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Referendum sulle modifiche costituzionali: già iniziato all'estero, alle porte in Italia.
Si voterà domenica e lunedì, 25 e
26 giugno. |
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Referendum sulle modifiche
costituzionali: già iniziato all'estero, alle porte in Italia. |
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Votare quindi SI alla
riforma costituzionale è la mossa giusta per dare al Paese quel
rinnovamento costituzionale che aspetta ormai da troppo tempo. La
sinistra dice no a tutto questo: "in primis" perchè questa riforma è
stata votata sotto il governo Berlusconi. Tutto quello che risale a
quei"nefasti tempi", uguale di cosa si tratti, va distrutto. I risultati
si stanno già vedendo anche nelle piccolezze. In quei ormai"remoti"
tempi la RAI a noi residenti all'estero qualcosa di Sport lo faceva
vedere, c’era il Ministro degli Italiani all'estero che si dava da fare:
ora nulla, zero!. E questo grazie a quei nostri connazionali che ora
piangono, ma che allora hanno votato per la lista di Prodi. "Danke", "merci",
"Thankyou", grazie. Ma ora diamo tutti insieme, con un bel SI, una bella
risposta negativa a quei buffoni, che ora stanno al governo! |
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Un Referendum di sana e robusta costituzione: commenti postumi e speranze future. Perché Prodi, e soci, dicono NO al referendum, NO ai cambiamenti costituzionali
operati dal governo Berlusconi.
Perché dobbiamo votare SI. |
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Le lezioni amministrative
hanno, più o meno, confermato quello che già si sapeva: l'Italia è
divisa in due. Si sono riconfermati i sindaci uscenti (nessuna
meraviglia se si pensa al sottobosco fatto di piaceri e contropiaceri
che esiste in Italia nelle amministrazioni locali) ed ha pure vinto la
Moratti, nonostante le decine di "De profundis" a suo favore. Ha vinto a
Milano, confermando che il Nord, la classe che produce, è sempre con la
CdL. In Sicilia, unica regione dove si è votato per il consiglio
regionale, ha vinto con larga maggioranza il centrodestra. Vittoria
dovuta anche all'apporto di voti di Lombardi, che se ben ricordo si
presenta alle ultime politiche con la Lega Nord, che grazie alla sua
politica autonomista ha ottenuto un successo rilevante. Autonomia: é
questa parola che fa paura alla sinistra italiana, per vocazione e
tradizione stalinista e centralizzatrice. È per questo timore che Prodi,
e soci, dicono NO al referendum, no ai cambiamenti costituzionali
operati dal governo Berlusconi. |
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Dicono no perchè sono
contro tutto quello che sa di cambiamento. La riforma costituzionale si
rivolge al governo, al parlamento, ai compiti del presidente della
repubblica e, soprattutto, al federalismo. Il federalismo non è il
pallino di Bossi e della Lega Nord, è l'unico mezzo per rendere
efficiente la finanza pubblica, decentralizzandola, facendo quello che
da molto tempo hanno realizzato gli Stati Uniti, e gli altri stati più
evoluti d’Europa, vedi Germania. Dobbiamo votare SI per dare un senso al
rinnovamento che va fatto in Italia. La nostra Costituzione del '48
costituì le fondamenta dell'allora appena nata Repubblica Italiana. Dopo
60 anni i rinnovamenti proposti sono necessari per completarla, per
renderla moderna, attuale. La nostra speranza è ora questa: che gli
italiani votino in massa, che votino SI contribuendo così ad attuare il
rinnovo,in senso moderno, della nostra Costituzione, riformandola nei
punti necessari, respingendo così quel tentativo di restaurare un
passato, che deve restare un passato. |
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25 giugno 2006: si torna a votare. Referendum popolare per la conferma alla riforma
di alcuni articoli della
Costituzione operata dal governo Berlusconi. |
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25 giugno 2006: referendum
popolare per la conferma alla riforma di alcuni articoli della
Costituzione operata dal governo Berlusconi. Il prossimo 25 giugno si
terrà la consulta popolare per dire si o no alla riforma costituzionale.
Si parla di decentramento amministrativo, di maggior potere finanziario
alle Regioni. Si tratta di un avvicinamento a quello stato federale,
moderno, che pur soddisfacendo le aspirazioni di maggior indipendenza
locale, porta alla costituzione di uno stato più compatto ed efficiente.
Si vota pure all'estero: finalmente si può dimostrare che solo grazie a
brogli e malintesi si è ottenuto un falso risultato favorevole al
centro-sinistra! Finalmente il centro-destra si presenterà unito, non
come alle elezioni politiche che, grazie al velleitarismo di Tremaglia,
lo hanno visto regalare la vittoria alla coalizione di sinistra. Non si
tratta tuttavia solo di dimostrare la forza di un gruppo e la debolezza
di un altro. |
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Si tratta sopratutto di
salvare quello di positivo che il precedente governo Berlusconi ha
realizzato e che ora, a picconate, la sinistra vuole distruggere. Invece
di iniziare ad attuare il proprio programma elettorale, per il momento
si limita il governo Prodi solo a programmare la distruzione di quello
che gli altri hanno fatto. È un programma negativo. No al ponte sullo
stretto di Messina, no alle truppe impegnate all'estero in missioni di
pace, e, primo obiettivo, no alla devolution. Noi col voto del 25 giugno
dobbiamo dire sì a tutte queste cose, dobbiamo dire sì ad un'Italia
moderna, europea, decentralizzata. Dobbiamo dire no ad un governo
semi-illegale, taroccato fin dalla nascita, e che per ora ha come
programma solo la negazione di tutto, contro quel 50% di italiani che
hanno votato per un'altra Italia. |
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OPPOSIZIONE - I PIANI DI
BERLUSCONI. Accantonata l'idea delle larghe intese, il premier punta a mettere subito in crisi il Professore. |
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Se c'è una cosa che Silvio Berlusconi non sopporta è quando gli rovinano le feste comandate. E la Pasqua di quest'anno, trascorsa tra i cactus di Villa Certosa a Porto Rotondo, per il Cavaliere è stata la peggiore degli ultimi anni. Tutta colpa di Romano Prodi e delle sue dichiarazioni. Specie una, rilasciata giustappunto alla vigilia della Pasqua, nella quale il Professore intimava al suo avversario di riconoscere la sconfitta e di fare le scuse agli italiani per aver parlato di brogli elettorali. «Con i loro metodi di sempre mi hanno rubato la vittoria» si è sfogato al telefono il premier con mezzo stato maggiore del centrodestra «e ora quella faccia di bronzo mi chiede anche le scuse. È troppo». |
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Quelle parole Berlusconi
non le ha proprio digerite. Ha dimenticato colomba, uova pasquali e i
ramoscelli d'ulivo offerti da Massimo D'Alema e da altri leader del
centrosinistra. E da quel momento è finita la Pasqua anche per il suo
staff e per i maggiori esponenti di Forza Italia. Il Cavaliere non ha
dato più tregua a nessuno. Due, tre telefonate al giorno, anche di primo
mattino (alle 7) o a tarda notte (fino alle 2). Isabella Bertolini,
coordinatrice dell'Emilia-Romagna, ne ha ricevute tre nel giro di due
ore. Il leghista Roberto Calderoli, che gli ha prospettato la
possibilità di un ricorso per scomputare dal risultato dell'Unione i 45
mila voti della lega Alleanza lombarda e delle minoranze linguistiche in
Trentino-Alto Adige, ha trascorso la Pasqua al telefono. |
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Per colpa delle idee dell'ex ministro del Carroccio è stato tirato giù dal letto l'avvocato di fiducia del premier, Niccolò Ghedini, che ha dovuto scrivere i ricorsi davanti all'agnello pasquale. E dato che Berlusconi è un perfezionista, il giorno di Pasquetta ha alzato la cornetta e ha chiamato anche Elidio De Paoli, il «leghista rosso» che insieme alla sorella di Umberto Bossi ha dato vita all'Alleanza lombarda. Gli auguri, un breve discorso e i due si sono trovati d'accordo: De Paoli già si è stufato dei metodi del centrosinistra per cui, per quel che può valere, non si opporrà al ricorso del Cavaliere. |
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Il pressing di queste settimane sul conteggio dei voti da una parte rivela la condizione psicologica di Berlusconi all'indomani delle elezioni, dall'altra anticipa la sua strategia. Di fatto, il Cavaliere la sconfitta non l'ha digerita, anzi non la reputa tale. «Il nostro» è il ragionamento che ha fatto più volte in questi giorni «è stato un grande risultato a dimostrazione che i moderati sono la maggioranza di questo Paese. Purtroppo molti di noi, a cominciare dai nostri alleati, hanno affrontato questa campagna elettorale con l'animo di chi considerava la sconfitta un dato scontato. E questo ha pesato sulla organizzazione». |
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Come hanno votato gli italiani in Germania per il parlamento e il senato. Vince la sinistra di Prodi. Nessun italiano in Germania eletto per Roma. |
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Russo Maria Venera |
In Germania sono stati
scrutinati 135.443 voti validi dati per la Camera.
