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Lettera di ringraziamento dell’Intercomites a Vittorio Pasquale per il suo lavoro prestato nell’ambito dell’Intercomites e per la sua instancabile dedizione alla causa dei connazionali residenti in Germania. Ricordiamo che Vittorio Pasquale, il 9 ottobre, perse la carica di presidente del Comites di Stoccarda. Sfiduciato. A porre la sfiducia diversi componenti del Comites. |
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Carissimo Pasquale , nel corso della riunione dell’Intercomites tenutasi a Francoforte nei giorni 18-19 ottobre 2008 l’assemblea ha preso atto con sorpresa della sostituzione del presidente del Comites di Stoccarda e che non saresti stato più tu, presidente uscente, il rappresentate del tuo Comites di appartenenza al Comitato dei Presidenti. Tutta l’assemblea, pur rimanendo estranea alle situazioni interne al Comites di Stoccarda che hanno provocato la tua sostituzione, ha deciso all’unanimità di ringraziarti per il tuo lavoro prestato nell’ambito dell’Intercomites caratterizzato dalla tua sempre puntuale presenza e dalla tua instancabile dedizione alla causa dei nostri connazionali residenti in Germania. Personalmente non ho che dirti che è stato un onore lavorare con te e soprattutto averti come amico. Il tuo sostegno negli anni di “lavoro” nell’Intercomites, quale mio vice, è stato encomiabile e credo che mi mancherà la certezza di avere accanto, come collaboratore, una persona fidata su cui contare. Spero che tu non faccia mancare a noi tutti, nonostante sia impossibilitato a collaborare fattivamente, il tuo sostegno. Carissimo nel ribadirti ancora una volta la mia vicinanza, ti ringrazio di tutto e ti saluto con sincera amicizia Cav. Stefano Lobello - Coordinatore del Comitato dei Presidenti |
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PDL Germania: un battaglione di soli generali. “Non ha una struttura, non ha idee chiare” Forza Italia si è sciolta entrando nel contesto di un partito unico, Alleanza Nazionale la seguirà prossimamente. L'Italia ha le idee chiare, ma cosa succede fuori confine? Tutti responsabili, tutti generali, ma il PDL Germania dov'è? |
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Il PDL è nato. Si discute l'organigramma, la rete, i responsabili, i vice-responsabili e tutto ciò che definisce una struttura univoca e trasparente per creare un soggetto politico forte. L'Italia ha le idee chiare, ma cosa succede fuori confine? Le reti di Alleanza Nazionale saranno automaticamente PDL? E gli Azzurri nel mondo, anche loro, secondo il principio di reciprocità dovrebbero essere inevitabilmente PDL nel Mondo? La stampa italiana all'estero riporta articoli, servizi firmati da "esponenti del PDL", o da "PDL Germania" ecc. Ogni giorno un nome diverso con la stessa nomina, tutti responsabili, tutti generali, seguiti da colonnelli, ma il PDL Germania dov'è? Da sei mesi si sente parlare di circoli del PD, con una struttura chiara, con responsabili veri, e in tutta Europa, ma soprattutto in Germania la rete del PD è ben definita, con ruoli e compiti precisi. Dalla stampa si denota come l'On. Garavini abbia presieduto a moltissime aperture di circoli veri, in Svizzera, Belgio, Germania; evidente che il PD almeno all'estero stia creando una rete forte e funzionante, un motore pronto ad agire fra quattro anni. Il PDL in Germania non ha una struttura, non ha idee chiare, e sembra che consista in una corsa allo scranno inesistente da vari personaggi, una lotta mediatica per denigrare il presunto "concorrente", causando un deleterio e premeditato solco tra i due gruppi. L'assenza di dialogo o l'ostinazione a fissarsi su un piedistallo per diritto o per merito, non contribuisce certo a creare una rete che può considerarsi politicamente forte. Come dice il detto "tra i due litiganti il terzo gode". Questa irrisoria contesa al potere non produce equilibrio e crea soltanto confusione, storpiando in partenza una percezione oggettiva di un'impalcatura forte degna di un partito nato dall'unione di un binomio vincente. In una lettera pubblica, dell'amico Andrea Verde - Francia, si riscontra lo stesso sofferto tedio, di chi rimarca la necessità di dignità politica, di chi subisce in silenzio l'epilogo di un partito che ha lottato per anni per il riconoscimento dei diritti degli italiani all'estero. Grandi nomi sprofonderanno nel dimenticatoio, nomi di coloro che sotto la stessa bandiera hanno creduto in un partito e hanno raggiunto risultati importanti. Avevamo una coscienza politica, abbiamo creduto di continuare il nostro cammino, siamo fermi, aspettiamo e ci dirigiamo soli, verso l'ignoto che delimiterà la fine di un sogno tricolore. Ci appelliamo a chi di competenza, qualcuno si prenda la responsabilità di mettere i paletti e creare la base del PDL nel Mondo, per evitare di naufragare inesorabilmente su spiagge deserte dell'isola dei finti famosi. Luciana Martena |
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Sul perché ci chiudono la RAI arriva la risposta del sottosegretario Romani. E’ la solita: non hanno i diritti per l’estero. Ma la Francia trasmette tranquillamente in chiaro tutto e in tutto il mondo e paga i diritti solo per il territorio metropolitano. Si chiama sconfinamento naturale. E allora? Sconfiniamo al naturale anche noi. |
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Arriva la risposta del sottosegretario Romani alle interrogazioni dell’on. Di Biagio (in Europa un deputato è un signore come gli altri) e dell’on. Garavini sul criptaggio RAI. “E’ questo un problema di massima importanza e tra i più sentiti dalle comunità italiane in Europa e, suppongo, anche di tutto il mondo". È quanto scrive Mario De Franchi sulle pagine del Corriere Europeo. Il sottosegretario non ha apportato nessun elemento nuovo nella sua risposta, ma ha confermato in pieno quanto già si sapeva, e cioè che per il momento non è in vista alcuna soluzione del problema criptaggio della RAI, poichè tutto dipende dai costi dei diritti d’autore, che sono troppo elevati da pagare per mamma Rai. Ad un italiano, che vive in Europa, viene da ridere quando si pensa che a Bruxelles si lotta strenuamente per l’italiano e poi la RAI è la prima che ne impedisce la diffusione e ne decreta la morte. Per De Franchi questo è un problema semplicemente inventato dalla RAI che ancora bisogna capire perché è emerso. Andiamo in Francia, chiediamo alla televisione francese se quando paga i diritti d’autore per un programma li paga anche per l’estero, poichè trasmette tranquillamente in chiaro tutto e in tutto il mondo. Ci sentiremo rispondere che paga i diritti d’autore per il territorio metropolitano e non paga i diritti d’autore per l’estero. E trasmette lo stesso in chiaro anche all’estero. È quello che si chiama sconfinamento naturale (se volete controllare telefonare a Parigi a France 2 avv. Dumont tel 00331/56224242). In altre parole non si può impedire in quanto la Francia confina con vari altri Paesi dove arrivano, volenti o nolenti, tutti i programmi francesi (Italia compresa). Potrebbe farlo anche la RAI perché non bisogna pagare i diritti d’autore per trasmettere all’estero un programma per il quale si sono già pagati per l’Italia. L’auspicio è che almeno i nostri parlamentari dell’estero si facciano sentire su questo problema, che non è solo di immagine, ma anche soprattutto di dignità nazionale. |
