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Il Financial Times: "Berlusconi fa bene a tenere a freno i magistrati". Secondo l'autorevole quotidiano britannico, la verità è che da quasi 20 anni, in Italia, "i giudici godono di un livello di potere unico in Occidente". |
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E Gesù disse ai suoi: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». In Italia il Cavaliere spesso non è compreso, ma il mondo lo stima e ammira. La notizia è di oggi. Il "Financial Times", autorevole quotidiano britannico, si schiera con Silvio Berlusconi nel nuovo, durissimo scontro aperto con i magistrati. In un editoriale intitolato "L'Italia fa bene a tenere a freno i giudici", si sottolinea la necessita' di introdurre una legge sull'immunità - come è già, per esempio, nell'ordinamento di Spagna, Francia, Germania e dell'Unione Europea- che "non dà ai funzionari eletti mano libera, ma serve a proteggere il diritto dell'elettorato di essere governato da persone che hanno scelto democraticamente". L'articolo è firmato Christopher Caldwell, che - tra le altre cose - si chiede se "le accuse contro Berlusconi nascono da una disinteressata richiesta di giustizia o dal desiderio una certa parte dell'elite italiana di rovesciare una scelta popolare che non le piace". Secondo il Ft, la verità è che da quasi 20 anni, in Italia, "i giudici godono di un livello di potere unico in Occidente". "Nei primi anni Novanta - ricorda il giornale - quando gli italiani avvertirono che non avrebbero piu' avuto bisogno di tollerare la corruzione che rientrava in un patto regolare della politica della guerra fredda, giudici ambiziosi destituirono le leadership dei principali partiti in processi corruzione...C'e' stata, in effetti, una reggenza giudiziaria sui funzionari eletti, con i giudici che hanno passato al setaccio la classe dirigente della generazione successiva". Ce lo ricordiamo tutti il periodo di Tangentopoli, con l'operazione Mani Pulite. "Giudici ambiziosi", scrive il Financial Times. Il riferimento a Antonio Di Pietro, credeteci, non è per niente casuale. |
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Ogni giorno è sempre più evidente che l’antiberlusconismo nasca da una colossale campagna mediatica basata sul falso. In particolare, da quando Berlusconi è sceso in campo, la sinistra ha sfruttato interminabili processi intrapresi da magistrati amici e che non hanno mai portato a nulla, ma che hanno influenzato pesantemente la vita politica. La puntualità con cui le toghe rosse agivano e le coordinate campagne dei media “amici” hanno aiutato ad inculcare nelle menti fragili di molti italiani la convinzione che berlusconi fosse un mafioso, un corruttore, addirittura un assassino. Ma Berlusconi ha resistito a tutto questo accanimento giudiziario e mediatico per oltre 13 anni, ed ora ogni accusa sta crollando miseramente. A nulla sono servite 2242 udienze e le ingenti spese che tutti noi, con le nostre tasse, abbiamo dovuto pagare: Berlusconi è un uomo incensurato, mai una condanna a suo carico. Ma i sinistri non mollano… anni di disinformazione hanno radicato in loro un odio talmente forte che non ammetteranno mai la verità. Se fate un giro per blog c’è ancora chi è convinto che Fininvest sia nata grazie alla mafia, che Berlusconi sia il mandante delle stragi di Capaci e via D’amelio, che sia stato condannato per falsa testimonianza nel caso p2. |
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Prodi torna, ma vuole carta bianca. Un "patto blindato" sul quale non si tratta. Sircana (portavoce di Prodi) unico protagonista della comunicazione. Il programma, più che una dichiarazione di ciò che si farà, è un
contentino per tranquillizzare su ciò che non si farà. |
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Dodici punti, un "patto blindato" sul
quale, secondo Prodi, non si tratta. Anche se sembra soltanto un
compromesso al ribasso. Il Programma 2 del Governo di centrosinistra non
è altro che una dichiarazione d'intenti generalista che, paradossalmente,
è chiara solo nell'assenza. Ce n'è per tutti: rispetto degli impegni
internazionali (quali?), impegno per la cultura(come?), Tav (treni ad
alta velocità), energia, liberalizzazioni, pensioni (senza dire però in
che direzione dovrebbe andare la riforma), il solito sviluppo del
mezzogiorno (toh, che novità...), e Sircana (portavoce di Prodi) unico
protagonista della comunicazione. Il punto più importante è il cambio da
"Distruzione sistematica della famiglia" a "Rilancio delle politiche a
sostegno della famiglia". Tanto per rendere chiaro che questo programma,
più che una dichiarazione di ciò che si farà, è un contentino per
tranquillizzare su ciò che non si farà. I DiCo (diritto di conviventi)
sono, infatti, la vittima illustre della crisi di Governo. Povera
Rifondazione Comunista, tutti a dargli addosso, e loro hanno addirittura
indetto una manifestazione di piazza in sostegno di Prodi (un po' come
se le volpi scendessero in piazza a difesa delle galline). |
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Magicamente, dopo aver raccontato per giorni che il problema era l'influenza della sinistra antagonista su temi come il lavoro o la politica estera, dagli impegni sparisce l'unico punto che era in contrasto con i partiti di centro. Strano, no? E che la mossa non sia casuale si evince dalle dichiarazioni di Mastella, che ieri ha ricominciato a ricattare, dichiarando: "I Dico vanno tolti dall'agenda politica. Questo deve essere chiaro e mi sembra che sia stato capito.” Si era appena finito di dire che il problema di Prodi erano i ricatti dei partitini, ed ecco che il partitino per eccellenza ha vinto la sua ennesima guerriglia permettendosi così di presentarsi Oltretevere per dire "missione compiuta". Certo, magari così si riuscirà a portare dalla parte della maggioranza Follini e i folliniani che di Berlusconi non ne possono più. E cosa volete che siano i diritti delle persone rispetto a 3 voti in più al Senato? |
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Il mondo della politica italiana è in subbuglio dopo le dimissioni di Romano Prodi. Nei salotti televisivi i politici di maggioranza e opposizione fanno a gara per rilasciare dichiarazioni. Niente paura: Prodi torna, ma
addio Dico (diritto di conviventi o matrimonio omosessuali). |
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Dopo le dimissioni di Romano Prodi, c'è aria di inciucio in giro... molto inciucio! L'espressione inciucio si riferisce genericamente a un accordo fra individui con elementi poco chiari (persino truffaldini). Dichiarazioni smorzate, contrastanti emergono da entrambi i poli... cosa che sicuramente non dipende solamente dal livello di confusione politica al momento. Cosa succederà adesso. Al momento sono in atto le consultazioni e le prime vocine aprono le porte a un "Prodi-Bis". La destra rifiuta però questa ipotesi dichiarando che un governo-bis non cambierebbe nulla. La sinistra invece è favorevole a un Prodi-Bis solo se si abbia una larga maggioranza... E dove trovare la maggioranza più ampia?? Ma è ovvio... col grande inciucio!!! Si parla infatti di coalizione con Follini (ma dico io!!!) e il movimento autonomo siciliano guidato da Raffaele Lombardo (che già, insomma... un movimento siciliano guidato da uno che si chiama Lombardo...) che dapprima alla domanda di un suo possibile appoggio all'Unione ha dichiarato: "Nessun accordo con l'Unione, non sono interessato. Noi non siamo interessati a questo governo e a questa maggioranza" ma solo 13minuti dopo si è corretto dicendo: " Se mi danno il Ponte voterei. " |
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Anna Finocchiaro invece cerca di raccogliere le briciole di pane: "non mi pare che ci siano all'orizzonte le condizioni per l'adesione di interi gruppi parlamentari, ma saranno benvenuti i singoli che si riconosceranno nel governo". C'è poi chi parla di nuove elezioni, magari non subito ma dopo aver cambiato la legge elettorale. Beh... per la destra sarebbe un invito a nozze; i consensi non potrebbero che portare a una loro vittoria. E poi ci sono le voci più sinistre, quelle che covano nell'ombra... le voci dei democristiani!!!!! Queste vocine sostengono che a far cadere veramente il governo Prodi è stato Andreotti per dimostrare la sua contrarietà sui "dico(omosessuali)", in accordo con Casini che aspettava questo momento da tempo, per fare il mega inciucione e riportare la forma di governo italiana al vecchio parlamentarismo compromissorio come un tempo. Non a caso è stata riformata la DC! La democrazia cristiana è sempre in agguato! |
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Calcio: sono sette i punti del decreto approvato dal Governo. PARTITE A PORTE CHIUSE. Divieto di accesso negli stadi innalzato fino a sette anni. SPEZZARE LEGAME SOCIETA'-TIFOSI. AGGRAVANTI PER I DELITTI DI VIOLENZA E RESISTENZA A POLIZIA |