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Pollice Giovanni |
Per il Senato i voti
scrutinati sono 119.402. |
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Anna Picardi |
I voti ottenuti dai
candidati in Germania: |
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Ceresa Giuseppe |
Come si spiega questo
scacco per il Paese con il maggior numero di elettori nella sezione
Europa, mentre la Svizzera piazza a Roma ben tre parlamentari su otto,
superata perfino da Grecia, Russia, Inghilterra, Francia e Belgio?
L’alta partecipazione (sul 50%, in Germania si è fermata al 35%),
distanze più ridotte (per cui è stato meno difficile fare campagna
elettorale), una emigrazione più politicizzata (grazie ad un
associazionismo molto attivo), sono alcuni fattori che spiegano bene il
successo della collettività italiana in Svizzera. |
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L'estero consegna la vittoria a Prodi. Grazie al voto dei nostri connazionali nel mondo Prodi soprassa Berlusconi al Senato per 158 a 156 seggi. Il Coordinatore della Circoscrizione Estero per i Ds, Gianni Pittella: "Abbiamo un debito nei confronti dell'Italia fuori dall'Italia" |
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Ripartizione Europa
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"Abbiamo un debito nei confronti dell'Italia fuori dall'Italia". Così , Gianni Pittella, Coordinatore della Circoscrizione Estero per i Ds, ha commentato i risultati del voto che arriva dai nostri connazionali nel mondo. Cifre non ancora definitive, ma che lasciano ben sperare l'Unione. Se venissero confermate, infatti, permetterebbero alla coalizione di Prodi di soprassare la CdL al Senato. E', infatti, qui che si registra il più serrato testa a testa. Ed ecco i numeri che regalano una boccata d'ossigeno all'Unione. Tradotte in poltrone, queste cifre significano 4 senatori all'Unione ed 1 alla CdL. Un risultato che fa spostare l'ago della bilancia a favore dello schieramento di Prodi con 158 seggi assegnati al centrosinistra e 156 al centrodestra. |
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Ma l'esito finale potrebbe
regalare al centrosinistra anche un'altra buona notizia. Nella
ripartizione dell'America centrale, infatti, un terzo dei voti è andato
appanaggio di una lista civica, l'Associazione italiana del sud America.
Il candidato eletto con questo movimento, Luigi Pallaro, presidente
della Camera di Commercio Italo Argentina, prima delle elezioni, aveva
espresso la sua intenzione di appoggiare la coalizione vincente. |
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"Per noi non è una sorpresa - ha dichiarato - Si pensa spesso che la circoscrizione estera sia una riserva di voti per Berlusconi, ma è un'opinione errata. Il nostro successo - ha, infine, aggiunto - è stato determinato dalla scelta di presentarci uniti. Il centrodestra, invece, è stato punito anche perché diviso".Altri motivi del successo li spiega Pittella: "Il profilo dei candidati innanzitutto: si tratta di uomini e donne ben integrati nelle realtà locali e, allo stesso tempo, non a digiuno di politica italiana. Inoltre, - ha concluso l'esponente Ds - abbiamo presentato un programma che aderisce bene alle esigenze dei nostri connazionali". Mentre si aspetta fiduciosi l'esito di quest'ultimo scrutinio, a Piazza SS Apostoli si tira finalmente un sospiro di sollievo. |
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Operazioni di voto all’estero. Si moltiplicano le notizie e le proteste sul mancato arrivo di plichi a molti elettori e sulla mancanza di schede elettorali in plichi effettivamente pervenuti. |
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Si moltiplicano in modo
preoccupante le notizie e le conseguenti proteste sul mancato arrivo di
plichi a molti elettori e sulla mancanza di schede elettorali in plichi
effettivamente pervenuti, in particolare nella ripartizione europea
(Germania, Svizzera, Francia). Il Direttore generale per gli Italiani
all’Estero dà risposta ad “alcuni rappresentanti politici” che avevano
posto al MAE “domande sullo svolgimento delle operazioni di voto nella
Circoscrizione Estero”. |
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Si sono ricevute
segnalazioni di un certo numero di casi di plichi inviati agli elettori
privi delle schede elettorali: non si è trattato di sottrazione di
schede, bensì di errori nell’imbustamento automatizzato del materiale
elettorale da parte delle ditte incaricate della stampa e della
distribuzione dei plichi, errori ai quali – una volta individuati - è
stato possibile porre rimedio consegnando agli interessati un duplicato
delle schede, regolarmente verbalizzato. |
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Anche ai casi di mancata
ricezione del plico si sta provvedendo attraverso il rilascio di
duplicati (dei quali viene tenuto apposito registro) per coloro ai quali
il plico non è pervenuto per ragioni di disguido o ritardo postale,
oppure attraverso la procedura di iscrizione in elenco aggiunto, quando
si tratti di persone che, pur avendone diritto, non hanno ricevuto il
plico perché non iscritte nell’elenco provvisorio degli elettori. |
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Desidero altresì chiarire
che tutte le schede sono accompagnate da un certificato elettorale sul
quale è indicato un numero identificativo dell’elettore: da tale
certificato l’elettore deve staccare il tagliando riportante il numero,
che va inserito insieme alla busta bianca contenente le schede votate
nel plico pre-affrancato da restituire al Consolato. Qualora una scheda
pervenisse senza essere inserita nell’apposito plico, oppure il plico
contenente la busta bianca con la scheda non contenesse il tagliando, il
voto sarebbe annullato in sede di scrutinio a Roma. Nella stessa sede
verrebbero evidenziati eventuali casi di doppio voto da parte dello
stesso elettore. |
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La rete
diplomatico-consolare sta vigilando con la massima attenzione sulle
operazioni di voto all’estero, segnalando agli organi competenti con
totale imparzialità ogni comportamento suscettibile di danneggiare una
delle parti della competizione elettorale: sono stati inviati esposti
alla competente Procura della Repubblica di Roma per episodi
verificatisi sia in Australia che in Argentina e sono state fornite
analoghe indicazioni anche al Consolato Generale in Caracas. La
ringrazio per la pubblicazione di queste mie precisazioni e le porgo i
miei migliori saluti. |
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Elezioni 2006. Ultimi giorni per il voto degli italiani all’estero. Le schede devono essere spedite al Consolato entro il 6 aprile. |
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In tutto il mondo, oltre 3 milioni e mezzo di elettori sono chiamati, per la prima volta, ad eleggere 12 deputati e 6 senatori, che nel corso della prossima legislatura rappresenteranno in Parlamento le istanze di tutti i concittadini residenti al di fuori dei confini nazionali. Negli ultimi giorni era stato sollevato un ulteriore interrogativo entro quale data le schede sarebbero dovute giungere ai consolati, per essere spedite in tempo utile a Roma: si parlava addirittura del 30 marzo. A fare chiarezza è giunta però una nota del ministero per gli Italiani nel mondo, nella quale lo stesso Tremaglia precisa che “i consolati hanno l'obbligo di ricevere i plichi contenenti le schede di votazione entro le ore 16.00 del giorno 6 aprile”. “La fase successiva - continua il ministro - prevede che le stesse vengano sigillate in apposite sacche e trasferite, dal giorno 7 aprile, accompagnate da funzionari del ministero degli Esteri, su voli predisposti, con destinazione l’aeroporto di Roma - Fiumicino. Da qui, infine, saranno trasferite definitivamente, scortate dalla polizia di stato, presso l'ufficio centrale Circoscrizione Estero, allestito per l'occasione a Castelnuovo di Porto, nei pressi di Roma, presieduto da Claudio Fancelli, presidente di sezione della Corte di Appello di Roma”. |
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Intervista a Giuseppe Ceresa, candidato al Parlamento Italiano: „Perchè Lega Nord? Sono un fervido sostenitore del federalismo“. |
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Perchè ha scelto di
presentare la sua candidatura al Parlamento Italiano? |
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Per quale ragione , a suo
giudizio, gli elettori italiani residenti all'estero dovrebbero nella
