Referendum sulle modifiche costituzionali:

già iniziato all'estero, alle porte in Italia.

Si voterà domenica e lunedì, 25 e 26 giugno.

di Giuseppe Ceresa

   

Referendum sulle modifiche costituzionali: già iniziato all'estero, alle porte in Italia.
Da noi si sta già votando per lettera, in Italia si voterà domenica e lunedì, 25 e 26 giugno prossimi. È un referendum per dire SI alla riduzione del numero dei deputati e dei senatori. È un referendum per dire SI all'istituzione del Senato federale, quale rappresentante degli interessi e delle esigenze delle varie comunità locali. È un referendum per dire SI allo snellimento della procedura di approvazione delle leggi grazie a procedimenti monocamerali, e non più soggette all'approvazione di entrambe le Camere. È un referendum per dire SI al rafforzamento della figura del Primo ministro, grazie all'indicazione diretta degli elettori, e che evita, con opportune disposizioni, eventuali"ribaltoni" in piena legislatura. È un referendum per dire SI alle modifiche per l'elezione del Presidente della Repubblica, e fa di lui la figura del primo garante della nostra Costituzione.
 

Votare quindi SI alla riforma costituzionale è la mossa giusta per dare al Paese quel rinnovamento costituzionale che aspetta ormai da troppo tempo. La sinistra dice no a tutto questo: "in primis" perchè questa riforma è stata votata sotto il governo Berlusconi. Tutto quello che risale a quei"nefasti tempi", uguale di cosa si tratti, va distrutto. I risultati si stanno già vedendo anche nelle piccolezze. In quei ormai"remoti" tempi la RAI a noi residenti all'estero qualcosa di Sport lo faceva vedere, c’era il Ministro degli Italiani all'estero che si dava da fare: ora nulla, zero!. E questo grazie a quei nostri connazionali che ora piangono, ma che allora hanno votato per la lista di Prodi. "Danke", "merci", "Thankyou", grazie. Ma ora diamo tutti insieme, con un bel SI, una bella risposta negativa a quei buffoni, che ora stanno al governo!
Giuseppe Ceresa

   

Un Referendum di sana e robusta costituzione:

commenti postumi e speranze future. Perché Prodi, e soci,

dicono NO al referendum, NO ai cambiamenti costituzionali

operati dal governo Berlusconi. Perché dobbiamo votare SI.

di Giuseppe Ceresa

   

Le lezioni amministrative hanno, più o meno, confermato quello che già si sapeva: l'Italia è divisa in due. Si sono riconfermati i sindaci uscenti (nessuna meraviglia se si pensa al sottobosco fatto di piaceri e contropiaceri che esiste in Italia nelle amministrazioni locali) ed ha pure vinto la Moratti, nonostante le decine di "De profundis" a suo favore. Ha vinto a Milano, confermando che il Nord, la classe che produce, è sempre con la CdL. In Sicilia, unica regione dove si è votato per il consiglio regionale, ha vinto con larga maggioranza il centrodestra. Vittoria dovuta anche all'apporto di voti di Lombardi, che se ben ricordo si presenta alle ultime politiche con la Lega Nord, che grazie alla sua politica autonomista ha ottenuto un successo rilevante. Autonomia: é questa parola che fa paura alla sinistra italiana, per vocazione e tradizione stalinista e centralizzatrice. È per questo timore che Prodi, e soci, dicono NO al referendum, no ai cambiamenti costituzionali operati dal governo Berlusconi.
 

Dicono no perchè sono contro tutto quello che sa di cambiamento. La riforma costituzionale si rivolge al governo, al parlamento, ai compiti del presidente della repubblica e, soprattutto, al federalismo. Il federalismo non è il pallino di Bossi e della Lega Nord, è l'unico mezzo per rendere efficiente la finanza pubblica, decentralizzandola, facendo quello che da molto tempo hanno realizzato gli Stati Uniti, e gli altri stati più evoluti d’Europa, vedi Germania. Dobbiamo votare SI per dare un senso al rinnovamento che va fatto in Italia. La nostra Costituzione del '48 costituì le fondamenta dell'allora appena nata Repubblica Italiana. Dopo 60 anni i rinnovamenti proposti sono necessari per completarla, per renderla moderna, attuale. La nostra speranza è ora questa: che gli italiani votino in massa, che votino SI contribuendo così ad attuare il rinnovo,in senso moderno, della nostra Costituzione, riformandola nei punti necessari, respingendo così quel tentativo di restaurare un passato, che deve restare un passato.
Giuseppe Ceresa

   

25 giugno 2006: si torna a votare.

Referendum popolare per la conferma alla riforma

di alcuni articoli della Costituzione operata dal governo Berlusconi.

di Giuseppe Ceresa

   

25 giugno 2006: referendum popolare per la conferma alla riforma di alcuni articoli della Costituzione operata dal governo Berlusconi. Il prossimo 25 giugno si terrà la consulta popolare per dire si o no alla riforma costituzionale. Si parla di decentramento amministrativo, di maggior potere finanziario alle Regioni. Si tratta di un avvicinamento a quello stato federale, moderno, che pur soddisfacendo le aspirazioni di maggior indipendenza locale, porta alla costituzione di uno stato più compatto ed efficiente. Si vota pure all'estero: finalmente si può dimostrare che solo grazie a brogli e malintesi si è ottenuto un falso risultato favorevole al centro-sinistra! Finalmente il centro-destra si presenterà unito, non come alle elezioni politiche che, grazie al velleitarismo di Tremaglia, lo hanno visto regalare la vittoria alla coalizione di sinistra. Non si tratta tuttavia solo di dimostrare la forza di un gruppo e la debolezza di un altro.
 

Si tratta sopratutto di salvare quello di positivo che il precedente governo Berlusconi ha realizzato e che ora, a picconate, la sinistra vuole distruggere. Invece di iniziare ad attuare il proprio programma elettorale, per il momento si limita il governo Prodi solo a programmare la distruzione di quello che gli altri hanno fatto. È un programma negativo. No al ponte sullo stretto di Messina, no alle truppe impegnate all'estero in missioni di pace, e, primo obiettivo, no alla devolution. Noi col voto del 25 giugno dobbiamo dire sì a tutte queste cose, dobbiamo dire sì ad un'Italia moderna, europea, decentralizzata. Dobbiamo dire no ad un governo semi-illegale, taroccato fin dalla nascita, e che per ora ha come programma solo la negazione di tutto, contro quel 50% di italiani che hanno votato per un'altra Italia.
Giuseppe Ceresa

OPPOSIZIONE - I PIANI DI BERLUSCONI.

Parola di Cavaliere: Prodi non dura.

Accantonata l'idea delle larghe intese,

il premier punta a mettere subito in crisi il Professore.

   

Se c'è una cosa che Silvio Berlusconi non sopporta è quando gli rovinano le feste comandate. E la Pasqua di quest'anno, trascorsa tra i cactus di Villa Certosa a Porto Rotondo, per il Cavaliere è stata la peggiore degli ultimi anni. Tutta colpa di Romano Prodi e delle sue dichiarazioni. Specie una, rilasciata giustappunto alla vigilia della Pasqua, nella quale il Professore intimava al suo avversario di riconoscere la sconfitta e di fare le scuse agli italiani per aver parlato di brogli elettorali. «Con i loro metodi di sempre mi hanno rubato la vittoria» si è sfogato al telefono il premier con mezzo stato maggiore del centrodestra «e ora quella faccia di bronzo mi chiede anche le scuse. È troppo».

Quelle parole Berlusconi non le ha proprio digerite. Ha dimenticato colomba, uova pasquali e i ramoscelli d'ulivo offerti da Massimo D'Alema e da altri leader del centrosinistra. E da quel momento è finita la Pasqua anche per il suo staff e per i maggiori esponenti di Forza Italia. Il Cavaliere non ha dato più tregua a nessuno. Due, tre telefonate al giorno, anche di primo mattino (alle 7) o a tarda notte (fino alle 2). Isabella Bertolini, coordinatrice dell'Emilia-Romagna, ne ha ricevute tre nel giro di due ore. Il leghista Roberto Calderoli, che gli ha prospettato la possibilità di un ricorso per scomputare dal risultato dell'Unione i 45 mila voti della lega Alleanza lombarda e delle minoranze linguistiche in Trentino-Alto Adige, ha trascorso la Pasqua al telefono.
 

Per colpa delle idee dell'ex ministro del Carroccio è stato tirato giù dal letto l'avvocato di fiducia del premier, Niccolò Ghedini, che ha dovuto scrivere i ricorsi davanti all'agnello pasquale. E dato che Berlusconi è un perfezionista, il giorno di Pasquetta ha alzato la cornetta e ha chiamato anche Elidio De Paoli, il «leghista rosso» che insieme alla sorella di Umberto Bossi ha dato vita all'Alleanza lombarda. Gli auguri, un breve discorso e i due si sono trovati d'accordo: De Paoli già si è stufato dei metodi del centrosinistra per cui, per quel che può valere, non si opporrà al ricorso del Cavaliere.

Il pressing di queste settimane sul conteggio dei voti da una parte rivela la condizione psicologica di Berlusconi all'indomani delle elezioni, dall'altra anticipa la sua strategia. Di fatto, il Cavaliere la sconfitta non l'ha digerita, anzi non la reputa tale. «Il nostro» è il ragionamento che ha fatto più volte in questi giorni «è stato un grande risultato a dimostrazione che i moderati sono la maggioranza di questo Paese. Purtroppo molti di noi, a cominciare dai nostri alleati, hanno affrontato questa campagna elettorale con l'animo di chi considerava la sconfitta un dato scontato. E questo ha pesato sulla organizzazione».