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Divieto di accesso alle manifestazioni
sportive preventivo ('Daspò) innalzato a sette anni ed esteso a coloro
che sono sospettati di aver preso parte a episodi di violenza durante le
partite; arresto in flagranza di reato differita da 36 a 48 ore;
giudizio per direttissima anche per chi viene trovato in possesso di
razzi, bengala e "fuochi" pirotecnici in genere; pene da 5 a 15 anni (anziché
da 3 a 15) per chi commette violenza e resistenza a pubblico ufficiale
con armi ma anche con il "lancio di corpi contundenti e altri oggetti,
compresi gli artifici pirotecnici". Sono queste alcune delle principali
misure contenute nella bozza di decreto legge in vista del consiglio dei
ministri straordinario di oggi pomeriggio. La bozza del decreto legge è
di sette articoli e potrebbe subire modifiche dell'ultima ora. Anche
perché - secondo quanto si è appreso - il disegno di legge delega,
annunciato ieri dal governo e che dovrebbe contenere ulteriori misure
sul funzionamento degli stadi e sull'inasprimento di altre pene, ancora
non è pronto: gli uffici tecnici dei ministeri dell'Interno, della
Giustizia e dello Sport ci stanno ancora lavorando. Ecco, in sintesi,
cosa prevede la bozza di decreto legge: |
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STOP A VENDITA
BIGLIETTI IN BLOCCO A SQUADRE OSPITI –
DI ARRESTO ENTRO 48
ORE – |
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GIUDIZIO
DIRETTISSIMO – |
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Il Conclave di Caserta: rilanciare il programma del governo di centro-sinistra. In trasferta il Consiglio dei Ministri, presieduto dal presidente Prodi. Solo un risultato: una bella fumata nera. di Giuseppe Ceresa |
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Si è tenuta lo scorso week-end, nella
storica reggia borbonica di Caserta, una riunione "in trasferta" del
Consiglio dei Ministri, presieduta dall'on. Prodi. In una così austera e
non convenzionale sede lo scopo era di rilanciare il programma del
governo di centro-sinistra; programma insidiato dai siluri dell'estrema
sinistra, dai piagnistei dei centristiriformisti, e non certo sostenuto
dai mass media e dall'opinione pubblica. Tutti si aspettavano nuove idee,
progetti futuri, volontà di portare avanti quel rinnovamento, tanto
sbandierato, del paese. Un primo banco di prova era il proporre una
nuova e attuale legislazione per il sistema pensionistico. Riforma delle
pensioni, che in tutti i paesi europei è al primo posto nell'agenda dei
lavori dei vari governi. Caserta doveva dire qualcosa, ma il problema è
stato da Prodi volutamente accantonato per una malcelata paura dei
massimalisti della sinistra radicale. Il motto "giù le mani dalle
pensioni" è tornato di moda, e per un governo che si regge per pochi
voti la cosa migliore è procrastinare la riforma pensionistica "sine
die". La sinistra ha poi insistito per il rispetto del programma di
governo. |
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La sinistra chiede i PACS. (PACS - Patto
Civile di Solidarietà: una forma di unione civile inizialmente
approvata in Francia nel 1999 - Pacte civil de
solidarité). Parlare di Pacs è come innestare una bomba, è un
portare allo scontro fra radicali laici e cattolici. Bello sarebbe
vedere cosa direbbero, e come si comportassero, i cattolici come Rutelli
e Mastella! Anche le liberalizzazioni, proposte dal ministro Bersani,
sono state messe in soffitta. Prodi è come l'allenatore di una squadra
di calcio in profonda crisi. Ritiro pre partita, tutti insieme, volemose
bene e tutti insieme pronti alla lotta contro il nemico comune, in
questo caso Berlusconi. Ma come, e fino a quando questa armata
Brancaleone marcerà insieme? L'odio comune verso il Cavaliere, verso
Bossi, verso Fini non sarà sufficiente come collante quando si parlerà
di PACS, di pensioni, di riforme. Caserta doveva risolvere i problemi
più o meno visibili, doveva dare nuove motivazioni, nuove spinte: è
stata solo un'operazione medianica, un cercare di buttare la polvere
negli occhi di tutti gli italiani, un far credere quello che in effetti
non esiste: la compattezza reale del governo Prodi. Quando un Conclave
si conclude con un nulla di fatto c’è solo un risultato: UNA BELLA
FUMATA NERA! |
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Prodi affonda: il 62% degli italiani lo boccia Un sondaggio recentissimo (21 dicembre) un istituto serio (l’Unicab), un campione cospicuo (2.882 intervistati), e un risultato politico esplosivo: il consenso di Romano Prodi e del suo governo sta andando a picco.. ma gli elettori non sono soddisfatti nemmeno dell’opposizione. |
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È questo il risultato di una ricerca
demoscopica articolata che Il Giornale è in grado di illustrare in
esclusiva, con molti elementi di interesse (ed anche qualche piccola
sorpresa). Una sondaggio che colpisce anche perché rivela che gli
elettori non sono pienamente soddisfatti nemmeno dell’opposizione. E
infine, dati sorprendenti anche sulle intenzioni di voto dei partiti,
dove si assiste a un sorpasso che mesi fa pareva impossibile: Forza
italia diventerebbe la prima formazione (con il 29 per cento netto),
mentre l’Ulivo perderebbe cinque punti rispetto al dato delle elezioni
politiche, passando dal 31.3 al 26.3 per cento. Consenso a picco. Ma
procediamo con ordine. Il primo dato che colpisce, ovviamente, è il calo
del consenso al governo, una tendenza che è stata registrata da molti
istituti, in questi mesi, ma che nel caso di questo sondaggio assume
proporzioni dirompenti: secondo quanto registra l’Unicab, il 62.2 per
cento degli intervistati boccia l’esecutivo di Romano Prodi, e solo il
37.3 per cento lo promuove. Un dato che sorprende anche per un altro
particolare, nient’affatto irrilevante. Gli incerti sono pochissimi:
solo lo 0.5 per cento degli intervistati, infatti, non risponde. Secondo
le rilevazioni omogenee dello stesso istituto, a maggio il 41.7 per
cento degli interpellati aveva promosso Prodi: il che significa una
perdita di quasi 5 punti. |
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Un dato di tendenza esattamente opposta a
quello che si registra nella domanda analoga per il centrodestra, a cui
il 40% degli elettori riconfermerebbero la loro fiducia (L’unica
incognita, in questo caso, è l’alto numero di incerti: coloro che non si
pronunciano, infatti sono il 31.1 per cento degli interpellati). |
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Il voto ai partiti. Ecco perché,
nell’ultima parte del sondaggio, quella che monitora le intenzioni di
voto lista per lista, tutto quello che abbiamo detto appare con ancora
maggiore chiarezza. Il primo dato, ovviamente è quello sui due
schieramenti. Il centrodestra, nonostante la parziale insoddisfazione
dei suoi elettori, riuscirebbe comunque a recuperare i suoi scontenti,
collocandosi al 57.9 per cento dei voti (era al 49.7, come è noto, alle
elezioni politiche). Il centrosinistra, invece, passerebbe dal 49.8
delle politiche al 41.4 di questo rilevamento percentuale. Altro dato
che colpisce: tutte le liste dell’Unione, chi più chi meno, perdono
consensi: crollerebbe l’Ulivo, dal 31.3 al 26.3. Calerebbe l’ |
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Su Prodi una domanda non riesco a trattenerla: per quanti giorni ancora Prodi continuerà a dirci che è sicuro di poter governare per cinque anni? La risposta è: al massimo fin dopo Pasqua, se proprio è testardo. Poi qualcuno gli farà capire che si sta proiettando un film diverso. |
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Mi hanno sinceramente fatto ridere i proclami - "Nessun accordo! Se mai, si va a nuove elezioni!" - di alcuni esponenti del centrosinistra, durante l'altalena, grottesca ed estenuante, dei sondaggi, delle proiezioni, dei risultati evanescenti. Cari amici del centro, cari amici di sinistra, marxisti e comunisti immaginari: l'unico che abbia veramente interesse ad andare a elezioni ravvicinate è il Cavaliere. E' lui il più forte. Non inganni il suo appello a una possibile, Grande Coalizione: a mio parere, è solo una intelligente astuzia tattica. Berlusconi ha sfiorato il traguardo nelle condizioni peggiori, pagando una serie di errori gravissimi (in primo luogo, la rinuncia ai radicali). Non solo: è stato "tradito" o ostacolato o mal sostenuto dai suoi alleati e ha dato il meglio di sè solo negli ultimi giorni... Ora che "sa" di poter vincere, ora che i suoi alleati lo sanno, e lo sa la mezza Italia che ha votato per lui e anche una parte della mezza Italia che gli ha votato contro... ma ve l'immaginate cosa sarebbe capace di scatenare, con le sue enormi risorse, il Cavaliere, nel caso si dovesse andare nuovamente alle urne? |
