Il Financial Times: "Berlusconi fa bene a tenere a freno i magistrati". Secondo l'autorevole quotidiano britannico, la verità è che da quasi 20 anni, in Italia, "i giudici godono di un livello di potere unico in Occidente".

E Gesù disse ai suoi: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». In Italia il Cavaliere spesso non è compreso, ma il mondo lo stima e ammira. La notizia è di oggi. Il "Financial Times", autorevole quotidiano britannico, si schiera con Silvio Berlusconi nel nuovo, durissimo scontro aperto con i magistrati. In un editoriale intitolato "L'Italia fa bene a tenere a freno i giudici", si sottolinea la necessita' di introdurre una legge sull'immunità - come è già, per esempio, nell'ordinamento di Spagna, Francia, Germania e dell'Unione Europea- che "non dà ai funzionari eletti mano libera, ma serve a proteggere il diritto dell'elettorato di essere governato da persone che hanno scelto democraticamente". L'articolo è firmato Christopher Caldwell, che - tra le altre cose - si chiede se "le accuse contro Berlusconi nascono da una disinteressata richiesta di giustizia o dal desiderio una certa parte dell'elite italiana di rovesciare una scelta popolare che non le piace". Secondo il Ft, la verità è che da quasi 20 anni, in Italia, "i giudici godono di un livello di potere unico in Occidente". "Nei primi anni Novanta - ricorda il giornale - quando gli italiani avvertirono che non avrebbero piu' avuto bisogno di tollerare la corruzione che rientrava in un patto regolare della politica della guerra fredda, giudici ambiziosi destituirono le leadership dei principali partiti in processi corruzione...C'e' stata, in effetti, una reggenza giudiziaria sui funzionari eletti, con i giudici che hanno passato al setaccio la classe dirigente della generazione successiva". Ce lo ricordiamo tutti il periodo di Tangentopoli, con l'operazione Mani Pulite. "Giudici ambiziosi", scrive il Financial Times. Il riferimento a Antonio Di Pietro, credeteci, non è per niente casuale.
Ogni giorno è sempre più evidente che l’antiberlusconismo nasca da una colossale campagna mediatica basata sul falso. In particolare, da quando Berlusconi è sceso in campo, la sinistra ha sfruttato interminabili processi intrapresi da magistrati amici e che non hanno mai portato a nulla, ma che hanno influenzato pesantemente la vita politica. La puntualità con cui le toghe rosse agivano e le coordinate campagne dei media “amici” hanno aiutato ad inculcare nelle menti fragili di molti italiani la convinzione che berlusconi fosse un mafioso, un corruttore, addirittura un assassino. Ma Berlusconi ha resistito a tutto questo accanimento giudiziario e mediatico per oltre 13 anni, ed ora ogni accusa sta crollando miseramente. A nulla sono servite 2242 udienze e le ingenti spese che tutti noi, con le nostre tasse, abbiamo dovuto pagare: Berlusconi è un uomo incensurato, mai una condanna a suo carico. Ma i sinistri non mollano… anni di disinformazione hanno radicato in loro un odio talmente forte che non ammetteranno mai la verità. Se fate un giro per blog c’è ancora chi è convinto che Fininvest sia nata grazie alla mafia, che Berlusconi sia il mandante delle stragi di Capaci e via D’amelio, che sia stato condannato per falsa testimonianza nel caso p2.  

Prodi torna, ma vuole carta bianca.

Un "patto blindato" sul quale non si tratta. Sircana (portavoce di Prodi)

unico protagonista della comunicazione.

Il programma, più che una dichiarazione di ciò che si farà,

è un contentino per tranquillizzare su ciò che non si farà.
 

Dodici punti, un "patto blindato" sul quale, secondo Prodi, non si tratta. Anche se sembra soltanto un compromesso al ribasso. Il Programma 2 del Governo di centrosinistra non è altro che una dichiarazione d'intenti generalista che, paradossalmente, è chiara solo nell'assenza. Ce n'è per tutti: rispetto degli impegni internazionali (quali?), impegno per la cultura(come?), Tav (treni ad alta velocità), energia, liberalizzazioni, pensioni (senza dire però in che direzione dovrebbe andare la riforma), il solito sviluppo del mezzogiorno (toh, che novità...), e Sircana (portavoce di Prodi) unico protagonista della comunicazione. Il punto più importante è il cambio da "Distruzione sistematica della famiglia" a "Rilancio delle politiche a sostegno della famiglia". Tanto per rendere chiaro che questo programma, più che una dichiarazione di ciò che si farà, è un contentino per tranquillizzare su ciò che non si farà. I DiCo (diritto di conviventi) sono, infatti, la vittima illustre della crisi di Governo. Povera Rifondazione Comunista, tutti a dargli addosso, e loro hanno addirittura indetto una manifestazione di piazza in sostegno di Prodi (un po' come se le volpi scendessero in piazza a difesa delle galline).
 

Magicamente, dopo aver raccontato per giorni che il problema era l'influenza della sinistra antagonista su temi come il lavoro o la politica estera, dagli impegni sparisce l'unico punto che era in contrasto con i partiti di centro. Strano, no? E che la mossa non sia casuale si evince dalle dichiarazioni di Mastella, che ieri ha ricominciato a ricattare, dichiarando: "I Dico vanno tolti dall'agenda politica. Questo deve essere chiaro e mi sembra che sia stato capito.” Si era appena finito di dire che il problema di Prodi erano i ricatti dei partitini, ed ecco che il partitino per eccellenza ha vinto la sua ennesima guerriglia permettendosi così di presentarsi Oltretevere per dire "missione compiuta". Certo, magari così si riuscirà a portare dalla parte della maggioranza Follini e i folliniani che di Berlusconi non ne possono più. E cosa volete che siano i diritti delle persone rispetto a 3 voti in più al Senato?

Il mondo della politica italiana è in subbuglio dopo le dimissioni di Romano Prodi.

Nei salotti televisivi i politici di maggioranza e opposizione fanno a gara

per rilasciare dichiarazioni. Niente paura: Prodi torna,

ma addio Dico (diritto di conviventi o matrimonio omosessuali).
 

Dopo le dimissioni di Romano Prodi, c'è aria di inciucio in giro... molto inciucio! L'espressione inciucio si riferisce genericamente a un accordo fra individui con elementi poco chiari (persino truffaldini). Dichiarazioni smorzate, contrastanti emergono da entrambi i poli... cosa che sicuramente non dipende solamente dal livello di confusione politica al momento. Cosa succederà adesso. Al momento sono in atto le consultazioni e le prime vocine aprono le porte a un "Prodi-Bis". La destra rifiuta però questa ipotesi dichiarando che un governo-bis non cambierebbe nulla. La sinistra invece è favorevole a un Prodi-Bis solo se si abbia una larga maggioranza... E dove trovare la maggioranza più ampia?? Ma è ovvio... col grande inciucio!!! Si parla infatti di coalizione con Follini (ma dico io!!!) e il movimento autonomo siciliano guidato da Raffaele Lombardo (che già, insomma... un movimento siciliano guidato da uno che si chiama Lombardo...) che dapprima alla domanda di un suo possibile appoggio all'Unione ha dichiarato: "Nessun accordo con l'Unione, non sono interessato. Noi non siamo interessati a questo governo e a questa maggioranza" ma solo 13minuti dopo si è corretto dicendo: " Se mi danno il Ponte voterei. "

   

Anna Finocchiaro invece cerca di raccogliere le briciole di pane: "non mi pare che ci siano all'orizzonte le condizioni per l'adesione di interi gruppi parlamentari, ma saranno benvenuti i singoli che si riconosceranno nel governo". C'è poi chi parla di nuove elezioni, magari non subito ma dopo aver cambiato la legge elettorale. Beh... per la destra sarebbe un invito a nozze; i consensi non potrebbero che portare a una loro vittoria. E poi ci sono le voci più sinistre, quelle che covano nell'ombra... le voci dei democristiani!!!!! Queste vocine sostengono che a far cadere veramente il governo Prodi è stato Andreotti per dimostrare la sua contrarietà sui "dico(omosessuali)", in accordo con Casini che aspettava questo momento da tempo, per fare il mega inciucione e riportare la forma di governo italiana al vecchio parlamentarismo compromissorio come un tempo. Non a caso è stata riformata la DC! La democrazia cristiana è sempre in agguato!

Calcio: sono sette i punti del decreto approvato dal Governo.

PARTITE A PORTE CHIUSE.

Divieto di accesso negli stadi innalzato fino a sette anni.

SPEZZARE LEGAME SOCIETA'-TIFOSI.

AGGRAVANTI PER I DELITTI DI VIOLENZA E RESISTENZA A POLIZIA

   

Divieto di accesso alle manifestazioni sportive preventivo ('Daspò) innalzato a sette anni ed esteso a coloro che sono sospettati di aver preso parte a episodi di violenza durante le partite; arresto in flagranza di reato differita da 36 a 48 ore; giudizio per direttissima anche per chi viene trovato in possesso di razzi, bengala e "fuochi" pirotecnici in genere; pene da 5 a 15 anni (anziché da 3 a 15) per chi commette violenza e resistenza a pubblico ufficiale con armi ma anche con il "lancio di corpi contundenti e altri oggetti, compresi gli artifici pirotecnici". Sono queste alcune delle principali misure contenute nella bozza di decreto legge in vista del consiglio dei ministri straordinario di oggi pomeriggio. La bozza del decreto legge è di sette articoli e potrebbe subire modifiche dell'ultima ora. Anche perché - secondo quanto si è appreso - il disegno di legge delega, annunciato ieri dal governo e che dovrebbe contenere ulteriori misure sul funzionamento degli stadi e sull'inasprimento di altre pene, ancora non è pronto: gli uffici tecnici dei ministeri dell'Interno, della Giustizia e dello Sport ci stanno ancora lavorando. Ecco, in sintesi, cosa prevede la bozza di decreto legge:

PARTITE A PORTE CHIUSE –
"Fino all'esecuzione degli interventi strutturali e organizzativi richiesti" per attuare quanto previsto dai decreti 'Pisanu, le partite di calcio ''possono essere svolte esclusivamente 'a porte chiuse'".
 

   

STOP A VENDITA BIGLIETTI IN BLOCCO A SQUADRE OSPITI –
Le società che organizzano le competizioni non possono più vendere,"direttamente o indirettamente", alla squadra ospitata, biglietti in blocco. E' vietato inoltre "vendere o cedere" alla stessa persona un numero di biglietti superiore a dieci. In caso di violazione si rischia da 10 mila a 150 mila euro di multa. Il divieto è immediato per cui i biglietti ceduti o venduti prima dell'entrata in vigore del decreto "non possono essere utilizzati".