sua circoscrizione scrivere il suo nome sulla scheda elettorale? |
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Quali sono, secondo lei, i
bisogni più urgenti degli italiani all'estero nella circoscrizione che
intende rappresentare e che il parlamento dovrebbe affrontare con
maggiore urgenza? |
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Berlusconi lascia per protesta lo
studio di Rai 3. durante la registrazione della trasmissione "Mezz'ora". |
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''Lei mi ha domandato per quale motivo non c'è stato lo sviluppo dell'economia italiana. Se lei non mi fa rispondere io mi alzo e me ne vado...''. Silvio Berlusconi, ospite della trasmissione 'In mezz'ora', ha un duro botta e risposta con la conduttrice Lucia Annunziata che si trasforma in un vero e proprio scontro verso i minuti finali con un finale a sopresa: il premier che lascia gli studi tv dicendo: ''Lei si deve vergognare''. ''Se non mi fa rispondere alla domanda io me ne vado...'', insiste il presidente del Consiglio. Lo interrompe l'Annunziata: ''Lei non può usare simili parole, ritiri questa frase''. Berlusconi non ci sta: ''Lei non può dirmi quello che devo fare, io posso dire quello che voglio. E lei non mi può negare di dire quello che voglio''. |
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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lascia lo studio Rai in cui stava registrando il programma "In mezz'ora". Il premier chiude la registrazione dicendo alla giornalista: "Lei ha dei pregiudizi nei miei confronti, per questo vado via. Dovrebbe provare un po' di vergogna... E poi dicono che la Rai è controllata da me! ". 'In mezz'ora’, il programma di Rai tre di Lucia Annunziata, è andato regolarmente in onda per decisione del direttore del Tg3, Antonio Di Bella, sotto la cui testata è ricondotto il programma in regime di par condicio senza nulla togliere né aggiungere, come fosse in diretta. |
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Il botta e risposta tra il premier e Lucia Annunziata era cominciato con un breve fuori onda. Un minuto nel corso del quale Berlusconi ha chiesto alla conduttrice di poter parlare del programma del Centrodestra. "Ho poca possibilità di andare in tv - aveva detto il presidente del Consiglio - e i temi di stretta attualità non importano niente per le elezioni". La Annunziata aveva replicato così: "Ma ci sono cose importanti anche nell' attualità...". E il premier di rimando: "Sì, va bene, ma le chiedo di fare una cosa velocissima". Poi è cominciata la registrazione. La prima domanda è stata sulla vicenda Storace. In particolare, la conduttrice aveva chiesto al presidente del Consiglio se temesse brogli elettorali. La risposta è stata affermativa. "Sì, li temo perché rientrano nella storia della sinistra...". Berlusconi aveva quindi difeso l' operato dei servizi segreti e di Nicolò Pollari. |
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Quindi, la domanda, dalla quale è scaturito l' alterco tra il premier e la conduttrice, sul conflitto di interesse. "Ho lavorato 50 anni per creare le mie aziende che hanno dato lavoro a 56 mila persone - aveva cominciato a rispondere Berlusconi -, e sono in sceso in campo per evitare rischi alla libertà". Ad una domanda sulla "partigianeria" di Mediaset e della Rai, il presidente del Consiglio aveva puntualizzato: "Mediaset non è partigiana. Partigiana è invece la Rai. La terza rete è una macchina da guerra contro il presidente del Consiglio. Raiuno e Raidue sono abbastanza equilibrate. Eppure il mio intervento al congresso degli Stati Uniti non è stato ritenuto abbastanza importante da essere trasmesso in diretta o in differita. Se questo può essere definito un controllo da parte del premier... Il conflitto di interesse invece lo ritroviamo nelle cooperative rosse che con i loro utili, su cui non pagano le tasse, sostengono i partiti rossi, le giunte rosse, mentre i magistrati rossi insabbiano certe inchieste... Il conflitto di interesse è al contrario. La Rai è cresciuta negli ascolti. Se ci fosse stata qualche volontà di ingerenza del presidente del Consiglio, la Rai sarebbe stata più debole". |
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Lucia Annunziata aveva
quindi fatto una domanda su Biagi e Santoro. "Le è convenuto mandarli
via?", gli ha chiesto. "Non è vero - aveva risposto - che in Rai è
cambiato tutto. C' è una forte presenza della sinistra... La Rai è stata
una protesi della sinistra". Per quanto riguarda in particolare Biagi e
Santoro, ha poi puntualizzato: "Io non ho attaccato le persone ma i loro
comportamenti. In un incontro a porte chiuse con gli imprenditori, in
Romania, dissi che avevano fatto un uso criminoso della tv. Durante una
fase di campagna elettorale Biagi aveva fatto venire Benigni. Poi c' è
stata la storia di Luttazzi. Ma non ho mai detto che dovessero andarsene.
Biagi ha poi scelto di essere messo in pensione, con un ricco contratto
miliardario. Anche a Santoro è convenuto andarsene perché è stato
ricompensato dalla sinistra con un posto al Parlamento europeo". A
questo punto Lucia Annunziata lo aveva interrotto dicendogli: "Lei è
offensivo". E Berlusconi di rimando: "Sto facendo un' intervista con una
giornalista prevenuta nei miei confronti e organica alla sinistra". |
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Quando dicevo che era
vicino alla sinistra. D' altra parte, l' 85% della stampa è vicina alla
sinistra". Dopo aver fatto queste affermazioni, il premier aveva
esclamato: "I poteri forti hanno interesse a farsi proteggere dalla
sinistra". |
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Lo interrompe l'Annunziata:
''Lei non può usare simili parole, ritiri questa frase''. |
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Lucia Annunziata non ha rispettato la par condicio. Nessun dubbio per Alfredo Meocci, direttore generale della Rai: a suo giudizio, la giornalista ha violato le norme in vigore durante il periodo elettorale, nel corso della ormai famosa puntata di In mezz'ora di domenica scorsa. Quella, per intenderci, in cui il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è alzato ed è andato via durante il programma, dopo un duro scontro con la conduttrice. "Considerato l'andamento della puntata del 12 marzo 2006 della trasmissione In mezz'ora condotta da Lucia Annunziata - ha riferito Meocci, in una nota sul consiglio di amministrazione che si è tenuto oggi - si ravvisa che - per una concomitanza di fattori - non c'è stato l'adeguato rispetto della prescrizione secondo cui dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino a chiusura delle operazioni di voto, nel corso di qualunque trasmissione, è vietato a registi e conduttori manifestare anche in forma indiretta proprie preferenze politiche". |
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Finalmente si vota. 9 e 10 Aprile. Il voto all’estero coinvolge poco meno
di quattro milioni di italiani
sparsi per il mondo. |
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Il voto all’estero che
coinvolge poco meno di quattro milioni di italiani sparsi per il mondo
(la maggioranza in Europa) ha avuto una gestazione difficilissima. Non
lo voleva nessuno, tranne un testardo, appassionatissimo politico di
Brescia, Mirko Tremaglia, ora ministro, che ha speso la vita per
raggiungere questo obiettivo. Ora, finalmente, il voto l’abbiamo; il
diritto di votare è stato riconosciuto a tutti noi dal parlamento
italiano e i problemi sono piuttosto altri: l’Amministrazione, abituata
a dormire, fa fatica ad organizzarsi per il lavoro aggiuntivo che il
voto comporta. Una serie di impiegati che dovevano essere assunti per
questo, sono stati invece allontanati per consentire a gruppi
corporativi del Ministero degli Esteri il controllo delle tessere e
delle lucrose missioni all’estero. |
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Gli italiani, specie in
Germania, non sono abituati a votare, né conoscono -spesso- il valore
del voto, e molti osservatori temono che prevarrà la scheda organizzata
attraverso enti che hanno lunghe mani sul territorio. Nonostante ciò, il
voto all’estero cambierà in meglio la vita di tutti. È necessaria
tuttavia una educazione alla democrazia che cominica da ora. Dovere di
tutte le persone per bene sarà, quindi, cercare di favorire il voto di
opinione: un voto che si basa sulle idee, sui programmi, sui principi e
su quelle persone che le idee, i programmi, i principi si incaricano di
portali avanti e, se necessario, di imporli alla indifferenza generale.
