LA PARTECIPAZIONE: L’ARMA E’ IL VOTO. Chi non vota vuole togliere il diritto anche a te: fallo votare! L'astensione è a norma di legge? Sì, ma non è democratica perchè ha l'obiettivo di annullare l'espressione della volontà altrui. Un voto credo sia l'unico modo che abbiamo noi cittadini per farci sentire, per far capire che ci siamo e non stiamo a subire inermi i nostri politici. Loro interpretano il nostro confuso brusio,senza veramente sapere perchè veramente ci lamentiamo.Non lo possono sapere, non lo vivranno mai!!! Incominciamo noi ad urlare in modo da far abbassare loro i toni. Andiamo a votare.

 

Le nostre donne all’estero alla conquista di Roma.

Rosella Benati candidata per il senato nella lista dell’Unione Prodi.

 “Il mio impegno per le donne italiane in emigrazione..”

Il mio impegno per le donne italiane in emigrazione.
Sono passati 50 anni dagli arrivi dei primi italiani in Germania e, soprattutto per quanto riguarda le donne italiane, ancora non si può parlare né di piena integrazione né di pari opportunità. Difficoltà e carenze che si osservano sia rispetto alla comunità maschile italiana sia nei confronti del grado di emancipazione raggiunto dalle donne tedesche. Il mondo della scuola e della formazione sono i primi a mettere in evidenza le differenze: ricerche dell´Istituto federale per la qualificazione professionale indicano che le ragazze italiane, nonostante ottengano migliori risultati scolastici rispetto ai coetani maschi e nonostante padroneggino meglio la lingua tedesca, hanno molte più difficoltà sia a proseguire gli studi che ad inserirsi nel mondo del lavoro.
 

La mia candidatura nelle fila di una coalizione che da sempre si è impegnata in prima linea nella difesa e nella salvaguardia dei diritti delle donne e nella promozione delle loro capacità, credo sia la migliore garanzia perché difficoltà e disparità delle donne italiane in emigrazione vengano adeguatamente affrontate nel futuro parlamento italiano.
Oggi un’Italia separata, domani l’Italia unita
Ridare credibilità all´Italia nel mondo. venti regioni, un sistema sanitario, un sistema scolastico, una nazione. Nessuna differenza tra nord e sud.
Difendere e migliorare i servizi consolari
Orari più lunghi e meno code ai consolati. Potenziare gli uffici, assumere più personale, anche del posto. Facilitare lo scambio di dati tra i paesi di residenza e i consolati.
 

Oggi precarietà e disoccupazione, domani sicurezza
La crescente disoccupazione tra gli italiani in Germania puó e deve essere affrontata dall’Italia. Attivare programmi d’informazione per gli immigrati, per sapere come qualificarsi e rientrare nel mercato del lavoro.
Una forte solidarietà sociale
Più finanziamenti e reti di assistenza sociale per gli anziani e gli emarginati. Difendere l’esistenza dei patronati, strumenti indispensabili al servizio della comunità.
Dare un futuro ai nostri figli
Meno bambini italiani alle Sonderschulen. Favorire l´apprendimento parallelo dell´italiano e del tedesco, sin dalla scuola materna. Potenziare le sezioni e i corsi bilingui. Applicare la direttiva europea sull’insegnamento della cultura e lingua italiana.
 

Donne forza dell´integrazione
Le donne italiane in Germania sono portatrici di identità e cultura. Creare una consulta permanente di donne in emigrazione e favorire la loro presenza a tutti i livelli e in tutte le istituzioni.
Per un’informazione plurale e una televisione pubblica di tutti
Garantire un’informazione completa delle notizie da e per l´Italia. Eliminare i programmi televisivi criptati e fornire un servizio televisivo di facile accesso per tutti. Favorire programmi in lingua italiana in Germania.
Vi invito, quindi, a contattarmi e spero di incontrarvi durante il mio tour di incontri e dibattito con la comunità italiana in Europa. Rosella Benati
 

Le nostre donne all’estero alla conquista di Roma.

Elisabetta De Costanzo candidata per il senato nella lista Di Pietro.

“ Mi piacciono le sfide alte”.