'DASPO' PREVENTIVO FINO A 7 ANNI –
Il divieto di accesso negli stadi viene innalzato fino a sette anni e presuppone non più soltanto l'accertamento di un reato, ma "può essere altresì disposto nei confronti di chi, sulla base di elementi oggettivi (come ad esempio un rapporto di polizia pure su minorenni, ndr), risulta avere tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive o tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica in occasione o a causa delle manifestazioni stesse". Previsto l'obbligo di firma in un comando di polizia durante la partita. Chi viola il 'Daspo' rischia da 6 mesi a tre anni di reclusione e una multa fino a 10 mila euro.Tra le altre misure previste dalla bozza di decreto legge, inoltre, ci sono: FLAGRANZA

 

DI ARRESTO ENTRO 48 ORE –
La polizia potrà arrestare in flagranza di reato differita fino a 48 ore (contro le attuali 36) chi in occasione di manifestazioni sportive risulta autore di un reato commesso con violenza alle persone o alle cose grazie a foto o video.
 

   

GIUDIZIO DIRETTISSIMO –
Verrà giudicato per direttissima non più solamente chi ha lanciato materiali pericolosi o ha fatto invasione di campo, ma anche i tifosi che vengono trovati in possesso di razzi, bengala e "artifizi pirotecnici" in genere.

SPEZZARE LEGAME SOCIETA'-TIFOSI –
Sembra essere questo l'obiettivo di un'altra norma contenuta nella bozza di decreto legge che estende le misure di prevenzione a coloro che sono indiziati di aver agevolato gruppi o persone che hanno peso parte attiva, in più occasioni, a manifestazioni di violenza durante le partite. Prevista inoltre la possibilità si sequestro di quei beni "la cui disponibilità può agevolare, in qualsiasi modo, le attività di chi prende parte attiva a fatti di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive".

AGGRAVANTI PER I DELITTI DI VIOLENZA E RESISTENZA A POLIZIA –
Vengono portate da un minimimo di 5 a un massimo di 15 anni (anziché da 3 a 15) le pene per chi commette violenza e resistenza a pubblico ufficiale con armi ma anche con il "lancio di corpi contundenti e altri oggetti, compresi gli artifici pirotecnici in modo da creare pericolo alle persone".
 

Il Conclave di Caserta: rilanciare il programma del governo di centro-sinistra.

In trasferta il Consiglio dei Ministri, presieduto dal presidente Prodi.

Solo un risultato: una bella fumata nera.

di Giuseppe Ceresa

Si è tenuta lo scorso week-end, nella storica reggia borbonica di Caserta, una riunione "in trasferta" del Consiglio dei Ministri, presieduta dall'on. Prodi. In una così austera e non convenzionale sede lo scopo era di rilanciare il programma del governo di centro-sinistra; programma insidiato dai siluri dell'estrema sinistra, dai piagnistei dei centristiriformisti, e non certo sostenuto dai mass media e dall'opinione pubblica. Tutti si aspettavano nuove idee, progetti futuri, volontà di portare avanti quel rinnovamento, tanto sbandierato, del paese. Un primo banco di prova era il proporre una nuova e attuale legislazione per il sistema pensionistico. Riforma delle pensioni, che in tutti i paesi europei è al primo posto nell'agenda dei lavori dei vari governi. Caserta doveva dire qualcosa, ma il problema è stato da Prodi volutamente accantonato per una malcelata paura dei massimalisti della sinistra radicale. Il motto "giù le mani dalle pensioni" è tornato di moda, e per un governo che si regge per pochi voti la cosa migliore è procrastinare la riforma pensionistica "sine die". La sinistra ha poi insistito per il rispetto del programma di governo.
 

La sinistra chiede i PACS. (PACS - Patto Civile di Solidarietà: una forma di unione civile inizialmente approvata in Francia nel 1999 - Pacte civil de solidarité). Parlare di Pacs è come innestare una bomba, è un portare allo scontro fra radicali laici e cattolici. Bello sarebbe vedere cosa direbbero, e come si comportassero, i cattolici come Rutelli e Mastella! Anche le liberalizzazioni, proposte dal ministro Bersani, sono state messe in soffitta. Prodi è come l'allenatore di una squadra di calcio in profonda crisi. Ritiro pre partita, tutti insieme, volemose bene e tutti insieme pronti alla lotta contro il nemico comune, in questo caso Berlusconi. Ma come, e fino a quando questa armata Brancaleone marcerà insieme? L'odio comune verso il Cavaliere, verso Bossi, verso Fini non sarà sufficiente come collante quando si parlerà di PACS, di pensioni, di riforme. Caserta doveva risolvere i problemi più o meno visibili, doveva dare nuove motivazioni, nuove spinte: è stata solo un'operazione medianica, un cercare di buttare la polvere negli occhi di tutti gli italiani, un far credere quello che in effetti non esiste: la compattezza reale del governo Prodi. Quando un Conclave si conclude con un nulla di fatto c’è solo un risultato: UNA BELLA FUMATA NERA!

Giuseppe Ceresa


 

Prodi affonda: il 62% degli italiani lo boccia Un sondaggio recentissimo (21 dicembre)

un istituto serio (l’Unicab), un campione cospicuo (2.882 intervistati),

e un risultato politico esplosivo: il consenso di Romano Prodi

e del suo governo sta andando a picco.. ma gli elettori

non sono soddisfatti nemmeno dell’opposizione.

È questo il risultato di una ricerca demoscopica articolata che Il Giornale è in grado di illustrare in esclusiva, con molti elementi di interesse (ed anche qualche piccola sorpresa). Una sondaggio che colpisce anche perché rivela che gli elettori non sono pienamente soddisfatti nemmeno dell’opposizione. E infine, dati sorprendenti anche sulle intenzioni di voto dei partiti, dove si assiste a un sorpasso che mesi fa pareva impossibile: Forza italia diventerebbe la prima formazione (con il 29 per cento netto), mentre l’Ulivo perderebbe cinque punti rispetto al dato delle elezioni politiche, passando dal 31.3 al 26.3 per cento. Consenso a picco. Ma procediamo con ordine. Il primo dato che colpisce, ovviamente, è il calo del consenso al governo, una tendenza che è stata registrata da molti istituti, in questi mesi, ma che nel caso di questo sondaggio assume proporzioni dirompenti: secondo quanto registra l’Unicab, il 62.2 per cento degli intervistati boccia l’esecutivo di Romano Prodi, e solo il 37.3 per cento lo promuove. Un dato che sorprende anche per un altro particolare, nient’affatto irrilevante. Gli incerti sono pochissimi: solo lo 0.5 per cento degli intervistati, infatti, non risponde. Secondo le rilevazioni omogenee dello stesso istituto, a maggio il 41.7 per cento degli interpellati aveva promosso Prodi: il che significa una perdita di quasi 5 punti.
Voto di appartenenza. Ancora più forte il dato sul voto di appartenenza agli schieramenti. Qui il crollo fra coloro che si pronunciano è ancora più drastico di quello che si registra sulla squadra di governo e sul premier: solo il 28.5 per cento del campione, infatti, dichiara la sua disponibilità a votare uno qualsiasi dei partiti di centrosinistra.

Un dato di tendenza esattamente opposta a quello che si registra nella domanda analoga per il centrodestra, a cui il 40% degli elettori riconfermerebbero la loro fiducia (L’unica incognita, in questo caso, è l’alto numero di incerti: coloro che non si pronunciano, infatti sono il 31.1 per cento degli interpellati).
Il giudizio sull’opposizione. Malgrado questa compattezza nel consenso, però, anche il comportamento dell’opposizione non soddisfa pienamente gli elettori. Se il 43 per cento dà un voto dal sei in su alla coalizione, il 54 per cento vorrebbero che la sua presenza in Parlamento fosse più netta e incisiva, così come più saldi i rapporti fra gli alleati.
Ma i diagrammi del sondaggio sgranati mese per mese danno un’immagine inequivocabile delle tendenze elettorali, e di due correnti profonde dell’opinione pubblica italiana: a maggio, subito dopo il voto l’Unione raccoglieva il massimo dei consensi e poi è andata calando di mese in mese, fino ad arrivare a dicembre al minimo storico del 28.5 per cento. Nello stesso periodo il consenso al centrodestra non ha fatto altro che crescere, passando da poco meno del 40 per cento (39.5) fino al 43.7 attuale.
 

Il voto ai partiti. Ecco perché, nell’ultima parte del sondaggio, quella che monitora le intenzioni di voto lista per lista, tutto quello che abbiamo detto appare con ancora maggiore chiarezza. Il primo dato, ovviamente è quello sui due schieramenti. Il centrodestra, nonostante la parziale insoddisfazione dei suoi elettori, riuscirebbe comunque a recuperare i suoi scontenti, collocandosi al 57.9 per cento dei voti (era al 49.7, come è noto, alle elezioni politiche). Il centrosinistra, invece, passerebbe dal 49.8 delle politiche al 41.4 di questo rilevamento percentuale. Altro dato che colpisce: tutte le liste dell’Unione, chi più chi meno, perdono consensi: crollerebbe l’Ulivo, dal 31.3 al 26.3. Calerebbe l’

Udeur (poco, dall’1.4 all’1.2). Calerebbero Rosa nel pugno (dello 0.3) Verdi (dello 0.1), Pdci (dello 0.4), Rifondazione comunista (addirittura di un punto) e Italia dei Valori (dal 2.3 all’1.9). Centrodestra in crescita. Mentre per un fenomeno opposto e speculare, crescerebbero tutti i partiti del centrodestra: Forza Italia con l’impennata che abbiamo ricordato, ma anche An di quasi due punti (più 1.9), l’Udc che arriva al sette per cento (più 0.2) e anche la Lega che supera la barriera del 5 per cento (più 0.5). Insomma, un dato che sconta una sola incognita, quella del 31.1 per cento degli elettori che non si pronuncia, è incerto o dice che non voterebbe per nessuno. Ma anche questa percentuale è in linea con quella dichiarata negli altri mesi. Così, il campanello di allarme Prodi e la sua coalizione registra il punto più alto di crisi mai raggiunto dal voto delle politiche ad oggi.


 

Su Prodi una domanda non riesco a trattenerla:

per quanti giorni ancora Prodi continuerà a dirci che è sicuro

di poter governare per cinque anni?

La risposta è: al massimo fin dopo Pasqua, se proprio è testardo.

Poi qualcuno gli farà capire che si sta proiettando un film diverso.