Come hanno votato gli italiani in Germania

per il parlamento e il senato.

Vince la sinistra di Prodi.

Nessun italiano in Germania eletto per Roma.

   

Russo Maria Venera

In Germania sono stati scrutinati 135.443 voti validi dati per la Camera.

L’Unione (Prodi) 59.925 (il 44,2%);
Forza Italia (Berlusconi) 44.545 (32,8%);
la lista Tremaglia 6.569 (4,85%);
l’Italia dei Valori Di Pietro 6.506 (4,8%);
l’Udc di Casini 5.854 (4,3%);
l’Altra Sicilia per il Sud 3.805 (2,8%);
Partito Italiani nel Mondo 2.087 (1,5%);
Alternat. sociale Mussolini 1.730 (1,27%),
Lega Nord di Bossi 1.710 (1,26%),
Udeur Popolari di Mastella 1.561 (1,1%),
Amare l’Italia 1.151 (0,8%).
 

   

Pollice Giovanni

Per il Senato i voti scrutinati sono 119.402.

l’Unione (Prodi) 53.510 (44,8%);
Forza Italia (Berlusconi) 39.306 (32,9%),
l’Italia dei Valori Di Pietro 6.031 (5%),
la lista Tremaglia 5.585 (4,6%),
l’Udc di Casini 4.989 (4,1%),
l’Altra Sicilia per il Sud 3.266 (2,7%),
Partito Italiani nel Mondo 2.193 (1,8%),
Lega Nord di Bossi 1.642 (1,3%),
l’Udeur Popolari Mastella 1.442 (1,2%),
Fiamma Tricolore 1.438 (1,2%).
 

   

Anna Picardi

I voti ottenuti dai candidati in Germania:

Rosella Benati,Unione Colonia, voti 40.294
Anna Picardi, Unione Stoccarda, 18.875
Pollice Giovanni, Unione, 7.557
De Costanzo Elisabetta,Berlino IdV, 3.214
Cocca Diodoro Kassel L’Unione, 3.172
Motta Oreste, Stoccarda Tremaglia, 2.841
Giangreco Maurizio, Düsseldorf FI, 2.401
Russo Maria Venera, Colonia Udc, 2.347
Mauro Montanari, Francoforte Udc, 1.890
Vittorio Pasquale, Stoccarda IdV, 1.817
Caruso Mario, Stoccarda Tremaglia, 1.782.
Lobello Sergio, Francoforte Udeur, 1.150
Dolce Rodolfo, Francoforte Udeur, 659
Ceresa Giuseppe, Francoforte Lega, 191
Costanzo Antonio, Francoforte Udeur, 140

   

Ceresa Giuseppe

Come si spiega questo scacco per il Paese con il maggior numero di elettori nella sezione Europa, mentre la Svizzera piazza a Roma ben tre parlamentari su otto, superata perfino da Grecia, Russia, Inghilterra, Francia e Belgio? L’alta partecipazione (sul 50%, in Germania si è fermata al 35%), distanze più ridotte (per cui è stato meno difficile fare campagna elettorale), una emigrazione più politicizzata (grazie ad un associazionismo molto attivo), sono alcuni fattori che spiegano bene il successo della collettività italiana in Svizzera.
 

L'estero consegna la vittoria a Prodi.

Grazie al voto dei nostri connazionali nel mondo Prodi

soprassa Berlusconi al Senato per 158 a 156 seggi.

Il Coordinatore della Circoscrizione Estero per i Ds,

Gianni Pittella: "Abbiamo un debito nei confronti dell'Italia fuori dall'Italia"

Ripartizione Europa
L'Unione 53.4%
Fi 24%


Ripartizione America settentrionale e centrale
L'Unione 37.8%
Fi 30.5%


Ripartizione America meridionale Associazione ital. sud America 31%
L'Unione 31%
Fi 12,6%


Ripartizione Asia - Africa - Oceania
L'Unione 46%
Fi 35%
 

"Abbiamo un debito nei confronti dell'Italia fuori dall'Italia". Così , Gianni Pittella, Coordinatore della Circoscrizione Estero per i Ds, ha commentato i risultati del voto che arriva dai nostri connazionali nel mondo. Cifre non ancora definitive, ma che lasciano ben sperare l'Unione. Se venissero confermate, infatti, permetterebbero alla coalizione di Prodi di soprassare la CdL al Senato. E', infatti, qui che si registra il più serrato testa a testa. Ed ecco i numeri che regalano una boccata d'ossigeno all'Unione. Tradotte in poltrone, queste cifre significano 4 senatori all'Unione ed 1 alla CdL. Un risultato che fa spostare l'ago della bilancia a favore dello schieramento di Prodi con 158 seggi assegnati al centrosinistra e 156 al centrodestra.

Ma l'esito finale potrebbe regalare al centrosinistra anche un'altra buona notizia. Nella ripartizione dell'America centrale, infatti, un terzo dei voti è andato appanaggio di una lista civica, l'Associazione italiana del sud America. Il candidato eletto con questo movimento, Luigi Pallaro, presidente della Camera di Commercio Italo Argentina, prima delle elezioni, aveva espresso la sua intenzione di appoggiare la coalizione vincente.
Questo significherebbe un ulteriore seggio a favore dell'Unione che sorpasserebbe la Cdl al fotofinish con il risultato di 159 a 156. Dati che non colgono impreparato il Coordinatore della Circoscrizione Estero per la Margherita, il Sen. Franco Danieli:

"Per noi non è una sorpresa - ha dichiarato - Si pensa spesso che la circoscrizione estera sia una riserva di voti per Berlusconi, ma è un'opinione errata. Il nostro successo - ha, infine, aggiunto - è stato determinato dalla scelta di presentarci uniti. Il centrodestra, invece, è stato punito anche perché diviso".Altri motivi del successo li spiega Pittella: "Il profilo dei candidati innanzitutto: si tratta di uomini e donne ben integrati nelle realtà locali e, allo stesso tempo, non a digiuno di politica italiana. Inoltre, - ha concluso l'esponente Ds - abbiamo presentato un programma che aderisce bene alle esigenze dei nostri connazionali". Mentre si aspetta fiduciosi l'esito di quest'ultimo scrutinio, a Piazza SS Apostoli si tira finalmente un sospiro di sollievo.

Operazioni di voto all’estero.

Si moltiplicano le notizie e le proteste sul mancato

arrivo di plichi a molti elettori e sulla mancanza

di schede elettorali in plichi effettivamente pervenuti.

Si moltiplicano in modo preoccupante le notizie e le conseguenti proteste sul mancato arrivo di plichi a molti elettori e sulla mancanza di schede elettorali in plichi effettivamente pervenuti, in particolare nella ripartizione europea (Germania, Svizzera, Francia). Il Direttore generale per gli Italiani all’Estero dà risposta ad “alcuni rappresentanti politici” che avevano posto al MAE “domande sullo svolgimento delle operazioni di voto nella Circoscrizione Estero”.
 

Si sono ricevute segnalazioni di un certo numero di casi di plichi inviati agli elettori privi delle schede elettorali: non si è trattato di sottrazione di schede, bensì di errori nell’imbustamento automatizzato del materiale elettorale da parte delle ditte incaricate della stampa e della distribuzione dei plichi, errori ai quali – una volta individuati - è stato possibile porre rimedio consegnando agli interessati un duplicato delle schede, regolarmente verbalizzato.
 

Anche ai casi di mancata ricezione del plico si sta provvedendo attraverso il rilascio di duplicati (dei quali viene tenuto apposito registro) per coloro ai quali il plico non è pervenuto per ragioni di disguido o ritardo postale, oppure attraverso la procedura di iscrizione in elenco aggiunto, quando si tratti di persone che, pur avendone diritto, non hanno ricevuto il plico perché non iscritte nell’elenco provvisorio degli elettori.

Ai fini della richiesta di rilascio del duplicato o di iscrizione in elenco aggiunto sono state impartite agli uffici diplomatico-consolari istruzioni volte ad agevolare, nel limite più ampio compatibile con la normativa vigente, l’esercizio del diritto di voto.
 

Desidero altresì chiarire che tutte le schede sono accompagnate da un certificato elettorale sul quale è indicato un numero identificativo dell’elettore: da tale certificato l’elettore deve staccare il tagliando riportante il numero, che va inserito insieme alla busta bianca contenente le schede votate nel plico pre-affrancato da restituire al Consolato. Qualora una scheda pervenisse senza essere inserita nell’apposito plico, oppure il plico contenente la busta bianca con la scheda non contenesse il tagliando, il voto sarebbe annullato in sede di scrutinio a Roma. Nella stessa sede verrebbero evidenziati eventuali casi di doppio voto da parte dello stesso elettore.
 

La rete diplomatico-consolare sta vigilando con la massima attenzione sulle operazioni di voto all’estero, segnalando agli organi competenti con totale imparzialità ogni comportamento suscettibile di danneggiare una delle parti della competizione elettorale: sono stati inviati esposti alla competente Procura della Repubblica di Roma per episodi verificatisi sia in Australia che in Argentina e sono state fornite analoghe indicazioni anche al Consolato Generale in Caracas. La ringrazio per la pubblicazione di queste mie precisazioni e le porgo i miei migliori saluti.

Ambasciatore Adriano Benedetti, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie
 

Elezioni 2006. Ultimi giorni per il voto degli italiani all’estero.

Le schede devono essere spedite al Consolato entro il 6 aprile.