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Firmato da Di Biagio, da Angeli, Berardi e Picchi, e dal consigliere del Cgie, ed ex deputato, Massimo Romagnoli "Italiani all’estero: prospettive future" documento di parlamentari eletti all’estero del Pdl". La questione dell'lci per gli italiani residenti all'estero che ha creato una certa confusione che appare opportuno sfatare. Invitano a ragionare sulla possibilità di mettere su un dialogo costruttivo, che esorcizzi inutili litigi. |
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L’assemblea plenaria del Cgie alla Farnesina ha
ospitato anche una delegazione di parlamentari eletti all’estero del Pdl,
rappresentati da Aldo Di Biagio che hanno voluto consegnare ai
consiglieri un loro documento "Italiani all’estero: prospettive future",
firmato, oltre che da Di Biagio, da Angeli, Berardi e Picchi, e dal
consigliere del Cgie, ed ex deputato, Massimo Romagnoli. "Riteniamo
opportuno, in questa importante sede, tracciare quelli che saranno gli
aspetti più rilevanti per il sostegno delle nostre comunità all'estero e
che in qualche modo forniscano un riferimento chiaro”. Negano che ci
siano dei pregiudizi circa una precisa volontà del Governo di infierire
sulle comunità all'estero, contro connazionali che pretendono
comprensione e chiarezza. Anche la questione dell’ICI per gli italiani
residenti all'estero ha creato una certa confusione ed un alone di
incertezza che appare opportuno sfatare. Infatti – confermano - circa il
75% dei comuni italiani ha predisposto su proprio regolamento la
configurazione dello status di "prima casa" per l'immobile di proprietà
del cittadino italiano residente all'estero, ciò vuol dire che circa i
tre quarti dei nostri connazionali all'estero sono esenti da questo
onere. Sotto il profilo regolamentare anche gli altri comuni italiani
stanno provvedendo a tale riconoscimento. Le previsioni contenute nella
Legge Finanziaria hanno provocato molteplici perplessità in virtù dei
sostanziali tagli che sono stati operati e nei confronti di tale
drasticità abbiamo in più occasioni manifestato la nostra contrarietà e
le nostre criticità nelle sedi opportune. Appare opportuno però
affrontare un’analisi più ampia che non si limiti esclusivamente al
riconoscimento dei citati tagli, ma che ne vada a scrutare le ragioni di
fondo: purtroppo è necessario riconoscere delle sbavature e delle sacche
di sprechi che purtroppo in taluni contesti ne hanno minato la capacità
e l'efficienza. Molte delle strutture italiane all'estero sono state
destinatarie per diversi decenni di importanti fondi da parte dello
Stato, ma che in taluni casi, dati alla mano, non hanno comportato alcun
valore aggiunto alla capacità di penetrazione culturale italiana nei
territori in cui la comunità risiede. A tale riguardo abbiamo inteso
sottolineare l'esigenza di un sistema di verifica e monitoraggio da
parte delle Ambasciate e delle strutture consolari rivolto all’ utilizzo
di questi fondi. |
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Ovviamente ben venga la valorizzazione dell'utile, ma queste dinamiche non dovrebbero colpire ciò che è indispensabile per l'italianità oltre confine, e per tali ragioni sarebbe opportuno garantire una sorta di controllo adeguato che faccia chiarezza sulla gestione dei fondi e non tocchi chi realmente lavora e lo fa da anni con professionalità e chi ha dedicato il proprio impegno al sostegno dei connazionali e che, in questa congiuntura, ne risulta assai penalizzato. In questo percorso di ridistribuzione delle risorse italiane abbiamo bisogno non soltanto del supporto del Governo, che si sta dimostrando aperto al dialogo e soprattutto disponibile alle nostre considerazioni, ma anche e soprattutto di fattiva collaborazione che vada oltre le posizioni di partito e che si orienti verso soluzioni uniche e fattibili. Questo momento di dialogo, che prende forma in questi giorni, può essere un preambolo per una stagione nuova per l'italianità oltre confine, a partire della quale ci sarà una concreta tutela degli italiani all’estero che non si disperderà in sprechi, ma sarà mirata e localizzata. Invitiamo a ragionare sulla possibilità di mettere su un dialogo costruttivo, che metta da parte inutili litigi o posizioni contrastanti all'interno del Cgie così come all'interno dell'arena parlamentare, poiché dobbiamo essere ben consapevoli che la nostra priorità sarà garantire il rispetto dei diritti dei nostri connazionali, in un modo più chiaro e più concreto. Auspichiamo, con rinnovato impegno, un costante dialogo con i colleghi dell'opposizione i cui contributi possono essere di non trascurabile rilevanza in questo nostro più ampio progetto. Il nostro comune obiettivo è quello di valorizzare i nostri connazionali all'estero, ridare loro quel lustro e quella rilevanza che li rappresenterebbe come risorsa imprescindibile del nostro Paese e non come un semplice capitolo di spesa su cui è possibile procedere ad incondizionate falciate. Il nostro è un impegno concreto, il nostro auspicio è quello di impegnarci nel rivedere i punti di criticità, ragionare congiuntamente con l'opposizione e con tutti gli esponenti dell'associazionismo italiano all'estero, che con volontà e sentito impegno sostengono le attività e le esigenze dei nostri connazionali e che intenderanno fornire i propri contributi costruttivi. Crediamo nell'Associazionismo e nel suo valore aggiunto, che tanti spunti costruttivi ha portato alle nostre comunità all'estero, e a tal riguardo, abbiamo auspicato una riforma del Cgie e dei Cornites al fine di rendere gli stessi organismi più dinamici nei confronti delle molteplici sollecitazioni provenienti dalle nostre collettività. Saremo orientati a coinvolgere attivamente il Governo affinché si garantisca un intervento concreto e completo a sostegno delle nostre comunità. |
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Vittorio Galli, giornalista italiano, sull’ICI per i cittadini italiani residenti all’estero, la tassa per il ritiro dei rifiuti urbani, la connessione elettrica. Il connazionale paga servizi che non usufruisce. Vota per avere una propria rappresentanza nel parlamento italiano ma niente e nessuno si preoccupa per tale situazione. Il danno e la beffa! |