Mi hanno sinceramente fatto ridere i proclami - "Nessun accordo! Se mai, si va a nuove elezioni!" - di alcuni esponenti del centrosinistra, durante l'altalena, grottesca ed estenuante, dei sondaggi, delle proiezioni, dei risultati evanescenti. Cari amici del centro, cari amici di sinistra, marxisti e comunisti immaginari: l'unico che abbia veramente interesse ad andare a elezioni ravvicinate è il Cavaliere. E' lui il più forte. Non inganni il suo appello a una possibile, Grande Coalizione: a mio parere, è solo una intelligente astuzia tattica. Berlusconi ha sfiorato il traguardo nelle condizioni peggiori, pagando una serie di errori gravissimi (in primo luogo, la rinuncia ai radicali). Non solo: è stato "tradito" o ostacolato o mal sostenuto dai suoi alleati e ha dato il meglio di sè solo negli ultimi giorni... Ora che "sa" di poter vincere, ora che i suoi alleati lo sanno, e lo sa la mezza Italia che ha votato per lui e anche una parte della mezza Italia che gli ha votato contro... ma ve l'immaginate cosa sarebbe capace di scatenare, con le sue enormi risorse, il Cavaliere, nel caso si dovesse andare nuovamente alle urne?

Non diciamo sciocchezze, per favore, guardiamo la realtà: in politica la verità è spesso il contrario di ciò che appare. Il centrosinistra grida di voler andare, eventualmente, a nuove elezioni: in realtà tutto farà, pur di non andarci. Il Cavaliere generosamente e maestosamente si dice pronto a una Grande Coalizione: in realtà è pronto a misurarsi in nuove elezioni. Sarebbe una pacchia, per lui. Proviamo a seguire un ordine logico. Il punto di partenza è evidente a tutti, anche se il centrosinistra finge ancora di non accorgersene: il risultato per il Senato prevede, senza accordi correttivi, un'assoluta ingovernabilità. Quattro, cinque punti di vantaggio sono un'inezia: senza contare le divisioni, le contraddizioni all'interno della maggioranza. Ogni respiro, ogni sospiro (non dico neanche ogni piccola legge!) emesso e approvato alla Camera rischia, puntualmente, di franare al Senato. Certamente Prodi potrebbe provare a governare - i numeri in teoria glielo consentono - ma si tratterebbe di un consapevole, grave danno inflitto al Paese, condannato a restare senza bussola e senza certezze per alcuni mesi - fino a un'inevitabile resa dei conti. Non credo che i leader più avveduti dell'Unione vogliano avventurarsi su questa strada temeraria, insidiosa. E cosa può avere in mente infine il Cavaliere, se non si andrà a nuove elezioni?

Il governo Prodi, con tutti i suoi ministri,
sottosegretari e poltronati vari, costerà 1 milione e 375 mila euro

in più rispetto ai precedenti esecutivi della storia della Repubblica.

E chi paga? Noi, con la finanziaria. La mangiatoia di Natale.
 

Romano Prodi che dopo questi 6 mesi disastrosi di governo ci regala un altro record in negativo. Sono infatti venuto a sapere che il governo più "poltronato" della storia della Repubblica, quello con più sottosegreterie, quello che non avrebbe dovuto "pesare" sulle tasche dei contribuenti alla fine costa in più allo stato 1 milione e 375 mila euro rispetto ai precedenti governi della storia della Repubblica. E la notizia non viene da fonte sconosciuta, ma dalla Corte dei Conti nella relazione quadrimestrale sulle coperture e gli oneri delle leggi approvate in Parlamento. Non è bastato che Padoa Schioppa ci abbia rivelato (come lo stesso Bersani ieri a Porta a Porta) di come la finanziaria avrebbe potuto essere tranquillamente di 15 miliardi, non è bastata l'impennata della spesa pubblica corrente (arriverà un surplus di 9 miliardi di Euro), adesso veniamo a sapere anche questa. Ha fatto bene Prodi a meravigliarsi al Motor Show. Ha fatto bene a meravigliarsi che non gli abbiano tirato dietro dei cerchioni di automobile. Ecco forse in questo dovrebbe meravigliarsi. La legge dell'aumento dei dicasteri voluta dal governo Prodi avrebbe dovuto essere (come da lui affermato) a costo zero ed invece "sorpresa", a costo zero non è, e la carica dei 104, indovinate un po' chi la pagherà ? Come al solito per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, per accontentare la miriade di partiti che compongono lo sgangherato "carretto" dell'Unione adesso i contribuenti si troveranno a sborsare per delle poltrone in più completamente inutili se non a soddisfare i capricci dei partiti.

E capendo come l'aumento dei dicasteri sarebbe stato impopolare e malvisto dall'opinione pubblica, in fretta e furia si era addirittura deciso di inserire nel testo del decreto legge l'invarianza di spesa. Bel film. Peccato che però questa sia la triste realà . E se ci pensiamo bene, come sarebbe stato possibile aumentare i dicasteri senza fare lievitare la spesa? Per Prodi che è un "grande" economista lo sarebbe stato. Per le calcolatrici invece la cosa è cambiata dato che la matematica non è un'opinione. Ma nella tragedia c'è anche un aneddoto simpatico. Questo surplus di spesa non si sa ancora chi andrà "azionisticamente" a pagarla. Sembrerebbe che l'onere spetti al Ministero degli Esteri, grazie ad un accantonamento di denaro pubblico. Paga "lo skipper Massimino" insomma, e la cosa scricchiola perché quegli accantonamenti sono "prioritariamente destinati all'adempimento di obblighi internazionali" e quindi, se devono essere usati per le "poltrone", mancheranno, come è ovvio prevedere, per le spese diplomatiche.
Insomma oltre al danno "la burla", per un governo che aumenta a dismisura la spesa pubblica e non riesce neanche ad organizzarsi per coprirla, oltre al fatto che come al solito, chi paga, siamo sempre noi.
 

E' boom delle entrate fiscali:

da gennaio a novembre sono aumentate di 37 miliardi

di euro rispetto allo scorso anno.

In termini assoluti l’Italia ha incassato 366,7 miliardi di euro.

Ma non eravamo un paese sull’orlo della bancarotta?

In campagna elettorale la sinistra ha raccontato un sacco di balle.

E' boom delle entrate fiscali: da gennaio a novembre sono aumentate di 37 miliardi di euro, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In termini assoluti l'incasso è stato pari a 366,7 miliardi di euro contro 329,6 dello stesso periodo dell'anno precedente. Maggioranza e opposizione continuano a contendersi il merito delle entrate fiscali record nel 2006. Se in 80 giorni qualcuno riuscì a fare il giro del mondo, perchè mai Romano Prodi non può aver sistemato il Paese, rimesso in ordine i conti dello Stato ("rischiamo di portare i libri in Tribunale", ricordate?), risolto il problema della terza settimana ("le famiglie italiane non arrivano alla terza settimana del mese", ricordate?), risolto il problema del pane e del latte ("gli italiani sono ridotti a mangiare pane e latte", ricordate?), sistemata l'odiosa questione dell'evasione fiscale ("dichiareremo guerra agli evasori", ricordate?), risolto il problema del caro-euro ("il governo Berlusconi ha fatto aumentare i prezzi"), risolto il problema del caro-benzina ("il governo Berlusconi ha aumentato la benzina")?

Soltanto gli stupidi possono credere che il boom delle entrare fiscali sia da attribuire all'attuale governo. Prodi, purtroppo, non è un mago, e la sua magia non può avere efficacia retroattiva: i dati delle entrate fiscali sono riferiti ai primi sei mesi dell'anno. Prodi governa (si fa per dire) da ottanta giorni, durante i quali si segnala solo il provvedimento che permette di vendere le aspirine nelle Coop. Il resto è noia. Diamo a Berlusconi e Tremonti quello che è di Berlusconi e Tremonti. La politica fiscale del precedente Governo ha permesso di ottenere questo eclatante gettito fiscale. In campagna elettorale la sinistra ha raccontato un sacco di balle.
Il governo Berlusconi premia l'evasione, ci dicevano. L'Italia è alla bancoratta, ci dicevano. Le famiglie italiane non arrivano alla terza settimana del mese, ci dicevano (poi all'improvviso si parlò addirittura della seconda settimana). Erano tutte balle. Dalla prima all'ultima. Non solo il governo Berlsuconi ha contrastato l'evasione fiscale, ma i conti dell'Italia sono in ordine (e sono anche buoni). Erano tutte menzogne costruite per raccattare qualche voto. Falsità ben vendute dalla grande stampa compiacente, evidentemente non controllata dal dittatore Berlusconi.

La grandissima manifestazione di Roma ha portato alla ribalta un dato di fatto:

il nuovo Partito italiano della libertà; l'erede di Silvio Berlusconi, #

da lui battezzato pubblicamente,

Gianfranco Fini; il suicidio politico di Casini

A Roma una grande, grandissima manifestazione di popolo. La piazza rigurgita, stracolma, di oltre un milione di persone del centrodestra rappresentate dalle bandiere e dai leader di partito fedeli e vicini al fondatore della Casa delle libertà, Silvio Berlusconi, il padre di questo popolo.
A Palermo, in un medio piccolo palazzetto dello sport, appunto, una normalissima manifestazione di un piccolo partito, l'Udc, che di roboante ha solo il nome di battesimo del suo segretario. A Roma, l'intero popolo italiano, rappresentato idealmente da oltre un milione e mezzo di partecipanti alla straordinaria manifestazione di piazza, abbraccia e riconosce in Silvio Berlusconi il suo leader naturale, tributandogli autentico calore umano, affetto e stima personale, morale e politica. Ma sempre a Roma, all'ombra del grande e insostituibile padre della Casa della libertà, esce allo scoperto la figura sempre più definita e chiara di un delfino pronto a raccogliere l'eredità del fondatore. Con un intervento lucido, appassionato e carico di contenuti, Gianfranco Fini si è imposto alla ribalta dell'intero popolo del centrodestra esibendo una straordinaria dimostrazione di autorevolezza e di fluidità verbale oltre che di comportamento. Bravo e intelligente.

A Palermo, invece, il piccolo comizio del leader dell'Udc, organizzato per distinguersi ancora una volta, si trasforma nel suicidio politico del suo ambizioso leader, dimostrando che anche in politica la lealtà e il rispetto pagano molto di più di quanto non facciano opportunismo e piccoli calcoli personali di bottega. E così, mentre Fini si consolida definitivamente, di fronte all'Italia e all'intero popolo del centrodestra, come il numero due in assoluto più accreditato da Berlusconi e dalla grande piazza di Roma, a Palermo, nel piccolo palazzetto scelto dall'Udc, Casini si accredita come il numero uno di una piccola minoranza destinata a essere letteralmente inghiottita dal fiume degli eventi. Miope e punito. In conclusione una riflessione sull'intera manifestazione e sulla presenza della Cdl in piazza. Due richieste e un dato di fatto. Le due richieste, che diventano la linea politica delle prossime settimane, le ha espresse il leader del centrodestra. La prima, sul fronte istituzionale: ricontare le schede elettorali, tutte, quelle nulle e quelle bianche. Lo richiede da mesi, tra i lazzi e i sorrisini del centrosinistra, il presidente Silvio Berlusconi ma adesso lo richiede l'intero popolo del centrodestra e i suoi rappresentanti dovranno manifestare questa urgenza al presidente della Repubblica.
 