In tutto il mondo, oltre 3 milioni e mezzo di elettori sono chiamati, per la prima volta, ad eleggere 12 deputati e 6 senatori, che nel corso della prossima legislatura rappresenteranno in Parlamento le istanze di tutti i concittadini residenti al di fuori dei confini nazionali. Negli ultimi giorni era stato sollevato un ulteriore interrogativo entro quale data le schede sarebbero dovute giungere ai consolati, per essere spedite in tempo utile a Roma: si parlava addirittura del 30 marzo. A fare chiarezza è giunta però una nota del ministero per gli Italiani nel mondo, nella quale lo stesso Tremaglia precisa che “i consolati hanno l'obbligo di ricevere i plichi contenenti le schede di votazione entro le ore 16.00 del giorno 6 aprile”. “La fase successiva - continua il ministro - prevede che le stesse vengano sigillate in apposite sacche e trasferite, dal giorno 7 aprile, accompagnate da funzionari del ministero degli Esteri, su voli predisposti, con destinazione l’aeroporto di Roma - Fiumicino. Da qui, infine, saranno trasferite definitivamente, scortate dalla polizia di stato, presso l'ufficio centrale Circoscrizione Estero, allestito per l'occasione a Castelnuovo di Porto, nei pressi di Roma, presieduto da Claudio Fancelli, presidente di sezione della Corte di Appello di Roma”.

Intervista a Giuseppe Ceresa,

candidato al Parlamento Italiano:

„Perchè Lega Nord? Sono un fervido sostenitore del federalismo“.

Perchè ha scelto di presentare la sua candidatura al Parlamento Italiano?

Per poter rappresentare qualche milione di italiani che,solo perchè residenti all'estero, dove si sono recati non per turismo ma per necessità, sono sempre stati considerati cittadini di seconda classe.

Quali sono le ragioni che l'hanno spinta a scegliere la forza politica con la quale è in lista per il parlamento italiano?
Sono sempre stato, fin dai tempi in cui a Milano ero caporedattore de "Il Caffè", un giornale studentesco degli anni 50, un fervido sostenitore del federalismo che, grazie alla decentralizzazione delle Finanze, ho sempre giudicato come l'unico mezzo per poter realizzare in Italia, e nelle sue Regioni,
un vero totale e non differenziato sviluppo.
L'unico partito che ha sempre sostenuto tutto questo è la LEGA NORD, da quì la mia scelta.
 

Per quale ragione , a suo giudizio, gli elettori italiani residenti all'estero dovrebbero nella sua circoscrizione scrivere il suo nome sulla scheda elettorale?
Le esigenze, i problemi di coloro che mi avranno eletto saranno davanti a tutto e tutti.

Se sarà eletto, quale sarà il suo primo atto da deputato?
Fare un giro nel vasto collegio elettorale Europa, per sentire le varie esigenze degli italiani, che variano da stato a stato.

Quale pensa che possa essere il contributo che i deputati e i senatori eletti all'estero potranno dare nel parlamento di Roma?
Una voce di chi è lontano, un'esperienza diversa; ma anche portare un vero amore verso la madre patria, un amore fatto non da vuote parole, da inni cantati, ma dalla lontananza, dal vivere con altra gente di lingua, cultura e tradizioni diverse.
 

Quali sono, secondo lei, i bisogni più urgenti degli italiani all'estero nella circoscrizione che intende rappresentare e che il parlamento dovrebbe affrontare con maggiore urgenza?
I bisogni sono tanti, basta leggere i vari programmi elettorali dove ce ne sono a decine. Per me il primo è far sentire al Parlamento che esiste una vivace rappresentanza degli italiani all'estero, e questo indipendentemente dai partiti. Poi si potrà parlare di pensioni, di presenza attiva consolare, di aiuti per eventuali rimpatri, eccetera eccetera.

Qual è oggi il suo rapporto con l'Italia?
Come quello che può avere un figlio lontano...

 

Berlusconi lascia per protesta lo studio di Rai 3.
Scontro tra Silvio Berlusconi e Lucia Annunziata

durante la registrazione della trasmissione "Mezz'ora".

''Lei mi ha domandato per quale motivo non c'è stato lo sviluppo dell'economia italiana. Se lei non mi fa rispondere io mi alzo e me ne vado...''. Silvio Berlusconi, ospite della trasmissione 'In mezz'ora', ha un duro botta e risposta con la conduttrice Lucia Annunziata che si trasforma in un vero e proprio scontro verso i minuti finali con un finale a sopresa: il premier che lascia gli studi tv dicendo: ''Lei si deve vergognare''. ''Se non mi fa rispondere alla domanda io me ne vado...'', insiste il presidente del Consiglio. Lo interrompe l'Annunziata: ''Lei non può usare simili parole, ritiri questa frase''. Berlusconi non ci sta: ''Lei non può dirmi quello che devo fare, io posso dire quello che voglio. E lei non mi può negare di dire quello che voglio''.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lascia lo studio Rai in cui stava registrando il programma "In mezz'ora". Il premier chiude la registrazione dicendo alla giornalista: "Lei ha dei pregiudizi nei miei confronti, per questo vado via. Dovrebbe provare un po' di vergogna... E poi dicono che la Rai è controllata da me! ". 'In mezz'ora’, il programma di Rai tre di Lucia Annunziata, è andato regolarmente in onda per decisione del direttore del Tg3, Antonio Di Bella, sotto la cui testata è ricondotto il programma in regime di par condicio senza nulla togliere né aggiungere, come fosse in diretta.

Il botta e risposta tra il premier e Lucia Annunziata era cominciato con un breve fuori onda. Un minuto nel corso del quale Berlusconi ha chiesto alla conduttrice di poter parlare del programma del Centrodestra. "Ho poca possibilità di andare in tv - aveva detto il presidente del Consiglio - e i temi di stretta attualità non importano niente per le elezioni". La Annunziata aveva replicato così: "Ma ci sono cose importanti anche nell' attualità...". E il premier di rimando: "Sì, va bene, ma le chiedo di fare una cosa velocissima". Poi è cominciata la registrazione. La prima domanda è stata sulla vicenda Storace. In particolare, la conduttrice aveva chiesto al presidente del Consiglio se temesse brogli elettorali. La risposta è stata affermativa. "Sì, li temo perché rientrano nella storia della sinistra...". Berlusconi aveva quindi difeso l' operato dei servizi segreti e di Nicolò Pollari.

Quindi, la domanda, dalla quale è scaturito l' alterco tra il premier e la conduttrice, sul conflitto di interesse. "Ho lavorato 50 anni per creare le mie aziende che hanno dato lavoro a 56 mila persone - aveva cominciato a rispondere Berlusconi -, e sono in sceso in campo per evitare rischi alla libertà". Ad una domanda sulla "partigianeria" di Mediaset e della Rai, il presidente del Consiglio aveva puntualizzato: "Mediaset non è partigiana. Partigiana è invece la Rai. La terza rete è una macchina da guerra contro il presidente del Consiglio. Raiuno e Raidue sono abbastanza equilibrate. Eppure il mio intervento al congresso degli Stati Uniti non è stato ritenuto abbastanza importante da essere trasmesso in diretta o in differita. Se questo può essere definito un controllo da parte del premier... Il conflitto di interesse invece lo ritroviamo nelle cooperative rosse che con i loro utili, su cui non pagano le tasse, sostengono i partiti rossi, le giunte rosse, mentre i magistrati rossi insabbiano certe inchieste... Il conflitto di interesse è al contrario. La Rai è cresciuta negli ascolti. Se ci fosse stata qualche volontà di ingerenza del presidente del Consiglio, la Rai sarebbe stata più debole".

Lucia Annunziata aveva quindi fatto una domanda su Biagi e Santoro. "Le è convenuto mandarli via?", gli ha chiesto. "Non è vero - aveva risposto - che in Rai è cambiato tutto. C' è una forte presenza della sinistra... La Rai è stata una protesi della sinistra". Per quanto riguarda in particolare Biagi e Santoro, ha poi puntualizzato: "Io non ho attaccato le persone ma i loro comportamenti. In un incontro a porte chiuse con gli imprenditori, in Romania, dissi che avevano fatto un uso criminoso della tv. Durante una fase di campagna elettorale Biagi aveva fatto venire Benigni. Poi c' è stata la storia di Luttazzi. Ma non ho mai detto che dovessero andarsene. Biagi ha poi scelto di essere messo in pensione, con un ricco contratto miliardario. Anche a Santoro è convenuto andarsene perché è stato ricompensato dalla sinistra con un posto al Parlamento europeo". A questo punto Lucia Annunziata lo aveva interrotto dicendogli: "Lei è offensivo". E Berlusconi di rimando: "Sto facendo un' intervista con una giornalista prevenuta nei miei confronti e organica alla sinistra".

Poi una domanda sul fondo di Paolo Mieli. "Mieli - aveva risposto il presidente del Consiglio - mi ha dato ragione. Io venivo attaccato quando dicevo che il Corriere della sera era poco obiettivo.

Quando dicevo che era vicino alla sinistra. D' altra parte, l' 85% della stampa è vicina alla sinistra". Dopo aver fatto queste affermazioni, il premier aveva esclamato: "I poteri forti hanno interesse a farsi proteggere dalla sinistra".

Lucia Annunziata lo aveva quindi interrotto per fargli un' altra domanda. E Berlusconi le aveva risposto visibilmente alterato: "Lei è una violenta e sta cercando di non farmi dire delle cose". ''Lei mi ha domandato per quale motivo non c'è stato lo sviluppo dell'economia italiana. Se lei non mi fa rispondere io mi alzo e me ne vado...''.