Cosa significa oggi essere donna italiana in Germania?
Significa essere da un lato grandi lavoratrici, significa essere la spina dorsale dell’emigrazione, non solo nel lavoro dipendente, ma anche nella piccola impresa e nelle famiglie. Significa essere attive nel volontariato e nell’assistenza, e significa essere poco retribuite. Le donne sono la spina dorsale dell’emigrazione, ma sono anche le più penalizzate per via della precarietà e per il basso livello di assicurazioni sociali e di previdenza. Quindi esse sono una categoria debole e a rischio di esclusione. Mentre è alto il contributo che esse danno all’esistenza stessa della comunità. Quindi il compito è quello di realizzare concretamente le pari opportunità.

Lei si candida al Senato della Repubblica nelle prossime elezioni politiche per il parlamento italiano nella lista Di Pietro- Italia dei Valori. Che cosa intende fare per risolvere i problemi di cui sopra?
Il programma deve essere centrato su azioni fatte ad hoc nei settori cruciali dell’istruzione, dove, bisogna sottolinearlo, le donne hanno risultati migliori di quelli degli uomini, mentre sono penalizzate nel percorso professionale.
Il programma deve poi toccare la formazione professionale e l’orientamento. È necessario utilizzare programmi europei e federali per promuovere l’impresa al femminile, oltre che la piccola impresa in sé. Le donne devono essere orientate nel loro rapporto con le banche, nella richiesta di crediti, ed anche questa è una cosa che va bene in generale per le piccole imprese italiane.
Bisogna aiutare le donne italiane e gli italiani in generale a mettersi in proprio. Concretamente va riattivata quella rete di donne che già con il Cgie fu attivata. Le peculiarietà femminili in Germania si spendono generalmente nei settori della assistenza, della previdenza, della sanità, della scuola e formazione.

Lei è nota per essere esponente dei Democratici di Sinistra (Ds), invece la ritroviamo nelle liste Di Pietro. Perché?
Il mio esempio è stato Franca Rame, capolista nelle liste Di Pietro per il Senato in Lombardia. A chi le faceva la stessa domanda, ha risposto -ed io lo condivido- che è andata dove ha avuto maggiori garanzie di presenza dell’associazionismo e della società civile. Mentre nelle liste dell’Unione, la necessità di dare spazio alle varie esigenze dei partiti ha ristretto questa possibilità. Il fatto che Franca Rame abbia fatto questa scelta è stato per me quasi un amuleto. Per la prima volta venni a Berlino proprio con Franca Rame e Dario Fo. Avevo un vecchio amico che aveva organizzato uno spettacolo nella vecchia mensa della Technische Universität, il quale amico all’ultimo momento aveva disdetto, lasciandomi il posto. Viaggiammo con Franca, con Dario Fo, con i disoccupati organizzati di Napoli... Fu la prima volta che venni a Berlino, e la città mi piacque molto.
Poi, la notizia che anche Leoluca Orlando, un uomo coraggiosamente vicino alla società civile, era entrato, mi ha incoraggiata. Diciamo che ho trovato un ambiente che non ha applicato il manuale Cencelli nella scelta dei candidati.


 

Lei da molto tempo è in politica, e ne ha ricevuto alcuni onori e molte delusioni. Non è stanca di quel mondo?
No, perché in politica c’è sempre del nuovo. Per esempio il successo delle donne della mia lista alle ultime elezioni dei Comites di Berlino, di cui sono presidente. Era l’obiettivo che ci eravamo posti. Averlo raggiunto è una soddisfazione che da fiducia. La politica in sé è fonte di stanchezza, questo è anche vero, ma anche di nutrimento, perché è la possibilità di trasmettere qualcosa agli altri.
Eppure il suo passaggio alle liste di Di Pietro è considerato da molti un passaggio forte...
Il mio stile è quello del coraggio temerario. Nei miei ventitrè anni di vita qui in Germania ho pubblicamente detto spesso verità scomode, che poi purtroppo si sono realizzate. Non desidero fare esempi, ma credo di avere visto giusto ed ammonito in termini positivi anche quando era -ripeto- scomodo farlo. E poi mi piacciono le sfide alte!
 

Le nostre donne all’estero alla conquista di Roma.

Maria Venera Fontanazza Russo candidata per il senato nella lista dell’UDC.

“Le poltrone... un mezzo per potere aiutare i più deboli.”