A questo punto è un dovere istituzionale grave e impegnativo. Diversamente, se questa possibilità fosse ancora negata, si torni alle urne. La seconda richiesta proveniente dal leader è che da Roma è nato, di fatto, il nuovo Partito italiano della libertà, aderente in toto al manifesto programmatico del Partito popolare europeo. Il suicidio politico di Casini è quello di restarne fuori, il dato di fatto politico è che dalla grande manifestazione popolare di Roma, insieme al Partito della libertà è venuto alla luce, indiscutibilmente, anche l'erede di Silvio Berlusconi da lui battezzato pubblicamente, da oggi, con il nome «dell'amico e mio vicepresidente del Consiglio: Gianfranco Fini». L'erede ha capito l'antifona e ha saputo subito trarne profitto: ha svolto un discorso da autentico leader politico di razza e ha chiamato volutamente Silvio Berlusconi presidente del Consiglio. I due si intendono a meraviglia, Umberto Bossi condivide, la Casa del centrodestra, unita più che mai applaude e, mentre Prodi si deve preparare a fare le valigie, Casini medita e piange.
 

BOSSI: ''SILVIO, TIENI DURO. NAPOLITANO, VOGLIAMO TORNARE A VOTARE''.

 ''Secondo me Berlusconi e' ancora l'unico leader possibile della Cdl''

e ''ha ancora molta voglia di fare politica'',

ha dichiarato il leader della Lega, Umberto Bossi.

''Secondo me Berlusconi e' ancora l'unico leader possibile della Cdl'' e ''ha ancora molta voglia di fare politica'', ha dichiarato il leader della Lega, Umberto Bossi, poco dopo essere giunto al corteo che si e' riunito a Circo Massimo, per unirsi alla manifestazione contro il governo Prodi. ''Casini - ha aggiunto Bossi - e' convinto che la Cdl sia finita e probabilmente andra' per la sua strada. Ma la Cdl e', secondo me, abbastanza forte per far finta di niente. E' inutile creare pasticci, anzi e' meglio limitare quelli che ci sono gia'''. E dal palco, ''Silvio, 'ten dur', tieni duro!'' e' stato l'incitamento del leader della Lega a Berlusconi. Poche parole, gridate con passione ai microfoni, subito sommerse da un'ovazione della folla. Ma anche un invito che riceve subito dopo la risposta del leader di Forza Italia e della Cdl, Silvio Berlusconi: ''Tieni duro. Lo considero un comandamento. Sara' il nostro imperativo categorico'', replica Berlusconi salendo sul palco. Da Bossi arriva un appello al presidente della Repubblica: ''Caro Napolitano, la gente vuole tornare a votare'' perche' ''la democrazia si delegittima per le scelte sbagliate fatte da questo governo''. ''Milioni di persone sono venute in massa qui a chiedere Prodi di andarsene - ha aggiunto - questo e' un governo delegittimato dalle scelte che ha fatto''.
 

Bossi ha sottolineato come quello che ci governa oggi sia ''uno Stato che strappa a tutti i soldi per poi darli a chi vuole lui'', uno ''Stato etico del consumismo che ripercorre la stessa esperienza e ripropone gli stessi valori dell'Urss''. Il ''senatur'' e' salito sul palco della manifestazione dopo essere stato presentato con grandissimo affetto e trasporto dal presidente di An, Gianfranco Fini. ''Voglio essere io, e ringrazio Silvio che mi ha pregato e permesso di farlo, a presentare alla citta' di Roma - ha detto - dove An ha un grande consenso, un uomo che nel momento della sofferenza ha dimostrato di essere un vero uomo''. Bossi, iniziando il suo discorso ha detto di essere ''orgoglioso di vedere qui tutta questa gente. E' molto bello'' e non ha dimenticato, concludendo il suo intervento, di rivolgere ''un applauso alla mia Lombardia e al mio Veneto'' aggiungendo: ''Vi voglio molto bene''. E non e' mancata una stoccata alla ''grande assente'': ''Non ci siamo neppure accorti che manca l'Udc'', ha dichiarato il leader della Lega.
 

FINI OMAGGIA ''BERLUSCONI PREMIER''. E ''NON E' UN LAPSUS''.

''C'e' quell'Italia che in questi anni ha dimostrato di credere nel futuro,

come affermato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi...''.

''C'e' quell'Italia che in questi anni ha dimostrato di credere nel futuro, come affermato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi...''. Lo ha detto il presidente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, nel corso del suo discorso finale alla manifestazione del centrodestra contro la finanziaria del governo Prodi, spiegando subito dopo che il termine usato presidente del Consiglio, ''non e' stato un lapsus, ma un omaggio''. Un omaggio, quindi, nei confronti del leader di Forza Italia che ha condiviso con lui ''un impegno reciproco, un giuramento di lealta', perche' non servono le invidie e le malizie di qualcuno, le indiscrezioni fornite o le polemiche inventate ad arte, per dividere quello che questa piazza unisce. Con l'obiettivo di dare una seria alternativa al peggior governo che l'Italia abbia mai avuto''. ''Gli amici dell'Udc siano convinti del fatto che se vogliamo cambiare l'Italia deve andare avanti chi ha i meriti''. E ''chi ha preferito distinguersi, si assuma le proprie responsabilita''' ha ammonito Fini, riferendosi all'assenza dell'Udc dalla manifestazione a Roma.
Il passaggio e' stato accompagnato da continui fischi, indirizzati evidentemente all'Udc da parte dei manifestanti che riempiono il piazzale antistante il palco. ''Le centinaia di migliaia di donne, anziani, operai, italiani insomma, che questa sera hanno dato vita a un imponente e indimenticabile manifestazione, rappresentano la maggioranza del nostro popolo'', ha anche detto il leader di An dal palco. ''Un grande atto d'amore - ha aggiunto - nei confronti della nostra patria, dell'Italia che ama i suoi caduti, che non vuole la droga libera, che non vuole i clandestini in liberta''.

''Se ci prepariamo alle elezioni dell'anno prossimo e ci muoviamo insieme, facendo insomma cio' che la piazza ci chiede, quel che oggi puo' apparire lontano in realta' e' assai piu' vicino di quanto si possa pensare. Anche perche', hanno la maggioranza in Parlamento, ma non nel Paese'' ha detto il presidente di Alleanza Nazionale in uno dei suoi passaggi principali, che oggi hanno richiamato piu' volte all'unita' all'interno del centrodestra, in modo da tornare presto al governo. Fini ha sottolineato che ''i nostri avversari hanno cercato di dividerci'', facendo quindi intendere ''inutilmente'', anche perche' il collante del centrosinistra e' ''l'odio nei confronti di Berlusconi e della Cdl''. Il leader di An ha poi detto che tra centrosinistra e centrodestra vi e' una ''differenza morale''. ''Qui c'e' l'Italia che rispetta le leggi - aggiunge l'ex vice premier - non solo quella che lavora ed e' onesta, unita dai valori della liberta'''. Fini ha aggiunto che ''dobbiamo operare e costruire il nostro futuro di benessere, di democrazia'' ricordando che ''la Cdl non e' un fatto transitorio ma e' destinata a restare e a rappresentare una certezza per il futuro. Qui, come dieci anni fa, ricomincia la riscossa''. ''Il centrosinistra sara' sconfitto - ha proseguito - e il nostro popolo tornera' ad essere governato da valori, principi, idee''. Rinnovando il suo appello all'unita' all'interno del centrodestra, il presidente di An ha affermato infine che ''non bisogna distinguersi in presunti moderati e presunti estremisti. Qui c'e' l'Italia del futuro''.

OLTRE UN MILIONE A SAN GIOVANNI,

unito contro il governo Prodi e la sua legge finanziaria.

Questa l'immagine fornita oggi dal centrodestra agli italiani. Da Roma,

dove hanno 'sfilato' Fi, An e Lega Nord, e da Palermo,

dove si e' svolta una manifestazione dell'Udc,

l'opposizione ha lanciato un chiaro messaggio.

Unito contro il governo Prodi e la sua legge finanziaria. Questa l'immagine fornita oggi dal centrodestra agli italiani. Da Roma, dove hanno 'sfilato' Fi, An e Lega Nord, e da Palermo, dove si e' svolta una manifestazione dell'Udc, l'opposizione ha lanciato un chiaro messaggio al centrosinistra al potere: la convinzione di rappresentare la maggioranza del Paese. Anzi, secondo il leader di Fi, Silvio Berlusconi, lo era gia' quando si voto' lo scorso aprile, tant'e' che - ha ribadito l'ex premier - ''richiediamo il riconteggio di tutte le schede, delle schede valide, bianche e nulle''. Nella 'rossa' Piazza di San Giovanni di Roma, 'rossa' perche' scelta abitualmente da sinistra e sindacati per le proprie iniziative di massa, il centrodestra ha portato un imponente numero di persone (come in ogni manifestazione, i numeri divergono secondo le stime delle forze di polizia e degli organizzatori, cosicche' le prime parlano di centinaia di migliaia di partecipanti, le seconde di oltre un milione; anzi, Berlusconi dal palco ha parlato di oltre due milioni), accorse da tutta Italia per protestare contro ''il governo delle tasse'' e per manifestare il proprio affetto a Berlusconi dopo il malore che lo ha colpito domenica scorsa a Montecatini. Sul palco, alle cui spalle campeggiava un'enorme scritta 'Contro il regime per la liberta', sono intervenuti, nell'ordine, Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi. Il leader di Fi ha duramente attaccato la finanziaria scritta all'insegna di ''anche i ricchi piangano'', laddove i ricchi sono i lavoratori in genere, in specie gli artigiani, senza provvedere - come vantato dal centrosinistra - ad un effettivo, sia pure parziale, riequilibrio fiscale in favore delle categorie piu' deboli. Quindi - ha detto Berlusconi - ''noi vogliamo mandare a casa un governo che distrugge la fiducia dei cittadini nello Stato, che aumenta le tasse, che riduce la liberta' di ciascuno di noi''.
Un accenno anche ai distinguo dell'Udc. ''Questo - ha detto Berlusconi - non e' il momento delle divisioni, ma dell'unita' nel nome della liberta'''. Fini ha rivolto un omaggio a Berlusconi definendolo ''presidente del Consiglio'' (e ''non e' stato un lapsus'', ha precisato). Ha quindi affermato che con il leader di Fi ha un obiettivo comune, quello ''di dare una seria alternativa al peggior governo che l'Italia abbia mai avuto'' e ''le centinaia di migliaia di donne, anziani, operai, italiani, insomma, che questa sera hanno dato vita a un imponente e indimenticabile manifestazione, rappresentano la maggioranza del nostro popolo''. Anche Fini ha fatto un rapido accenno all'Udc dicendo che ''chi ha preferito distinguersi si assuma le proprie responsabilita'''.