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Non diciamo sciocchezze, per favore, guardiamo la realtà: in politica la verità è spesso il contrario di ciò che appare. Il centrosinistra grida di voler andare, eventualmente, a nuove elezioni: in realtà tutto farà, pur di non andarci. Il Cavaliere generosamente e maestosamente si dice pronto a una Grande Coalizione: in realtà è pronto a misurarsi in nuove elezioni. Sarebbe una pacchia, per lui. Proviamo a seguire un ordine logico. Il punto di partenza è evidente a tutti, anche se il centrosinistra finge ancora di non accorgersene: il risultato per il Senato prevede, senza accordi correttivi, un'assoluta ingovernabilità. Quattro, cinque punti di vantaggio sono un'inezia: senza contare le divisioni, le contraddizioni all'interno della maggioranza. Ogni respiro, ogni sospiro (non dico neanche ogni piccola legge!) emesso e approvato alla Camera rischia, puntualmente, di franare al Senato. Certamente Prodi potrebbe provare a governare - i numeri in teoria glielo consentono - ma si tratterebbe di un consapevole, grave danno inflitto al Paese, condannato a restare senza bussola e senza certezze per alcuni mesi - fino a un'inevitabile resa dei conti. Non credo che i leader più avveduti dell'Unione vogliano avventurarsi su questa strada temeraria, insidiosa. E cosa può avere in mente infine il Cavaliere, se non si andrà a nuove elezioni? |
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Il
governo Prodi, con tutti i suoi ministri, in più rispetto ai precedenti esecutivi della storia della Repubblica. E chi
paga? Noi, con la finanziaria. La mangiatoia di Natale. |
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Romano Prodi che dopo questi 6 mesi disastrosi di governo ci regala un altro record in negativo. Sono infatti venuto a sapere che il governo più "poltronato" della storia della Repubblica, quello con più sottosegreterie, quello che non avrebbe dovuto "pesare" sulle tasche dei contribuenti alla fine costa in più allo stato 1 milione e 375 mila euro rispetto ai precedenti governi della storia della Repubblica. E la notizia non viene da fonte sconosciuta, ma dalla Corte dei Conti nella relazione quadrimestrale sulle coperture e gli oneri delle leggi approvate in Parlamento. Non è bastato che Padoa Schioppa ci abbia rivelato (come lo stesso Bersani ieri a Porta a Porta) di come la finanziaria avrebbe potuto essere tranquillamente di 15 miliardi, non è bastata l'impennata della spesa pubblica corrente (arriverà un surplus di 9 miliardi di Euro), adesso veniamo a sapere anche questa. Ha fatto bene Prodi a meravigliarsi al Motor Show. Ha fatto bene a meravigliarsi che non gli abbiano tirato dietro dei cerchioni di automobile. Ecco forse in questo dovrebbe meravigliarsi. La legge dell'aumento dei dicasteri voluta dal governo Prodi avrebbe dovuto essere (come da lui affermato) a costo zero ed invece "sorpresa", a costo zero non è, e la carica dei 104, indovinate un po' chi la pagherà ? Come al solito per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, per accontentare la miriade di partiti che compongono lo sgangherato "carretto" dell'Unione adesso i contribuenti si troveranno a sborsare per delle poltrone in più completamente inutili se non a soddisfare i capricci dei partiti. |
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E capendo come l'aumento dei dicasteri
sarebbe stato impopolare e malvisto dall'opinione pubblica, in fretta e
furia si era addirittura deciso di inserire nel testo del decreto legge
l'invarianza di spesa. Bel film. Peccato che però questa sia la triste
realà . E se ci pensiamo bene, come sarebbe stato possibile aumentare i
dicasteri senza fare lievitare la spesa? Per Prodi che è un "grande"
economista lo sarebbe stato. Per le calcolatrici invece la cosa è
cambiata dato che la matematica non è un'opinione. Ma nella tragedia c'è
anche un aneddoto simpatico. Questo surplus di spesa non si sa ancora
chi andrà "azionisticamente" a pagarla. Sembrerebbe che l'onere spetti
al Ministero degli Esteri, grazie ad un accantonamento di denaro
pubblico. Paga "lo skipper Massimino" insomma, e la cosa scricchiola
perché quegli accantonamenti sono "prioritariamente destinati
all'adempimento di obblighi internazionali" e quindi, se devono essere
usati per le "poltrone", mancheranno, come è ovvio prevedere, per le
spese diplomatiche. |
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E' boom delle entrate fiscali: da gennaio a novembre sono aumentate di 37 miliardi di euro rispetto allo scorso anno. In termini assoluti l’Italia ha incassato 366,7 miliardi di euro. Ma non eravamo un paese sull’orlo della bancarotta? In campagna elettorale la sinistra ha raccontato un sacco di balle. |
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E' boom delle entrate fiscali: da gennaio a novembre sono aumentate di 37 miliardi di euro, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In termini assoluti l'incasso è stato pari a 366,7 miliardi di euro contro 329,6 dello stesso periodo dell'anno precedente. Maggioranza e opposizione continuano a contendersi il merito delle entrate fiscali record nel 2006. Se in 80 giorni qualcuno riuscì a fare il giro del mondo, perchè mai Romano Prodi non può aver sistemato il Paese, rimesso in ordine i conti dello Stato ("rischiamo di portare i libri in Tribunale", ricordate?), risolto il problema della terza settimana ("le famiglie italiane non arrivano alla terza settimana del mese", ricordate?), risolto il problema del pane e del latte ("gli italiani sono ridotti a mangiare pane e latte", ricordate?), sistemata l'odiosa questione dell'evasione fiscale ("dichiareremo guerra agli evasori", ricordate?), risolto il problema del caro-euro ("il governo Berlusconi ha fatto aumentare i prezzi"), risolto il problema del caro-benzina ("il governo Berlusconi ha aumentato la benzina")? |
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Soltanto gli stupidi possono credere che
il boom delle entrare fiscali sia da attribuire all'attuale governo.
Prodi, purtroppo, non è un mago, e la sua magia non può avere efficacia
retroattiva: i dati delle entrate fiscali sono riferiti ai primi sei
mesi dell'anno. Prodi governa (si fa per dire) da ottanta giorni,
durante i quali si segnala solo il provvedimento che permette di vendere
le aspirine nelle Coop. Il resto è noia. Diamo a Berlusconi e Tremonti
quello che è di Berlusconi e Tremonti. La politica fiscale del
precedente Governo ha permesso di ottenere questo eclatante gettito
fiscale. In campagna elettorale la sinistra ha raccontato un sacco di
balle. |
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La grandissima manifestazione di Roma ha portato alla ribalta un dato di fatto: il nuovo Partito italiano della libertà; l'erede di Silvio Berlusconi, # da lui battezzato pubblicamente, Gianfranco Fini; il suicidio politico di Casini |
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A Roma una grande, grandissima
manifestazione di popolo. La piazza rigurgita, stracolma, di oltre un
milione di persone del centrodestra rappresentate dalle bandiere e dai
leader di partito fedeli e vicini al fondatore della Casa delle libertà,
Silvio Berlusconi, il padre di questo popolo. |
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A Palermo, invece, il piccolo comizio del
leader dell'Udc, organizzato per distinguersi ancora una volta, si
trasforma nel suicidio politico del suo ambizioso leader, dimostrando
che anche in politica la lealtà e il rispetto pagano molto di più di
quanto non facciano opportunismo e piccoli calcoli personali di bottega.
E così, mentre Fini si consolida definitivamente, di fronte all'Italia e
all'intero popolo del centrodestra, come il numero due in assoluto più
accreditato da Berlusconi e dalla grande piazza di Roma, a Palermo, nel
piccolo palazzetto scelto dall'Udc, Casini si accredita come il numero
uno di una piccola minoranza destinata a essere letteralmente
inghiottita dal fiume degli eventi. Miope e punito. In conclusione una
riflessione sull'intera manifestazione e sulla presenza della Cdl in
piazza. Due richieste e un dato di fatto. Le due richieste, che
diventano la linea politica delle prossime settimane, le ha espresse il
leader del centrodestra. La prima, sul fronte istituzionale: ricontare
le schede elettorali, tutte, quelle nulle e quelle bianche. Lo richiede
da mesi, tra i lazzi e i sorrisini del centrosinistra, il presidente
Silvio Berlusconi ma adesso lo richiede l'intero popolo del centrodestra
e i suoi rappresentanti dovranno manifestare questa urgenza al
presidente della Repubblica. |
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A questo punto è un dovere istituzionale
grave e impegnativo. Diversamente, se questa possibilità fosse ancora
negata, si torni alle urne. La seconda richiesta proveniente dal leader
è che da Roma è nato, di fatto, il nuovo Partito italiano della libertà,
aderente in toto al manifesto programmatico del Partito popolare europeo.