Cosa significa per Lei essere donna oggi in Germania?
Faccio il paragone di cosa sarei stata se fossi rimasta in Sicilia e penso alle opportunità che mi ha offerto la Germania.
Sono cresciuta in una famiglia molto all’antica. Pur avendo studiato, a casa avevo poco ascolto, soprattutto nella mia condizione di donna. La severità di mio padre non era dovuta ad un’epoca, ma al suo carattere tirannico. Mi dispiace dirlo ora che lui è anziano e malato, ma ciò ha condizionato molto anche le mie scelte di vita.
Avrei voluto continuare l’università, avrei voluto conoscere la vita. Avrei voluto partecipare alle gite scolastiche, ai compleanni degli amici. Avrei voluto liberamente fare una passeggiata in piazza. Tutto ciò a casa mia era proibito. L’arrivo in Germania da donna sposata, con un marito un po’ più emancipato, mi permise di scoprire e sviluppare ciò che potevo fare ed essere.
Soprattutto la nascita dei miei due figli fece sì che mi muovessi in direzione dell’impegno sociale. Fui eletta nel Consigli di Classe e di Istituto. Conobbi la realtà dei nostri ragazzi, le difficoltà dovute alla rigidità della struttura scolastica tedesca e della selettività della scuola. Ne feci un obiettivo sociale.
Vorrei anzi qui lanciare un appello ai genitori: la partecipazione può portare anche ad un arricchimento. Ho imparato molto, a vedere le cose con paramentri diversi, ad uscire dal guscio, a confrontarmi.
 

Crede nei valori e in quali?
Premetto che se c’è un filo conduttore nella mia vita è la fede. I valori principali sono a mio avviso gli affetti. Sono convinta che a nulla valgono le ricchezze se uno è solo. Bisogna scoprire che la gioia vera sta nel dare più che nell’avere. Questi sono naturalmente concetti che sono accettabili solo se sostenuti dalla fede.
Che oggi sembra molto fuori moda...
Non credo che sia fuori moda avere fede. Piuttosto ci si vergogna di ammetterlo. “Fuori moda” è qualcosa che non viene più usato, in realtà ci sono molte più persone di quanto si creda che sono sostenute dalla fede. Chi ha la fortuna di averla diventa forte in ogni momento della vita.
 

A volte sembra che la fede divida le persone. È così?
Può succedere, perché molti considerano bigotti coloro che ammettono la loro fede. Inoltre l’avere fede è un fatto che viene associato da altri all’ignoranza o alla mancanza di intelligenza. Questa è una cosa che mi ha fatto molto soffrire in passato. Ecco, forse questa è una delle cause del nascondersi. Tuttavia penso che, una volta che la fede sia ammessa, si creino anche le condizioni per capirsi. Io ho trovato tanti amici, anche se ne ho persi altri.
Lei è candidata alle prossime elezioni per il Senato. Come si traduce in politica la Sua fede?
Partiamo dal movente. Non ho mai avuto l’ambizione di occupare delle poltrone. Le ho considerate però un mezzo per potere aiutare i più deboli. Questo lo potrebbero forse dire tutti, ma questa è l’esperienza del mio passato.
 

Che differenza c’è tra scrivere e proporre una buona legge e fare un gesto di carità nella vita quotidiana?
Fare un gesto di carità nella vita quotidiana è molto più semplice, perché il gesto è rivolto ad una persona, o ad un gruppo specifico. Una legge è destinata a diverse realtà e difficilmente può soddisfarle tutte.
La bravura del legislatore è nel trovare il bene comune al di là delle lobbies. Quindi nessuno ringrazierà. Le lobbies non ti daranno più il loro voto, la gente normale forse non capirà il vantaggio. Ma chi si pone con dei principi in politica, questo deve fare, non altro.
Di più: sono in molti quelli che fanno le leggi solo per mettersi in mostra o per risolvere i propri problemi. La politica deve però muoversi diversamente.
Oggi che in gran parte sono cadute le ideologie, perché e per chi andare a votare?
Il fatto che siano cadute le ideologie non cambia le cose. Bisogna comunque governare. Questo potrebbe diventare addirittura un vantaggio: rendere più flessibili i programmi adeguandoli alle esigenze. Lei poi mi chiede ‘per chi’ andare a votare. Purtroppo, generalmente si vota per chi si sa vendere bene, per chi sa parlare bene, non per chi lavora bene nell’interesse comune, pur restando magari nell’ombra senza esibizionismi.
 