Ha quindi parlato Bossi ed a presentarlo alla folla e' stato lo stesso Fini, come 'padrone di casa' (a Roma An e' il primo partito del centrodestra). Il leader del 'Carroccio', rilevato che ''milioni di persone sono venute in massa qui a chiedere a Prodi di andarsene'' perche' ''questo e' un governo delegittimato dalle scelte che ha fatto'', si e' rivolto direttamente al capo dello Stato dicendo ''caro Napolitano, la gente vuole tornare a votare'' perche' ''la democrazia si delegittima per le scelte sbagliate fatte da questo governo''. Al centrodestra accorso in massa a Roma ha fatto il controcanto, dal Palasport di Palermo, davanti a circa dodicimila persone, Pier Ferdinando Casini. Il leader dell'Udc, dopo aver rivolto ''un forte abbraccio a Silvio Berlusconi'' che ''va oltre ogni ragione di dissenso politico'', ed aver rimarcato che ''con An e Fi c'e' un unico comune denominatore che e' l'opposizione a questo governo'', ha rivendicato alla scelta di autonomia dell'Udc dagli altri partiti del centrodestra ''il coraggio di voler cambiare l'Italia, di cambiare il governo ed anche di cambiare il modo di fare opposizione''. Come ha reagito il centrosinistra alla giornata di protesta del centrodestra? Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha detto che non cambiera' le decisioni del governo, ''prese in piena coscienza per l'interesse di tutti gli italiani ed e' l'interesse di tutti che a me preme. Se ci sono persone scontente - ha aggiunto - manifestano, si vedranno i risultati''. A sua volta Piero Fassino, segretario dei Ds, ha detto che ''con il no non si guida un Paese'' e che l'assenza dell'Udc dalla manifestazione romana testimonia la crisi del centrodestra. Lapidario Massimo D'Alema: ''Berlusconi conservi il fiato, noi intendiamo governare per 5 anni''. Al di la' di queste recise e formali liquidazioni della protesta, il 2 dicembre pone sicuramente dei problemi ad entrambe le coalizioni. Al centrodestra che deve prendere atto che la Cdl e' finita e che bisogna costruire qualcosa di diverso per tenere insieme la coalizione. Al centrosinistra che la finanziaria non e' stata accettata, forse anche perche' non compresa, da larghi strati della popolazione, anzi, stando ai sondaggi, dalla maggioranza degli italiani. Ne' si puo' pensare che una cosi' imponente partecipazione alla kermesse romana sia dovuta solo alla 'precettazione' dei tesserati di partito. A meditare, soprattutto, sono chiamati i 'moderati e riformisti' dell'Unione, finora apparsi un po' schiacciati dal protagonismo della sinistra alternativa ed antagonista, che rischiano di pagare le conseguenze di un asse di governo spostato a sinistra.
 

Finanziaria leggera o pesante.

Da 35 miliardi di euro, cioè, o da 30 o da 27 o da 25

(ma, magari, anche meno). Turani(di Repubblica)

arriva a scrivere che "Berlusconi e Tremonti" erano meglio

di questa gente (la sinistra). Caspita, che affermazione.

   

"La politica italiana (o, almeno, una parte della politica) sa raggiungere vertici di ridicolaggine che probabilmente non hanno uguali in nessun altro paese del mondo. Come quelli che stiamo vedendo in questi giorni nel dibattito su Finanziaria leggera o pesante. Da 35 miliardi di euro, cioè, o da 30 o da 27 o da 25 (ma, magari, anche meno). La tesi sostenuta dalla sinistra radicale (ma anche dai sindacati e da certi "popolari") è la seguente (di apparente buonsenso): poiché l’economia va meglio del previsto non è necessaria una Finanziaria pesante, si può stare più leggeri. Così il popolo soffrirà meno.
Una classe politica (soprattutto di sinistra) un po’ avvertita avrebbe dovuto dire: visto che le cose vanno bene, approfittiamone per dare una spallata a questo immenso debito pubblico che ci soffoca e quindi invece di fare una Finanziaria di appena 35 miliardi di euro, facciamola di 40 o di 45. Invece no, si è detto tutto il contrario. Con l’occhio rivolto agli elettori di dopodomani. Quasi quasi erano meglio Berlusconi e Tremonti di questa gente". Ricordate gli editoriali di Turani durante la campagna elettorale? Ricordate la falsità delle sue affermazioni? Ricordate gli "italiani non arrivano alla quarta settimana", che poi diventò "non arrivano alla terza"? Ricordate "gli italiani non possono comprare nemmeno il latte per i figli"? Ricordate l'Italia con i libri in Tribunale?
Bene, a campagna elettorale finita le menzogne non hanno più senso. In un editoriale, Turani arriva a scrivere che "Berlusconi e Tremonti" erano meglio di questa gente (la sinistra). Caspita, che affermazione. Cari elettori di sinistra, ora Turani lo può dire. Che pretendete, prima vi stava solo prendendo per il culo.

Emendamenti alla finanziaria:

o si trova la copertura economica oppure si procede a mettere la fiducia.

Vogliamo aiutare i parlamentari nella loro opera

di reperimento dei fondi pro-finanziaria. Un parlamentare guadagna 19.000

ed ha diritto a tutta una serie di vantaggi.

Un parlamentare guadagna 19.000 euro lordi al mese ed ha diritto a tutta una serie di vantaggi che costano un bel po’ di soldi alle casse dello Stato (cioè a noi contribuenti). Tra questi vantaggi c’è il diritto al portaborse che costa € 7.804.232. Dato che non si fanno concorsi per diventare portaborse, né esiste una graduatoria nazionale o un albo professionale per tali “salariati”di lusso, se ne deduce che trattasi di persone di fiducia o amici da sistemare in qualche modo. Ma andiamo avanti. I parlamentari hanno anche diritto al rimborso mensile delle spese di affitto pari a € 5.621.690. Oltre a ciò, c’è un rimborso spese forfetario per € 1.001 (caviar and champagne?) e un rimborso spese di viaggio per € 2.052. Questo è tutto ciò che si può monetizzare, poi ci sono una serie di altri benefici come la tessera per il cinema gratis (e che sarà mai, con lo schifo di films proiettati nelle sale oggigiorno), viaggi aerei nazionali, tessera autostrade e tessera Fs, nonchè corsi di lingua e di computer per innalzarne lo status culturale. A dir il vero, dovrebbero organizzare dei corsi di Storia per i deputati, considerate le figure che fanno ogni qual volta viene chiesto loro di un evento storico importante.

   

Insomma, se il parlamento è l’organo degli italiani migliori possiamo pensare che il popolo italiano non stia combinato proprio bene. Ovvero, non si può dar torto all’adagio di Montesquieu per cui ogni popolo ha il governo che si merita. Tuttavia, per noi italiani sembrerebbe più adatto il decoubertiniano “l’importante è partecipare”. Ma torniamo ai nostri cari parlamentari. 19.000 euro di stipendio, più 7.804.232 di portaborse, più 5.621.690 di rimborso affitto, più 1.001 di rimborso forfetario, più 2.052 di rimborso viaggi fanno € 35.480.152. Il tutto va, ovviamente, moltiplicato per 630 deputati per un totale di € 22.352.495,76 mensili, che, ancora, moltiplicati per 12 mesi fanno € 268.229.949,12. Ci sono poi i senatori da conteggiare, ma qui la facciamo breve: la spesa complessiva per lo stipendio dei 322 senatori, incluse indennità parlamentari, diarie e compensi vari, nel 2006 è stata di 80 milioni 360 mila euro. Per il 2007 sarà invece di 83 milioni 760 mila. Su per giù siamo già intorno ai 351.989.949 e rotti. A questo punto dovremmo conteggiare lo stipendio dei ministri, sottosegretari, ecc. ecc. ma con i conti ci fermiamo perché la provocazione dovrebbe essere ormai chiara. Il fatto è che questa gente, che guadagna così tanto, non fa nulla per il miglioramento del nostro sistema-paese ed, anzi, aggrava, di anno in anno, la nostra situazione economica. Il popolo italiano dovrebbe imporre che lo stipendio dei parlamentari sia vincolato alla produttività del nostro sistema economico. Che “assaggino” anche loro che cos’è la flessibilità, almeno quella retributiva.Il tutto, chiaramente, partendo da un immediato dimezzamento dell’attuale stipendio base, al netto delle imposte. Inoltre, perché mai voi dovreste andare in pensione dopo 35 mesi con € 4.762.669 e vi sentite in diritto di criticare sulle casse dell’INPS in rosso?

Prodi reagisce con un: "Ma siamo matti, ma siamo veramente impazziti".

Impazziti sono i sindaci, i professionisti, i commercialisti,

i negozianti, i medici, i dipendenti del pubblico impiego.

Cinquantasei milioni di pazzi. Con una sola eccezione: è lui l'unico a preoccuparsi.
 

Sì, noi italiani siamo impazziti. Impazzita è Rita Levi Montalcini, premio Nobel, che si aspettava dal suo governo un investimento sulla ricerca. Impazzito è il ministro degli Esteri D'Alema che ha chiesto maggiori fondi per la Farnesina. Impazzito è Giuliano Amato che si è preoccupato per le risorse del ministero dell'Interno. Impazzito era Carlo Azeglio Ciampi quando ha parlato di una Finanziaria senza anima. Impazzito era il governatore Draghi quando ha chiesto riforme strutturali. Impazzito è il senatore Pallaro, alla voce finanziamenti per gli italiani all'estero. Impazziti sono i sindaci, i professionisti, i commercialisti, i negozianti, i medici, i dipendenti del pubblico impiego. Cinquantasei milioni di pazzi. Con una sola eccezione: Romano Prodi.
È lui l'unico a preoccuparsi del futuro, in un Paese di spendaccioni, lobbisti, scialacquatori, evasori fiscali, di gente che parcheggia in seconda fila, che preferisce il piccolo uovo di oggi alla grassa gallina di domani.
 