Un compito non facile per i futuri eletti della Circoscrizione Estero,
otto dei quali soltanto in Europa. |
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Giuseppe Ceresa, opinionista politico per il nostro sito,
candidato alla Camera dei Deputati
per le elezioni del 9 aprile. |
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La Lega Nord ha presentato
la candidatura di Giuseppe Ceresa, nostro collaboratore, alla Camera dei
Deputati per la Circoscrizione Estero – Europa. La conferma è arrivata
da Mauro Meneghini, responsabile Lega Nord per l’estero e da Gianfranco
Salmoiraghi, coordinatore regionale Lega Nord. Giuseppe Ceresa nel
presentare la propria candidatura ha sottolineato l’importanza del voto
dei 3,5 milioni di Italiani all’estero che grazie alla Casa delle
Libertà avranno finalmente una rappresentanza parlamentare. La
rappresentanza parlamentare è lo strumento politico per permettere agli
Italiani in Germania e nel mondo di ritornare ad essere protagonisti.
L’impegno di Ceresa sarà di eliminare l’uso e l’abuso dei finanziamenti
pubblici all’estero, ottimizzare le risorse per le rappresentanze
diplomatiche, investire in quelle attività e servizi utili allo sviluppo
dei nostri connazionali all’estero. |
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Ceresa è nato a Milano il
16 gennaio 1941, sposato. Ha frequentato l’Istituto Tecnico per
Ragionieri "Pietro Verri" di Milano e per 3 anni l’Università Cattolica,
facoltà Economia e Commercio. Per 2 anni ha fatto esperienza presso
l’Ufficio Esteri, Banca Commerciale |
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SONO 3.520.809 GLI ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO. LA DISTRUBUZIONE DEI 18 PARLAMENTARI NELLE QUATTRO CIRCOSCRIZIONI. All’Europa spetteranno 6 deputati e 2 senatori. |
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Sono 3.520.809 gli
italiani che vivono all’estero. 91.220 in più rispetto a quelli censiti
lo scorso anno. È stato firmato nei giorni scorsi dai Ministri
dell’Interno, Pisanu, degli Esteri, Fini, e per gli italiani nel Mondo,
Tremaglia, il decreto che stabilisce "il numero dei cittadini italiani
residenti nelle singole ripartizioni della circoscrizione estero sulla
base dei dati dell’elenco aggiornato riferiti al 31 dicembre". Ma come
sono ripartiti? 2.039.149 connazionali vivono in Europa (erano 2.000.650
nel marzo scorso), 885.673 in Sud America (818.481 nel 2005), 403.597 in
Nord e Centro America (415.909 nel 2005) e 192.390 in Oceania Africa ed
Asia (194.549). In base a questi risultati sono stati divisi i 12
deputati e i 6 senatori che verranno eletti il prossimo aprile.
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All’Europa spetteranno 6
deputati e 2 senatori, al Sud America 3 deputati e 2 senatori, al Nord e
Centro America 2 deputati ed 1 senatore, infine alla ripartizione Asia,
Oceania Africa e Antartide, 1 deputato ed 1 senatore. |
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La Circoscrizione Estero
La Circoscrizione Estero è
suddivisa in 4 ripartizioni geografiche:
1. Europa |
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VOTO ALL’ESTERO. FINO AL 29 MARZO È POSSIBILE REISCRIVERSI NELLE LISTE ELETTORALI ALL’ESTERO. |
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Anche chi non è iscritto
negli elenchi consolari potrà votare alle prossime elezioni politiche.
La legge italiana stabilisce che ha diritto di voto il cittadino che
risulti iscritto nelle liste elettorali del suo comune. Per i cittadini
all’estero l’iscrizione che dà tale diritto è quella all’Aire. Ora,
mentre i cittadini in possesso dei requisiti per l'esercizio del diritto
elettorale attivo che sono compresi nell'anagrafe della popolazione
residente nel comune o nell'anagrafe degli italiani residenti all'estero
sono iscritti d’ufficio, cioè automaticamente, nelle liste elettorali,
gli altri possono comunque farne richiesta. |
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Infatti, spiegano dalla
Camera, gli elettori residenti all'estero possono chiedere, in qualsiasi
momento, di essere iscritti nelle liste elettorali del comune di nascita,
inoltrando la loro domanda al sindaco tramite l'ufficio consolare della
circoscrizione in cui risiedono. L'accoglimento di tali domande ha come
effetto la conseguente iscrizione nell'AIRE del comune di nascita. Anche
i cittadini cancellati dalle liste elettorali per irreperibilità possono
votare: sia all'estero, presentandosi presso i consolati, sia in Italia,
facendone richiesta all'ufficio elettorale del comune di origine entro
tempi ben stabiliti. Per votare per la circoscrizione estero il
cittadino cancellato dovrà presentarsi in Consolato entro l'11° giorno
antecedente la data delle votazioni chiedendo di essere reiscritto
nell'AIRE e di esercitare il voto per corrispondenza. |
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Sarà l'ufficio consolare a
richiedere, entro 24 ore, al comune che ha effettuato la cancellazione,
la dichiarazione che attesta la mancanza di impedimenti al godimento del
diritto di elettorato attivo da parte dell'interessato. A questo punto,
il comune avrà 24 ore per inviare la dichiarazione al Consolato. In
questo modo, gli elettori saranno ammessi al voto: saranno iscritti in
un apposito elenco e riceveranno dall'ufficio consolare il plico
contenente il certificato, la scheda elettorale, la busta affrancata
recante l'indirizzo dell'ufficio consolare e l'ulteriore materiale per
l'esercizio del voto per corrispondenza. Se invece si desidera votare in
Italia, quindi non per i candidati della circoscrizione estero, si deve
presentare la relativa richiesta entro il 10° giorno successivo
all'indizione delle votazioni. |
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Qualche commento postumo a cura di
Giuseppe Ceresa. Parole latine per significare più chiaramente che i partiti hanno gli stessi diritti "televisivi". |
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"Pari condicio". Parole
latine per significare più chiaramente che i partiti, in vista delle
prossime elezioni, nel rispetto delle proprie forze, hanno gli stessi
diritti "televisivi". C'è una commissione di controllo. E’ come essere
dal farmacista con la bilancina. Guai dare a chicchessia un grammo, o un
minuto, in più del dovuto. Ciò esiste anche in altri paesi, ma così
astiosamente, irosamente, polemicamente come in Italia non esistono
riscontri nel mondo |
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Il Presidente della
Repubblica, Azeglio Ciampi, ha più volte richiamato i politici nostrani
invitandoli a calmare i toni polemici, invitandoli a dedicare più tempo
alla stesura dei programmi futuri che non alle "parate"televisive. Ma i
nostri politici ignorano tutto questo, e fanno a gara per partecipare a
"Porta a Porta", a "Uno mattina", a "Ballarò", eccetera, eccetera. Fanno
concorrenza ai divi televisivi nella convinzione che più sono televisti,
più ricevono consensi negli strati degli elettori indecisi. Non pensano
che si possa creare un problema di rigetto: è come un programma
televisivo stracolmo di spot pubblicitari,, che, troppi, alla fine, col
lungo andare, rompono… |
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Unipol: puntualmente si presenta in