La conduttrice aveva replicato così: "Lei sta approfittando della mia buona educazione".

A questo punto il botta e risposta ha cominciato a degenerare in una vera e propria lite: "Mi faccia parlare del programma di governo, le chiedo cortesemente di farmi dire qualcosa di concreto", le aveva risposto il premier, che, dopo una nuova interruzione da parte della conduttrice mentre parlava dei rapporti con la Confindustria, è sbottato: "Lei mi deve fare la cortesia di lasciarmi rispondere, se no mi alzo e me ne vado...". ''Se non mi fa rispondere alla domanda io me ne vado...'', insiste il presidente del Consiglio.
 

Lo interrompe l'Annunziata: ''Lei non può usare simili parole, ritiri questa frase''.
Berlusconi non ci sta: ''Lei non può dirmi quello che devo fare, io posso dire quello che voglio. E lei non mi può negare di dire quello che voglio''. "Lei mi ha fatto delle domande e mi deve lasciar rispondere... Io mi alzo e me ne vado... Lei non decide per me e io non decido per lei... Io sono un liberale... Arrivederci signora".
A questo punto la giornalista insiste: ''La trasmissione è mia e lei deve rispondere alle mie domande...'', replica invitandolo a rimanere. Il leader della Cdl ribatte: ''Io sono un liberale e decido solo per me stesso. Se lei non mi fa parlare io la saluto, complimenti, lei ha illustrato bene come si comporta una persona che ha pregiudizi e che sta a sinistra. Le posso dire una cosa? - aggiunge alzandosi in piedi prima di abbandonare lo studio - deve avere un po' di vergogna per come si è comportata, arrivederla''. Prima di allontanarsi fuori onda si sente il presidente del Consiglio che dice: ''Arrivederci, grazie e poi dicono che la Rai è controllata da me!''.

Lucia Annunziata non ha rispettato la par condicio. Nessun dubbio per Alfredo Meocci, direttore generale della Rai: a suo giudizio, la giornalista ha violato le norme in vigore durante il periodo elettorale, nel corso della ormai famosa puntata di In mezz'ora di domenica scorsa. Quella, per intenderci, in cui il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è alzato ed è andato via durante il programma, dopo un duro scontro con la conduttrice. "Considerato l'andamento della puntata del 12 marzo 2006 della trasmissione In mezz'ora condotta da Lucia Annunziata - ha riferito Meocci, in una nota sul consiglio di amministrazione che si è tenuto oggi - si ravvisa che - per una concomitanza di fattori - non c'è stato l'adeguato rispetto della prescrizione secondo cui dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino a chiusura delle operazioni di voto, nel corso di qualunque trasmissione, è vietato a registi e conduttori manifestare anche in forma indiretta proprie preferenze politiche".

Finalmente si vota. 9 e 10 Aprile.

Il voto all’estero coinvolge poco meno

di quattro milioni di italiani sparsi per il mondo.

di Mauro Montanari.

Il voto all’estero che coinvolge poco meno di quattro milioni di italiani sparsi per il mondo (la maggioranza in Europa) ha avuto una gestazione difficilissima. Non lo voleva nessuno, tranne un testardo, appassionatissimo politico di Brescia, Mirko Tremaglia, ora ministro, che ha speso la vita per raggiungere questo obiettivo. Ora, finalmente, il voto l’abbiamo; il diritto di votare è stato riconosciuto a tutti noi dal parlamento italiano e i problemi sono piuttosto altri: l’Amministrazione, abituata a dormire, fa fatica ad organizzarsi per il lavoro aggiuntivo che il voto comporta. Una serie di impiegati che dovevano essere assunti per questo, sono stati invece allontanati per consentire a gruppi corporativi del Ministero degli Esteri il controllo delle tessere e delle lucrose missioni all’estero.
 

Gli italiani, specie in Germania, non sono abituati a votare, né conoscono -spesso- il valore del voto, e molti osservatori temono che prevarrà la scheda organizzata attraverso enti che hanno lunghe mani sul territorio. Nonostante ciò, il voto all’estero cambierà in meglio la vita di tutti. È necessaria tuttavia una educazione alla democrazia che cominica da ora. Dovere di tutte le persone per bene sarà, quindi, cercare di favorire il voto di opinione: un voto che si basa sulle idee, sui programmi, sui principi e su quelle persone che le idee, i programmi, i principi si incaricano di portali avanti e, se necessario, di imporli alla indifferenza generale. Un compito non facile per i futuri eletti della Circoscrizione Estero, otto dei quali soltanto in Europa.

Mauro Montanari
 

Giuseppe Ceresa,

opinionista politico per il nostro sito,

candidato alla Camera dei Deputati per le elezioni del 9 aprile.
 

La Lega Nord ha presentato la candidatura di Giuseppe Ceresa, nostro collaboratore, alla Camera dei Deputati per la Circoscrizione Estero – Europa. La conferma è arrivata da Mauro Meneghini, responsabile Lega Nord per l’estero e da Gianfranco Salmoiraghi, coordinatore regionale Lega Nord. Giuseppe Ceresa nel presentare la propria candidatura ha sottolineato l’importanza del voto dei 3,5 milioni di Italiani all’estero che grazie alla Casa delle Libertà avranno finalmente una rappresentanza parlamentare. La rappresentanza parlamentare è lo strumento politico per permettere agli Italiani in Germania e nel mondo di ritornare ad essere protagonisti. L’impegno di Ceresa sarà di eliminare l’uso e l’abuso dei finanziamenti pubblici all’estero, ottimizzare le risorse per le rappresentanze diplomatiche, investire in quelle attività e servizi utili allo sviluppo dei nostri connazionali all’estero.
 

Ceresa è nato a Milano il 16 gennaio 1941, sposato. Ha frequentato l’Istituto Tecnico per Ragionieri "Pietro Verri" di Milano e per 3 anni l’Università Cattolica, facoltà Economia e Commercio. Per 2 anni ha fatto esperienza presso l’Ufficio Esteri, Banca Commerciale
Italiana, Milano. Ha lavorato per 5 anni da libero professionista. Da 25 anni in Germania con diverse esperienze in
campo gastronomico. Attualmente pensionato e consulente fiscale. E’ consigliere comunale e capogruppo nel comune di Nieder-Olm (Renania-Palatinato). Membro del Consiglio
degli stranieri del Kreis Mainz-Bingen.
Opinionista politico per il Web italiano
italiamainz.com.

SONO 3.520.809 GLI ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO.

LA DISTRUBUZIONE DEI 18 PARLAMENTARI

NELLE QUATTRO CIRCOSCRIZIONI.

All’Europa spetteranno 6 deputati e 2 senatori.

Sono 3.520.809 gli italiani che vivono all’estero. 91.220 in più rispetto a quelli censiti lo scorso anno. È stato firmato nei giorni scorsi dai Ministri dell’Interno, Pisanu, degli Esteri, Fini, e per gli italiani nel Mondo, Tremaglia, il decreto che stabilisce "il numero dei cittadini italiani residenti nelle singole ripartizioni della circoscrizione estero sulla base dei dati dell’elenco aggiornato riferiti al 31 dicembre". Ma come sono ripartiti? 2.039.149 connazionali vivono in Europa (erano 2.000.650 nel marzo scorso), 885.673 in Sud America (818.481 nel 2005), 403.597 in Nord e Centro America (415.909 nel 2005) e 192.390 in Oceania Africa ed Asia (194.549). In base a questi risultati sono stati divisi i 12 deputati e i 6 senatori che verranno eletti il prossimo aprile.
 

All’Europa spetteranno 6 deputati e 2 senatori, al Sud America 3 deputati e 2 senatori, al Nord e Centro America 2 deputati ed 1 senatore, infine alla ripartizione Asia, Oceania Africa e Antartide, 1 deputato ed 1 senatore.
Oltre a questi connazionali voteranno anche gli italiani residenti temporaneamente all’estero: di questi il personale militare e diplomatico verrà iscritto in appositi elenchi aggiuntivi all’Aire, mentre i docenti universitari e i ricercatori dovranno iscriversi negli schedari appositamente predisposti presso ogni consolato. Quanto al costo delle elezioni, secondo i dati trasmessi oggi dal Viminale, il voto del 9 e 10 aprile costerà allo stato circa 427 milioni di euro. Di questi, circa 42,7 milioni verranno spesi per il voto all’estero.

La Circoscrizione Estero
 

 

 

 

 

La Circoscrizione Estero è suddivisa in 4 ripartizioni geografiche:
 

1. Europa
2. America Meridionale
3. America Settentrionale e Centrale
4. Africa, Asia, Oceania e Antartide

VOTO ALL’ESTERO.

FINO AL 29 MARZO È POSSIBILE REISCRIVERSI

NELLE LISTE ELETTORALI ALL’ESTERO.

Anche chi non è iscritto negli elenchi consolari potrà votare alle prossime elezioni politiche. La legge italiana stabilisce che ha diritto di voto il cittadino che risulti iscritto nelle liste elettorali del suo comune. Per i cittadini all’estero l’iscrizione che dà tale diritto è quella all’Aire. Ora, mentre i cittadini in possesso dei requisiti per l'esercizio del diritto elettorale attivo che sono compresi nell'anagrafe della popolazione residente nel comune o nell'anagrafe degli italiani residenti all'estero sono iscritti d’ufficio, cioè automaticamente, nelle liste elettorali, gli altri possono comunque farne richiesta.
 