Lei è madre di due figli, quindi non ha rinunciato alla famiglia come, oggi, molte donne fanno o sono costrette a fare. Come concilia Lei queste due attività, quella professionale -attualmente di giornalista, domani forse, glielo auguriamo, di senatrice- e quella di madre e moglie?
Quando i miei figli erano piccoli e avevano bisogno della mia presenza costante, ho rinunciato all’idea di una carriera lavorativa.
Mi considero una donna privilegiata rispetto ad altre per aver potuto fare una scelta del genere, perché mio marito aveva una posizione sicura.
Comunque la scelta di stare con i figli si paga al momento del rientro nel mondo del lavoro. C’erano, poi, e ci sono, molte donne che, pur volendolo, non si possono permettere di stare a casa con i figli e sono costrette a lavorare. Cosa non facile, se si pensa alla irregolarità degli orari della scuola tedesca.
Man mano che i figli crescono e diventano autonomi si possono benissimo conciliare lavoro e famiglia, a condizione naturalmente che il partner collabori e sostenga.
Perché ha scelto le liste Udc?
Nel corso del mio mandato nel Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), ho avuto modo di assistere ad incontri di diversi partiti politici. Tra i tanti, ho scelto un partito di proposta, non di lotta; ho scelto un partito moderato nei cui valori mi riconosco. La mia scelta va anzitutto alle persone, quindi al programma e gli attuali esponenti più in vista dell’Udc sono persone equilibrate e di carattere, per le quali vale la pena impegnarsi.
Perché credo che uno dei problemi attuali dell’Italia sia proprio la estremizzazione della vita politica che porta solo ad una povera cultura dello scontro.
 

Sergio Lobello, figlio di Stefano Lobello ( presidente Comites Francoforte),

si confessa. Sono candidato per il Senato della Repubblica.

   

Sergio Lobello, UDEUR

Perchè ha scelto di presentare la sua candidatura al Parlamento italiano?
Ho deciso di presentarmi come candidato al Parlamento italiano per sostenere i diritti degli italiani all’estero. Questo non è solo un modo di dire scontato ma il mio interesse per i connazionali e il mio impegno sociale sono stati sempre attivi. Sin da piccolo ho collaborato fattivamente con mio padre, Stefano Lobello(presidente Comites Francoforte e presidente FAIEG n.d.r.), nel lavoro a favore dei connazionali nell’ambito della F.A.I.E.G. e delle altre associazione che lo hanno visto impegnato. Anche nel periodo di soggiorno in Italia mi sono interessato del sociale e dell’associazionismo : sono stato membro dell’Associazione Civitas Cariatensis; ho lavorato nel Centro Informagiovani per la crescita delle politiche giovanile; ho operato nel tessuto sociale, con la legge 216 per i minori a rischio; mi sono occupato della problematica per i tossico dipendenti (consultori sanitari ); ho collaborato con la C.O.O.P. (Futuro Azzurro) per l’assistenza agli Anziani; ho lottato e ottenuto nel mio paese un centro ricreativo.
 

Mastella(UDEUR),Stefano Lobello

Quali sono le ragioni che l’hanno spinta a scegliere la forza politica con la quale è in lista per il parlamento italiano?
Mi sono candidato con l’UDEUR perché è un partito che stimo e appoggio sin dagli inizi ed è l’unico che in questo periodo si è interessato alle problematiche di noi italiani all’estero e in modo particolare di quelli originari del sud, e si è impegnato a farle sue e a garantire una continuità di interesse anche dopo il periodo elettorale.
Per quale ragione, a suo giudizio, gli elettori italiani residenti all’estero dovrebbero nella sua circoscrizione scrivere il suo nome sulla scheda elettorale?
A questa domanda risponderei semplicemente sottolineando ancora una volta tutto l’impegno e l’interesse a favore dei connazionali mio e della mia famiglia noti a tutti gli italiani in Germania. Mi auguro che l’eco del mio lavoro possa estendersi a tutta la circoscrizione elettorale e che tutti possano votarmi con la consapevolezza di scegliere uno che si è sempre impegnato attivamente per il benessere dei suoi connazionali.
 