Insomma siamo un popolo che non vuole capire che sta iniziando quella era di felicità che il numero uno dell'Unione aveva promesso in campagna elettorale. Siamo alle porte del Paradiso in terra e non vogliamo riconoscerlo.
Il presidente del Consiglio è in preda ad una sindrome che, se è brutta per le persone comuni, appare pericolosa per chi ha in mano un potere di governo. C'è una vasta letteratura sull'argomento. Senza scomodare i classici e senza neppure ricordare cosa venne scaricato su Berlusconi quando si lasciò sfuggire la famosa battuta sui «coglioni», ora c'è essenzialmente da dire che quando un esponente politico se la prende con tutti gli altri, anche con coloro che l'hanno votato, questo vuol dire che è solo, che non capisce il Paese in cui vive e che è fuori della realtà.
 

Non c'è un'altra spiegazione. Gli esperti di dietrologia ci diranno oggi che questo sfogo è dovuto a tante piccole ragioni. Un senatore a vita, finora militante del centrosinistra, che minaccia di non dare il suo assenso alla Finanziaria e che, con l'autorevolezza del premio Nobel ricevuto, pone un problema più generale di credibilità. Ministri della sinistra antagonista che lanciano l'avvertimento di un disimpegno. Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, già autore del ribaltone del '98, che viene riconosciuto dai giornali come il grande statista capace di andare a Kabul per dimostrare di essere lui il vero punto di equilibrio della coalizione. E così via. Gli esperti di dietrologia ci diranno cioè che quell'«impazziti» era riferito a persone con un nome e con un cognome, considerate decisive all'interno della maggioranza.

Ma questo non basta. Nell'esternazione di Prodi c'è qualcosa di più profondo: c'è un senso di insopportazione nei confronti non solo dei contrasti politici più o meno espliciti interni all'Unione, non solo delle critiche al suo operato venute da ambienti considerati vicini, ma soprattutto verso la legittima opposizione ad una politica economica che una maggioranza di italiani considera pericolosa per i propri interessi, per il proprio lavoro e per l'insieme del Paese.
Allora c'è solo da ammettere che è vero, che siamo impazziti, che non vogliamo il futuro che ci sta preparando il presidente del Consiglio. Che la nostra pazzia nasce dal rifiuto della felicità imposta per legge, la legge finanziaria, e dal rifiuto parallelo di riconoscere la saggezza e la preveggenza di un uomo solo al comando. Tutti alla scuola di Erasmo, tutti pazzi non per Prodi ma contro di lui.
 

Berlusconi: Prodi è nei guai, mi attacca per salvarsi.

E’ la dimostrazione che io sono l’unico collante della maggioranza.

Il premier è un uomo rancoroso e cattivo, è la sua natura.

Ritorna Santoro in Rai e rifiuta un intervento

telefonico del Cavaliere sul caso Mills. La storia si ripete.

Immobilizzato ad Arcore nel suo «letto di dolore» (dovrebbe entrare in clinica per l'operazione al menisco già questa mattina), Silvio Berlusconi segue con un certo disappunto la giornata politica. Apertasi sugli echi della polemica con Michele Santoro, che nella trasmissione di giovedì sera ha rifiutato un intervento telefonico del Cavaliere sul caso Mills. E andata avanti sull'onda della polemica seguita alle dichiarazioni di Romano Prodi, riportate in un documentario tedesco e poi riprese nell'ultimo libro di Bruno Vespa L'Italia spezzata («Berlusconi è un prepotente» che ha «una quantità illimitata di risorse per violare costantemente la legge»).
Polemiche sulle quali il Cavaliere è tornato, ma solo incidentalmente, nei due collegamenti telefonici fatti con i comizi di Larino e Campobasso, dove si è chiusa la campagna elettorale per le regionali di domani e lunedì. Berlusconi, infatti, non vuole alimentare il muro contro muro con Prodi, convinto che personalizzare lo scontro è solo un modo per ricompattare la maggioranza. «Oggi - confida durante alcune telefonate con i suoi parlamentari riuniti a Sharm el Sheik e in alcuni incontri ad Arcore - abbiamo avuto la dimostrazione che resto io l'unico collante del centrosinistra». Insomma, Prodi «mi attacca di petto» per cercare di «distogliere l'attenzione» dai suoi guai.
 

E sul premier lo sfogo del Cavaliere è durissimo: «Sono incredulo. È un uomo rancoroso e cattivo, è la sua natura. Ed è vendicativo, come dimostra anche il ddl sulla riforma tv che è lui a spingere più di tutti nonostante le molte perplessità della sua maggioranza. Non sarà un caso il fatto che anche nel centrosinistra non lo sopportano più». Il leader di Forza Italia, poi, avrebbe ricordato l'intervista di Prodi a Die Zeit dello scorso 7 giugno in cui definiva l'Italia un Paese «schiavizzato dall'ex premier» per dimostrare che quella di Prodi è una «politica vendicativa». Pensare - ragiona ad Arcore con un dirigente azzurro - che quando era presidente della Commissione Ue ho pure provato a stabilire un dialogo. Berlusconi è durissimo anche su Santoro: «Ha rifiutato di farmi intervenire per dire una parola di verità sul caso Mills, un caso che non esiste. E lo ha fatto solo per farsi pubblicità visto che la sua trasmissione si sta dimostrando fallimentare».
Nei due collegamenti telefonici con il Molise, però, il Cavaliere preferisce non entrare nel merito delle accuse di Prodi. E anche la polemica con Santoro la prende alla larga: l'Italia della sua trasmissione «è quella dell'odio, dell'invidia sociale, delle calunnie, del rancore e delle tasse».«Dall'altra parte - aggiunge - c'è l'Italia che vogliamo noi, della solidarietà, della tolleranza, della libertà e dell'amore».
 

Il leader di Forza Italia attacca poi la maggioranza, dove «Margherita e parte dei Ds non possono che sottostare ai diktat della sinistra estrema perché se questo non fosse cadrebbe l'esecutivo». Un «governo che è sentito dal 70 per cento degli italiani come pericoloso». E infatti, aggiunge, «il suo gradimento è sceso sotto il 30 per cento» e «Prodi ha perso 20 punti in sei mesi nella fiducia dei suoi elettori». Il Cavaliere torna sul decreto Visco-Bersani e sulla Finanziaria: sono «prigionieri della sinistra massimalista» e «hanno introdotto 67 nuove imposte». Con l'obbligo di pagare con carta di credito le spese oltre i cento euro, poi, si è arrivati a «una schedatura di tutti gli italiani», cosicché «possono condizionare chiunque». Insomma, siamo in un «regime di polizia tributaria». Per tutte queste ragioni, Berlusconi chiede che dal Molise arrivi «a tutti gli italiani un segnale di risorgimento e di novità».«Questo voto - conclude il suo collegamento con Campobasso rivolgendosi al candidato governatore del centrodestra Michele Iorio - è rilevante non solo per rinnovarti la fiducia, ma anche perché è la prima consultazione elettorale da quando è al potere il governo di Romano Prodi, un governo prigioniero dell'estrema sinistra che tutti hanno ormai valutato».
 

FOLLINI FONDA IL PROPRIO PARTITO - L'ITALIA DI MEZZO.

"Decidete cosa fare da grandi perchè in questi mesi di legislatura

avete abbaiato molto ma morsicato molto meno"

rivolge un consiglio "amichevole" all'Udc.

L'ex segretario centrista Marco Follini si chiama fuori dall'Udc fondando il Movimento dell' Italia di Mezzo. In una conferenza stampa, Follini rivolge un consiglio "amichevole" all'Udc: "Decidete cosa fare da grandi perchè in questi mesi di legislatura avete abbaiato molto ma morsicato molto meno" ed il partito si è tenuto "ben dentro i confini della Cdl". Per Follini, infatti, "puntare a ricostruire il centrodestra è cosa diversa dallo scommettere sulla ristrutturazione del centrodestra: sono due politiche differenti". Invito polemico, quello dell'ex segretario centrista, al quale ha prontamente replicato Rocco Buttiglione. "Mi dispiace, sbaglia - ha risposto a Follini l'attuale presidente dell'Udc - Quello che vogliamo fare da grandi è costruire un centrodestra vincente e capace di governare il Paese. Non è vero che abbaiamo e non mordiamo, certo non facciamo gli interessi di Prodi, non aiutiamo la sinistra a vincere le elezioni. Questo sì". Al movimento dell'ex segretario aderisce anche il deputato dell'Udc Riccardo Conti, oltre a "una cinquantina" di consiglieri regionali e provinciali. Follini ha annunciato che ora si iscriverà al gruppo misto del Senato da dove intende portare avanti la sua battaglia "per dare voce ad una parte grande dell'Italia e della politica italiana che non ha rappresentanza, l'Italia centrista, moderata che soffre uno schiacciamento della tenaglia di questo bipolarismo e che sta nel mezzo tra Berlusconi e Prodi". Il problema che ci poniamo - ha sottolineato ancora Follini - è quello di cambiare questa mappa politica, non rimanendovi dentro. Credo che chi si vuole dedicare al tentativo di ricostruire un centro più forte deve scommettere sulla rottura di questo schema. Questo sistema bipolare così com'è ha portato il centro ad essere marginalizzato".

Finanziaria "007: molte tasse poche riforme...
Il vecchio detto "oggi piove governo ladro"

è più che mai di attualità. Il nuovo governo di centro sinistra,

per fare subito un distinguo col vecchio,

ha affondato quasi tutto quello che di buono è stato fatto

dal precedente governo di centro destra.

di Giuseppe Ceresa

Finanziaria "007: molte tasse poche riforme...
Il vecchio detto "oggi piove governo ladro" è più che mai di attualità. Il nuovo governo di centro sinistra, per fare subito un distinguo col vecchio, ha affondato quasi tutto quello che di buono è stato fatto dal precedente governo di centro destra ( vedi la costruzione del ponte sullo stretto di Messina). Ha caoticamente proposto nuove linee, con future previsioni massimaliste ( tipo proposta di cittadinanza a tutti o come il condono concesso col risultato di rimettere in libertà "cani e porci"), e ha presentato un piano economico per il 2007 che ha fatto rabbrividire, non piacendo né alla destra e neppure alla sinistra. Prodi, in campagna elettorale, aveva promesso una forte riduzione delle tasse, un cuneo fiscale per le aziende. Ora, che deve dimostrare e mantenere questo, con una disinvoltura alla Pinocchio, ha aumentato le tasse, ha ridotto i posti di lavoro ( vedi la prevista riduzione dei precari nelle scuole), e per il cuneo fiscale, che tanto piacque alla Confindustria anti-Berlusconiana, è tutto da vedere. Nuovi bolli per moto ed auto, aumento delle aliquote sulle tasse di successione, tassazione per tutti, oltre i 40.000 Euro di guadagno lordo. Inoltre tagli qua, tagli là con criteri cervellotici, e col risultato di ridurre i comuni (anche se colpevoli per non aver voluto la decentralizzazione delle Finanze) al lastrico, costringendoli così a ridurre gli interventi in campo sociale a favore degli anziani, dei giovani, dei meno abbienti.
 