Infatti, spiegano dalla Camera, gli elettori residenti all'estero possono chiedere, in qualsiasi momento, di essere iscritti nelle liste elettorali del comune di nascita, inoltrando la loro domanda al sindaco tramite l'ufficio consolare della circoscrizione in cui risiedono. L'accoglimento di tali domande ha come effetto la conseguente iscrizione nell'AIRE del comune di nascita. Anche i cittadini cancellati dalle liste elettorali per irreperibilità possono votare: sia all'estero, presentandosi presso i consolati, sia in Italia, facendone richiesta all'ufficio elettorale del comune di origine entro tempi ben stabiliti. Per votare per la circoscrizione estero il cittadino cancellato dovrà presentarsi in Consolato entro l'11° giorno antecedente la data delle votazioni chiedendo di essere reiscritto nell'AIRE e di esercitare il voto per corrispondenza.
 

Sarà l'ufficio consolare a richiedere, entro 24 ore, al comune che ha effettuato la cancellazione, la dichiarazione che attesta la mancanza di impedimenti al godimento del diritto di elettorato attivo da parte dell'interessato. A questo punto, il comune avrà 24 ore per inviare la dichiarazione al Consolato. In questo modo, gli elettori saranno ammessi al voto: saranno iscritti in un apposito elenco e riceveranno dall'ufficio consolare il plico contenente il certificato, la scheda elettorale, la busta affrancata recante l'indirizzo dell'ufficio consolare e l'ulteriore materiale per l'esercizio del voto per corrispondenza. Se invece si desidera votare in Italia, quindi non per i candidati della circoscrizione estero, si deve presentare la relativa richiesta entro il 10° giorno successivo all'indizione delle votazioni.
 

Qualche commento postumo a cura di Giuseppe Ceresa.
"Par condicio".

Parole latine per significare più chiaramente

che i partiti hanno gli stessi diritti "televisivi".

"Pari condicio". Parole latine per significare più chiaramente che i partiti, in vista delle prossime elezioni, nel rispetto delle proprie forze, hanno gli stessi diritti "televisivi". C'è una commissione di controllo. E’ come essere dal farmacista con la bilancina. Guai dare a chicchessia un grammo, o un minuto, in più del dovuto. Ciò esiste anche in altri paesi, ma così astiosamente, irosamente, polemicamente come in Italia non esistono riscontri nel mondo
 

Il Presidente della Repubblica, Azeglio Ciampi, ha più volte richiamato i politici nostrani invitandoli a calmare i toni polemici, invitandoli a dedicare più tempo alla stesura dei programmi futuri che non alle "parate"televisive. Ma i nostri politici ignorano tutto questo, e fanno a gara per partecipare a "Porta a Porta", a "Uno mattina", a "Ballarò", eccetera, eccetera. Fanno concorrenza ai divi televisivi nella convinzione che più sono televisti, più ricevono consensi negli strati degli elettori indecisi. Non pensano che si possa creare un problema di rigetto: è come un programma televisivo stracolmo di spot pubblicitari,, che, troppi, alla fine, col lungo andare, rompono…
 

Unipol: puntualmente si presenta in

Italia uno scandalo politico finanziario.
di Giuseppe Ceresa

Unipol: tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino (più corretto sarebbe dire lo zampone!).
Come cose vecchie, trite e ritrite, puntualmente si presenta in Italia uno scandalo politico finanziario. Una decina di anni fa ci fu lo scandalo delle cosiddette "mani pulite", scandalo che travolse governo e partiti. Sparì la Democrazia Cristiana, sparì il Partito Socialista Italiano, Bettino Craxi dovette fuggire in Tunisia, dove poi morì. Ed ora Fassino e compagni, telefonano, consigliano e, forse, incassano contributi. Offerte in cambio di mal celate collaborazioni. Naturalmente la sinistra nega, la destra attacca.
 

Si ripete sempre la stessa storia, la politica, il potere portano contatti, conoscenze e, di conseguenza, un gonfiore al proprio portafoglio. Nel gioco Unipol-Generali, tendente ad aumentare il loro potere finanziario, i DS non si sono limitati a fare da spettatori, ma hanno telefonato qui, telefonato là, visto quelli, incontrato questi, pranzato con tanti...Il tutto non è ancora ben chiaro, la magistratura indaga. Certo val la pena ricordare una frase che, ai primi anni del novecento, disse ai socialisti, durante le trattative per formare un governo di coalizione, l’allora Cancelliere tedesco Metternich: “Io e l’imperatore abbiamo i soldi; vogliamo solo il potere. Voi non avete i soldi, perciò volete potere e soldi!".
Giuseppe Ceresa

Anche l’UDEUR di Mastella alla caccia di voti in Germania.

Riunito il Dipartimento per gli Italiani all'Estero,

 in vista del voto del 9 aprile 2006.

Si è riunita la Direzione del Dipartimento per gli italiani all'estero dell'Udeur alla presenza di Clemente Mastella e del Coordinatore Nicodemo Filippelli. Hanno partecipato alla riunione Gianfranco Carlino, Egidio Cristofalo, Luca Deiana, Corrado Giardina, Sergio Grissini, Roberto Lanza, Rosa Mastrosimone, Gian Luigi Santillo, Daniela Silvestri, Lorenzo Tricoli e Antonio Zagaroli. Dopo aver sottolineato la fondamentale importanza del voto dei concittadini residenti all'estero, che finalmente hanno potuto riacquisire anche un legame politico con l'Italia, si è passati a fissare gli obiettivi prioritari in vista dell'avvio della campagna elettorale.

Si è rilevata la necessità di continuare a mobilitare i circoli meridionali presenti in ogni Paese del mondo al fine di veicolare il messaggio politico di Mastella. E' inoltre importante organizzare al più presto incontri con le comunità italiane nel mondo, per conoscere le loro esigenze, spiegare loro la giustezza della decisione dell'Udeur, di presentare proprie liste e radicare la presenza del Partito sul territorio. Nell'immediato si è provveduto a determinare i criteri per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione dei candidati dell'Udeur nelle varie Circoscrizioni Estero.

A tal fine si è deciso inoltre di assistere da vicino i candidati e seguirli negli adempimenti relativi alla presentazione delle liste. Successivamente è stato affrontato il problema dell'incompletezza delle liste AIRE relative agli aventi diritto al voto e della scarsa informazione, presso i nostri connazionali all'estero, circa il loro diritto di voto. Per affrontare questi problemi si è deciso di sensibilizzare il Governo ad affrontare con rapidità questi argomenti, che pregiudicano e inficiano la conquista del voto da parte dei nostri emigrati.

L'Udeur si impegnerà inoltre ad inviare il proprio quotidiano "Il Campanile" presso le comunità sparse nel mondo. La riunione si è conclusa con una dichiarazione di Mastella: "Tutto il Partito è mobilitato perché gli emigrati, che costituiscono per noi una risorsa preziosa, non vengano strumentalizzati ed abbiano la giusta rappresentanza".

9 aprile 2006: elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano.

DIRITTO DI VOTO PER CORRISPONDENZA

AI CITTADINI ITALIANI RESIDENTI IN GERMANIA.

Nella primavera del 2006 si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano, che vedranno coinvolti anche i cittadini italiani residenti all’estero, chiamati ad eleggere i propri rappresentanti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, votando per i candidati che si presentano nella Circoscrizione estero.
Si ricorda che il VOTO è un DIRITTO tutelato dalla Costituzione Italiana e che, in base alla Legge 27 dicembre 2001, n.459, i cittadini italiani residenti all’estero, iscritti nelle liste elettorali della circoscrizione estero, possono VOTARE PER POSTA:

A tal fine, si raccomanda quindi di controllare e regolarizzare la propria situazione anagrafica e di indirizzo presso il proprio consolato.
E’ POSSIBILE IN ALTERNATIVA SCEGLIERE DI VOTARE IN ITALIA PRESSO IL PROPRIO COMUNE, comunicando per iscritto la propria scelta (OPZIONE) al Consolato entro i termini di legge. La scelta (opzione) di votare in Italia vale solo per una consultazione elettorale. Chi desidera votare in Italia in occasione delle prossime elezioni politiche del 2006, deve inviare per posta o consegnare a mano al proprio Consolato, l’opzione ENTRO IL 31 DICEMBRE 2005, anno precedente quello previsto per la scadenza naturale della legislatura (maggio 2006).
 

In caso di scioglimento anticipato delle Camere, l’opzione può essere inviata o consegnata a mano entro il 10° giorno successivo alla indizione delle votazioni. In entrambi i casi l’opzione DEVE PERVENIRE all’Ufficio consolare NON OLTRE I DIECI GIORNI SUCCESSIVI A QUELLO DELL’INDIZIONE DELLE VOTAZIONI. Tale comunicazione può essere scritta su carta semplice e -per essere valida- deve contenere nome, cognome, data, luogo di nascita, luogo di residenza e firma dell’elettore. Per tale comunicazione si può anche utilizzare l’apposito modulo disponibile presso il Consolato, i Patronati, le associazioni, il COMITES oppure scaricabile dal sito web del Ministero degli Esteri (www.esteri.it) o da quello del proprio Ufficio consolare.
 

Sarà cura degli elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare. Sarà cura degli elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare.
Gli elettori che scelgono di votare in Italia in occasione delle prossime elezioni politiche, ricevono dai rispettivi Comuni italiani la cartolina-avviso per votare -presso i seggi elettorali in Italia - per i candidati nelle circoscrizioni nazionali e non per quelli della Circoscrizione Estero.