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Il Ministro dell’economia italiana, Giulio Tremonti, si è dichiarato particolarmente soddisfatto per essere riuscito a varare il decreto che prevede l’eliminazione della tassa sulla prima casa di proprietà, la famosa ICI. Contenti i cittadini italiani proprietari della loro prima casa di abitazione, che vedono non solo un risparmio ma anche l’eliminazione di una serie di adempimenti tributari, di preoccupazioni per non commettere errori e per i tempi materiali necessari per pagare l’imposta. I Comuni italiani non sembrano ancora molto compiaciuti di questa novità, almeno fino a quando non vedranno affluire i fondi che lo Stato centrale devolverà loro in cambio di tale gettito. I meno contenti di tutti, anzi decisamente scontenti e che si sentono penalizzati e in una situazione di disparità di trattamento, sono i cittadini italiani residenti all’estero che posseggono una casa in Italia. L’Italia, è stato detto più volte, si trova in difficoltà finanziarie e per questo sta chiedendo, sotto varie forme, un sacrificio a tutti i cittadini; ma che i primi a farne le spese siano i cittadini italiani residenti all’estero, questo appare decisamente un insulto. Il caso di un cittadino italiano che abbia lavorato tutta la vita in Italia, abbia poi potuto comprarsi una casa con i risparmi di anni di attività e che si sia poi trasferito all’estero per congiungersi con i familiari che già vivevano ivi da tempo, è un esempio sintomatico. Dalla sua pensione vengono trattenute le imposte come un qualsiasi altro cittadino residente, però non riceve alcun beneficio né utilizza alcun servizio. Al contrario, paga la tassa per il ritiro dei rifiuti urbani anche se non ne produce; per avere la connessione elettrica ne paga il servizio che non usufruisce, così pure come avviene per il collegamento alla rete idrica e non utilizza il servizio sanitario né l’assistenza medica di base. Invece deve pagarsi una propria assicurazione medica all’estero e pure tutte le imposte e i servizi del paese in cui risiede. Vota per avere una propria rappresentanza nel parlamento italiano ma niente e nessuno si preoccupa per tale situazione. Il danno e la beffa! O come direbbero in forma più esplicita in certe zone dell’Italia: "cornuti e mazziati". Che fare per risolvere questa situazione decisamente illegittima? Ci sono i tribunali, certamente, ma come bisogna procedere? Iniziando una causa in Italia: e per fare questo occorre recarsi in Italia, nominare un legale di fiducia, pagarne anticipatamente le spese e sperare un tempo che appare indefinito. Bella prospettiva! Soprattutto per l’insipienza dei legislatori italiani e dei nostri rappresentanti eletti all’estero che si curano principalmente della loro poltrona e delle direttive del partito di appartenenza. A che servono deputati e senatori eletti all’estero in questa legislatura? |
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L’ambasciatore d’Italia a Berlino, Antonio Puri Purini, si rivolge ai giovani italiani di Germania e Austria soffermandosi sul concetto espresso da alcuni giovani: “ Noi non sentiamo la necessità di prendere la doppia cittadinanza, di essere cittadini tedeschi e cittadini italiani.” La sfida dell’integrazione. |
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“Se questa idea -non sentiamo la necessità- fosse stato, diciamo, il filo conduttore della vita europea, noi oggi non saremo mai arrivati al punto in cui siamo in Europa. Avremmo ancora delle frontiere, avremmo delle tariffe doganali, avremmo monete diverse, non avremmo la liberazione. Quindi il concetto - non sentiamo la necessità - finisce con l’essere un fattore molto auto-limitativo, e finisce con l’essere un fattore limitativo sopratutto per una collettività come la nostra in Germania, una grande comunità italiana al mondo, che da un lato ha risolto in decenni gravissimi problemi d’integrazione, dignità, presenza operosa e che dall’altro lato si trova confrontata ora a delle sfide. Certamente la sfida più importante, anche questo è stato rapportato, è la sfida dell’integrazione. Allora, diciamo, un gruppo di giovani che sente il bisogno di aggregarsi, di riunirsi, di confrontarsi, pone già una sfida bellissima. Io credo che il primo punto da tenere presente e il primo problema che secondo me voi dovete occuparvi è il fatto che, a differenza dei vostri padri, voi vi muovete nell’ambito dell’Unione Europea. L’Unione Europea è stata, e anche questa è qualche cosa che io credo dovete metabolizzare nelle vostre scelte, è stata una realizzazione straordinaria, è un progetto politico, economico e sociale che continua a crescere, in alcuni momenti faticosamente in altri momenti meno faticosamente, ma che é essenziale per il futuro di tutti noi. Senza Unione Europea non c’è futuro di dignità, né democratica né economica per nessun paese membro. Questo è bene metterselo in testa, è bene capirlo, perché basta pensare a cosa sarebbe l’Europa se noi dovessimo individualmente negoziare un accordo commerciale con la Cina, con l’India e se non avessimo la garanzia di poterlo fare insieme nell’ambito dell’Unione Europea. Per non parlare dei vantaggi della moneta unica. Quindi partire da questo presupposto, perché se non si parte da questo presupposto il dibattito viene immediatamente falsato. Voi vi muovete ormai in uno spazio comune europeo, che non è ancora perfetto per quanto riguarda aspetti ancora tariffari e regolamentari, ma che certamente ha fatto dei progressi enormi rispetto a qualche anno fa. E non è un caso che la Germania sia per l’Italia il principale paese di esporto,dunque delle nostre esportazioni, che fra altro sono aumentati e non è un caso che il 40% delle esportazioni italiane ormai si muove nell’ambito della zona euro che è protetta dalle esportazioni, dal cambio . E’ molto più facile vivere nel proprio orticello, nella propria città e far finta e chiudere le tapparelle e non ascoltare a quello che succede nel mondo. Ma oggi questo non è possibile per nessuno, per nessun paese al mondo. Quindi la comunità italiana in Germania, e io mi rivolgo ai giovani che oggi si trovano in questa situazione di svolta, deve rendersi conto di trovarsi di fronte a un bivio. Questo è un punto importante. Di trovarsi di fronte a un bivio. E perché vi trovate di fronte a un bivio? Perché da un lato c’è, lo dico senza acredine, un po’la pigrizia, insomma abbiamo sempre fatto così, continuiamo a fare così. Ma dell’altro lato il mondo si muove intorno a noi. Anche quel ragazzo o quella ragazza che studia moltissimo in Europa deve rendersi conto che in paesi vicini e lontani, c’è chi studia ancora di più e che ci sono dei processi che noi non riusciremo a dominare a meno che la gioventù di oggi non li affronti. E non li affronti come? Attraverso la formazione, attraverso l’istruzione. |