Le correnti radicali sinistroide del "no a tutto", che vogliono bastonare il ceto medio, che vogliono punire vendicativamente tutti quelli ( vedi tassisti, vedi commercialisti, vedi regioni come la Sicilia) favorevoli alla CdL, stanno prevalendo. È una finanziaria che stringe al massimo il rubinetto della spesa sociale, è una finanziaria che vuole costringere il cittadino a pagare tasse il più possibile e, prego, col sorriso in bocca. È una finanziaria che invece di mirare ad un aumento del reddito nazionale porta ad un aumento della disoccupazione e, di conseguenza, della povertà. Inoltre Prodi, col degno compare D'Alema, ci porta a fare all'estero la figura dei burattini. Altro che aumentato prestigio internazionale: ora il Libano, avanti con l’Afganistan ma, per cortesia, il motto è risparmiare riducendo le spese della difesa. A questo punto prevedo che i nostri soldati per difendersi dovranno usare le bottigliette di Coca-Cola! Per concludere è una finanziaria che, come ha detto il Governatore della Banca d'Italia Draghi, è destinata a reggere per un periodo infinitesimale breve.
Giuseppe Ceresa

Vogliono a tutti i costi sapere di Telecom.

Certo che questi parlamentari italiani hanno delle strane esigenze.

Ma il presidente del consiglio Prodi respinge con sdegno la richiesta

di riferire su Telecom in Parlamento: «Ma siamo matti?».

   

Il presidente del consiglio Prodi ha respinto con sdegno la richiesta di riferire su Telecom in Parlamento: «Ma siamo matti?». Sicuro: «Siamo matti?». Che pretese sono? Al massimo lui riferisce al Comitato Permanente del Partito comunista. Certo che questi parlamentari italiani hanno delle strane esigenze. Vogliono a tutti i costi sapere di Telecom. È vero che c'è in ballo il destino di una delle più importanti aziende italiane; è vero che attorno al quel destino il governo ha combinato pasticci a più non posso; è vero che c'è un piano uscito da Palazzo Chigi che prevede spese per 14mila miliardi delle vecchie lire; è vero che quel piano è stato inviato dal più stretto collaboratore economico del premier; è vero che incredibilmente il premier dice di non saperne nulla; ed è vero che alla fine della giornata Tronchetti Provera si è pure dimesso da presidente Telecom, allungando nuove ombre sull'intera vicenda e sul ruolo del governo: è tutto vero, ma insomma, perché deputati e senatori (rappresentanti dei cittadini) si ostinano a occuparsi di queste cose? Non hanno nulla di meglio da fare? Che ne so? Una partita a briscola? Un torneo di bocce? Suvvia, onorevoli carissimi, se proprio non sapete come passare il tempo chiedete a Prodi di riferire in aula sui trucchi del ping pong, o sui mille diversi modi per cucinare il riso alla cantonese.
 

   

Di quello lui può parlare, di quello il Parlamento si deve occupare. Di Telecom, no, per favore: ma siamo matti? Di Telecom ci si occupa negli antri bui, nelle stanzette segrete, nei comitati d'affari riuniti nel retrobottega di Palazzo Chigi. Persiane chiuse e luci basse, per carità. Che nessuno se ne accorga, che nessuno sappia. Altrimenti dove andiamo a finire? In un Paese democratico? Non sia mai detto, a Pechino se ne potrebbero avere a male. E poi ci sarebbe anche un altro problema: in Parlamento Prodi non saprebbe cosa dire. La tesi ufficiale è: il consigliere ha preparato un piano su Telecom e lo ha mandato in giro su carta intestata Presidenza del Consiglio, ma il Presidente del Consiglio non ne sapeva nulla. Ma dai: vi pare? Con che coraggio si può raccontare questa storia senza farsi strozzare dalle risate? Rovati è il collaboratore più stretto del premier, il consigliere più fidato, l'amico di tante battaglie, l'elemosiniere della campagna elettorale. Rovati sta a Prodi come Cip sta a Ciop, come Spic sta Span, come Ric sta Gian: coppia fissa. Inseparabili. E che fanno i due? Si vedono, si frequentano fuori e dentro il palazzo, vanno insieme dappertutto (anche in Cina), affrontano i grandi problemi dell'economia e mai, dico mai, neanche una parola su Telecom? Suvvia: come credere a una panzana del genere. Il fatto è che Prodi è indifendibile. E infatti nessuno lo difende.
 

   

Fra tutti gli intervenuti, non uno che si sia schierato con lui. Neanche un deputatino della Margherita, neppure un pasdaran dell'Unione: niente di niente. Silenzio assoluto. Il Professore è solo con i suoi nervi a fior di pelle. Solo col suo imbarazzo in una situazione che diventa di ora in ora più difficile da controllare. Ed è per questo che perde, insieme, la pazienza e la faccia. Ma sì, nemmeno lui riesce a difendersi. Liquida il tutto con poche arroganti parole. Dice che sono «tutte chiacchiere», che non c'è «niente di nuovo». Sicuro: niente di nuovo. Un'azienda che barcolla, una figuraccia di dimensioni planetarie, dilettanti allo sbaraglio che giocano con i miliardi come se fossero tortellini, Tronchetti che rassegna le dimissioni, intromissioni indebite, una malsana voglia di ritornare di nascosto al dirigismo in stile Iri: niente di nuovo, è chiaro. Risponderne in Parlamento? Ma siamo matti? Del resto Prodi è abituato così. Ha mai risposto al Paese del suo bislacco comportamento sul caso Sme? O delle strane privatizzazioni dell'Iri? Ha mai spiegato perché quando diede via Cirio i più pelati finirono per essere gli italiani? No. E dunque perché dovrebbe spiegare adesso? A gennaio di quest'anno in un'intervista alla Stampa disse: «È il momento per la politica di fare un passo indietro per allontanare da sé i sospetti di collusione con i grandi centri economici». Alla faccia: appena arrivato al governo ha brigato con le banche. Ora si fa cogliere con le mani nella marmellata Telecom. Che dire? Il passo indietro forse è meglio se lo fa lui. Ma se sta fermo è meglio ancora. Ma sì, resti lì in Cina: del resto con tutte le paccottiglie che ci rifilano i cinesi, avremo pure diritto a una ricompensa, no? Forza amici gialli: tenetevi il premier paccottiglia lì con voi. Vedrete che sui temi della democrazia vi troverete d'accordo. E per il resto, vi adatterete: la Mortadella non è il massimo, è vero, ma sempre meglio degli involtini primavera.
 

Prodi va in Cina e si porta dietro la coppa del mondo conquistata a Berlino.

Dimentica però di sdoganarla e rischia di non poterla riportare in Italia.

Se voleva perderla poteva almeno aspettare i prossimi campionati mondiali.

Domanda: ma che centra Prodi con la coppa del mondo?
 

Gli Azzurri l'hanno vinta a Berlino lo scorso 9 luglio, ma il governo Prodi rischia di perderla dopo poco più di due mesi in quel di Canton, nella lontana Cina. Si tratta della Coppa del Mondo che la delegazione italiana ha portato con sé nella missione nel Paese del Celeste Impero come simbolo del made in Italy vincente. Una mossa mediatica studiata a tavolino per aggiungere lustro a un'operazione di politica commerciale internazionale voluta dal governo Berlusconi e della quale il Professore (già messo a dura prova dal caso Telecom) sta cercando di prendersi tutti i meriti. Il trofeo, che ha varcato per la prima volta i confini italiani dalla scorsa estate, è attualmente esposto alla Fiera di Canton e al momento non corre nessun pericolo. Per ora, quindi, i tifosi della Nazionale possono stare tranquilli. Ma quando si tratterà di riportarla in Italia potrebbero sorgere problemi non indifferenti. Secondo quanto ha appreso il Giornale, la coppa sarebbe stata introdotta in Cina senza che siano state espletate le necessarie procedure doganali: il consigliere diplomatico del ministro del Commercio internazionale, Emma Bonino, l'avrebbe messa in una borsa e solo successivamente sarebbe stata consegnata a un funzionario dell'Ice.
 

L'Istituto per il commercio estero, insieme con il team manager della Nazionale Gigi Riva, è responsabile della Coppa del Mondo nel corso del suo «soggiorno» cinese. Ma proprio la leggerezza commessa dallo staff tecnico del ministro Bonino rende problematico il rimpatrio del trofeo.
Senza documenti i rigidi funzionari cantonesi consentiranno alla Coppa vinta da Cannavaro & C. di tornare in Italia? Nemmeno la via diplomatica, al momento, sembra facilmente percorribile. La delegazione italiana si è trasferita interamente a Pechino per l'incontro in programma oggi con il presidente della Repubblica Popolare, Hu Jintao, e con il premier Wen Jiabao. L'ambasciatore italiano in Cina è ovviamente al seguito del premier Prodi e a Canton sono rimasti solo il console italiano e i funzionari Ice alle prese con una difficile gatta da pelare. Se la Coppa del Mondo non dovesse essere «sdoganata», non sarà comunque abbandonata al suo destino. L'Ice si sta attivando perché, nel caso peggiore, venga custodita nel caveau di una banca. L'impasse probabilmente sarà sbloccata anche se nella delegazione del ministro Bonino si stanno vivendo momenti imbarazzanti. Le fatiche dei ventitré eroi di Germania rischiano di essere vanificate. Almeno per perderla si sarebbe potuto aspettare il Mondiale del Sud Africa 2010.
 

Dibattiti.

Il voto all’estero non fu un regalo, ma l’esercizio di un diritto.

Beppe Severgnini, parlando degli italiani nel mondo, dice fesserie come

“dare il voto anche con troppa generosità, senza neanche

richiedere una conoscenza minima della lingua italiana, è un errore .”

Beppe Severgnini dimostra di essere un ignorante, naturalmente dal verbo “ignorare”, quando, parlando degli italiani nel mondo, dice fesserie come “dare il voto anche con troppa generosità, senza neanche richiedere una conoscenza minima della lingua italiana, è un errore ...”