Il suicidio politico di Casini è quello di restarne fuori, il dato di
fatto politico è che dalla grande manifestazione popolare di Roma,
insieme al Partito della libertà è venuto alla luce, indiscutibilmente,
anche l'erede di Silvio Berlusconi da lui battezzato pubblicamente, da
oggi, con il nome «dell'amico e mio vicepresidente del Consiglio:
Gianfranco Fini». L'erede ha capito l'antifona e ha saputo subito trarne
profitto: ha svolto un discorso da autentico leader politico di razza e
ha chiamato volutamente Silvio Berlusconi presidente del Consiglio. I
due si intendono a meraviglia, Umberto Bossi condivide, la Casa del
centrodestra, unita più che mai applaude e, mentre Prodi si deve
preparare a fare le valigie, Casini medita e piange. |
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BOSSI: ''SILVIO, TIENI DURO. NAPOLITANO, VOGLIAMO TORNARE A VOTARE''. ''Secondo me Berlusconi e' ancora l'unico leader possibile della Cdl'' e ''ha ancora molta voglia di fare politica'', ha dichiarato il leader della Lega, Umberto Bossi. |
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''Secondo me Berlusconi e' ancora l'unico
leader possibile della Cdl'' e ''ha ancora molta voglia di fare politica'',
ha dichiarato il leader della Lega, Umberto Bossi, poco dopo essere
giunto al corteo che si e' riunito a Circo Massimo, per unirsi alla
manifestazione contro il governo Prodi. ''Casini - ha aggiunto Bossi -
e' convinto che la Cdl sia finita e probabilmente andra' per la sua
strada. Ma la Cdl e', secondo me, abbastanza forte per far finta di
niente. E' inutile creare pasticci, anzi e' meglio limitare quelli che
ci sono gia'''. E dal palco, ''Silvio, 'ten dur', tieni duro!'' e' stato
l'incitamento del leader della Lega a Berlusconi. Poche parole, gridate
con passione ai microfoni, subito sommerse da un'ovazione della folla.
Ma anche un invito che riceve subito dopo la risposta del leader di
Forza Italia e della Cdl, Silvio Berlusconi: ''Tieni duro. Lo considero
un comandamento. Sara' il nostro imperativo categorico'', replica
Berlusconi salendo sul palco. Da Bossi arriva un appello al presidente
della Repubblica: ''Caro Napolitano, la gente vuole tornare a votare''
perche' ''la democrazia si delegittima per le scelte sbagliate fatte da
questo governo''. ''Milioni di persone sono venute in massa qui a
chiedere Prodi di andarsene - ha aggiunto - questo e' un governo
delegittimato dalle scelte che ha fatto''. |
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Bossi ha sottolineato come quello che ci
governa oggi sia ''uno Stato che strappa a tutti i soldi per poi darli a
chi vuole lui'', uno ''Stato etico del consumismo che ripercorre la
stessa esperienza e ripropone gli stessi valori dell'Urss''. Il ''senatur''
e' salito sul palco della manifestazione dopo essere stato presentato
con grandissimo affetto e trasporto dal presidente di An, Gianfranco
Fini. ''Voglio essere io, e ringrazio Silvio che mi ha pregato e
permesso di farlo, a presentare alla citta' di Roma - ha detto - dove An
ha un grande consenso, un uomo che nel momento della sofferenza ha
dimostrato di essere un vero uomo''. Bossi, iniziando il suo discorso ha
detto di essere ''orgoglioso di vedere qui tutta questa gente. E' molto
bello'' e non ha dimenticato, concludendo il suo intervento, di
rivolgere ''un applauso alla mia Lombardia e al mio Veneto'' aggiungendo:
''Vi voglio molto bene''. E non e' mancata una stoccata alla ''grande
assente'': ''Non ci siamo neppure accorti che manca l'Udc'', ha
dichiarato il leader della Lega. |
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FINI OMAGGIA ''BERLUSCONI PREMIER''. E ''NON E' UN LAPSUS''. ''C'e' quell'Italia che in questi anni ha dimostrato di credere nel futuro, come affermato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi...''. |
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''C'e' quell'Italia che in questi anni ha
dimostrato di credere nel futuro, come affermato dal presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi...''. Lo ha detto il presidente di Alleanza
Nazionale, Gianfranco Fini, nel corso del suo discorso finale alla
manifestazione del centrodestra contro la finanziaria del governo Prodi,
spiegando subito dopo che il termine usato presidente del Consiglio,
''non e' stato un lapsus, ma un omaggio''. Un omaggio, quindi, nei
confronti del leader di Forza Italia che ha condiviso con lui ''un
impegno reciproco, un giuramento di lealta', perche' non servono le
invidie e le malizie di qualcuno, le indiscrezioni fornite o le
polemiche inventate ad arte, per dividere quello che questa piazza
unisce. Con l'obiettivo di dare una seria alternativa al peggior governo
che l'Italia abbia mai avuto''. ''Gli amici dell'Udc siano convinti del
fatto che se vogliamo cambiare l'Italia deve andare avanti chi ha i
meriti''. E ''chi ha preferito distinguersi, si assuma le proprie
responsabilita''' ha ammonito Fini, riferendosi all'assenza dell'Udc
dalla manifestazione a Roma. |
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''Se ci prepariamo alle elezioni dell'anno prossimo e ci muoviamo insieme, facendo insomma cio' che la piazza ci chiede, quel che oggi puo' apparire lontano in realta' e' assai piu' vicino di quanto si possa pensare. Anche perche', hanno la maggioranza in Parlamento, ma non nel Paese'' ha detto il presidente di Alleanza Nazionale in uno dei suoi passaggi principali, che oggi hanno richiamato piu' volte all'unita' all'interno del centrodestra, in modo da tornare presto al governo. Fini ha sottolineato che ''i nostri avversari hanno cercato di dividerci'', facendo quindi intendere ''inutilmente'', anche perche' il collante del centrosinistra e' ''l'odio nei confronti di Berlusconi e della Cdl''. Il leader di An ha poi detto che tra centrosinistra e centrodestra vi e' una ''differenza morale''. ''Qui c'e' l'Italia che rispetta le leggi - aggiunge l'ex vice premier - non solo quella che lavora ed e' onesta, unita dai valori della liberta'''. Fini ha aggiunto che ''dobbiamo operare e costruire il nostro futuro di benessere, di democrazia'' ricordando che ''la Cdl non e' un fatto transitorio ma e' destinata a restare e a rappresentare una certezza per il futuro. Qui, come dieci anni fa, ricomincia la riscossa''. ''Il centrosinistra sara' sconfitto - ha proseguito - e il nostro popolo tornera' ad essere governato da valori, principi, idee''. Rinnovando il suo appello all'unita' all'interno del centrodestra, il presidente di An ha affermato infine che ''non bisogna distinguersi in presunti moderati e presunti estremisti. Qui c'e' l'Italia del futuro''. |
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OLTRE UN MILIONE A SAN GIOVANNI, unito contro il governo Prodi e la sua legge finanziaria. Questa l'immagine fornita oggi dal centrodestra agli italiani. Da Roma, dove hanno 'sfilato' Fi, An e Lega Nord, e da Palermo, dove si e' svolta una manifestazione dell'Udc, l'opposizione ha lanciato un chiaro messaggio. |
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Unito contro il governo Prodi e la sua
legge finanziaria. Questa l'immagine fornita oggi dal centrodestra agli
italiani. Da Roma, dove hanno 'sfilato' Fi, An e Lega Nord, e da
Palermo, dove si e' svolta una manifestazione dell'Udc, l'opposizione ha
lanciato un chiaro messaggio al centrosinistra al potere: la convinzione
di rappresentare la maggioranza del Paese. Anzi, secondo il leader di
Fi, Silvio Berlusconi, lo era gia' quando si voto' lo scorso aprile,
tant'e' che - ha ribadito l'ex premier - ''richiediamo il riconteggio di
tutte le schede, delle schede valide, bianche e nulle''. Nella 'rossa'
Piazza di San Giovanni di Roma, 'rossa' perche' scelta abitualmente da
sinistra e sindacati per le proprie iniziative di massa, il centrodestra
ha portato un imponente numero di persone (come in ogni manifestazione,
i numeri divergono secondo le stime delle forze di polizia e degli
organizzatori, cosicche' le prime parlano di centinaia di migliaia di
partecipanti, le seconde di oltre un milione; anzi, Berlusconi dal palco
ha parlato di oltre due milioni), accorse da tutta Italia per protestare
contro ''il governo delle tasse'' e per manifestare il proprio affetto a