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Bene, io credo, che voi dovete fare tesoro di queste possibilità e concentrarvi sempre di più sul bivio che vi porta a trarre vantaggio dalla libera circolazione delle persone oltre delle merce, del capitale e dei servizi e trarre anche vantaggio dal vivere in un paese che certamente è un paese complicato e difficile, chi lo mette in discussione, però è anche un paese che ha delle straordinarie possibilità. E’ in questo momento la locomotiva dell’Europa. L’economia italiana non sarebbe nelle condizioni in cui è, faticosa ma comunque con una base industriale fortissima, se non avesse questo legame con la Germania. In un paese che, al di là di ogni tanto giudizi che saltano fuori, che veramente per me rappresentano il passato, che mi interessano sempre di meno, ha un sentimento di amicizia nei confronti del nostro paese. Altrimenti non si capisce perché l’Italia sia la destinazione numero uno del turismo tedesco al mondo. I tedeschi vanno per prima cosa in Italia e poi in altri paesi, anche con buona pace dei nostri amici spagnoli. È un paese dove la cultura italiana è di casa, dove quasi trecento mila tedeschi studiano l’italiano. Quindi è un paese la cui lingua è parlata da cento milioni di persone, se si aggiungono tedeschi, austriaci, svizzeri e poi crescentemente i paesi dell’Europa centrale che lentamente tornano a utilizzare sempre di più il tedesco, oltre che le loro lingue. Quindi voi vivete in un paese che ha effettivamente delle possibilità e che vi dà anche delle carte in mano importanti per affrontare il vostro futuro e per affrontarlo nell’ambito di una mobilità, che non è quella mobilità del mondo globalizzato che fa paura. Ma per ottenere questo bisogna anche che fra tutti voi, fra voi italiani, voi ecco italo-tedeschi si sviluppi anche, ognuno attraverso la propria diversità e l’apporto che reciprocamente si può dare, un senso di appartenenza comune. Perché quando c’è questo senso d’appartenenza comune si crea il rispetto reciproco e quando si crea il rispetto reciproco, si lavora insieme. C’è un grande ostacolo a questo scopo, che per me è uno scopo mentale: il problema dell’integrazione. Le cifre sono delle cifre abbastanza terrificanti: solo il 15%, e non è neanche vera questa cosa del 15%, meno secondo me del 12% che frequenta i ginnasi e le Realschule; solo lo 0,52% degli italiani residenti in Germania frequenta l’università. O,52%. Meno dei turchi, meno dei croati, meno di tutti. Cosa possiamo fare? L’Ambasciata, i Consolati, credo tutta la rete strutturata, i Comites, i Cgie della presenza italiana in Germania hanno preso questo problema in mano. Sopratutto il Ministero degli Esteri a Roma ci appoggia in questa lenta tirata di un bastimento che andava su una certa rotta e che adesso deve cominciare a muoversi su altre. Quello che è importante capire che non è che tutto questo produce dei cambi fra un anno. Però io sono convinto che se tutti quanti noi, che a vario titolo operano sui problemi della presenza italiana in Germania, se tutti noi lavoreremo in maniera constante e coerente, ci vorrà qualche anno, ma le cifre sono destinate a crescere. Volevo dare un po’ questo scenario che corrisponde a delle mie convinzioni vere, che corrisponde alla convinzione che l’Italia è un paese che ha delle grandi possibilità, delle grandi potenzialità, ma che deve in questo momento in Germania confrontarsi con uno scatto d’orgoglio, con una nuova rinnovata autodisciplina e questa è la missione che devono assumersi delle persone giovani. Voglio dire, chi è che lo deve fare ? Lo dovete farlo voi giovani! Che i risultati ci saranno, non ho il benché minimo dubbio. Fatelo! Fatelo con orgoglio! Arrivate a delle conclusioni, mi raccomando, che siano concrete, non delle cose che qualcuno legge su un pezzo di carta e dice: va bene, di questo ne prendiamo atto, ma non si realizzerà mai. Quindi, sforzatevi. E non dimenticatevi mai che l’Italia è stata insieme alla Germania, dall’inizio dell’avventura europea, uno dei paesi più impegnati tra le nazioni e che il successo dell’integrazione europea è il successo dell’Italia e sarà anche il successo di tutti quanti voi. Io certamente fra dieci anni non farò più l’Ambasciatore in Germania, ma se io dovessi realmente tornare fra dieci anni, vedrei che ci sono un sacco di cose che sono cambiate e voi sarete ancora non più giovanissimi, ma sarete ancora tutti molto giovani. Quindi avete ancora tanto tempo davanti a voi, ma dovete cominciare adesso!” |
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La nostra storia. La collettività italiana in Germania è la più numerosa in Europa. Il Land con il maggior numero di Italiani è il Baden-Württemberg, seguito dal Nordreno-Wesfalia. Dal 2000 si registra annualmente un saldo in diminuzione. Il maggior problema aperto: l’inserimento scolastico e professionale. Stima e caratteristiche della collettività residente. Consistenza. |
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La collettività italiana in Germania (548.000 secondo le statistiche tedesche, più ca. 70.000 doppi cittadini) è la più numerosa in Europa. Il Land con il maggior numero di Italiani è il Baden-Württemberg, seguito dal Nordreno-Wesfalia. Dal 2000 si registra annualmente un saldo in diminuzione. Il numero degli italiani residenti deve comunque essere corretto verso l’alto: le statistiche tedesche infatti non includono i doppi cittadini sulla cui consistenza è difficile fare valutazioni precise, dato che vengono registrati solo nelle anagrafi consolari. Queste ultime registrano ca. 600.000 residenti. Il loro aggiornamento è peraltro dipendente dalle comunicazioni degli interessati e pertanto comprende anche un certo numero di non più residenti. La collettivitá italiana residente in Germania, affonda le sue origini nel fenomeno delle “ondate” migratorie che, a partire dall’inizio degli anni ’60 fino alla fine degli anni ’70, si sono riversate in Germania dalle Regioni dell’Italia meridionale e da talune aree depresse del centro-nord, nell’ambito dell’Accordo intergovernativo del 1955 sullo scambio di manodopera. Gli operai italiani, giunti senza particolare formazione professionale per la ricostruzione del sistema industriale e sociale di un Paese dilaniato dalla guerra, sono stati inizialmente identificati cone “Gastarbeiter”, ovvero lavoratori temporanei, destinati cioè a rientrare, in un termine più o meno breve, in patria. Cosa che non è avvenuta, perché con il tempo la comunitá migratoria è divenuta stanziale (si è ormai arrivati alla terza generazione, qui nata e che, dal 2001, viene censita dalle autorità locali come cittadini tedeschi di origine italiana). Tale comunità ha sempre però mantenuto “un occhio verso l’Italia”, con la quale mantiene ancora rapporti familiari ed economici, e verso la quale spera sempre di rientrare una volta stabilizzata la propria situazione economica (l’immagine dell’emigrante c.d. “con la valigia sotto il letto”). |