Ha detto testualmente:” Dare il voto anche con troppa generosità, senza neanche richiedere una conoscenza minima della lingua italiana, è un errore paragonabile a quello di chi trascura la fidanzata, non le rivolge nemmeno un saluto per dieci anni e poi una mattina si sveglia e le dice "ti sposo". Per forza la ragazza rimane un po’ perplessa". Fossi un emigrato italiano direi: ma come, mi avete trattato un po' come l'ultima ruota del carro e adesso mi chiedete il voto e quant'altro?".
 

Qualcuno gli spieghi che nessuno ha dato loro il voto, ma che il diritto al voto lo hanno sempre avuto in quanto regolari cittadini italiani ancorché residenti all’estero. Con la legge Tremaglia si è soltanto agevolato l’effettivo esercizio di questo diritto. Prima il sig. Rossi riceveva al suo indirizzo di Merlbourn la cartolina per recarsi ad un seggio della sua città italiana di provenienza mentre ora può esprimere il suo voto per corrispondenza. Tutto qui.

Senza contare che ho conosciuto gente in piccoli paesi di sperdute vallate, ma non solo, che parlano esclusivamente il loro dialetto locale e mai in vita loro hanno letto un giornale.
 

Che facciamo? Gli togliamo il diritto di voto?

No, mister Severgnini, il diritto di voto è connaturato allo status di cittadino, non possiamo condizionarlo ad altri fattori. Se ne faccia una ragione e le cose che ha detto le indirizzi casomai agli immigrati extracomunitari che Prodi vuol trasformare automaticamente in cittadini, e quindi elettori, dopo soli 5 anni di permanenza in Italia.
 

Eugenio Scalari, padre padrone di Repubblica,

sfiducia Prodi: «Governo mediocre».

«Il centrosinistra sta dando un’immagine scomposta e

sciancata. Elettori delusi e irritati, temo il peggio»

Non si configura il tradimento, e per la verità non si è ancora al divorzio, ma la diffida che minaccia la separazione c'è già tutta. È finita la luna di miele e s'è spezzato l'incanto, se addirittura Eugenio Scalfari, il padre padrone di Repubblica, spara sui suoi beniamini appena risaliti al potere, menando fendenti e scudisciate. Forse tuona anche a nome e per conto di Carlo De Benedetti oppure no, tant'è che il suo affondo spiccava ieri in prima pagina sul quotidiano più amato a sinistra, e cade all'indomani delle frecciate di Luca Montezemolo, leader di un vertice industriale che appare anch'esso deluso.
 

E che tanto il governo di Romano Prodi quanto i partiti dell'Unione vedano già sfumare la fiducia dei poteri forti che li avevano sponsorizzati, dopo solo un paio di settimane dall'insediamento nelle stanze dei bottoni, la dice lunga sulle prospettive.
Altro che cento giorni di luna di miele, il centrosinistra deve aver fornito uno spettacolo indecoroso non solo agli occhi avversari, se Scalfari non aspetta gli otto giorni di preavviso alle colf, per sventolare il foglio di via.
 

Da gran giornalista qual è, il nume di Repubblica si dice sicuro di interpretare anche il pensiero dei suoi lettori, dunque il popolo dell'Unione, illustrando la «cosa spiacevole» sulla quale troneggia un titolo al piombo fuso:dunque il popolo dell'Unione, illustrando la «cosa spiacevole» sulla quale troneggia un titolo al piombo fuso: «Le poltrone aumentano ma cala il consenso». E la mazzata sta subito nelle prime righe: «Il governo Prodi sta dando, almeno per ora, un'immagine di sé scomposta, sciancata, mediocre.
 

Analoghe sensazioni suscita la maggioranza parlamentare che dovrebbe sostenerlo e che sembra invece intenta a seminare sulla sua strada petardi e bombe-carta con effetti deleteri non tanto sulla linea politica quanto sul consenso popolare. Il quale sta scemando in misura preoccupante».
Il referto scalfariano emana sentore di morte assai vicina, il j'accuse sul poco che l'Unione ha mostrato in questi primi giorni di governo prosegue spietato: «Emergono spinte centrifughe nella coalizione di governo, si accentua la nefasta gara mai sopita alla visibilità dei partiti, la corsa agli incarichi, l'affanno delle mediazioni infinite.
 

Continua l'aumento della falange di sottosegretari, le liti sullo spacchettamento delle competenze ministeriali, le dispute su temi che il programma di governo pretendeva d'aver risolto una volta per tutte. Questo il quadro desolante che rischia di dissipare una parte del credito e delle aspettative riposte in Prodi e nella sua squadra, ancora così poco coesa da far temere l'avverarsi delle peggiori previsioni». Sì, più o meno quel che denunciano gli avversari. Con l'aggravante della constatazione amara: «Temo che i protagonisti politici del centrosinistra non si rendano ben conto dei rischi crescenti di una situazione così fragile».

Che il fondatore di Repubblica e sodale di De Benedetti, abbia deciso di ritirar la sua benedizione e ripudiare il gruppo dirigente del centrosinistra? Piano, forse questa attesa è esagerata. Anche perché il fustigatore, dopo la colonna infuocata di prima pagina prosegue la sua articolessa occupando all'interno una paginata intera, e lì vien fuori che nel calderone del governo ci son due fari, due scialuppe di salvataggio, due nocchieri insuperabili che Scalfari indica per uscir dalla tempesta, Tommaso Padoa-Schioppa e Massimo D'Alema. Particolarmente quest'ultimo, al quale «non fanno difetto» - nella gestione della politica estera, s'intende - «lucidità ed equilibrio».
 

È un maestro il nostro, dunque si dilunga insegnando ai due, per filo e per segno, il che fare?: in economia all'uno e con gli Stati Uniti all'altro. Ma è palese, sin troppo scoperto, che spera e scommette su D'Alema. E se Prodi ha letto, di certo un poco si starà preoccupando.
Dunque l'impressione finale è che sì, anche Scalfari è deluso e scontento, ma fustiga i suoi per risvegliarli e impartir loro la lezione, indicando la retta via. È sempre stato il suo sogno, dar la linea ai politici. Anche se quelli sui quali puntava, son finiti avvelenati dal suo bacio. Sarà per questo che in tanta moltiplicazione di pani e pesci, almeno Scalfari non è viceministro. De Benedetti sottosegretario però, potevano farlo.
 

Il voto all’estero ha lasciato proprio gli italiani in Germania perdenti.

Pur costituendo il gruppo di elettori più numeroso in Europa,

non sono riusciti ad eleggere nessuno di loro.

Schede raccolte da terzi e perfino vendute.

di Mauro Montanari

Il voto all’estero si è consumato nelle settimane scorse, tra drammi e lacrime di gioia. È stata una conquista storica per gli italiani all’estero ed aspettiamo ora, noi italiani in Germania, il voto regionale e federale in loco, per coronare l’impegno di decenni. Pur tuttavia, nella gioia legittima, non va dimenticato che questo voto per il parlamento italiano ha lasciato sul terreno molti perdenti. Li elenchiamo. I primi perdenti sono proprio gli italiani in Germania i quali, pur costituendo il gruppo di elettori più numeroso in Europa, non sono riusciti ad eleggere nessuno di loro. Ben diversa la situazione in Svizzera, la quale manda a Roma tre parlamentari. Altri vengono dalla Grecia, dalla Francia, dalla Russia, persino da Malta. Ma dalla Germania no. Questo pone un problema serio a tutti noi e ai partiti che formano le liste.

Il secondo gruppo di perdenti è costituito dagli elettori che non hanno ricevuto la scheda elettorale. 228.000. Un numero talmente scandaloso che pone le istituzioni e la rete consolare di fronte ad una responsabilità enorme. Una seconda votazione non può svolgersi in queste condizioni, e questo è un messaggio chiaro che mandiamo in particolare ai neoeletti. Ha perso spesso anche la segretezza del voto. Troppe le “eccezioni” segnalate di schede raccolte da terzi e perfino vendute, così come troppi sono i sospetti di brogli: uno scenario che il Corriere della Sera, in un articolo che riportiamo, dichiara da “Terzo Mondo”. Devono essere assolutamente posti dei correttivi per limitare lo scandalo, ed anche questo messaggio mandiamo ai nuovi eletti, insieme all’invito ad impegnarsi su questi fronti, perché “chi dorme non piglia pesci!".

Mauro Montanari
 

Elezione del presidente della Repubblica italiana.

Marini e Bertinotti, i presidenti dei due rami del Parlamento,

hanno deciso di convocare per lunedì 8 maggio.

di Giuseppe Ceresa

Massimo D'Alema

Marini e Bertinotti, i presidenti dei due rami del Parlamento, hanno deciso di convocare per lunedì 8 maggio l'assemblea che dovrà eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Si parla di D'Alema come il candidato più autorevole, candidatura di fatto molto improbabile, come riuscita, per la netta opposizione della CdL(Casa delle Libertà). Si partirà con lui testimone di un travolgente passato, che ha portato la sinistra italiana da uno stalinista PCI ad un democratico DS. Ma poi? La CdL vede la sua candidatura come il fumo negli occhi; certo dopo la rinuncia di Ciampi, presidente paterno, soporifero, anti-dolore, adattissimo ad un'Italia spaccata in due, dopo il voto del 9-10 aprile, le soluzioni sono poche e contrastanti.
 

Gianni Letta

La CdL propone Gianni Letta, una personalità autorevole, sopra le parti in lotta, una figura che potrebbe essere adatta al dopo Ciampi, e che non avrebbe totalmente contraria la sinistra. La CdL vede D'Alema ministro nel governo Prodi, anche con un ministero di prestigio come quello degli esteri, ma non lo vede come candidato alla presidenza. La nomina del nuovo presidente della Repubblica deve essere un superamento del "muro contro muro"! Una coalizione che ha vinto le elezioni col solo 0,6% di differenza ha il diritto di governare il paese, ma non quello di occupare tutte le più importanti cariche dello stato; con la prassi del costi quel che costi e, soprattutto, alla faccia della democrazia, dell'unione nazionale da loro tanto predicati.
Giuseppe Ceresa

Giuseppe Ceresa, candidato al Parlamento italiano nella lista della Lega Nord,

invita: Bisogna votare...bisogna votare...bisogna votare...

Votate per chi volete, ma votate !

Bisogna votare!
Bisogna votare per far capire ai nostri connazionali, che vivono in Italia,che la possibilità di esprimere localmente il voto, dato ai residenti all'estero, 60 anni dalla costituzione della Repubblica Italiana, è un loro sacrosanto diritto, e non una elemosina politica.
Bisogna votare per mandare a Roma della gente come noi e non, come era prima, dei lontani, assenti personaggi. Gente che, di qualsiasi partito sia, conosce le nostre esigenze, i nostri problemi, le nostre ansie, le nostre miserie. Problemi le cui soluzioni sono quasi identic