L’on. Laura Garavini, neo-deputata del PD, brillantemente eletta in Germania, attaccata da Carmine Gonnella sul boicottaggio del Media Markt per lo spot pubblicitario offensivo nei nostri riguardi. Al Dr. Gonnella risponde dalla Germania Rosario Cambiano. Gonnella: “Pessima mossa On. Garavini ” Cambiano: “Provi lei a vivere in Germania”.

 

“Non confondiamo la politica con l'umorismo e lo sport Onorevola – scrive Carmine Gonnella -. Queste sue affermazioni le potrei anche accettare se furiuscissero dalla bocca del neo presidente della Commissione Estera il leghista Stefani. E no cara Onorevola (ancora una volta). Si vede che anche Lei sia stata " infetta " dalla vena razz-xenofobica del momento, non seminiamola anche all'estero. In quanto a offese, le faccio presente che il nuovo  governo ha completamente dimenticato voi e noi, lasciandoci senza una guida. Come ha potuto constatare e' di ieri la notizia della delega per gli italiani nel mondo al  Sen.  Montica un non eletto all'estero. E come se io dicessi al riguardo, a tutti gli italiani nel mondo: ‘boicottiamo tutti il made in italy’ per dimostrare al nuovo governo quanto valiamo e contiamo. Allora, dica qualcosa in proposito e lasciamo perdere i managers del Media Markt, tutti sappiamo che piu' di una volta una pessima pubblicita' potrebbe rivelarsi un ottimo affare per la parte lesa e non mettiamo centinaia di migliaia di cittadini italo/gemanici in una situazione, per dir poco imbarazzante. Arrivare poi ad istigare al boicottaggio senza aver menzionato un solo ‘spot pubblicitario offensivo nei nostri riguardi’ e' una pessima mossa politica per una newentry al parlamento italiano.  Se Lei fosse una figura istituzionale – conclude Gonnella - non esiterei un solo istante a chiedere le sue dimissioni”.

“Facile a parlare così, Dr. Gonnella, tanto Lei mica vive in Germania – risponde dalla Germania Rosario Cambiano -. Le battute da parte dei compagni di lavoro, la mattina, mica sono rivolte a lei. Non per fare l´avvocato del diavolo, ma questa volta l´on. Garavini ha ragione e ha fatto bene a proporre di boicottare. Ma, purtroppo noi non siamo compatti come lo sono gli altri popoli. Lei da Londra, non vede lo spot della TV tedesca, quindi lei non e´ direttamente interessato, e neanche la mattina viene preso in giro dai suoi compagni di lavoro che in un certo qual modo ridicono le cose degli Spot e non solo una volta. Vorrei vedere lei se 4/5 compagni di lavoro, per almeno 2/3 volte al giorno, ripeterebbero sempre quelle che lei chiama “battute simpatiche”. Se poi lei Dr. Gonnella non é ancora tanto convinto, vada in un Bar Italiano dove hanno il ricevitore satellitare e veda di che si tratta, noi li abbiamo gia visti. Poi ne potremmo anche riparlare. I tedeschi si permettono di fare queste ironie, e in proposito voglio farle sapere che per loro, o siamo in Germania o in Inghilterra o siamo in Italia, siamo tutti gli stessi. Quindi deduco che se lei mette da parte il suo spirito di contrarietà – conclude invitando anche alla lettura dell’intervento di Montanari del CdI - si dovrebbe ritenere offeso anche lei”.

Ritirato dopo le proteste italiane uno dei quattro spot promozionali dei grandi magazzini dell’elettronica Media Markt nel quale Dittrich dice che i tedeschi per seguire le partite comprano tv. Gli italiani ‘’Noi compriamo gli arbitri'’. Disapprovazione dell’ambasciatore d’Italia a Berlino, Antonio Puri Purini. Laura Garavini invita a boicottare i negozi.

Uno dei quattro spot promozionali dei grandi magazzini dell’elettronica Media Markt (in Italia si chiamano Media World) è stato ritirato dopo le proteste italiane. Realizzati in vista degli Europei di calcio, con protagonista Toni, un italiano medio il cui nome richiama il nostro bomber e giocatore del Bayern, i video pubblicitari si prendono beffe di molti luoghi comuni sull’Italia. Toni, tifoso della nazionale azzurra interpretato dal comico tedesco Olli Dittrich, è rappresentato come una sciupafemmine e un truffatore, con occhiali da sole, pelle untuosa e pesante catena d’oro al collo. Una caratterizzazione più offensiva che simpatica, secondo molti. Anche secondo l’ambasciatore d’Italia a Berlino, Antonio Puri Purini, che ha scritto una lettera di disapprovazione sulla campagna pubblicitaria.
Per ora dal sito Internet della società facente capo al gruppo Saturn in Germania è stato tolto lo spot nel quale Dittrich dice che i tedeschi per seguire le partite fino alla vittoria della loro nazionale comprano tv e computer, mentre il Toni del comico confessa ‘’Noi compriamo gli arbitri'’ e poi sorridendo aggiunge ‘’ma sto scherzando'’. Sono invece ancora in bella mostra
sul sito della compagnia gli altri tre spot.