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La vicinanza all’Italia, unitamente alla obiettiva difficoltà di apprendimento di una lingua difficile come quella tedesca, non hanno favorito il processo di integrazione della collettività che, se è riuscita a raggiungere posizioni nell’ambito economico, soprattutto in taluni settori come la ristorazione, non è però riuscita ad inserirsi nella classe dirigente locale, come è invece avvenuto in altre realtà dell’Europa e del Nord America. Circa la composizione della collettività vi è ancora una netta prevalenza di lavoratori dipendenti, anche se il numero di connazionali attivi nelle libere professioni, nel mondo imprenditoriale e finanziario, nella ricerca universitaria e scientifica è in aumento. Mentre negli anni ’50, ’60 e ’70 prevaleva la presenza di lavoratori dipendenti nelle fabbriche, oggi una grossa quota di impiego proviene dal settore della gastronomia. Secondo gli ultimi dati ufficiali, i piccoli imprenditori e lavoratori autonomi italiani in Germania sono circa 37.000 (in gran parte appunto presenti nella gastronomia). Peraltro, l’entrata in crisi del modello di occupazione in fabbrica e la più generale crisi economica ed occupazione degli ultimi anni si ripercuotono in misura più che proporzionale sulla collettività italiana. Nel maggio 2007 il tasso di disoccupazione italiano era del 16%. Dal 2005 la possibilità di acquistare la cittadinanza tedesca conservando quella italiana è estesa ai residenti italiani in tutti i Länder tedeschi. Ciononostante le naturalizzazioni permangono nell’ultimo decennio sostanzialmente stabili intorno ad un valore medio di ca. 1.000 l’anno, inferiori a quelle di altri gruppi etnici. Sono da registrare anche le difficoltà di incrementare la partecipazione politico-elettorale, sia nell’ambito delle istituzioni tedesche (il voto comunale è aperto ai cittadini comunitari e ca. 110 cittadini italiani sono eletti nei Comuni tedeschi, ma la partecipazione elettorale italiana è apparentemente bassa), sia in quello delle istituzioni italiane (la partecipazione al voto per le elezioni politiche è stata del 35%). |
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All’origine di gran parte dei problemi di integrazione della comunità italiana in Germania restano le difficoltà dell’inserimento scolastico. In tale ambito è da segnalare il numero di alunni italiani nelle “Sonderschule”, ovvero nelle scuole differenziali ormai abolite in Italia da anni, che equivale al 8,6% del totale (contro il 4,1% dei Tedeschi); il 48% frequenta la “Hauptschule” (scuola dell’obbligo, corrispondente alle vecchie scuole di avviamento al lavoro), mentre solo il 14% frequenta il Ginnasio, ossia la scuola che consente accesso completo all’istruzione universitaria. Una quota stimabile intorno al 10% della collettività scolastica non ottiene il diploma di compimento della scuola della scuola dell’obbligo. Fra le cause di tale situazione vi sono delle caratteristiche del sistema scolastico tedesco che impone in età precoce ai bambini la scelta tra i vari tipi di scuola impedendo agli Italiani di recuperare l’iniziale svantaggio linguistico, e l’elevata mobilità delle famiglie, con conseguenti frequenti cambi di istituto. Alla collettività scolastica italiana vengono offerti corsi di lingua e cultura italiana, organizzati in alcuni Länder dalle Autorità scolastiche tedesche, in base alla Direttiva Europea 486/77, in altri attraverso un finanziamento da parte italiana. Ca. 25.000 alunni italiani frequentano tali corsi. Altri ca. 5.000 alunni italiani frequentano corsi di sostegno offerti da parte italiana. L’integrazione scolastica è riconosciuta come la maggiore priorità per favorire la piena integrazione della collettività nel lungo periodo. Tale priorità è stata rilanciata negli ultimi anni: Tra le sue indicazioni operative si evidenziano: 1) negoziato con i Länder per rafforzare le misure preventive di integrazione scolastica, 2) integrazione, ovunque possibile, dei corsi di lingua e cultura italiana nell’orario scolastico; 3) razionalizzazione delle spese e attivazione di fonti alternative di finanziamento; 4) sensibilizzazione approfondita della collettività, soprattutto in funzione preventiva, attraverso progetti specifici come il premio del presidente della Repubblica per gli alunni più meritevoli.Le difficoltà scolastiche si ripercuotono anche nell’ambito della formazione professionale, in un contesto economico ed istituzionale che richiede sempre più l’acquisizione di competenze complesse. La mancanza di qualificazione professionale è una significativa causa della disoccupazione. Favorire la formazione e l’inserimento professionale dei giovani italiani rappresenta quindi un obiettivo prioritario per la collettività italiana in Germania. |
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Sparatoria nel locale "De Rocco", Rüsselsheim (Assia), ma non è una nuova Duisburg. Sono tre le vittime della sparatoria. Arrestate due persone di nazionalità turca. Per la polizia tedesca gli italiani, questa volta, non c’entrano ed è per ora esclusa qualunque pista legata alla mafia o alla 'ndrangheta. |
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Martedì sera (12 agosto), poco prima delle otto, nel centro pedonale della cittadina ancora molto affollato, fra i tavolini della gelateria italiana "Da Rocco" e del ristorante greco "Leonidas", è improvvisamente scoppiata una sparatoria: una donna greca, Anna A., residente in Germania da 40 anni, è stata la prima ad essere colpita, probabilmente per errore. Le altre vittime sono due uomini turchi, forse i bersagli dei killer, che erano quattro secondo le testimonianze. Un altro uomo è rimasto gravemente ferito ed è in pericolo di vita. Un copione molto simile alla strage di 'ndrangheta che il 15 agosto di un anno fa macchiò un ristorante italiano di Duisburg, nella Ruhr, diventata sinonimo di una nuova "internazionalizzazione" della criminalità organizzata originaria del nostro Paese: nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2007, sei italiani vennero uccisi in una pizzeria a Duisburg nell'ambito della faida della 'ndrangheta di San Luca. Stavolta però, secondo la polizia tedesca, gli italiani non c'entrano ed è per ora esclusa qualunque pista legata alla mafia o alla 'ndrangheta. Una semplice coincidenza, dunque, in cui il sospetto iniziale di una nuova Duisburg sembrava giustificato dalle modalità dell'azione criminale e dal luogo, un caffè dal nome "Eis da Rocco". In effetti, le gelaterie in Germania sono quasi tutte italiane, gestite per lo più da veneti e friulani, ma ultimamente molti esercizi di italiano hanno mantenuto solo il nome, passando in gestione ad immigrati più recenti, spesso greci o turchi. |
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Nella strage di Duisburg, di cui a giorni ricorrerà l'anniversario, morirono sei ragazzi italiani coinvolti a vario titolo nella faida di S. Luca, una storia nata a migliaia di chilometri dalla Germania, nella Calabria più profonda. Ora starà agli inquirenti tedeschi, che per ora non hanno ancora identificato tutte le vittime, capire cosa è successo questa volta, ma, secondo i primi accertamenti, appare certo che la criminalità organizzata italiana non c'entri. Gli agenti hanno arrestato due persone sospettate di essere coinvolte nella strage, costata la vita a due uomini e una donna. I due uomini vittime della sparatoria sono due curdi turchi, che erano soliti frequentare il caffé “Da Rocco”, mentre la donna, una signora greca che gestiva un negozio vicino al luogo del delitto, si trovava nel bar per caso e dopo essere stata colpita da una pallottola vagante è morta tra le braccia del marito. Un terzo uomo, che in un primo momento si pensava fosse morto durante il trasporto in ospedale, è in gravi condizioni. Per il momento, non si conoscono i motivi degli omicidi, ma potrebbe essersi trattato di un regolamento di conti tra bande dedite al traffico di droga o alle scommesse clandestine, poichè le vittime erano disarmate e sembra che siano state uccise a sangue freddo. |