Berlusconi dopo il malore che lo ha colpito domenica scorsa a
Montecatini. Sul palco, alle cui spalle campeggiava un'enorme scritta 'Contro
il regime per la liberta', sono intervenuti, nell'ordine, Berlusconi,
Gianfranco Fini e Umberto Bossi. Il leader di Fi ha duramente attaccato
la finanziaria scritta all'insegna di ''anche i ricchi piangano'',
laddove i ricchi sono i lavoratori in genere, in specie gli artigiani,
senza provvedere - come vantato dal centrosinistra - ad un effettivo,
sia pure parziale, riequilibrio fiscale in favore delle categorie piu'
deboli. Quindi - ha detto Berlusconi - ''noi vogliamo mandare a casa un
governo che distrugge la fiducia dei cittadini nello Stato, che aumenta
le tasse, che riduce la liberta' di ciascuno di noi''. |
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Ha quindi parlato Bossi ed a presentarlo
alla folla e' stato lo stesso Fini, come 'padrone di casa' (a Roma An e'
il primo partito del centrodestra). Il leader del 'Carroccio', rilevato
che ''milioni di persone sono venute in massa qui a chiedere a Prodi di
andarsene'' perche' ''questo e' un governo delegittimato dalle scelte
che ha fatto'', si e' rivolto direttamente al capo dello Stato dicendo
''caro Napolitano, la gente vuole tornare a votare'' perche' ''la
democrazia si delegittima per le scelte sbagliate fatte da questo
governo''. Al centrodestra accorso in massa a Roma ha fatto il
controcanto, dal Palasport di Palermo, davanti a circa dodicimila
persone, Pier Ferdinando Casini. Il leader dell'Udc, dopo aver rivolto
''un forte abbraccio a Silvio Berlusconi'' che ''va oltre ogni ragione
di dissenso politico'', ed aver rimarcato che ''con An e Fi c'e' un
unico comune denominatore che e' l'opposizione a questo governo'', ha
rivendicato alla scelta di autonomia dell'Udc dagli altri partiti del
centrodestra ''il coraggio di voler cambiare l'Italia, di cambiare il
governo ed anche di cambiare il modo di fare opposizione''. Come ha
reagito il centrosinistra alla giornata di protesta del centrodestra? Il
presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha detto che non cambiera' le
decisioni del governo, ''prese in piena coscienza per l'interesse di
tutti gli italiani ed e' l'interesse di tutti che a me preme. Se ci sono
persone scontente - ha aggiunto - manifestano, si vedranno i risultati''.
A sua volta Piero Fassino, segretario dei Ds, ha detto che ''con il no
non si guida un Paese'' e che l'assenza dell'Udc dalla manifestazione
romana testimonia la crisi del centrodestra. Lapidario Massimo D'Alema:
''Berlusconi conservi il fiato, noi intendiamo governare per 5 anni''.
Al di la' di queste recise e formali liquidazioni della protesta, il 2
dicembre pone sicuramente dei problemi ad entrambe le coalizioni. Al
centrodestra che deve prendere atto che la Cdl e' finita e che bisogna
costruire qualcosa di diverso per tenere insieme la coalizione. Al
centrosinistra che la finanziaria non e' stata accettata, forse anche
perche' non compresa, da larghi strati della popolazione, anzi, stando
ai sondaggi, dalla maggioranza degli italiani. Ne' si puo' pensare che
una cosi' imponente partecipazione alla kermesse romana sia dovuta solo
alla 'precettazione' dei tesserati di partito. A meditare, soprattutto,
sono chiamati i 'moderati e riformisti' dell'Unione, finora apparsi un
po' schiacciati dal protagonismo della sinistra alternativa ed
antagonista, che rischiano di pagare le conseguenze di un asse di
governo spostato a sinistra. |
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Finanziaria leggera o pesante. Da 35 miliardi di euro, cioè, o da 30 o da 27 o da 25 (ma, magari, anche meno). Turani(di Repubblica) arriva a scrivere che "Berlusconi e Tremonti" erano meglio di questa gente (la sinistra). Caspita, che affermazione. |
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"La politica italiana (o, almeno, una
parte della politica) sa raggiungere vertici di ridicolaggine che
probabilmente non hanno uguali in nessun altro paese del mondo. Come
quelli che stiamo vedendo in questi giorni nel dibattito su Finanziaria
leggera o pesante. Da 35 miliardi di euro, cioè, o da 30 o da 27 o da 25
(ma, magari, anche meno). La tesi sostenuta dalla sinistra radicale (ma
anche dai sindacati e da certi "popolari") è la seguente (di apparente
buonsenso): poiché l’economia va meglio del previsto non è necessaria
una Finanziaria pesante, si può stare più leggeri. Così il popolo
soffrirà meno. |
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Emendamenti alla finanziaria: o si trova la copertura economica oppure si procede a mettere la fiducia. Vogliamo aiutare i parlamentari nella loro opera di reperimento dei fondi pro-finanziaria. Un parlamentare guadagna 19.000 ed ha diritto a tutta una serie di vantaggi. |
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Un parlamentare guadagna 19.000 euro lordi al mese ed ha diritto a tutta una serie di vantaggi che costano un bel po’ di soldi alle casse dello Stato (cioè a noi contribuenti). Tra questi vantaggi c’è il diritto al portaborse che costa € 7.804.232. Dato che non si fanno concorsi per diventare portaborse, né esiste una graduatoria nazionale o un albo professionale per tali “salariati”di lusso, se ne deduce che trattasi di persone di fiducia o amici da sistemare in qualche modo. Ma andiamo avanti. I parlamentari hanno anche diritto al rimborso mensile delle spese di affitto pari a € 5.621.690. Oltre a ciò, c’è un rimborso spese forfetario per € 1.001 (caviar and champagne?) e un rimborso spese di viaggio per € 2.052. Questo è tutto ciò che si può monetizzare, poi ci sono una serie di altri benefici come la tessera per il cinema gratis (e che sarà mai, con lo schifo di films proiettati nelle sale oggigiorno), viaggi aerei nazionali, tessera autostrade e tessera Fs, nonchè corsi di lingua e di computer per innalzarne lo status culturale. A dir il vero, dovrebbero organizzare dei corsi di Storia per i deputati, considerate le figure che fanno ogni qual volta viene chiesto loro di un evento storico importante. |
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Insomma, se il parlamento è l’organo degli italiani migliori possiamo pensare che il popolo italiano non stia combinato proprio bene. Ovvero, non si può dar torto all’adagio di Montesquieu per cui ogni popolo ha il governo che si merita. Tuttavia, per noi italiani sembrerebbe più adatto il decoubertiniano “l’importante è partecipare”. Ma torniamo ai nostri cari parlamentari. 19.000 euro di stipendio, più 7.804.232 di portaborse, più 5.621.690 di rimborso affitto, più 1.001 di rimborso forfetario, più 2.052 di rimborso viaggi fanno € 35.480.152. Il tutto va, ovviamente, moltiplicato per 630 deputati per un totale di € 22.352.495,76 mensili, che, ancora, moltiplicati per 12 mesi fanno € 268.229.949,12. Ci sono poi i senatori da conteggiare, ma qui la facciamo breve: la spesa complessiva per lo stipendio dei 322 senatori, incluse indennità parlamentari, diarie e compensi vari, nel 2006 è stata di 80 milioni 360 mila euro. Per il 2007 sarà invece di 83 milioni 760 mila. Su per giù siamo già intorno ai 351.989.949 e rotti. A questo punto dovremmo conteggiare lo stipendio dei ministri, sottosegretari, ecc. ecc. ma con i conti ci fermiamo perché la provocazione dovrebbe essere ormai chiara. Il fatto è che questa gente, che guadagna così tanto, non fa nulla per il miglioramento del nostro sistema-paese ed, anzi, aggrava, di anno in anno, la nostra situazione economica. Il popolo italiano dovrebbe imporre che lo stipendio dei parlamentari sia vincolato alla produttività del nostro sistema economico. Che “assaggino” anche loro che cos’è la flessibilità, almeno quella retributiva.Il tutto, chiaramente, partendo da un immediato dimezzamento dell’attuale stipendio base, al netto delle imposte. Inoltre, perché mai voi dovreste andare in pensione dopo 35 mesi con € 4.762.669 e vi sentite in diritto di criticare sulle casse dell’INPS in rosso? |
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Prodi reagisce con un: "Ma siamo matti, ma siamo veramente impazziti". Impazziti sono i sindaci, i professionisti, i commercialisti, i negozianti, i medici, i dipendenti del pubblico impiego.