Se si sceglie di rientrare in Italia per votare, la Legge NON prevede alcun tipo di rimborso per le spese di viaggio sostenute, ma solo agevolazioni tariffarie all’interno del territorio italiano. La scelta di votare in Italia può essere successivamente REVOCATA con una comunicazione scritta da inviare o consegnare all’Ufficio consolare con le stesse modalità ed entro gli stessi termini previsti per l’esercizio dell’opzione.

L’UFFICIO CONSOLARE E’ A DISPOSIZIONE PER OGNI ULTERIORE CHIARIMENTO
 

Di Pietro, Italia dei Valori, lancia in Germania,

per le elezioni politiche 2006,

la candidatura di Tommaso Conte.

In vista delle elezioni politiche del 9 aprile 2006 i partiti politici del centro sinistra già si preparano ad approntare le liste per gli italiani residenti all’estero, che saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. L’Italia dei Valori si presenterà all’estero sotto l’insegna dell’Unione. Per l’Europa l’intero centro sinistra sta valutando la possibilità di presentarsi in modo autonomo, l’Italia dei Valori ovviamente ha preparato già la sua squadra per presentarsi in Germania con il proprio simbolo. Di Pietro:” Nel caso, però, l’Unione dovesse richiederci di fare una squadra unitaria noi siamo disponibili anche a questo.”.

Abbiamo già la nostra squadra disponibile per presentarci alle elezioni. Ribadisco quindi che la inseriremo all’interno dell’Unione o la presenteremo con il nostro simbolo a secondo di quale opportunità migliore ci viene consigliata dalla coalizione.

Qualche nome dei candidati? I nostri nominativi verranno presi all’interno del Cgie, all’interno delle personalità che hanno un riferimento territoriale attraverso l’associazionismo, quindi nessun nome particolare se non a cominciare da quello del nostro coordinatore per i rapporti con l’estero, che è Massimo Bernacconi di Praga.
 

I candidati in Germania? Di Pietro:” In Germania noi abbiamo diverse opzioni, sicuramente avremo delle candidature a Stoccarda, riteniamo che sia importante quella piazza. I nostri candidati a Stoccarda saranno ricercati all’interno del Cgie. Abbiamo rimesso in mano alle associazioni regionali e ai Comites l’individuazione del loro candidato. Proprio per la città di Stoccarda, circola il nome del Consigliere CGIE Tommaso Conte. Conte è uno dei possibili candidati. Uno dei candidati dell’Unione, non il nostro candidato perché lui non è iscritto ad Italia dei Valori. Se però l’Unione ci chiede di farci carico di questa candidatura noi responsabilmente ce ne faremo carico”.
 

Il giorno dopo le primarie il centrosinistra si ritrova a fare i conti.

Larga affermazione di Romano Prodi.

Il giorno dopo le primarie il centrosinistra si ritrova a fare i conti. I conti con i quattro milioni e mezzo di elettori che si sono recati alle urne per "scegliere" il candidato dell'Unione alle prossime elezioni. I conti delle preferenze espresse che vedono una larga affermazione di Romano Prodi, con Bertinotti di rincorsa e con una buona percentuale, Mastella e Pecoraro Scanio galleggiano, mentre affondano i disobbedienti e i "senza volto".
 

Dal centrodestra arrivano, come nei giorni scorsi, battute da caserma, punzecchiature e si irride a uno strumento democratico che permette di esprimere il proprio pensiero, com'è il voto. D'altronde nella Casa delle Libertà si assiste ai giochini di posizione di Follini e Casini che cercano visibilità schiacciati dalla figura e dal peso economico, finanziari, mediatico di Berlusconi che ha imposto la sua candidatura sempre e comunque.
 

Il giorno dopo le primarie dell'Unione è un giorno su cui pesa un omicidio. Quello di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale calabrese ed esponente di spicco della Margherita. Un omicidio di mafia, perchè la 'ndrangheta calabrese è mafia. Un omicidio nel più classico stile mafioso che suona come un avvertimento forte, a fare i conti con chi, sul territorio comanda, e vale a dire la criminalità organizzata.
 

L'omicidio avviene a Locri, terra dove lo Stato non esiste da anni, e nei giorni successivi all'approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. I risultati delle primarie vedono quindi un'anima rossa e un'anima nera. Un'anima, quella rossa, rappresentata da Bertinotti che diventa l'ala più a sinistra dello schieramento ma che ha il dovere di passare dalle parole ai fatti, iniziando a prendersi responsabilità di governo e compattando un partito, come Rifondazione con molte anime, forse troppe.

Un'anima, quella nera,rappresentata dalle molte contraddizioni che nel centrosinistra ci sono e ci auguriamo non ci saranno più. Ora è il momento dei bilanci all'interno del centrosinistra. Ci saranno analisi, incontri, distinguo. Vogliamo pensare che quei quattro milioni e mezzo d'italiani che hanno votato abbiano voluto dare un segnale forte.
 

Ma non solo, o unicamente, a Berlusconi e ai suoi alleati dimostrando la voglia di partecipare, ma sopratutto ai vari leader del centrosinistra, compreso Romano Prodi. Perchè sono loro che in questo momento devono ascoltare la legittima richiesta di chi è stanco di politica gridata, polemica e dove gli interessi di parte o di partito sono prioritari rispetto ai reali bisogni dei cittadini.
 

Ci auguriamo che da oggi, passata la sbornia elettorale e propagandistica, s'inizi una vera e reale stagione politica. Una politica che si occupi davvero di dare risposte, di costruire un domani migliore, una società veramente equa e solidale. Una politica che torni ad essere partecipazione attiva e non delega in bianco, che i partiti non siano più centri di potere e di poltrone ma strumento di rappresentanza vera, concreta.

Che si torni nelle strade, nelle piazze, tra le persone, nel quotidiano e che non si faccia politica mediatica nei salotti di Vespa o Costanzo. La scommessa che il centrosinistra ha davanti e che deve vincere, è quella di tornare alle radici di una democrazia, all'utilità del confronto, del dibattito, delle scelte condivise. L'augurio è che questo avvenga perchè l'alternativa è più nera di quello che appare.

Silvio Berlusconi dovrebbe dire no alle primarie del centrodestra.

Perché il capo deve dire di no? Perché la destra vuole un capo.

Silvio Berlusconi dovrebbe farsi una risata, dire no alle primarie del centrodestra e chiudere per sempre l'argomento. A destra si rideva, fino a una manciata di giorni fa, delle primarie a sinistra: fintodemocratiche, con ognuno dei candidati che vuole rosicchiare l'inevitabile vittoria di Prodi e in sostanza togliergli potere e credibilità fin dall'inizio, fin dall'interno. Metti che Bertinotti raggiunga un 15 per cento, e sai quanto si sente in diritto di chiedere e trattare, dentro l'Unione. Disunendola. E così tutti gli altri candidati, da Di Pietro in su. A destra sarà la stessa cosa. Di Pier Ferdinando Casini sappiamo - anche da prima che ce lo dicesse - che vuole formare un polo di centro democristiano. Ha i suoi sondaggi, si piace, piace e infatti potrà tranquillamente ricevere almeno il doppio delle preferenze dell'Udc.
 

Dovendo battere questo post-democristiano, Fini ha già da tempo iniziato un rapido corso e percorso di laicismo: che dispiacerà a una parte di An, ma gli procurerà gli scontenti di Forza Italia. Aggiungici che in tutti i sondaggi appare come il più fascinoso dei leader, può arrivare al 25 per cento. Con la speranza che Bossi abbia il buonsenso di starsene fuori, finisce che Berlusconi stravince con il 60 per cento e passa dei voti. Una stravittoria di strapirro. Berlusconi è stato il capo del Polo prima ancora della nascita del Polo, fin dalla sua «discesa in campo». Ha guidato per quattro anni questo governo, essendo al 100 per 100 leader del Polo. Adesso, a pochi mesi dalle elezioni politiche - quelle vere, e difficilissime - gli si vuole far sapere che è un comandante dimezzato e che dovrà sempre fare i conti, e le discussioni, e i dibattiti con dei vicecomandanti. È da qui che si parte per costruire il partito unico della destra?
 

La strada conduce piuttosto a ripetere la situazione fragile e ballerina che c'è dall'altra parte. Rutelli che si confronta con Bertinotti che si dissocia da Fassino che critica Prodi.
Signor Berlusconi. La destra di tutti i giorni (il suo elettorato) queste primarie non le vuole, non ci ha mai pensato, le sembrano energia e tempo persi. Che vuole la destra? Vuole un Capo. Qualcuno di cui si fida, che abbia tutta l'autorevolezza del Capo, e che quindi voglia e possa decidere senza tanti compromessi, trattative, accordi, mediazioni. (Sapendo che, nel caso scontenti, si comporti male o non sappia fare, in Italia c'è la tendenza ad appenderlo per i piedi, oggi metaforicamente, s'intende).
La mia è una proposta di Uomo Forte o di Dittatura?
 

Macché, mi fa orrore solo a pensarci. Ma se c'è un Polo, non può essere come quei regni in cui i feudatari a mano a mano erodevano poteri al re, fino a distruggere lo Stato. (Il governo, nel caso nostro). Più che indebolire lei, signor Berlusconi, le primarie indeboliscono la destra, sempre più disunita, e preparano una prossima legislatura di maggiore disunione. Saranno tanti voti persi, quelli di chi è disposto a dimenticare le baruffe e le penose crisi interne avvenute finora.
Le impedisca e basta queste cavalditroiesche primarie, caro Berlusconi. Faccia il Capo al 100 per 100, dica NO e basta. Non occorreranno spiegazioni. O se vuole bastano le mie, che le regalo.