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Colonia. Giuseppe Pellegrino, lanciato dal "Grande Fratello" tedesco, diventa milionario per altre strade. Un patrimonio ereditario a sette cifre lasciatogli da un' anziana donna,
sua fan accanita, che lo ha seguito in
tv. |
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Ha partecipato alla sesta edizione del
"Grande Fratello" tedesco ed è uscito a tre settimane dalla fine del
reality...il sogno della vittoria finale, con tanto di successo e soldi
al seguito, sembrava essere svanito...ma aperte le porte della casa,
Giuseppe Pellegrino, nato a Colonia ma di origini italiane, ha trovato
la più grande sorpresa della sua vita: un patrimonio ereditario a sette
cifre lasciatogli da un' anziana donna, sua fan accanita, che lo ha
seguito in tv nel corso di questi mesi. |
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Nessuna obiezione da parte del figlio della donna, Alfred D. Monchengladbach, che ha dichiarato di voler rispettare le ultime volontà della madre che, per seguire le avventure di Giuseppe 24 ore su 24, si era anche abbonata al canale televisivo Premiere, a pagamento, che trasmette il reality in Germania. Alfred, dopo qualche perplessità iniziale, ha dichiarato di essere felice di poter aiutare Giuseppe a realizzare il suo sogno di diventare un attore bravo e di successo, perchè è una persona simpatica, brillante e molto generosa. Pellegrino è diventato un mito hollywoodiano in terra tedesca grazie al Grande Fratello, dove ha fatto spesso parlare di sè per le sue scappatelle amorose. Uscito dalla casa ha incassato svariati milioni di euro, non ha voluto dichiarare la cifra esatta e, con una parte di questi soldi ha inciso il suo pimo disco e con l' altra si è fatto adottare dal principe tedesco Frederic von Anhalt ed ora si fa chiamare "Prinz Eduard von Anhalt"! |
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Storia normale di un italiano emigrato in Germania. “Quasi nessuno aveva visto mai prima uno straniero,
mi guardavano un po` incuriositi. Mi
sentii imbarazzato”. |
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Sono partito il 10 di giugno 1956 dal mio paese in Abruzzo per andare in Germania. Volevo cercare un lavoro nell`agricoltura. La prima stazione fu Verona. Allora chi voleva andare in Germania per lavoro doveva prima passare lì una visita. Dopo qualche giorno e un lungo viaggio arrivai a Gifhorn, una piccola città nella Bassa Sassonia. Lì stavano già aspettando tanti contadini tedeschi che cercavano degli operai italiani. Tanti di loro avevano preso contatto prima tramite l`ufficio di lavoro. Così anche il mio amico (che veniva dal mio paese) ed io. Insieme dovevamo andare a lavorare da un contadino in un paesino che si chiamava Steimbke. Quando questo contadino però ci vide, disse che eravamo troppo piccoli e troppo magri. Lui aveva bisogno di due uomini grandi e forti. Così scelse altri lavoratori e non noi. Fortunatamente però c’erano altri contadini che cercavano qualcuno e che non avevano però contattato prima nessuno. Uno di questi, il signor Helmut Matte di Ohrdorf mi parlò direttamente. Un italiano che sapeva parlare un po' di tedesco mi fece come traduttore. Il signore chiese se cercavo lavoro e volevo lavorare con lui. Gli dissi che stavo proprio cercando lavoro. Così mi chiese di dargli il mio nome e lui poi parlò direttamente con un signore dell'uffico di lavoro e gli spiegò che volevo andare a lavorare con lui. |
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Andammo con la sua macchina a casa sua a Ohrdorf. Il mio amico andò da un altro contadino a lavorare. Prima di separarci ci scambiammo l'indirizzo, sempre con la speranza di poterci ogni tanto sentire o vedere. Erano quasi le 3 del mattino quando arrivammo a casa di questo contadino. Mi fece vedere la mia camera e mi disse che cosa dovevo fare il giorno dopo. La mattina dopo sentii bussare alla porta e sentii una voce dire "aufstehen". Io, pensando che "aufstehen" fosse un nome non ci feci proprio caso. Solo quando dopo un po' una signora entrò nella mia stanza facendo segno con la mano "venire a mangiare" capii che quella parola non era un nome, ma significava solo "alzati". Gli altri che abitavano come me in quella casa avevano fatto colazione prima e stavano lavorando. Quasi nessuno aveva visto mai prima uno straniero, mi guardavano un po’ incuriositi. Mi sentii imbarazzato. Dopo aver fatto colazione andai a lavorare. Il signor Matte mi spiegò cosa dovevo fare. Non avevo visto mai tanti animali. All’inizio ero molto impaurito perché non avevo mai visto tanti animali tutti insieme. C’erano tantissimi cavalli, mucche, maiali e tanti altri animali. Nel mio paese avevamo solo qualche animale, qualche mucca o qualche maiale. E questi contadini avevano tantissimi animali di ogni tipo. Ognuno di noi lavoratori aveva il suo compito. C’era uno che si occupava solo dei cavalli, un altro si occupava dei maiali e così avanti. |
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Il mio mensile di allora era di 120 Dm più un premio di 20 Dm. I contratti di lavoro che erano stati fatti allora duravano solo fino a novembre. Gli operai italiani dovevano poi tornarsene in Italia. In caso di necessità potevano ritornare in primavera. Io pero non volevo andarmene. Siccome già da bambino non sentivo bene da un orecchio, avevo tanta paura, che una volta tornato in Italia dovevo ripetere tutte le visite per poter tornare in Germania. Questo poteva magari essere un difetto che non mi permetteva di poter ritornare in Germania. Cosi parlai al signor Matte e gli chiesi se lui aveva abbastanza lavoro per poter rimanere lì. Rispose di sì. Avevo bisogno adesso di un permesso di soggiorno, perché la mia permanenza si allungava. Andai ad Hannover per questa questione. Tutto si mise a posto. Così restai lì fino al 31.05.1960. Le domeniche ci toccava lavorare un po' ciascuno: facevamo a turno. Così una domenica libera capitava ogni tanto a tutti. Una volta al mese veniva il prete italiano di Hannover a dire la messa a Wittingen. Così quando avevo libero di domenica andavo a Wittingen, facendo i 9 km in bicicletta. La messa italiana per noi italiani era anche un'occasione per poter incontrare tanti altri italiani che come me lavoravano nell'agricoltura. Ormai avevo messo un po’ di soldini da parte per andare in Italia. Poi - con un po' di fortuna nel 1958 e 1959 avevo vinto al Toto Lotto (una volta ca. 300 DM e un'altra volta 400 DM) - così non solo potevo permettermi questa visita ma anche qualche regalino ai miei familiari. |
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In questi ultimi anni tanti dei miei
connazionali se ne andarono a lavorare nelle grande fabbriche in città.