Cinquantasei milioni di pazzi. Con una sola eccezione: è lui l'unico a
preoccuparsi. |
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Sì, noi italiani siamo impazziti.
Impazzita è Rita Levi Montalcini, premio Nobel, che si aspettava dal suo
governo un investimento sulla ricerca. Impazzito è il ministro degli
Esteri D'Alema che ha chiesto maggiori fondi per la Farnesina. Impazzito
è Giuliano Amato che si è preoccupato per le risorse del ministero
dell'Interno. Impazzito era Carlo Azeglio Ciampi quando ha parlato di
una Finanziaria senza anima. Impazzito era il governatore Draghi quando
ha chiesto riforme strutturali. Impazzito è il senatore Pallaro, alla
voce finanziamenti per gli italiani all'estero. Impazziti sono i sindaci,
i professionisti, i commercialisti, i negozianti, i medici, i dipendenti
del pubblico impiego. Cinquantasei milioni di pazzi. Con una sola
eccezione: Romano Prodi. |
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Insomma siamo un popolo che non vuole
capire che sta iniziando quella era di felicità che il numero uno
dell'Unione aveva promesso in campagna elettorale. Siamo alle porte del
Paradiso in terra e non vogliamo riconoscerlo. |
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Non c'è un'altra spiegazione. Gli esperti di dietrologia ci diranno oggi che questo sfogo è dovuto a tante piccole ragioni. Un senatore a vita, finora militante del centrosinistra, che minaccia di non dare il suo assenso alla Finanziaria e che, con l'autorevolezza del premio Nobel ricevuto, pone un problema più generale di credibilità. Ministri della sinistra antagonista che lanciano l'avvertimento di un disimpegno. Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, già autore del ribaltone del '98, che viene riconosciuto dai giornali come il grande statista capace di andare a Kabul per dimostrare di essere lui il vero punto di equilibrio della coalizione. E così via. Gli esperti di dietrologia ci diranno cioè che quell'«impazziti» era riferito a persone con un nome e con un cognome, considerate decisive all'interno della maggioranza. |
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Ma questo non basta. Nell'esternazione di
Prodi c'è qualcosa di più profondo: c'è un senso di insopportazione nei
confronti non solo dei contrasti politici più o meno espliciti interni
all'Unione, non solo delle critiche al suo operato venute da ambienti
considerati vicini, ma soprattutto verso la legittima opposizione ad una
politica economica che una maggioranza di italiani considera pericolosa
per i propri interessi, per il proprio lavoro e per l'insieme del Paese. |
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Berlusconi: Prodi è nei guai, mi attacca per salvarsi. E’ la dimostrazione che io sono l’unico collante della maggioranza. Il premier è un uomo rancoroso e cattivo, è la sua natura. Ritorna Santoro in Rai e rifiuta un intervento telefonico del Cavaliere sul caso Mills. La storia si ripete. |
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Immobilizzato ad Arcore nel suo «letto di
dolore» (dovrebbe entrare in clinica per l'operazione al menisco già
questa mattina), Silvio Berlusconi segue con un certo disappunto la
giornata politica. Apertasi sugli echi della polemica con Michele
Santoro, che nella trasmissione di giovedì sera ha rifiutato un
intervento telefonico del Cavaliere sul caso Mills. E andata avanti
sull'onda della polemica seguita alle dichiarazioni di Romano Prodi,
riportate in un documentario tedesco e poi riprese nell'ultimo libro di
Bruno Vespa L'Italia spezzata («Berlusconi è un prepotente» che ha «una
quantità illimitata di risorse per violare costantemente la legge»). |
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E sul premier lo sfogo del Cavaliere è
durissimo: «Sono incredulo. È un uomo rancoroso e cattivo, è la sua
natura. Ed è vendicativo, come dimostra anche il ddl sulla riforma tv
che è lui a spingere più di tutti nonostante le molte perplessità della
sua maggioranza. Non sarà un caso il fatto che anche nel centrosinistra
non lo sopportano più». Il leader di Forza Italia, poi, avrebbe
ricordato l'intervista di Prodi a Die Zeit dello scorso 7 giugno in cui
definiva l'Italia un Paese «schiavizzato dall'ex premier» per dimostrare
che quella di Prodi è una «politica vendicativa». Pensare - ragiona ad
Arcore con un dirigente azzurro - che quando era presidente della
Commissione Ue ho pure provato a stabilire un dialogo. Berlusconi è
durissimo anche su Santoro: «Ha rifiutato di farmi intervenire per dire
una parola di verità sul caso Mills, un caso che non esiste. E lo ha
fatto solo per farsi pubblicità visto che la sua trasmissione si sta
dimostrando fallimentare». |
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Il leader di Forza Italia attacca poi la
maggioranza, dove «Margherita e parte dei Ds non possono che sottostare
ai diktat della sinistra estrema perché se questo non fosse cadrebbe
l'esecutivo». Un «governo che è sentito dal 70 per cento degli italiani
come pericoloso». E infatti, aggiunge, «il suo gradimento è sceso sotto
il 30 per cento» e «Prodi ha perso 20 punti in sei mesi nella fiducia
dei suoi elettori». Il Cavaliere torna sul decreto Visco-Bersani e sulla
Finanziaria: sono «prigionieri della sinistra massimalista» e «hanno
introdotto 67 nuove imposte». Con l'obbligo di pagare con carta di
credito le spese oltre i cento euro, poi, si è arrivati a «una
schedatura di tutti gli italiani», cosicché «possono condizionare
chiunque». Insomma, siamo in un «regime di polizia tributaria». Per
tutte queste ragioni, Berlusconi chiede che dal Molise arrivi «a tutti
gli italiani un segnale di risorgimento e di novità».«Questo voto -
conclude il suo collegamento con Campobasso rivolgendosi al candidato
governatore del centrodestra Michele Iorio - è rilevante non solo per
rinnovarti la fiducia, ma anche perché è la prima consultazione
elettorale da quando è al potere il governo di Romano Prodi, un governo
prigioniero dell'estrema sinistra che tutti hanno ormai valutato». |
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FOLLINI FONDA IL PROPRIO PARTITO - L'ITALIA DI MEZZO. "Decidete cosa fare da grandi perchè in questi mesi di legislatura avete abbaiato molto ma morsicato molto meno" rivolge un consiglio "amichevole" all'Udc. |
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L'ex segretario centrista Marco Follini si chiama fuori dall'Udc fondando il Movimento dell' Italia di Mezzo. In una conferenza stampa, Follini rivolge un consiglio "amichevole" all'Udc: "Decidete cosa fare da grandi perchè in questi mesi di legislatura avete abbaiato molto ma morsicato molto meno" ed il partito si è tenuto "ben dentro i confini della Cdl". Per Follini, infatti, "puntare a ricostruire il centrodestra è cosa diversa dallo scommettere sulla ristrutturazione del centrodestra: sono due politiche differenti". Invito polemico, quello dell'ex segretario centrista, al quale ha prontamente replicato Rocco Buttiglione. "Mi dispiace, sbaglia - ha risposto a Follini l'attuale presidente dell'Udc - Quello che vogliamo fare da grandi è costruire un centrodestra vincente e capace di governare il Paese. Non è vero che abbaiamo e non mordiamo, certo non facciamo gli interessi di Prodi, non aiutiamo la sinistra a vincere le elezioni. Questo sì". Al movimento dell'ex segretario aderisce anche il deputato dell'Udc Riccardo Conti, oltre a "una cinquantina" di consiglieri regionali e provinciali. Follini ha annunciato che ora si iscriverà al gruppo misto del Senato da dove intende portare avanti la sua battaglia "per dare voce ad una parte grande dell'Italia e della politica italiana che non ha rappresentanza, l'Italia centrista, moderata che soffre uno schiacciamento della tenaglia di questo bipolarismo e che sta nel mezzo tra Berlusconi e Prodi". Il problema che ci poniamo - ha sottolineato ancora Follini - è quello di cambiare questa mappa politica, non rimanendovi dentro. Credo che chi si vuole dedicare al tentativo di ricostruire un centro più forte deve scommettere sulla rottura di questo schema. Questo sistema bipolare così com'è ha portato il centro ad essere marginalizzato". |
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Finanziaria "007: molte tasse poche riforme... è più che mai di attualità. Il nuovo governo di centro sinistra, per fare subito un distinguo col vecchio, ha affondato quasi tutto quello che di buono è stato fatto dal
precedente governo di centro destra. |
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Finanziaria "007: molte tasse poche
riforme... |
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Le correnti radicali sinistroide del "no a
tutto", che vogliono bastonare il ceto medio, che vogliono punire
vendicativamente tutti quelli ( vedi tassisti, vedi commercialisti, vedi
regioni come la Sicilia) favorevoli alla CdL, stanno prevalendo. È una
finanziaria che stringe al massimo il rubinetto della spesa sociale, è
una finanziaria che vuole costringere il cittadino a pagare tasse il più
possibile e, prego, col sorriso in bocca. È una finanziaria che invece
di mirare ad un aumento del reddito nazionale porta ad un aumento della
disoccupazione e, di conseguenza, della povertà. Inoltre Prodi, col
degno compare D'Alema, ci porta a fare all'estero la figura dei
burattini. Altro che aumentato prestigio internazionale: ora il Libano,
avanti con l’Afganistan ma, per cortesia, il motto è risparmiare
riducendo le spese della difesa. A questo punto prevedo che i nostri
soldati per difendersi dovranno usare le bottigliette di Coca-Cola! Per
concludere è una finanziaria che, come ha detto il Governatore della
Banca d'Italia Draghi, è destinata a reggere per un periodo
infinitesimale breve. |
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Vogliono a tutti i costi sapere di Telecom. Certo che questi parlamentari italiani hanno delle strane esigenze. Ma il presidente del consiglio Prodi respinge con sdegno la richiesta di riferire su Telecom in Parlamento: «Ma siamo matti?». |
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Il presidente del consiglio Prodi ha
respinto con sdegno la richiesta di riferire su Telecom in Parlamento: «Ma
siamo matti?». Sicuro: «Siamo matti?». Che pretese sono? Al massimo lui
riferisce al Comitato Permanente del Partito comunista. Certo che questi
parlamentari italiani hanno delle strane esigenze. Vogliono a tutti i
costi sapere di Telecom. È vero che c'è in ballo il destino di una delle
più importanti aziende italiane; è vero che attorno al quel destino il
governo ha combinato pasticci a più non posso; è vero che c'è un piano
uscito da Palazzo Chigi che prevede spese per 14mila miliardi delle
vecchie lire; è vero che quel piano è stato inviato dal più stretto
collaboratore economico del premier; è vero che incredibilmente il
premier dice di non saperne nulla; ed è vero che alla fine della
giornata Tronchetti Provera si è pure dimesso da presidente Telecom,
allungando nuove ombre sull'intera vicenda e sul ruolo del governo: è
tutto vero, ma insomma, perché deputati e senatori (rappresentanti dei
cittadini) si ostinano a occuparsi di queste cose? Non hanno nulla di
meglio da fare? Che ne so? Una partita a briscola? Un torneo di bocce?