Italia uno scandalo politico
finanziario. |
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Unipol: tanto va la gatta
al lardo che ci lascia lo zampino (più corretto sarebbe dire lo zampone!). |
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Si ripete sempre la stessa
storia, la politica, il potere portano contatti, conoscenze e, di
conseguenza, un gonfiore al proprio portafoglio. Nel gioco
Unipol-Generali, tendente ad aumentare il loro potere finanziario, i DS
non si sono limitati a fare da spettatori, ma hanno telefonato qui,
telefonato là, visto quelli, incontrato questi, pranzato con tanti...Il
tutto non è ancora ben chiaro, la magistratura indaga. Certo val la pena
ricordare una frase che, ai primi anni del novecento, disse ai
socialisti, durante le trattative per formare un governo di coalizione,
l’allora Cancelliere tedesco Metternich: “Io e l’imperatore abbiamo i
soldi; vogliamo solo il potere. Voi non avete i soldi, perciò volete
potere e soldi!". |
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Anche l’UDEUR di Mastella alla caccia di voti in Germania. Riunito il Dipartimento per gli Italiani all'Estero, in vista del voto del 9 aprile 2006. |
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Si è riunita la Direzione del Dipartimento per gli italiani all'estero dell'Udeur alla presenza di Clemente Mastella e del Coordinatore Nicodemo Filippelli. Hanno partecipato alla riunione Gianfranco Carlino, Egidio Cristofalo, Luca Deiana, Corrado Giardina, Sergio Grissini, Roberto Lanza, Rosa Mastrosimone, Gian Luigi Santillo, Daniela Silvestri, Lorenzo Tricoli e Antonio Zagaroli. Dopo aver sottolineato la fondamentale importanza del voto dei concittadini residenti all'estero, che finalmente hanno potuto riacquisire anche un legame politico con l'Italia, si è passati a fissare gli obiettivi prioritari in vista dell'avvio della campagna elettorale. |
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Si è rilevata la necessità di continuare a mobilitare i circoli meridionali presenti in ogni Paese del mondo al fine di veicolare il messaggio politico di Mastella. E' inoltre importante organizzare al più presto incontri con le comunità italiane nel mondo, per conoscere le loro esigenze, spiegare loro la giustezza della decisione dell'Udeur, di presentare proprie liste e radicare la presenza del Partito sul territorio. Nell'immediato si è provveduto a determinare i criteri per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione dei candidati dell'Udeur nelle varie Circoscrizioni Estero. |
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A tal fine si è deciso inoltre di assistere da vicino i candidati e seguirli negli adempimenti relativi alla presentazione delle liste. Successivamente è stato affrontato il problema dell'incompletezza delle liste AIRE relative agli aventi diritto al voto e della scarsa informazione, presso i nostri connazionali all'estero, circa il loro diritto di voto. Per affrontare questi problemi si è deciso di sensibilizzare il Governo ad affrontare con rapidità questi argomenti, che pregiudicano e inficiano la conquista del voto da parte dei nostri emigrati. |
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L'Udeur si impegnerà inoltre ad inviare il proprio quotidiano "Il Campanile" presso le comunità sparse nel mondo. La riunione si è conclusa con una dichiarazione di Mastella: "Tutto il Partito è mobilitato perché gli emigrati, che costituiscono per noi una risorsa preziosa, non vengano strumentalizzati ed abbiano la giusta rappresentanza". |
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9 aprile 2006: elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano. DIRITTO DI VOTO PER CORRISPONDENZA AI CITTADINI ITALIANI RESIDENTI IN GERMANIA. |
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Nella primavera del 2006
si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano, che
vedranno coinvolti anche i cittadini italiani residenti all’estero,
chiamati ad eleggere i propri rappresentanti alla Camera dei Deputati e
al Senato della Repubblica, votando per i candidati che si presentano
nella Circoscrizione estero. |
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A tal fine, si raccomanda
quindi di controllare e regolarizzare la propria situazione anagrafica e
di indirizzo presso il proprio consolato. |
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In caso di scioglimento
anticipato delle Camere, l’opzione può essere inviata o consegnata a
mano entro il 10° giorno successivo alla indizione delle votazioni. In
entrambi i casi l’opzione DEVE PERVENIRE all’Ufficio consolare NON OLTRE
I DIECI GIORNI SUCCESSIVI A QUELLO DELL’INDIZIONE DELLE VOTAZIONI. Tale
comunicazione può essere scritta su carta semplice e -per essere valida-
deve contenere nome, cognome, data, luogo di nascita, luogo di residenza
e firma dell’elettore. Per tale comunicazione si può anche utilizzare
l’apposito modulo disponibile presso il Consolato, i Patronati, le
associazioni, il COMITES oppure scaricabile dal sito web del Ministero
degli Esteri (www.esteri.it)
o da quello del proprio Ufficio consolare. |
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Sarà cura degli elettori
verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata
ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare. Sarà cura degli
elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta
sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare. |
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Se si sceglie di rientrare
in Italia per votare, la Legge NON prevede alcun tipo di rimborso per le
spese di viaggio sostenute, ma solo agevolazioni tariffarie all’interno
del territorio italiano. La scelta di votare in Italia può essere
successivamente REVOCATA con una comunicazione scritta da inviare o
consegnare all’Ufficio consolare con le stesse modalità ed entro gli
stessi termini previsti per l’esercizio dell’opzione. |
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Di Pietro, Italia dei Valori, lancia in Germania, per le elezioni politiche 2006, la candidatura di Tommaso Conte. |
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In vista delle elezioni politiche del 9 aprile 2006 i partiti politici del centro sinistra già si preparano ad approntare le liste per gli italiani residenti all’estero, che saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. L’Italia dei Valori si presenterà all’estero sotto l’insegna dell’Unione. Per l’Europa l’intero centro sinistra sta valutando la possibilità di presentarsi in modo autonomo, l’Italia dei Valori ovviamente ha preparato già la sua squadra per presentarsi in Germania con il proprio simbolo. Di Pietro:” Nel caso, però, l’Unione dovesse richiederci di fare una squadra unitaria noi siamo disponibili anche a questo.”. |
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Abbiamo già la nostra
squadra disponibile per presentarci alle elezioni. Ribadisco quindi che
la inseriremo all’interno dell’Unione o la presenteremo con il nostro
simbolo a secondo di quale opportunità migliore ci viene consigliata
dalla coalizione. |
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I candidati in Germania?