Le condizioni nelle fabbriche erano meglio. Invece in agricoltura si
doveva lavorare sempre, mattino e sera, giorni lavorativi e festivi, e
si guadagnava di meno. Dopo che un mio amico andò a lavorare in una
fabbrica ad Hannover, (Ernst Sorst & Co., Metallverarbeitung) anch’io
cominciai a pensarci sopra. A quei tempi però era necessario avere la
residenza nello stesso luogo, che significava per me avere la residenza
ad Hannover. Invece abitavo e lavoravo ancora a Ohrdorf. Affittai una
stanza in una casa dove abitava anche questo amico. Pagai l`affitto in
anticipo per un mese - così potevo far vedere che avevo la residenza ad
Hannover. Ormai era quasi la metà di Maggio del 1960 e io stavo ancora
ad Ohrdorf. Non avevo ancora parlato con il signor Matte del mio
licenziamento. Nella ditta Sorst mi presero a lavorare subito. Nel 1966
mi sono sposato con mia moglie Teresa, che è venuta poi con me in
Germania. Pensavamo di tornare in Italia dopo qualche anno di lavoro.
Dopo un paio di anni nacque nostra figlia. Pensammo di tornare in Italia
quando lei doveva iniziare la scuola elementare. Poi nacque il nostro
figlio. Gli anni passarono e passarono… in fretta. I figli dopo aver
fatto tutte le scuole in Germania lavorano qua. Però in Germania ci
abito tuttora. Ormai da 50 anni. |
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La Storia di Saverio Esposito, nato a Strongoli, in provincia di Crotone e residente a Bonn-Königswinter. Il signor Saverio si ammalò del morbo di Parkinson. Quando andò a ritirare per la prima volta l'assegno
ebbe però una sorpresa. Storia di un
italiano. |
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“Poi il signor Saverio si ammalò del
morbo di Parkinson e non fu più in grado di lavorare. Anticipò di
qualche anno la pensione e si apprestò a curarsi finalmente di sé stesso,
dopo essersi curato per una vita solo del lavoro. Quando andò a ritirare
per la prima volta l'assegno, il signor Esposito ebbe però una sorpresa.
Mentre la parte tedesca rispondeva alle aspettative, la parte italiana
ammontava a 96,21 euro”. La Storia di Saverio Esposito, nato a
Strongoli,in provincia di Crotone e residente a Bonn-Königswinter.
Saverio Esposito è calabrese, nato a Strongoli, in provincia di Crotone,
il 26 settembre del 1941. Cominciò a lavorare all'età di 16 anni come
stagionale negli zuccherifici del suo paese, e continuò per quattro o
cinque anni. Poi si trasferì al nord; lavorò a Cernobbio, vicino a Como,
in una fabbrica di griglie per frigoriferi. |
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Quindi venne in Germania, a Bonn, dove trovò lavoro con ruoli diversi. Erano i primi anni settanta, la Germania offriva molto, la paga era buona, il signor Saverio si trovò bene. E poi in Italia aveva lasciato una situazione familiare difficile… Insomma la Germania era una chance nuova per lui, quasi un'avventura: dura, talvolta durissima, come lo fu per tutti, ma anche affascinante. Inoltre, man mano che invecchiava, il signor Saverio aveva il cuore tranquillo dal punto di vista della previdenza. Gli anni in Italia erano stati tutti regolarmente registrati, quelli in Germania anche, quindi la pensione da maturare non poteva che essere una buona pensione. Poi il signor Saverio si ammalò del morbo di Parkinson e non fu più in grado di lavorare. Anticipò di qualche anno la pensione e si apprestò a curarsi finalmente di sé stesso, dopo essersi curato per una vita solo del lavoro. Quando andò a ritirare per la prima volta l'assegno, il signor Esposito ebbe però una sorpresa. |
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Mentre la parte tedesca rispondeva alle aspettative, la parte italiana ammontava a 96,21 euro. Il signor Saverio ebbe certo qualcosa da dire all'impiegato, nel suo tedesco che perfetto non è mai diventato. Contando i cinque anni in zuccherificio (sia pure come stagionale), i sei anni a Cernobbio, i cinque anni alla Giacchello Raffaele, zincature ed affini, vengono fuori sedici anni buoni. In sedici anni di contributi, anche se i primi cinque, dicevamo, come stagionale, il governo italiano ti passa 96,21 euro??? "In realtà succede proprio così" -ci dice Grazia Bruno Rivas del Patronato Sias di Bonn. "Negli anni sessanta -continua Grazia Bruno- il lavoratore riceveva una tessera personale. Erano libretti nei quali le ditte attaccavano le famose “marchette” cioè una specie di francobolli che potevano essere settimanali, mensili o annuali. Il librettino completo veniva poi consegnato al lavoratore, talvolta solo al momento del licenziamento. |
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I lavoratori che partivano per
l'estero dovevano consegnare i libretti all'Inps che provvedeva alla
registrazione. Persi i documenti per via del trasloco, per noncuranza, o
perché non si sapeva a cosa servivano, erano persi anche i periodi di
lavoro. La stessa cosa -continua Grazia Bruno- succedeva anche in
Germania, dove talvolta ci sono stati fortunosi recuperi". |
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"Potrebbe arrivare a 120, forse anche a 130 euro"- risponde la titolare del patronato Sias. Poi spiega che sui libretti veniva redatta spesso la dicitura "guadagno non quantificato", il che porta -con il numero di anni registrato dal sig. Saverio- ad un importo in pensione di 10 euro al mese, recentemente innalzato a 12. Questo è quello che lo Stato italiano offre attualmente a colo-ro che emigrarono negli anni sessanta. Ma il signor Saverio è comunque una persona positiva. Invece di gridare, come farebbero molti, è contento lo stesso, e poi qui a Bonn si sente a casa. Ha un amico: Giacomo De Bona, titolare dell'Eis Café De Bona, nella Heisterbacherstr. 21 a Bonn-Königswinter. È lì che incontriamo il signor Saverio. Giacomo De Bona lo ha un po' adottato come “papà”. Il signor Saverio, arriva quasi ogni giorno, si siede ad un tavolino, qualcosa ordina lui, qualcosa gli offre il signor De Bona, quindi racconta un po' della sua vita. |
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Per esempio di quando era partito da
Bonn per tornare a Strongoli. Aveva in tasca ottomila euro, voleva
comprare una casetta, magari con giardino. Poi forse -chissà- voleva
trovare qualcuno dei vecchi amici e magari anche recuperare qualche
marchetta dallo zuccherificio. E`tornato senza niente, sporco, barbuto,
sfinito. Ora ha deciso di restare a Bonn. Dice: "Non conoscevo più
nessuno a Strongoli, nemmeno i luoghi". Poi, con ottomila euro, molte
casette non le avrà trovate di sicuro. Scuote la testa e riprende: "Io
sono stato sempre disponibile per gli altri, ma quando sei tu ad avere
bisogno, allora devi pagare". Amici, eccetto il sig. De Bona della
gelateria, Saverio Esposito non ne ha. Il Parkinson lo consuma. Egli ha
però un desiderio: "Vivo in un appartamentino -dice- ma la toeletta è
fuori. Quand'ero più giovane non ci facevo tanto caso, ma ora ho bisogno
di andarci più spesso, in bagno, e non so neppure cosa si prova ad avere
il gabinetto in casa". |
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Italiani in Germania simpatici. O no? In Germania, la comunità italiana ha costruito la sua integrazione sulla “simpatia”.