Mastella(UDEUR)

Se sarà eletto, quale sarà il suo primo atto da senatore?
Se sarò eletto, e mi auguro veramente di esserlo, non mi perderò molto in chiacchiere ma, come d’abitudine per noi “emigrati” in Germania, mi alzerò le maniche e lavorerò con serietà ed impegno.
Quale pensa che possa essere il contributo che i deputati e i senatori eletti all’estero potranno dare nel Parlamento di Roma?
Io credo molto nella presenza di parlamentari eletti all’estero perché in primo luogo tutti noi abbiamo un forte legame ed un interesse profondo per la nostra nazione scaturiti dal vivere lontano dalla Patria, in secondo luogo potremmo portare tutto il bagaglio di esperienza accumulato nei vari paesi ospitanti. Chi meglio di noi potrà parlare di lavoro, tasse, condizioni sociali ed economia all’estero?
 

Stefano Lobello (Comites FFM)

Quali sono, secondo lei, i bisogni più urgenti degli italiani all’estero nella circoscrizione che intende rappresentare e che il parlamento dovrebbe affrontare con maggiore urgenza?
Sono molti i bisogni degli italiani all’estero ma ritengo opportuno che una delle prime cose da rivedere è il contributo di imposte che noi residenti all’estero dobbiamo pagare. Non vorrei essere frainteso, infatti trovo giusto che noi paghiamo i vari canoni che servono per il mantenimento di alcuni servizi essenziali, ma ritengo necessario modificare con la legge dello Stato la facoltà oggi concessa ai singoli comuni di esonerare parzialmente i residenti all’estero dal pagamento della tassa rifiuti, rendendola un obbligo. Bisogna che il pagamento della tassa rifiuti per le case a nostra disposizione sia rapportato al periodo di reale occupazione.
Quale è il suo rapporto con l’Italia?
Direi buono,mi sento abbandonato e non rappresentato.
 

Mauro Montanari (direttore del Corriere d’Italia)

si candida per il Parlamento italiano nella lista dell’UDC.

I motivi che lo hanno indotto a candidarsi.

Mauro Montanari, UDC

Ad aprile per la prima volta gli italiani all’estero parteciperanno attivamente e direttamente alla scelta del Parlamento. Cosa rappresenta per lei questo momento?
E’ un momeno importante per tutti gli italiani nel mondo, perché siamo di fronte alla verifica di una presenza e alla possibilità di dimostrare al Paese che siamo una risorsa e non peso di cui vergognarsi. Siamo di fronte ad una sfida, non solo per noi. Gli italiani nel mondo sono un motore che può permettere all’Italia di partecipare alla competizione globale ad armi pari: è una ricchezza che altri non hanno, e finalmente siamo in grado di dimostrarlo.
 

Quale è il motivo per cui ha scelto di candidarsi con l’Udc?
Abbiamo tutti bisogno di moderazione e competenza. Ormai la gente sta cominciando a rendersi conto che non si può governare un Paese complesso soltanto con gli slogan. Il maggioritario ha fatto danni: ha fatto emergere molto populismo nel quadro politico nazionale. Entrambi gli schieramenti presentano formazioni estreme, tutte con diritto di veto all’attività di governo. La Lega nel Centrodestra, i Comunisti e Rifondazione, la Rosa nel Pugno e via discorrendo nel Centrosinistra. La nostra proposta è -al contrario- quella che siano i moderati a produrre governabilità, e mi riferisco ad entrambi gli schieramenti.
 

Come sta organizzando la sua campagna elettorale?
Con pochi mezzi e molte idee. Sto incontrando gli amici e scopro di averne molti, più di quello che pensavo. Metto in gioco la mia credibilità personale in un progetto in cui credo. Vado ad incontrare la gente nelle case, nei punti di ritrovo, e scopro realtà che non credevo che esistessero più: storie che nessuno racconterà. Questa campagna per me è una occasione per mettere in gioco il cuore e la ragione.
Crede che la scelta della Casa delle Libertà di non presentarsi con una lista unitaria all’estero possa rappresentare un handicap o un vantaggio?
Credo nel proporzionale, quindi trovo giusto che ciascuno si presenti agli elettoricon il proprio programma. Non mi sarei identificato in una lista con altri simboli.
 