Di Pietro:” In Germania noi abbiamo diverse opzioni, sicuramente avremo
delle candidature a Stoccarda, riteniamo che sia importante quella
piazza. I nostri candidati a Stoccarda saranno ricercati all’interno del
Cgie. Abbiamo rimesso in mano alle associazioni regionali e ai Comites
l’individuazione del loro candidato. Proprio per la città di Stoccarda,
circola il nome del Consigliere CGIE Tommaso Conte. Conte è uno dei
possibili candidati. Uno dei candidati dell’Unione, non il nostro
candidato perché lui non è iscritto ad Italia dei Valori. Se però
l’Unione ci chiede di farci carico di questa candidatura noi
responsabilmente ce ne faremo carico”. |
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Il giorno dopo le primarie il centrosinistra si ritrova a fare i conti. Larga affermazione di Romano Prodi. |
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Il giorno dopo le primarie
il centrosinistra si ritrova a fare i conti. I conti con i quattro
milioni e mezzo di elettori che si sono recati alle urne per "scegliere"
il candidato dell'Unione alle prossime elezioni. I conti delle
preferenze espresse che vedono una larga affermazione di Romano Prodi,
con Bertinotti di rincorsa e con una buona percentuale, Mastella e
Pecoraro Scanio galleggiano, mentre affondano i disobbedienti e i "senza
volto". |
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Dal centrodestra arrivano,
come nei giorni scorsi, battute da caserma, punzecchiature e si irride a
uno strumento democratico che permette di esprimere il proprio pensiero,
com'è il voto. D'altronde nella Casa delle Libertà si assiste ai
giochini di posizione di Follini e Casini che cercano visibilità
schiacciati dalla figura e dal peso economico, finanziari, mediatico di
Berlusconi che ha imposto la sua candidatura sempre e comunque. |
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Il giorno dopo le primarie
dell'Unione è un giorno su cui pesa un omicidio. Quello di Francesco
Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale calabrese ed esponente
di spicco della Margherita. Un omicidio di mafia, perchè la 'ndrangheta
calabrese è mafia. Un omicidio nel più classico stile mafioso che suona
come un avvertimento forte, a fare i conti con chi, sul territorio
comanda, e vale a dire la criminalità organizzata. |
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L'omicidio avviene a Locri, terra dove lo Stato non esiste da anni, e nei giorni successivi all'approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. I risultati delle primarie vedono quindi un'anima rossa e un'anima nera. Un'anima, quella rossa, rappresentata da Bertinotti che diventa l'ala più a sinistra dello schieramento ma che ha il dovere di passare dalle parole ai fatti, iniziando a prendersi responsabilità di governo e compattando un partito, come Rifondazione con molte anime, forse troppe. |
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Un'anima, quella
nera,rappresentata dalle molte contraddizioni che nel centrosinistra ci
sono e ci auguriamo non ci saranno più. Ora è il momento dei bilanci
all'interno del centrosinistra. Ci saranno analisi, incontri, distinguo.
Vogliamo pensare che quei quattro milioni e mezzo d'italiani che hanno
votato abbiano voluto dare un segnale forte. |
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Ma non solo, o unicamente,
a Berlusconi e ai suoi alleati dimostrando la voglia di partecipare, ma
sopratutto ai vari leader del centrosinistra, compreso Romano Prodi.
Perchè sono loro che in questo momento devono ascoltare la legittima
richiesta di chi è stanco di politica gridata, polemica e dove gli
interessi di parte o di partito sono prioritari rispetto ai reali
bisogni dei cittadini. |
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Ci auguriamo che da oggi, passata la sbornia elettorale e propagandistica, s'inizi una vera e reale stagione politica. Una politica che si occupi davvero di dare risposte, di costruire un domani migliore, una società veramente equa e solidale. Una politica che torni ad essere partecipazione attiva e non delega in bianco, che i partiti non siano più centri di potere e di poltrone ma strumento di rappresentanza vera, concreta. |
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Che si torni nelle strade, nelle piazze, tra le persone, nel quotidiano e che non si faccia politica mediatica nei salotti di Vespa o Costanzo. La scommessa che il centrosinistra ha davanti e che deve vincere, è quella di tornare alle radici di una democrazia, all'utilità del confronto, del dibattito, delle scelte condivise. L'augurio è che questo avvenga perchè l'alternativa è più nera di quello che appare. |
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Silvio Berlusconi dovrebbe dire no alle primarie del centrodestra. Perché il capo deve dire di no? Perché la destra vuole un capo. |
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Silvio Berlusconi dovrebbe
farsi una risata, dire no alle primarie del centrodestra e chiudere per
sempre l'argomento. A destra si rideva, fino a una manciata di giorni
fa, delle primarie a sinistra: fintodemocratiche, con ognuno dei
candidati che vuole rosicchiare l'inevitabile vittoria di Prodi e in
sostanza togliergli potere e credibilità fin dall'inizio, fin
dall'interno. Metti che Bertinotti raggiunga un 15 per cento, e sai
quanto si sente in diritto di chiedere e trattare, dentro l'Unione.
Disunendola. E così tutti gli altri candidati, da Di Pietro in su. A
destra sarà la stessa cosa. Di Pier Ferdinando Casini sappiamo - anche
da prima che ce lo dicesse - che vuole formare un polo di centro
democristiano. Ha i suoi sondaggi, si piace, piace e infatti potrà
tranquillamente ricevere almeno il doppio delle preferenze dell'Udc. |
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Dovendo battere questo
post-democristiano, Fini ha già da tempo iniziato un rapido corso e
percorso di laicismo: che dispiacerà a una parte di An, ma gli procurerà
gli scontenti di Forza Italia. Aggiungici che in tutti i sondaggi appare
come il più fascinoso dei leader, può arrivare al 25 per cento. Con la
speranza che Bossi abbia il buonsenso di starsene fuori, finisce che
Berlusconi stravince con il 60 per cento e passa dei voti. Una
stravittoria di strapirro. Berlusconi è stato il capo del Polo prima
ancora della nascita del Polo, fin dalla sua «discesa in campo». Ha
guidato per quattro anni questo governo, essendo al 100 per 100 leader
del Polo. Adesso, a pochi mesi dalle elezioni politiche - quelle vere, e
difficilissime - gli si vuole far sapere che è un comandante dimezzato e
che dovrà sempre fare i conti, e le discussioni, e i dibattiti con dei
vicecomandanti. È da qui che si parte per costruire il partito unico
della destra? |
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La strada conduce
piuttosto a ripetere la situazione fragile e ballerina che c'è
dall'altra parte. Rutelli che si confronta con Bertinotti che si
dissocia da Fassino che critica Prodi. |
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Macché, mi fa orrore solo
a pensarci. Ma se c'è un Polo, non può essere come quei regni in cui i
feudatari a mano a mano erodevano poteri al re, fino a distruggere lo
Stato. (Il governo, nel caso nostro). Più che indebolire lei, signor
Berlusconi, le primarie indeboliscono la destra, sempre più disunita, e
preparano una prossima legislatura di maggiore disunione. Saranno tanti
voti persi, quelli di chi è disposto a dimenticare le baruffe e le
penose crisi interne avvenute finora. |
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Nuova legge elettorale in Italia. Si torna al proporzionale con sbarramento. Come funziona? |
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La Casa delle libertà
torna al proporzionale, con premio di maggioranza e sbarramento al 4 per
cento. C’è la preferenza, non l’indicazione del premier. L’Unione
compatta nell’ostruzionismo totale. Udc soddisfatta, imbarazzi nel Polo
L’emendamento della maggioranza alla bozza Bruno sulla legge elettorale,
presentato in Commissione Affari costituzionali della Camera dal
ministro per le Riforme Roberto Calderoli, prevede la ripartizione dei
seggi per la Camera dei deputati con metodo proporzionale, attribuzione
di premio di maggioranza e sbarramento del 4 per cento. Non si prevede
indicazione del premier; i partiti o i gruppi politici organizzati sono
collegati alle liste a loro volta raccolte in coalizioni. |
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Scompaiono i collegi
uninominali, ma l’elettore potrà esprimere una preferenza. Con il voto
di preferenza saranno però eletti solo la metà dei deputati, gli altri
otterranno il seggio perché presenti in una lista di partito bloccata.