Dall'Italia è intervenuta Laura Garavini, deputata alla Camera del Partito Democratico eletta in Germania. In un comunicato invita a boicottare i negozi della nota catena commerciale presente anche in Italia. "Fino a quando -afferma Garavini- la casa madre tedesca non deciderà di ritirare le pubblicità."

 Qui in Germania è sceso in campo Mauro Montanari, direttore del Corriere d'Italia, che in un suo editoriale evidenzia come da diversi anni i media tedeschi e in generale la società tedesca tendano ad essere sempre meno favorevoli alla multiculturalità, al mondo italiano e in generale alla comunità italiana in Germania. L'Ambasciatore italiano in Germania, Antonio Puri Purini, si schiera contro l'idea di un disinnamoramento crescente dei tedeschi per l'Italia e di un allentamento dei rapporti tra i due Paesi, lanciata la scorsa settimana sulle colonne della "Sueddeutsche Zeitung" da Gustav Seibt. I due paesi stanno bene insieme, afferma l'Ambasciatore."Non vi è niente di più tedioso dei dibattiti in cui si rispolverano vecchi luoghi comuni sull'idea che tedeschi e italiani hanno gli uni degli altri", scrive Puri Purini in un lungo commento pubblicato sabato, 24 maggio, sul quotidiano di Monaco di Baviera. Tali dibattiti, spiega, sono "inutili" e "retaggio di vieti nazionalismi", a cui la gioventù "è ormai estranea". Al di là dei pregiudizi, che pure "esistono ancora", ammette Puri Purini, ci sono però i fatti. E questi rivelano un profondo legame tra Italia e Germania, sia sul piano economico che turistico e culturale. "Le relazioni economiche italo-tedesche sono animate da una straordinaria compattezza e vitalità", scrive l'Ambasciatore, ricordando sia i dati sulla crescita dell'export verso la Baviera (Land in cui le aziende italiane esportano più che in tutta la Cina), sia alcune alleanze strategiche, come quelle tra Assicurazioni Generali e "Aachener und Muenchener Beteiligung" e fra Unicredit e Hypovereinsbank.

Ritornano i campionati europei e ritornano i tedeschi a parlar male dell’Italia e degli italiani. Come due anni fa durante i campionati mondiali. Ricordate Achilles dello Spiegel? “Siete dei parassiti”. Adesso invece, stando alla pubblicità di Media Markt, siamo truffatori, imbroglioni e macho.

Ricordate? Appena due anni fa. Achilles, il giornalista satirico dello Spiegel on line descrisse il Belpaese e i suoi abitanti come “parassiti”. Gli azzurri reagirono subito. Cannavaro, il capitano: «Come italiano e come capitano della Nazionale mi sento offeso da come i giornali tedeschi descrivono i calciatori del nostro paese. E mi stupisce che tutto questo accada proprio in un paese civile come la Germania. L'Italia è un paese bellissimo, fatto di gente seria, pulita ed onesta e che ha sempre portato con onore la nostra bandiera nel mondo. Mi auguro, come italiano, di non dovermi più indignare per le dichiarazioni di qualcuno che pensando di essere simpatico, o alla ricerca di un po’ di pubblicità a basso costo, si permette di offendere una Nazionale che ha fatto della serietà e della professionalità uno dei suoi elementi cardine». E Nesta: “Parassiti no: noi italiani siamo andati in giro per il mondo, anche dopo la guerra, a portare il nostro lavoro. Ci sono settori, come la moda o la ristorazione, per i quali siamo conosciuti dovunque. Siamo un popolo di lavoratori, altro che di parassiti». «Ci criticano - ha detto - poi mangiano, si vestono come noi, ci copiano”.
Adesso ritornano all’attacco. Secondo Media Markt l'italiano in Germania è macho, truffatore ed imbroglione. La campagna pubblicitaria che la ditta Media Markt ha lanciato in questi giorni di vigilia dei campionati europei di calcio colpisce specificatamente gli italiani in Germania. Sono quattro i video -visibili sia in televisione che in rete- che hanno per oggetto un italiano medio (l’attore Olli Dittrich), caratteristico per il suo gesticolare buffo ed esagerato, da macchietta, da caricatura. Ogni video segna un carattere. Abbiamo il macho, un po’ mentitore, un po’ ruffiano che scodinzola come un cane dietro ad ogni femmina bionda che passa. Abbiamo il truffatore: un amico gli telefona per avere un televisore e costui, per “amicizia” gli rivende al prezzo maggiorato uno di quelli che stanno attorno a lui in negozio. Abbiamo l’imbroglione: “mentre i tedeschi comprano i televisore, gli italiani comprano gli arbitri”. E via di questo passo.
Arriva il calcio e comincia in Germania la campagna antitaliana. Due anni fa, in occasione dei mondiali di calcio, capofila del nazionalismo teutone era lo Spiegel, il quale, in una raffinata serie di articoli, destinati ad un pubblico scelto e intellettuale, spiegava come gli italiani fossero ladri, truffatori e imbroglioni. Rafforzava la televisione pubblica Ard consigliando di non consumare nei ristoranti italiani. L’anno scorso, in occasione della strage di Duisburg, fu la volta della stampa -boulevard. La Bild Zeitung raccontava come gli italiani fossero, per di più, anche mafiosi. Stavolta è l’apparato di pubbliche relazioni di una grande multinazionale della distribuzione che pesca nel fondo del pregiudizio peggiore, più schifoso, più razzista e più fanatico del Volk tedesco, il tutto per vendere qualche televisore in più. Che fine abbiano fatto decenni di lavoro per creare le basi di una società multietnica, plurilinguistica e interculturale; lavoro portato avanti, qui in Germania, da migliaia e migliaia di operatori semplici italiani e tedeschi non lo sappiamo. E lo diciamo con una certa amarezza.  