Quali sono le tematiche e le istanze degli italiani nel mondo che porterà avanti e che le stanno maggiormente a cuore?
Sto vedendo come molti pensionati, soprattutto donne, non hanno mezzi per vivere. La scuola è selettiva e costruita in maniera da espellere gli stranieri, in particolare nei Paesi di lingua tedesca. E poi c’è il rafforzamento dei consolati, la risoluzione del problema del precariato nella Amministrazione, e via via fino all’abolizione dei centralini automatici. Insomma il programma è vasto. Una parola particolare vorrei spendere tuttavia sulla presenza delle Missioni Cattoliche in tutta europa, che molto hanno dato a questa comunità e poco hanno ricevuto. E’ ora che qualcuno riconosca la loro funzione, non solo pastorale, ma anche sociale e culturale.
 

Elezioni Politiche
primavera 2006

il voto dei cittadini italiani residenti all’estero –

Si vota per posta.

Le schede arriveranno dal consolato entro il 22 marzo

Chi può votare all’estero per posta
I cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali

del Consolato di appartenenza

Per cosa si vota
Per le liste di candidati presentate nella CIRCOSCRIZIONE ESTERO
per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato
 

Come si vota per posta
Il connazionale riceve dall’ufficio consolare,

direttamente al proprio indirizzo, una busta contenente il materiale

elettorale necessario ad esprimere il proprio voto.

Cosa contiene il Plico Elettorale
Foglio informativo sulle modalità del voto
Busta grande preaffrancata per la restituzione all’Ufficio consolare

Busta bianca
Schede elettorali
Certificato elettorale
Testo della Legge 459/2001
Liste candidati

Se il plico elettorale non perviene entro il 26 marzo

il connazionale deve recarsi al consolato e richiedere un duplicato.

Come si esprime il voto
Solo
sulla scheda elettorale contenuta nel plico elettorale (le schede sono

due per gli elettori maggiori di 25 anni, che votano anche per il Senato)

 

Come si vota per le elezioni

di Camera e Senato
Modello di scheda elettorale

Per effettuare il voto si deve utilizzare una penna di colore nero o blu;
Per esprimere il voto si deve tracciare un solo segno (ad es. una croce )
Si possono dare 2 voti di preferenza per candidati inclusi nella lista votata

 

Ricordarsi di
spedire il tagliando elettorale

dopo averlo staccato dal certificato
 

 

CANDIDATI

 

 

 

Antonio Costanzo (Ger),UDEUR

Mauro Montanari (Ger), UDC

Sergio Lo Bello (Ger), UDEUR

Giuseppe Ceresa (Ger),Lega Nord

Rosella Benati (Ger), Unione Prodi

Elisabetta De Costanzo(Ger) Italia dei Valori

Pasquale Vittorio (Ger),Italia dei Valori

Rodolfo Dolce (Ger), UDEUR

   

Forza Italia

 

Camera
Massimo Romagnoli (Gre), Stefano Borletti (Svi), Salvatore Albelice (Bel), Danilo Benevelli (Svi), Carlo Brusa (Fra), Raffaele Fantetti (GB), Rosario Cambiano (Ger), Maurizio Giangreco (Ger), Giuseppe Giordano (Svi), Guglielmo Picchi (GB), Carmelo Pignataro (Ger), Marcello Sera (Bel)

Senato
Carlo Erio (Fra), Giampiero Camurati (Svi), Felli Romano (Spa), Antonella Rebuzzi (Rus).

 

 

Italia nel mondo Tremaglia

Camera
Lucio Albanese, (Ger) Stefano Borletti, (Svi), Fabrizio Carbone (Montecarlo), Mario Caruso, (Ger), Aldo Di Biagio, (Cro), Adriano Longo, (GB), Anna Maria Minasso, (Spa), Monica Paternò di Sessa, (Fra), Eugenio Preta, (Lux), Valeria Generoso (Svi), Pietro Tremarco (Ger), Mario Zoratto, (Fra).

Senato
Alberto Bertali, (GB), Saverio Insalata, (Svi),
Oreste Motta, (Ger) Rita Pavone, (Svi).