Nel dettaglio: dopo il voto si fa una prima attribuzione dei seggi
nell’ambito delle liste che hanno superato la soglia del 4 per cento. Se
i partiti della coalizione, quelli cioè che hanno “dichiarato” il
collegamento, ottengono complessivamente 340 o più seggi (340 seggi sono
pari al 55 per cento circa del totale) si procede alla suddivisione dei
seggi su base proporzionale (avendo già ottenuto la maggioranza, non si
ottiene il premio). |
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Se la coalizione non ottiene almeno 340 seggi scatta il premio di maggioranza, vengono cioè assegnati “in più” i seggi che mancano per raggiungerla. Poi si passa alla ripartizione proporzionale. La distribuzione dei seggi avviene su base circoscrizionale. La maggioranza ha avanzato la sua proposta choc, poi ha scelto un profilo basso, commenti cauti, parole sfumate. Mentre intorno l’Unione ha subito cominciato a innalzare la barricate. La reazione del centrosinistra alla proposta è stata durissima. Immediato l’abbandono dell’aula di Montecitorio, dove ieri si discuteva di Europa, con relativa mancanza di numero legale. “Abbiamo già cominciato ad adottare alcune misure”, faceva notare Luciano Violante. |
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E Pier Ferdinando Casini,
ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull’accordo raggiunto nel
centrodestra, faceva notare: “Se ci sono i parlamentari si può fare” –
ed esattamente i parlamentari scarseggiavano ieri. Si notavano due cose,
nei corridoi del Parlamento, che proprio perché contrastanti molto
risaltavano: la cautela impacciata dei dirigenti del centrodestra, la
furia del centrosinistra. “Hanno passato il Rubicone, e adesso si
guardano intorno”, diceva il diessino Peppino Caldarola. Insomma,
indietro non si torna, ma non si sa esattamente come andare avanti. C’è
la difesa, quasi d’ufficio, dei dirigenti di FI. Elio Vito:
“Antidemocratico il blocco del Parlamento minacciato dall’opposizione”.
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E il ministro leghista
Roberto Calderoli: “Avevamo chiesto garanzie che se si fosse scelto il
proporzionale, si sarebbe mantenuta la logica bipolare e questo mi
sembra che avvenga”. Molta più effervescenza negli altri due partiti
della maggioranza. Da un lato l’Udc di Marco Follini “confermiamo la
nostra disponibilità a confrontarci con l’opposizione”, e “le
intimidazioni dell’Unione non impediranno il tentativo di trovare in
aula un’intesa più larga”. Perché, come annuncia Luca Volonté,
“l’emendamento non è bloccato”. Niente battaglia a muso duro, quindi,
nessuno scontro frontale. Poi c’è An. Nel partito di Fini, ieri era
difficile nascondere il disagio. Senza contare l’imbarazzo per un
partito che del maggioritario aveva fatto una bandiera. |
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Fini ha deciso di correre
ai ripari: per oggi, riunione dell’esecutivo nazionale. “E’ un macello,
difficilmente si andrà da qualche parte”, mormoravano in serata ai piani
alti del partito del vicepremier. Sull’altro fronte, dichiarazioni di
guerra totale. Oggi con Prodi si riuniranno tutti i parlamentari del
centrosinistra, per mettere a punto “una strategia di ostruzionismo a
tappeto”, assicurano i partiti dell’opposizione, compatti dall’Udeur a
Bertinotti. Anticipa il capogruppo dei Ds al Senato, Gavino Angius: “Ci
sarà un ostruzionismo totale dei lavori parlamentari, fino alla paralisi”.
Taglia corto il segretario dei Ds (che hanno definito l’emendamento “una
truffa irricevibile”), Piero Fassino: “Non c’è nessuna possibilità di
discussione”. |
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E Prodi: “E’ uno stravolgimento delle leggi democratiche. Cambiare la legge elettorale a poco più di sei mesi dalle elezioni è qualcosa di indegno”. Tra i diessini, c’era già chi faceva i conti: “Prima delle elezioni, sono rimasti solo 35 giorni di sedute. E a meno che l’emendamento non sia blindatissimo al millimetro, questi non vanno da nessuna parte”. Ma l’emendamento, avverte l’Udc, non è blindato, mentre l’ostruzionismo è già assicurato. Così, ancora in tarda sera, né gli indignati dell’Unione né i proponenti del centrodestra se la sentivano di scommettere qualcosa sulla sua approvazione. Per i due fronti compatti, un po’ una parodia e un po’ un anticipo dello scontro elettorale. |
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La nuova legge elettorale in Italia. DAL MAGGIORITARIO AL MINORITARIO. Il proporzionale per la sinistra è un vero colpo di stato. |
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Per Prodi, dunque, «è in
gioco la democrazia». Per l'Unità, senza mezzi termini, si tratta di «un
golpe». «Non resteremo a guardare», dice il quotidiano comunista
chiamando alle armi i lettori. Ora e sempre resistenza, è ovvio, contro
l'avanzata della prima dittatura mondiale basata sul sistema
proporzionale. Vi sembra strano? Macché. Vengono travolte «regole e
istituzioni», sentenzia il direttore di Repubblica che scende
personalmente in campo. È necessario, si capisce. Perché molti parlano
di truffa, qualcuno di atto di prepotenza o furto, altri addirittura di
«manovra banditesca», ma Achille Occhetto non ha dubbi: «È un vero e
proprio colpo di Stato». E noi che pensavamo al proporzionale come il
sistema che eleggeva Fanfani e Rumor. Macché: non ce ne siamo accorti,
ma dev'essere roba da Pinochet. |
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Uno strumento tecnico per
contare i voti nell'urna è diventato di colpo un attacco profondo alla
vita democratica del Paese, l'anticamera del macello istituzionale,
l'antipasto di un impensabile totalitarismo basato (non si sa come) su
premi di maggioranza, scorpori e sbarramento al quattro per cento. E il
senso della misura? Esaurito da tempo. Ma sì, dai: come può arrivare la
dittatura attraverso il proporzionale? Siamo seri: si può discutere di
eleganza, convenienza, bon ton. Si può essere in disaccordo con i
contenuti della legge e con l'opportunità di abbandonare un sistema
elettorale come quello maggioritario che ci ha garantito dieci anni di
certezze post-voto e di chiara alternanza. Ma come si fa a parlare di
golpe? |
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E soprattutto come si fa, in nome della democrazia, a bloccare la vita democratica del Paese? Fino a prova contraria, infatti, la nuova legge elettorale è stata proposta e verrà discussa, secondo le regole canoniche. Se avrà i voti sufficienti sarà applicata, se non avrà i voti sufficienti verrà respinta. In entrambi i casi, possiamo stare tranquilli, non ci saranno terremoti per il nostro Paese che ha sopportato brillantemente sia cinquant'anni di proporzionale sia dieci anni di maggioritario, sperimentando pregi e difetti di entrambi. Fra l'altro, a proposito di pregi, se il proporzionale ne ha uno è proprio quello di fotografare meglio la realtà, cioè di distribuire seggi in modo più equo rispetto ai voti effettivamente ottenuti. Come si fa allora a sostenere che (cito testualmente Repubblica) con questo sistema elettorale «chi ha meno voti avrà più seggi»? |
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Come si può vendere il
mite e vecchio proporzionale come un pericoloso sistema capace di far
vincere alle prossime elezioni chi altrimenti avrebbe perso? A parte il
fatto che se sono davvero convinti di avere grandi margini di vantaggio,
come dicono gli esponenti del centrosinistra, non si capisce di che cosa
si preoccupino. A parte questo, dicevamo, se c'è un sistema che regala
molta rappresentatività (in cambio di poca governabilità) è proprio il
proporzionale. Per questo anche molti partiti del centrosinistra l'hanno
sempre sostenuto. E non è un caso se persino ieri il manifesto era
costretto a definirlo «il sistema di per sé più pulito e democratico».