E’ una integrazione fondata sul non
dar fastidio. |
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In Germania, soprattutto la comunità
italiana ha costruito la sua integrazione sulla “simpatia”. Gli italiani
fanno di tutto per sembrare (ed essere) simpatici; non creano problemi,
sorridono sempre quando possono, non si offendono quasi mai; insomma,
quella italiana è una integrazione fondata sul non dar fastidio, sulla
invisibilità, al contrario della integrazione -ad esempio- dei turchi, i
quali invece cercano sempre più di fare rumore, di creare lobbies di
pressione in politica ed economia, con successi che si vedono
chiaramente in tutti i campi. Sono stati molti coloro i
quali,nell’estate scorsa, durante i campionati mondiali di calcio, si
sono stupiti della campagna di stampa antitaliana che organi di
informazione importanti hanno inscenato. Una campagna di stampa nella
quale sono stati rispolverati i pregiudizi peggiori e che ha riportato
tutti noi in un clima che ricordava per certi versi gli anni Cinquanta.
Ora, visibili dietro questa improvvisa “antipatia”, c’erano alcuni
scandali nazionali tra i più deplorevoli degli ultimi decenni: da quello
delle partite truccate a quello, ancora più schifoso, dei direttori Rai
e delle soubrettes, vendute (e che si vendevano) un tanto al chilo in
cambio di un paio di minuti in tv. Scandali che hanno fatto il giro
dell’informazione tedesca e che hanno posto anche la comunità italiana
in Germania in cattiva, anzi, cattivissima luce. Tuttavia non bisogna
sottovalutare il fatto che anche una strategia integrativa sul modello
del “da noi tutto va bene” e del “noi siamo tutti simpatici e contenti”,
mostra i suoi limiti; costringe, ad esempio, a nascondere, dietro il
sorriso eterno, i problemi, che da noi sono moltissimi e strutturali.
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Disoccupati italiani espulsi dalla Germania. "Fu di mattina verso le quattro, quando la polizia entrò… |
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Luigi G.: "Fu di mattina
verso le quattro, quando la polizia entrò improvvisamente nella nostra
abitazione e ci invitò a preparare le nostre valigie. Ci dissero che
saremmo stati espulsi. Puntavano le pistole su di noi. Muniti solo del
necessario, ci portarono a Stoccarda in un cellulare, da lì poi con un
aereo a Milano. Abbiamo dovuto addirittura pagare i costi
dell'espulsione“. Ora anche le grandi reti televisive tedesche scoprono
lo scandalo delle espulsioni e dei soggiorni negati. |
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Dopo un servizio di
Marazzo, apparso sul terzo programma italiano e sul canale privato
d'oltralpe Tv-7, anche il canale televisivo franco-tedesco ARTE e il
primo canale della TV tedesca ARD hanno riservato recentemente dei
servizi sulle espulsioni degli italiani riportiamo il testo scritto
irradiato sullo schermo il 24 maggio dal canale televisivo ARTE: |
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Presentatore (Edgar Verheyen): È stato tre anni fa. Per l'italiano Nilo Soppelsa cascò il mondo. Lasciare la Germania? Era animato dall'idea della libera circolazione in Europa. Doveva essere espulso così come niente dalla Germania dopo più di 40 anni? E pensare che già da tempo avrebbe potuto fare richiesta del diritto al soggiorno permanente. Così come è successo a lui, è capitato anche a molti italiani negli ultimi dieci anni. Quando tre anni fa fece richiesta di assegno sociale alle Autorità di Costanza, questi si impuntarono. I motivi: |
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Helge Kropat, Autorità
per gli stranieri di Costanza: "L'assegno sociale da solo non è
determinante, ma non ha esercitato nessuna occupazione retribuita. I
Capi di Governo si sono accordati che solo una determinata cerchia di
persone debba godere delle libera circolazione. Questi sono prestatori
di lavoro, lavoratori autonomi, persone con occupazione retribuita,
persone che prestano servizi, oppure tali che siano in grado di
finanziarsi da sole." |
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Jascha A. Hilkowitz,
Organizzazione per i diritti umani "Hand in Hand": "Allora ho telefonato
all'addetto competente dell'Autorità per gli stranieri,... e la sua
reazione... ho poi chiesto se la pensasse veramente così. Era un po'
imbarazzato. Disse che si era già accorto che si trattava d'un caso di
palese ingiustizia, ma che la legge tedesca sarebbe così." |
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Helge Kropat,
Autorità per gli stranieri di Costanza: "Naturalmente si è più prudenti,
quando l'opinione pubblica viene sensibilizzata, bisogna ammetterlo. Ma
si è tenuto più in considerazione la sua situazione particolare.
S'immagini un po' se gli venisse il terzo infarto: chi è il cattivo?
l'Autorità." Nilo Soppelsa: "Mi hanno rilasciato il permesso per due
anni di soggiorno, ma niente di scritto. Al telefono mi hanno detto:
Signor Soppelsa, passi di qui, avrà il soggiorno per altri due anni. |
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|
Il primo festival della canzone italiana |
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FRANCO ANTONIO BELGIORNO presentatore del 1° festival |
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