 

Udc

 

Camera
Mauro Montanari (Ger), Emiddio Bulla (Svi), Ronald James Mackenna (GB), Jean Philippe Di Gennaro (Fra), Guglielmo Cascioli detto Gill (Svi), Alberto Vaccaro (Ola), Emanuele Mascolo (Ger), Ezio Persello (Ger), Giacomo Santalucia (Ger), Pier Luigi Sotgiu (Ger), Ileana Silvia Werner (Ger), Cosimo Leonetto Viva (Ger).

Senato
Maria Venera Fontanazza (Ger), Calogero Nicoletti (Bel), Elia Gesuele (Spa), Giuseppe Sterza (Svi)

Udeur

Camera
Rodolfo Dolce (Ger), Mariano Porpiglia (Fra), Antonio Costanzo (Ger), Nicola Valenzano (Ger), Giuseppe Calì (Ola), Domenico Capone (Ger), Maria Angela Zangari (Bel), Domenico Suraci (Ger), Giovanni Calabrò (Ger)

Senato
Sergio Lo Bello (Ger), Pietro Casula (Ger), Maurizio Cortese (Svi)

 

Lega Nord

Camera

Giuseppe Plebani (Svi), Sandra Mozzanica (Bel), Lucia Pantina (Fra),
Alvaro Nesi (Ger), Alessandro Severi (GB), Alessio Zanella (Ger), Elisa Spreafico Droume Festi (Fra), R. Thaler (Ger), Ernesto Dotti (Fra), Giuseppe Ceresa (Ger), Augusto Nidoli (Alb).

Senato
Willy Pasini (Svi), Francesco Andreoli (GB),
Giorgio Stardero (Ger).

 

L’Unione Prodi

 

Camera
Franco Narducci (Svi), Arnold Cassola (Bel), Antonio Argenti (Bel-Sve), Aldo Bechi (Fra), Elio Carozza (Bel), Diodoro Cocca (Bel), Marisa Corazzol (Fra), Antonio Duranti (Bel), Gianni Farina (Fra), Dino Nardi (Svi),
Giovanni Pollice (Ger), Alberto Sipione (Svi).

Senato
Claudio Micheloni (Svi),
Rosella Benati (Ger), Lorenzo Losi (GB), Anna Picardi (Ger).

Italia dei valori

 

Camera
Antonio Razzi (Svi),
Pasquale Vittorio (Ger), Angelo Berardini (Svi), Franco Busato (Ola), Augusto Casciani (Spa), Carolina Colella (Fra), Saverio D’Auria (Ger), Ezio Luciano D’Orazio (Bel), Stefano Memma (Bel), Ubaldo Nappi (Svi), Romano Racanella (Fra), Silvia Terribili (Ola)

Senato
Enzo Alloggia (Svi),
Elisabetta De Costanzo (Ger), Pietro Farruggia (Fra), Saverio Iacobucci (Bel)

 

 

L’altra Sicilia-Per il Sud

Camera

Francesco Paolo Catania (Bel),
Mario Alizzi (Ger), Giuseppe Dimora (Bel), Luigi Di Piazza (Bel), Marilena Foresta (Bel), Giuseppe Meo (Bel), Giovanni Morreale (Fra), Domenico Merluzzi (Bel), Antonella Pappalardo (Bel), Giuseppe Piscopo (Svi), Genuino Silvestri (Bel), Caterina Spinelli Iacovelli (Lux)

Senato
Salvatore Fascianella (Bel), Isidoro Caravella (Bel), Rosaria Bonaccorso (Bel), Francesco Suppa (Bel).

 

Partito Italiani nel Mondo

Camera

Maria Baccio (Svi), Floriana Carnevale (Svi), Antonio De Somma (Svi), Jenny Malizia (Svi), Andrea Mazzoleni (Svi), Sandro Pizzolante (Svi), Wilma Pizzolante (Svi), Salvatore Reina (Svi), Vincenzo Rotondo (Svi), Nicola Salvatore (Svi), Giandomenico Tenore (Svi), Daniela Torquato (Svi)

Senato
Lodovico Gentile (Svi), Santina Angì (Svi), Maria Borriello Inglese (Svi), Salvatore Moscato (Svi).