Nuova legge elettorale in Italia.

Si torna al proporzionale con sbarramento.

Come funziona?

La Casa delle libertà torna al proporzionale, con premio di maggioranza e sbarramento al 4 per cento. C’è la preferenza, non l’indicazione del premier. L’Unione compatta nell’ostruzionismo totale. Udc soddisfatta, imbarazzi nel Polo L’emendamento della maggioranza alla bozza Bruno sulla legge elettorale, presentato in Commissione Affari costituzionali della Camera dal ministro per le Riforme Roberto Calderoli, prevede la ripartizione dei seggi per la Camera dei deputati con metodo proporzionale, attribuzione di premio di maggioranza e sbarramento del 4 per cento. Non si prevede indicazione del premier; i partiti o i gruppi politici organizzati sono collegati alle liste a loro volta raccolte in coalizioni.
 

Scompaiono i collegi uninominali, ma l’elettore potrà esprimere una preferenza. Con il voto di preferenza saranno però eletti solo la metà dei deputati, gli altri otterranno il seggio perché presenti in una lista di partito bloccata. Nel dettaglio: dopo il voto si fa una prima attribuzione dei seggi nell’ambito delle liste che hanno superato la soglia del 4 per cento. Se i partiti della coalizione, quelli cioè che hanno “dichiarato” il collegamento, ottengono complessivamente 340 o più seggi (340 seggi sono pari al 55 per cento circa del totale) si procede alla suddivisione dei seggi su base proporzionale (avendo già ottenuto la maggioranza, non si ottiene il premio).
 

Se la coalizione non ottiene almeno 340 seggi scatta il premio di maggioranza, vengono cioè assegnati “in più” i seggi che mancano per raggiungerla. Poi si passa alla ripartizione proporzionale. La distribuzione dei seggi avviene su base circoscrizionale. La maggioranza ha avanzato la sua proposta choc, poi ha scelto un profilo basso, commenti cauti, parole sfumate. Mentre intorno l’Unione ha subito cominciato a innalzare la barricate. La reazione del centrosinistra alla proposta è stata durissima. Immediato l’abbandono dell’aula di Montecitorio, dove ieri si discuteva di Europa, con relativa mancanza di numero legale. “Abbiamo già cominciato ad adottare alcune misure”, faceva notare Luciano Violante.

E Pier Ferdinando Casini, ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull’accordo raggiunto nel centrodestra, faceva notare: “Se ci sono i parlamentari si può fare” – ed esattamente i parlamentari scarseggiavano ieri. Si notavano due cose, nei corridoi del Parlamento, che proprio perché contrastanti molto risaltavano: la cautela impacciata dei dirigenti del centrodestra, la furia del centrosinistra. “Hanno passato il Rubicone, e adesso si guardano intorno”, diceva il diessino Peppino Caldarola. Insomma, indietro non si torna, ma non si sa esattamente come andare avanti. C’è la difesa, quasi d’ufficio, dei dirigenti di FI. Elio Vito: “Antidemocratico il blocco del Parlamento minacciato dall’opposizione”.
 

E il ministro leghista Roberto Calderoli: “Avevamo chiesto garanzie che se si fosse scelto il proporzionale, si sarebbe mantenuta la logica bipolare e questo mi sembra che avvenga”. Molta più effervescenza negli altri due partiti della maggioranza. Da un lato l’Udc di Marco Follini “confermiamo la nostra disponibilità a confrontarci con l’opposizione”, e “le intimidazioni dell’Unione non impediranno il tentativo di trovare in aula un’intesa più larga”. Perché, come annuncia Luca Volonté, “l’emendamento non è bloccato”. Niente battaglia a muso duro, quindi, nessuno scontro frontale. Poi c’è An. Nel partito di Fini, ieri era difficile nascondere il disagio. Senza contare l’imbarazzo per un partito che del maggioritario aveva fatto una bandiera.
 

Fini ha deciso di correre ai ripari: per oggi, riunione dell’esecutivo nazionale. “E’ un macello, difficilmente si andrà da qualche parte”, mormoravano in serata ai piani alti del partito del vicepremier. Sull’altro fronte, dichiarazioni di guerra totale. Oggi con Prodi si riuniranno tutti i parlamentari del centrosinistra, per mettere a punto “una strategia di ostruzionismo a tappeto”, assicurano i partiti dell’opposizione, compatti dall’Udeur a Bertinotti. Anticipa il capogruppo dei Ds al Senato, Gavino Angius: “Ci sarà un ostruzionismo totale dei lavori parlamentari, fino alla paralisi”. Taglia corto il segretario dei Ds (che hanno definito l’emendamento “una truffa irricevibile”), Piero Fassino: “Non c’è nessuna possibilità di discussione”.
 

E Prodi: “E’ uno stravolgimento delle leggi democratiche. Cambiare la legge elettorale a poco più di sei mesi dalle elezioni è qualcosa di indegno”. Tra i diessini, c’era già chi faceva i conti: “Prima delle elezioni, sono rimasti solo 35 giorni di sedute. E a meno che l’emendamento non sia blindatissimo al millimetro, questi non vanno da nessuna parte”. Ma l’emendamento, avverte l’Udc, non è blindato, mentre l’ostruzionismo è già assicurato. Così, ancora in tarda sera, né gli indignati dell’Unione né i proponenti del centrodestra se la sentivano di scommettere qualcosa sulla sua approvazione. Per i due fronti compatti, un po’ una parodia e un po’ un anticipo dello scontro elettorale.

La nuova legge elettorale in Italia.

DAL MAGGIORITARIO AL MINORITARIO.

Il proporzionale per la sinistra è un vero colpo di stato.

Per Prodi, dunque, «è in gioco la democrazia». Per l'Unità, senza mezzi termini, si tratta di «un golpe». «Non resteremo a guardare», dice il quotidiano comunista chiamando alle armi i lettori. Ora e sempre resistenza, è ovvio, contro l'avanzata della prima dittatura mondiale basata sul sistema proporzionale. Vi sembra strano? Macché. Vengono travolte «regole e istituzioni», sentenzia il direttore di Repubblica che scende personalmente in campo. È necessario, si capisce. Perché molti parlano di truffa, qualcuno di atto di prepotenza o furto, altri addirittura di «manovra banditesca», ma Achille Occhetto non ha dubbi: «È un vero e proprio colpo di Stato». E noi che pensavamo al proporzionale come il sistema che eleggeva Fanfani e Rumor. Macché: non ce ne siamo accorti, ma dev'essere roba da Pinochet.
 

Uno strumento tecnico per contare i voti nell'urna è diventato di colpo un attacco profondo alla vita democratica del Paese, l'anticamera del macello istituzionale, l'antipasto di un impensabile totalitarismo basato (non si sa come) su premi di maggioranza, scorpori e sbarramento al quattro per cento. E il senso della misura? Esaurito da tempo. Ma sì, dai: come può arrivare la dittatura attraverso il proporzionale? Siamo seri: si può discutere di eleganza, convenienza, bon ton. Si può essere in disaccordo con i contenuti della legge e con l'opportunità di abbandonare un sistema elettorale come quello maggioritario che ci ha garantito dieci anni di certezze post-voto e di chiara alternanza. Ma come si fa a parlare di golpe?
 

E soprattutto come si fa, in nome della democrazia, a bloccare la vita democratica del Paese? Fino a prova contraria, infatti, la nuova legge elettorale è stata proposta e verrà discussa, secondo le regole canoniche. Se avrà i voti sufficienti sarà applicata, se non avrà i voti sufficienti verrà respinta. In entrambi i casi, possiamo stare tranquilli, non ci saranno terremoti per il nostro Paese che ha sopportato brillantemente sia cinquant'anni di proporzionale sia dieci anni di maggioritario, sperimentando pregi e difetti di entrambi. Fra l'altro, a proposito di pregi, se il proporzionale ne ha uno è proprio quello di fotografare meglio la realtà, cioè di distribuire seggi in modo più equo rispetto ai voti effettivamente ottenuti. Come si fa allora a sostenere che (cito testualmente Repubblica) con questo sistema elettorale «chi ha meno voti avrà più seggi»?

Come si può vendere il mite e vecchio proporzionale come un pericoloso sistema capace di far vincere alle prossime elezioni chi altrimenti avrebbe perso? A parte il fatto che se sono davvero convinti di avere grandi margini di vantaggio, come dicono gli esponenti del centrosinistra, non si capisce di che cosa si preoccupino. A parte questo, dicevamo, se c'è un sistema che regala molta rappresentatività (in cambio di poca governabilità) è proprio il proporzionale. Per questo anche molti partiti del centrosinistra l'hanno sempre sostenuto. E non è un caso se persino ieri il manifesto era costretto a definirlo «il sistema di per sé più pulito e democratico». Addirittura. Non sono convinto che il proporzionale sia davvero il sistema «più pulito e più democratico».
 

Non sono convinto, soprattutto, che sia il sistema migliore. Anzi. Così come restano evidenti dubbi sull'eleganza temporale del cambiamento. Ma non c'è bisogno di Lina Sotis per capire la differenza che passa tra il bon ton e il golpe. E magari per rendersi conto di aver esagerato un po' con le parole. Volete fare una prova? Immaginate un marziano che arriva oggi in Italia. E ditegli: «C'è un tale che vuole cambiare la legge elettorale e c'è un altro che, per impedirglielo, blocca il Parlamento. Secondo te chi è più pericoloso per la democrazia?». Secondo voi il marziano che cosa risponde? Ecco, bravi, avete indovinato.
 

La nuova legge elettorale.