Suvvia, onorevoli carissimi, se proprio non sapete come passare il tempo
chiedete a Prodi di riferire in aula sui trucchi del ping pong, o sui
mille diversi modi per cucinare il riso alla cantonese. |
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Di quello lui può parlare, di quello il
Parlamento si deve occupare. Di Telecom, no, per favore: ma siamo matti?
Di Telecom ci si occupa negli antri bui, nelle stanzette segrete, nei
comitati d'affari riuniti nel retrobottega di Palazzo Chigi. Persiane
chiuse e luci basse, per carità. Che nessuno se ne accorga, che nessuno
sappia. Altrimenti dove andiamo a finire? In un Paese democratico? Non
sia mai detto, a Pechino se ne potrebbero avere a male. E poi ci sarebbe
anche un altro problema: in Parlamento Prodi non saprebbe cosa dire. La
tesi ufficiale è: il consigliere ha preparato un piano su Telecom e lo
ha mandato in giro su carta intestata Presidenza del Consiglio, ma il
Presidente del Consiglio non ne sapeva nulla. Ma dai: vi pare? Con che
coraggio si può raccontare questa storia senza farsi strozzare dalle
risate? Rovati è il collaboratore più stretto del premier, il
consigliere più fidato, l'amico di tante battaglie, l'elemosiniere della
campagna elettorale. Rovati sta a Prodi come Cip sta a Ciop, come Spic
sta Span, come Ric sta Gian: coppia fissa. Inseparabili. E che fanno i
due? Si vedono, si frequentano fuori e dentro il palazzo, vanno insieme
dappertutto (anche in Cina), affrontano i grandi problemi dell'economia
e mai, dico mai, neanche una parola su Telecom? Suvvia: come credere a
una panzana del genere. Il fatto è che Prodi è indifendibile. E infatti
nessuno lo difende. |
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Fra tutti gli intervenuti, non uno che si
sia schierato con lui. Neanche un deputatino della Margherita, neppure
un pasdaran dell'Unione: niente di niente. Silenzio assoluto. Il
Professore è solo con i suoi nervi a fior di pelle. Solo col suo
imbarazzo in una situazione che diventa di ora in ora più difficile da
controllare. Ed è per questo che perde, insieme, la pazienza e la faccia.
Ma sì, nemmeno lui riesce a difendersi. Liquida il tutto con poche
arroganti parole. Dice che sono «tutte chiacchiere», che non c'è «niente
di nuovo». Sicuro: niente di nuovo. Un'azienda che barcolla, una
figuraccia di dimensioni planetarie, dilettanti allo sbaraglio che
giocano con i miliardi come se fossero tortellini, Tronchetti che
rassegna le dimissioni, intromissioni indebite, una malsana voglia di
ritornare di nascosto al dirigismo in stile Iri: niente di nuovo, è
chiaro. Risponderne in Parlamento? Ma siamo matti? Del resto Prodi è
abituato così. Ha mai risposto al Paese del suo bislacco comportamento
sul caso Sme? O delle strane privatizzazioni dell'Iri? Ha mai spiegato
perché quando diede via Cirio i più pelati finirono per essere gli
italiani? No. E dunque perché dovrebbe spiegare adesso? A gennaio di
quest'anno in un'intervista alla Stampa disse: «È il momento per la
politica di fare un passo indietro per allontanare da sé i sospetti di
collusione con i grandi centri economici». Alla faccia: appena arrivato
al governo ha brigato con le banche. Ora si fa cogliere con le mani
nella marmellata Telecom. Che dire? Il passo indietro forse è meglio se
lo fa lui. Ma se sta fermo è meglio ancora. Ma sì, resti lì in Cina: del
resto con tutte le paccottiglie che ci rifilano i cinesi, avremo pure
diritto a una ricompensa, no? Forza amici gialli: tenetevi il premier
paccottiglia lì con voi. Vedrete che sui temi della democrazia vi
troverete d'accordo. E per il resto, vi adatterete: la Mortadella non è
il massimo, è vero, ma sempre meglio degli involtini primavera. |
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Prodi va in Cina e si porta dietro la coppa del mondo conquistata a Berlino. Dimentica però di sdoganarla e rischia di non poterla riportare in Italia. Se voleva perderla poteva almeno aspettare i prossimi campionati mondiali.
Domanda: ma che centra Prodi con la coppa del mondo? |
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Gli Azzurri l'hanno vinta a Berlino lo
scorso 9 luglio, ma il governo Prodi rischia di perderla dopo poco più
di due mesi in quel di Canton, nella lontana Cina. Si tratta della Coppa
del Mondo che la delegazione italiana ha portato con sé nella missione
nel Paese del Celeste Impero come simbolo del made in Italy vincente.
Una mossa mediatica studiata a tavolino per aggiungere lustro a
un'operazione di politica commerciale internazionale voluta dal governo
Berlusconi e della quale il Professore (già messo a dura prova dal caso
Telecom) sta cercando di prendersi tutti i meriti. Il trofeo, che ha
varcato per la prima volta i confini italiani dalla scorsa estate, è
attualmente esposto alla Fiera di Canton e al momento non corre nessun
pericolo. Per ora, quindi, i tifosi della Nazionale possono stare
tranquilli. Ma quando si tratterà di riportarla in Italia potrebbero
sorgere problemi non indifferenti. Secondo quanto ha appreso il Giornale,
la coppa sarebbe stata introdotta in Cina senza che siano state
espletate le necessarie procedure doganali: il consigliere diplomatico
del ministro del Commercio internazionale, Emma Bonino, l'avrebbe messa
in una borsa e solo successivamente sarebbe stata consegnata a un
funzionario dell'Ice. |
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L'Istituto per il commercio estero,
insieme con il team manager della Nazionale Gigi Riva, è responsabile
della Coppa del Mondo nel corso del suo «soggiorno» cinese. Ma proprio
la leggerezza commessa dallo staff tecnico del ministro Bonino rende
problematico il rimpatrio del trofeo. |
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Dibattiti. Il voto all’estero non fu un regalo, ma l’esercizio di un diritto. Beppe Severgnini, parlando degli italiani nel mondo, dice fesserie come “dare il voto anche con troppa generosità, senza neanche richiedere una conoscenza minima della lingua italiana, è un errore .” |
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Beppe Severgnini dimostra di essere un
ignorante, naturalmente dal verbo “ignorare”, quando, parlando degli
italiani nel mondo, dice fesserie come “dare il voto anche con troppa
generosità, senza neanche richiedere una conoscenza minima della lingua
italiana, è un errore ...” |
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Qualcuno gli spieghi che nessuno ha dato
loro il voto, ma che il diritto al voto lo hanno sempre avuto in quanto
regolari cittadini italiani ancorché residenti all’estero. Con la legge
Tremaglia si è soltanto agevolato l’effettivo esercizio di questo
diritto. Prima il sig. Rossi riceveva al suo indirizzo di Merlbourn la
cartolina per recarsi ad un seggio della sua città italiana di
provenienza mentre ora può esprimere il suo voto per corrispondenza.