Addirittura. Non sono convinto che il proporzionale sia davvero il
sistema «più pulito e più democratico». |
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Non sono convinto,
soprattutto, che sia il sistema migliore. Anzi. Così come restano
evidenti dubbi sull'eleganza temporale del cambiamento. Ma non c'è
bisogno di Lina Sotis per capire la differenza che passa tra il bon ton
e il golpe. E magari per rendersi conto di aver esagerato un po' con le
parole. Volete fare una prova? Immaginate un marziano che arriva oggi in
Italia. E ditegli: «C'è un tale che vuole cambiare la legge elettorale e
c'è un altro che, per impedirglielo, blocca il Parlamento. Secondo te
chi è più pericoloso per la democrazia?». Secondo voi il marziano che
cosa risponde? Ecco, bravi, avete indovinato. |
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La nuova legge elettorale. Centrodestra/Per fare un golpe ci vorrebbero le truppe. |
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Si obietta che la riforma
elettorale del centrodestra serve a salvare il centrodestra da una
sconfitta certa, o da una sconfitta netta. È certamente così, ma non è
una gran notizia. La politica è potere, e in genere chi ha il potere
tende a conservarlo. Fino al cambiamento in corsa delle regole del gioco?
Bè, ci sono precedenti illustri. Lo fece Mitterrand nel 1985, un anno
prima delle elezioni introdusse il proporzionale, fece un favore a Le
Pen, limitò la vittoria di Chirac, e poi lo sconfisse alle presidenziali.
Questo argomento «di parte» va bene per convincere gli elettori di Prodi,
ma avrebbe meno successo presso gli elettori di Berlusconi. Tra l’altro,
restiamo del parere che il centrosinistra, nelle condizioni politiche
attuali, vincerebbe anche col proporzionale. |
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C’è invece un argomento
che va bene per tutti, ed è quello che deve usare chi non si chiede
sempre a chi giova un provvedimento, ma che cosa giova al paese. E
l’argomento critico più forte contro la riforma elettorale proposta dal
centrodestra, che può cioè convincere anche gli elettori di quello
schieramento, è che contraddice la riforma costituzionale che proprio il
centrodestra ha portato alle camere, tesa a rafforzare la stabilità di
governo e il rapporto che lega la maggioranza uscita dalle urne al
premier che l’ha guidata nelle elezioni. Il proporzionale con premio di
maggioranza e sbarramento per i piccoli è perfettamente in grado di
garantire la governabilità. Ci riesce benissimo (quasi sempre) in
Germania, per esempio. |
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Ma lì il cancelliere
comanda la sua maggioranza e ha i poteri per farlo, il parlamento non
può sfiduciarlo senza votare contemporaneamente la fiducia a un governo
alternativo e, come si è visto di recente, il premier ha sempre l’arma
dello scioglimento della legislatura. Questo in Italia, almeno nella
prossima legislatura, non c’è; e se vince l’Unione non ci sarà mai. Di
conseguenza, se passasse la nuova legge elettorale, avremmo un premier
debole e un governo più esposto alla dialettica parlamentare.
Curiosamente, proprio ciò che il centrosinistra ha auspicato opponendosi
alla riforma costituzionale del centrodestra. La circostanza non è
sfuggita a Gianfranco Fini, che ieri ha dato un netto stop al progetto
di riforma, forse segnandone la morte prematura. |
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Fini dice infatti che An
non voterà il proporzionale se prima le camere non approvano
definitivamente la riforma costituzionale che introduce le norme
antiribaltone. E’ evidente che cosa teme il leader della destra. Teme
che la combinazione del nuovo sistema elettorale con il vecchio sistema
costituzionale determini una situazione in cui, di nuovo, i partiti
decidono dopo le elezioni, e non prima, chi deve governare. In questo
caso, i voti di An peserebbero la metà di quanto pesano ora. Sospettiamo
inoltre che perfino l’Udc, da più parti indicata come il motore primo
del tentativo proporzionalista, abbia qualcosa da perdere se il suo
sogno si avvera. Regalandole (o fingendo di regalarle) il proporzionale,
Berlusconi intende infatti depotenziare la richiesta di cambio di
premiership. |
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Follini, che ha chiesto per un anno la discontinuità, che si propone agli elettori moderatori come il superatore di Berlusconi verso un nuovo centrodestra, rischierebbe così di passare per il salvatore di Berlusconi, colui che ne ha garantito la continuità al potere. Restiamo quindi del nostro parere: con questa maggioranza e con questo parlamento, la riforma elettorale rischia di fare la fine delle dimissioni di Fazio. Nemmeno il collante della conservazione del potere sembra più in grado di garantire l’unità e la determinazione di questa maggioranza, perché ormai le sue componenti hanno prospettive talmente diverse che il potere dell’uno non è il potere dell’altro. L’Unione grida al golpe. Ma per fare un golpe ci vuole un generale e delle truppe. Il centrodestra, al momento, non dispone né dell’uno né delle altre. |
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Dopo il voto per i Referendum, elezioni politiche 2006 da non perdere. Saranno ancora utili poi i Comites? |
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Dopo il voto per i
Referendum, al quale hanno partecipato oltre il 20% dei residenti
all’estero ( in Italia hanno votato appena il 25% degli aventi diritto)
nel maggio/giugno 2006 torneremo a votare per il nuovo governo e per 18
parlamentari residenti all’estero. Il Ministro degli italiani all’estero,
Mirko Tremaglia, ha lanciato l’idea della lista unica: buttiamo tutti in
un pentolone. E’ attuabile il pensiero di Tremaglia sulla lista unica
degli Italiani all’estero? E i Comites? Saranno, dopo, ancora utili?
L’utilità dei Comites, mancanti dei mezzi finanziari sufficienti a
svolgere le loro funzioni, che hanno fino ad ora avuto compiti alquanto
indefiniti, è per lo meno equivoca e, spesso purtroppo, farraginosa,
assai poco servente agli interessi di dette Comunità, a causa
dell’estrema politicizzazione dei Comites stessi. Politicizzazione che
spesso, in alcune località, è servita solo a dividere, ove ce ne fosse
bisogno, le comunità italiane. |
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Con l’avvento dei
menzionati 18 parlamentari, sia la funzione sia l’utilità dei Comites si
riduce a zero: costo complessivo ingente, finanziamento assolutamente
insufficiente, minima possibilità di funzionamento. L’idea di Tremaglia,
concernente la lista unica da sottoporre agli Italiani all’estero nelle
prossime votazioni, prescinde dai partiti che esprimono diverse
ideologie e una visione della nostra società assolutamente diversa fra
chi è per il liberismo e chi per lo statalismo o comunismo. Costituire
un partito degli Italiani all’estero, oltre a rappresentare una
violazione del diritto di scelta che qualsiasi cittadino ha, ridurrebbe
il gruppo parlamentare così eletto ad una rappresentanza debole, senza
peso politico alcuno, isolata ed inascoltata dal resto del Parlamento.
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Ridurrebbe il gruppo così
piccolo ed ininfluente ad una forza parlamentare che non ha alcuna
possibilità di fare sentire la propria voce fra i grossi partiti di
destra, centro o sinistra che siano. Suvvia… come si può chiedere di
dare il voto ad un gruppo parlamentare di una lista unica che poi,
contrariamente al pensiero di chi l’ha votato, si schierasse a destra,
centro o sinistra? In altre parole, chi non è di sinistra perché
dovrebbe votare un uomo di sinistra, di cui non condivide il pensiero
morale, etico, sociale, politico. Il voto è espressione di libertà di
pensiero e va dato a chi riflette il proprio pensiero e promette di
agire in coerenza alle proprie idee morali, etiche, sociali. |
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Incontro dei membri dell'Unione Democratici Cristiani
e Democratici di Centro (UDC)
Nordreno Vestfalia – Mönchengladbach. |
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Il 26 febbraio u. s., su
invito del vicepresidente Salvatore Russo, si sono riuniti a
Mönchengladbach i membri dell’UDC- NRW. All’incontro era presente il
Dottor Guenter Krings, membro del Bundestag, per il gruppo della CDU
tedesca.
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Punto 2: |
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Se votano in pochi vincono le sinistre, | |