Centrodestra/Per fare un golpe ci vorrebbero le truppe.

Si obietta che la riforma elettorale del centrodestra serve a salvare il centrodestra da una sconfitta certa, o da una sconfitta netta. È certamente così, ma non è una gran notizia. La politica è potere, e in genere chi ha il potere tende a conservarlo. Fino al cambiamento in corsa delle regole del gioco? Bè, ci sono precedenti illustri. Lo fece Mitterrand nel 1985, un anno prima delle elezioni introdusse il proporzionale, fece un favore a Le Pen, limitò la vittoria di Chirac, e poi lo sconfisse alle presidenziali. Questo argomento «di parte» va bene per convincere gli elettori di Prodi, ma avrebbe meno successo presso gli elettori di Berlusconi. Tra l’altro, restiamo del parere che il centrosinistra, nelle condizioni politiche attuali, vincerebbe anche col proporzionale.
 

C’è invece un argomento che va bene per tutti, ed è quello che deve usare chi non si chiede sempre a chi giova un provvedimento, ma che cosa giova al paese. E l’argomento critico più forte contro la riforma elettorale proposta dal centrodestra, che può cioè convincere anche gli elettori di quello schieramento, è che contraddice la riforma costituzionale che proprio il centrodestra ha portato alle camere, tesa a rafforzare la stabilità di governo e il rapporto che lega la maggioranza uscita dalle urne al premier che l’ha guidata nelle elezioni. Il proporzionale con premio di maggioranza e sbarramento per i piccoli è perfettamente in grado di garantire la governabilità. Ci riesce benissimo (quasi sempre) in Germania, per esempio.
 

Ma lì il cancelliere comanda la sua maggioranza e ha i poteri per farlo, il parlamento non può sfiduciarlo senza votare contemporaneamente la fiducia a un governo alternativo e, come si è visto di recente, il premier ha sempre l’arma dello scioglimento della legislatura. Questo in Italia, almeno nella prossima legislatura, non c’è; e se vince l’Unione non ci sarà mai. Di conseguenza, se passasse la nuova legge elettorale, avremmo un premier debole e un governo più esposto alla dialettica parlamentare. Curiosamente, proprio ciò che il centrosinistra ha auspicato opponendosi alla riforma costituzionale del centrodestra. La circostanza non è sfuggita a Gianfranco Fini, che ieri ha dato un netto stop al progetto di riforma, forse segnandone la morte prematura.
 

Fini dice infatti che An non voterà il proporzionale se prima le camere non approvano definitivamente la riforma costituzionale che introduce le norme antiribaltone. E’ evidente che cosa teme il leader della destra. Teme che la combinazione del nuovo sistema elettorale con il vecchio sistema costituzionale determini una situazione in cui, di nuovo, i partiti decidono dopo le elezioni, e non prima, chi deve governare. In questo caso, i voti di An peserebbero la metà di quanto pesano ora. Sospettiamo inoltre che perfino l’Udc, da più parti indicata come il motore primo del tentativo proporzionalista, abbia qualcosa da perdere se il suo sogno si avvera. Regalandole (o fingendo di regalarle) il proporzionale, Berlusconi intende infatti depotenziare la richiesta di cambio di premiership.
 

Follini, che ha chiesto per un anno la discontinuità, che si propone agli elettori moderatori come il superatore di Berlusconi verso un nuovo centrodestra, rischierebbe così di passare per il salvatore di Berlusconi, colui che ne ha garantito la continuità al potere. Restiamo quindi del nostro parere: con questa maggioranza e con questo parlamento, la riforma elettorale rischia di fare la fine delle dimissioni di Fazio. Nemmeno il collante della conservazione del potere sembra più in grado di garantire l’unità e la determinazione di questa maggioranza, perché ormai le sue componenti hanno prospettive talmente diverse che il potere dell’uno non è il potere dell’altro. L’Unione grida al golpe. Ma per fare un golpe ci vuole un generale e delle truppe. Il centrodestra, al momento, non dispone né dell’uno né delle altre.

Dopo il voto per i Referendum,

elezioni politiche 2006 da non perdere.

Saranno ancora utili poi i Comites?

Dopo il voto per i Referendum, al quale hanno partecipato oltre il 20% dei residenti all’estero ( in Italia hanno votato appena il 25% degli aventi diritto) nel maggio/giugno 2006 torneremo a votare per il nuovo governo e per 18 parlamentari residenti all’estero. Il Ministro degli italiani all’estero, Mirko Tremaglia, ha lanciato l’idea della lista unica: buttiamo tutti in un pentolone. E’ attuabile il pensiero di Tremaglia sulla lista unica degli Italiani all’estero? E i Comites? Saranno, dopo, ancora utili? L’utilità dei Comites, mancanti dei mezzi finanziari sufficienti a svolgere le loro funzioni, che hanno fino ad ora avuto compiti alquanto indefiniti, è per lo meno equivoca e, spesso purtroppo, farraginosa, assai poco servente agli interessi di dette Comunità, a causa dell’estrema politicizzazione dei Comites stessi. Politicizzazione che spesso, in alcune località, è servita solo a dividere, ove ce ne fosse bisogno, le comunità italiane.
 

Con l’avvento dei menzionati 18 parlamentari, sia la funzione sia l’utilità dei Comites si riduce a zero: costo complessivo ingente, finanziamento assolutamente insufficiente, minima possibilità di funzionamento. L’idea di Tremaglia, concernente la lista unica da sottoporre agli Italiani all’estero nelle prossime votazioni, prescinde dai partiti che esprimono diverse ideologie e una visione della nostra società assolutamente diversa fra chi è per il liberismo e chi per lo statalismo o comunismo. Costituire un partito degli Italiani all’estero, oltre a rappresentare una violazione del diritto di scelta che qualsiasi cittadino ha, ridurrebbe il gruppo parlamentare così eletto ad una rappresentanza debole, senza peso politico alcuno, isolata ed inascoltata dal resto del Parlamento.
 

Ridurrebbe il gruppo così piccolo ed ininfluente ad una forza parlamentare che non ha alcuna possibilità di fare sentire la propria voce fra i grossi partiti di destra, centro o sinistra che siano. Suvvia… come si può chiedere di dare il voto ad un gruppo parlamentare di una lista unica che poi, contrariamente al pensiero di chi l’ha votato, si schierasse a destra, centro o sinistra? In altre parole, chi non è di sinistra perché dovrebbe votare un uomo di sinistra, di cui non condivide il pensiero morale, etico, sociale, politico. Il voto è espressione di libertà di pensiero e va dato a chi riflette il proprio pensiero e promette di agire in coerenza alle proprie idee morali, etiche, sociali.
 

Incontro dei membri dell'Unione Democratici Cristiani

e Democratici di Centro (UDC) Nordreno Vestfalia – Mönchengladbach.
di Maria Venera Russo.

Il 26 febbraio u. s., su invito del vicepresidente Salvatore Russo, si sono riuniti a Mönchengladbach i membri dell’UDC- NRW. All’incontro era presente il Dottor Guenter Krings, membro del Bundestag, per il gruppo della CDU tedesca.

Temi trattati:

1. partecipazione degli italiani alla vita politica locale e italiana;
2. donne, giovani generazioni e pari opportunità;
3. processi di integrazione;
4. scuola e formazione;


Punto 1:
È stato fatto un quadro della realtà esistente nelle varie città del Nordreno- Vestfalia.

Il numero di italiani eletti nei consigli comunali locali è rimasto pressoché invariato ed è ancora molto basso.

Per quanto riguarda i consigli d’integrazione – Integrationsrat – nei comuni più importanti come Colonia, il numero degli eletti è aumentato.

Si fa notare che la partecipazione al voto degli italiani, nel corso delle trascorse tornate elettorali, avrebbe potuto essere più elevata se l’informazione ed i certificati elettorali avessero raggiunto tutti i potenziali elettori residenti nella regione Nordreno- Vestfalia (analoghi problemi si sono verificati anche nel resto della Germania e negli altri continenti).

A tale proposito i politici dovrebbero seguire meglio l’utilizzo dei fondi destinati alla bonifica ed all’aggiornamento delle Anagrafi consolari (non tramite i responsabili della Pubblica Amministrazione, bensì contattando persone informate dei fatti).
 

Punto 2:
Si è constatato che alle ultime elezioni del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) del 2004, per la Germania non è stata eletta nessuna donna ed il numero già esiguo di elette a livello mondiale, è ulteriormente diminuito.

La donna – se pur più emancipata rispetto a prima – è spesso soggetta a fenomeni naturali, che le impediscono una maggiore partecipazione alla vita politica e sociale.

Anche il numero dei giovani nel sociale è ancora molto basso.

Per incoraggiare una maggiore partecipazione di queste due categorie, una soluzione potrebbe essere rappresentata dalla riserva di quote che garantiscano una presenza adeguata di donne e giovani all’interno degli organismi elettivi, sia italiani che locali.

Punti 3 e 4:
Il problema dell’integrazione è stato collegato al problema della scuola e formazione che in questo processo sono veicolari.

Dall’interesse suscitato dall’importanza di queste tematiche si è deciso di indire, dopo le elezioni regionali nel Nordreno-Westfalia, una riunione ad hoc, invitando anche esperti del settore.

Punto 5:
I membri dell’UDC si rammaricano per l’assenza di interesse dimostrato finora dai responsabili del partito in Italia, in contrapposizione all’interesse dimostrato dagli esponenti locali, e confidano in un sostegno futuro, indispensabile soprattutto in vista delle imminenti elezioni politiche.
 

Se votano in pochi vincono le sinistre,