Tutto qui. |
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Che facciamo? Gli togliamo il diritto di
voto? |
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Eugenio Scalari, padre padrone di Repubblica, sfiducia Prodi: «Governo mediocre». «Il centrosinistra sta dando un’immagine scomposta e sciancata. Elettori delusi e irritati, temo il peggio» |
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Non si configura il tradimento, e per la
verità non si è ancora al divorzio, ma la diffida che minaccia la
separazione c'è già tutta. È finita la luna di miele e s'è spezzato
l'incanto, se addirittura Eugenio Scalfari, il padre padrone di
Repubblica, spara sui suoi beniamini appena risaliti al potere, menando
fendenti e scudisciate. Forse tuona anche a nome e per conto di Carlo De
Benedetti oppure no, tant'è che il suo affondo spiccava ieri in prima
pagina sul quotidiano più amato a sinistra, e cade all'indomani delle
frecciate di Luca Montezemolo, leader di un vertice industriale che
appare anch'esso deluso. |
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E che tanto il governo di Romano Prodi
quanto i partiti dell'Unione vedano già sfumare la fiducia dei poteri
forti che li avevano sponsorizzati, dopo solo un paio di settimane
dall'insediamento nelle stanze dei bottoni, la dice lunga sulle
prospettive. |
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Da gran giornalista qual è, il nume di
Repubblica si dice sicuro di interpretare anche il pensiero dei suoi
lettori, dunque il popolo dell'Unione, illustrando la «cosa spiacevole»
sulla quale troneggia un titolo al piombo fuso:dunque il popolo
dell'Unione, illustrando la «cosa spiacevole» sulla quale troneggia un
titolo al piombo fuso: «Le poltrone aumentano ma cala il consenso». E la
mazzata sta subito nelle prime righe: «Il governo Prodi sta dando,
almeno per ora, un'immagine di sé scomposta, sciancata, mediocre. |
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Analoghe sensazioni suscita la maggioranza
parlamentare che dovrebbe sostenerlo e che sembra invece intenta a
seminare sulla sua strada petardi e bombe-carta con effetti deleteri non
tanto sulla linea politica quanto sul consenso popolare. Il quale sta
scemando in misura preoccupante». |
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Continua l'aumento della falange di sottosegretari, le liti sullo spacchettamento delle competenze ministeriali, le dispute su temi che il programma di governo pretendeva d'aver risolto una volta per tutte. Questo il quadro desolante che rischia di dissipare una parte del credito e delle aspettative riposte in Prodi e nella sua squadra, ancora così poco coesa da far temere l'avverarsi delle peggiori previsioni». Sì, più o meno quel che denunciano gli avversari. Con l'aggravante della constatazione amara: «Temo che i protagonisti politici del centrosinistra non si rendano ben conto dei rischi crescenti di una situazione così fragile». |
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Che il fondatore di Repubblica e sodale di
De Benedetti, abbia deciso di ritirar la sua benedizione e ripudiare il
gruppo dirigente del centrosinistra? Piano, forse questa attesa è
esagerata. Anche perché il fustigatore, dopo la colonna infuocata di
prima pagina prosegue la sua articolessa occupando all'interno una
paginata intera, e lì vien fuori che nel calderone del governo ci son
due fari, due scialuppe di salvataggio, due nocchieri insuperabili che
Scalfari indica per uscir dalla tempesta, Tommaso Padoa-Schioppa e
Massimo D'Alema. Particolarmente quest'ultimo, al quale «non fanno
difetto» - nella gestione della politica estera, s'intende - «lucidità
ed equilibrio». |
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È un maestro il nostro, dunque si dilunga
insegnando ai due, per filo e per segno, il che fare?: in economia
all'uno e con gli Stati Uniti all'altro. Ma è palese, sin troppo
scoperto, che spera e scommette su D'Alema. E se Prodi ha letto, di
certo un poco si starà preoccupando. |
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Il voto all’estero ha lasciato proprio gli italiani in Germania perdenti. Pur costituendo il gruppo di elettori più numeroso in Europa, non sono riusciti ad eleggere nessuno di loro.
Schede raccolte da terzi e perfino vendute. |
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Il voto all’estero si è consumato nelle settimane scorse, tra drammi e lacrime di gioia. È stata una conquista storica per gli italiani all’estero ed aspettiamo ora, noi italiani in Germania, il voto regionale e federale in loco, per coronare l’impegno di decenni. Pur tuttavia, nella gioia legittima, non va dimenticato che questo voto per il parlamento italiano ha lasciato sul terreno molti perdenti. Li elenchiamo. I primi perdenti sono proprio gli italiani in Germania i quali, pur costituendo il gruppo di elettori più numeroso in Europa, non sono riusciti ad eleggere nessuno di loro. Ben diversa la situazione in Svizzera, la quale manda a Roma tre parlamentari. Altri vengono dalla Grecia, dalla Francia, dalla Russia, persino da Malta. Ma dalla Germania no. Questo pone un problema serio a tutti noi e ai partiti che formano le liste. |
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Il secondo gruppo di perdenti è costituito
dagli elettori che non hanno ricevuto la scheda elettorale. 228.000. Un
numero talmente scandaloso che pone le istituzioni e la rete consolare
di fronte ad una responsabilità enorme. Una seconda votazione non può
svolgersi in queste condizioni, e questo è un messaggio chiaro che
mandiamo in particolare ai neoeletti. Ha perso spesso anche la
segretezza del voto. Troppe le “eccezioni” segnalate di schede raccolte
da terzi e perfino vendute, così come troppi sono i sospetti di brogli:
uno scenario che il Corriere della Sera, in un articolo che riportiamo,
dichiara da “Terzo Mondo”. Devono essere assolutamente posti dei
correttivi per limitare lo scandalo, ed anche questo messaggio mandiamo
ai nuovi eletti, insieme all’invito ad impegnarsi su questi fronti,
perché “chi dorme non piglia pesci!". |
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Elezione del presidente della Repubblica italiana. Marini e Bertinotti, i presidenti dei due rami del Parlamento, hanno
deciso di convocare per lunedì 8 maggio. |
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Massimo D'Alema |
Marini e Bertinotti, i presidenti dei due
rami del Parlamento, hanno deciso di convocare per lunedì 8 maggio
l'assemblea che dovrà eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Si
parla di D'Alema come il candidato più autorevole, candidatura di fatto
molto improbabile, come riuscita, per la netta opposizione della
CdL(Casa delle Libertà). Si partirà con lui testimone di un travolgente
passato, che ha portato la sinistra italiana da uno stalinista PCI ad un
democratico DS. Ma poi? La CdL vede la sua candidatura come il fumo
negli occhi; certo dopo la rinuncia di Ciampi, presidente paterno,
soporifero, anti-dolore, adattissimo ad un'Italia spaccata in due, dopo
il voto del 9-10 aprile, le soluzioni sono poche e contrastanti. |
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Gianni Letta |
La CdL propone Gianni Letta, una
personalità autorevole, sopra le parti in lotta, una figura che potrebbe
essere adatta al dopo Ciampi, e che non avrebbe totalmente contraria la
sinistra. La CdL vede D'Alema ministro nel governo Prodi, anche con un
ministero di prestigio come quello degli esteri, ma non lo vede come
candidato alla presidenza. La nomina del nuovo presidente della
Repubblica deve essere un superamento del "muro contro muro"! Una
coalizione che ha vinto le elezioni col solo 0,6% di differenza ha il
diritto di governare il paese, ma non quello di occupare tutte le più
importanti cariche dello stato; con la prassi del costi quel che costi
e, soprattutto, alla faccia della democrazia, dell'unione nazionale da
loro tanto predicati. |
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Giuseppe Ceresa, candidato al Parlamento italiano nella lista della Lega Nord, invita: Bisogna votare...bisogna votare...bisogna votare... Votate per chi volete, ma votate ! |
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Bisogna votare! |