Duisburg, Casa Azzurri. «Offesi come italiani».
L’indignazione degli azzurri dopo

le accuse del quotidiano tedesco:

«Siete dei parassiti» - Nesta: ci attaccano perché

ci temono, e poi ci copiano in tutto.

   

Achilles, il giornalista satirico dello Spiegel on line, paragonando l’Italia calcistica vista in Germania all’Italia in generale, ha descritto il Belpaese e i suoi abitanti come “parassiti”. Parassiti e scandalosi noi? Gli azzurri hanno reagito subito; ha detto Cannavaro, il capitano: «Come italiano e come capitano della Nazionale mi sento offeso da come i giornali tedeschi descrivono i calciatori del nostro paese. Credo che gli stereotipi con i quali veniamo rappresentati facciano parte di una cultura vecchia e fin troppo abusata, che invece andrebbe una volta per tutte accantonata. E mi stupisce che tutto questo accada proprio in un paese civile come la Germania. L'Italia è un paese bellissimo, fatto di gente seria, pulita ed onesta e che ha sempre portato con onore la nostra bandiera nel mondo.
 

E in tutto questo, i calciatori italiani non sono certo meno professionali dei colleghi tedeschi, come ha dimostrato il nostro comportamento in questo campionato mondiale, dentro e fuori dal campo. Mi auguro, come italiano, di non dovermi più indignare per le dichiarazioni di qualcuno che pensando di essere simpatico, o alla ricerca di un po’ di pubblicità a basso costo, si permette di offendere una Nazionale che ha fatto della serietà e della professionalità uno dei suoi elementi cardine». Ha detto Alessandro Nesta: «Se ci attaccano tutti è perché ci temono; ma rispondiamo con l’indifferenza. Però parassiti no: noi italiani siamo andati in giro per il mondo, anche dopo la guerra, a portare il nostro lavoro.

Ci sono settori, come la moda o la ristorazione, per i quali siamo conosciuti dovunque. Siamo un popolo di lavoratori, altro che di parassiti». «Ci criticano - ha detto - poi mangiano, si vestono come noi, ci copiano. In campo siamo da difesa? Qui è il reparto andato meglio; però quando contro la Germania abbiamo vinto 4 a 1 in amichevole andò meglio l’attacco...». Poco prima, rispondendo a una domanda-provocazione argentina che suonava “vi hanno regalato un rigore, siete quelli dello scandalo e lo state esportando al mondiale. Nesta replicava con calma: «Lei di dove è? Argentino?». Non parlava dei mille scandali del calcio di laggiù, né del mondiale vinto dai generali, più che dai giocatori, nel ’78, ma semplicemente aggiungeva:«Sarebbe bene che prima ciascuno guardasse in casa propria». Poi la retromarcia su Achilles: lo Spiegel on line ha chiesto scusa in italiano e tedesco, ha tolto subito la parola parassiti e poi ha “rasato” completamente l’articolo.

 

 

I complimenti di Beckenbauer e frau Merkel.

Ora piovono solo complimenti all'Italia. Gli azzurri,

finora definiti «parassiti» o addirittura «cavernicoli»,

vengono elogiati dopo la prova di Dortmund.

 

 

Ora piovono solo complimenti all'Italia. Gli azzurri, finora definiti «parassiti» o addirittura «cavernicoli», vengono elogiati dopo la prova di Dortmund. E sono proprio i tedeschi, i più ostili finora contro la truppa di Lippi, a riconoscere – seppur a denti stretti – la nostra superiorità nella sfida di martedì sera che ha spento il sogno mondiale della Nationalmannschaft di Klinsmann. Basta con i luoghi comuni della pizza («che comunque è un nostro prodotto e andiamo fieri di pubblicizzarlo», la battuta di Cannavaro) e del mandolino, adesso all'Italia viene riconosciuta anche la classe in campo. «Ci voleva maggiore rispetto per i nostri emigrati e per loro questo successo è stato un motivo di grande rivalsa», ha aggiunto il difensore azzurro.
 

Per Franz Beckenbauer, il presidente del comitato organizzatore del mondiale, l'Italia ha meritato di vincere. «Peccato per la Germania, ha fatto una grande partita, ma gli italiani sono stati più intelligenti e un po' più fortunati», le dichiarazioni dell'ex nazionale teutonico a Zdf. «Alla fine gli azzurri hanno meritato, anche se non ho capito perché Lippi abbia giocato con una sola punta, nonostante abbia così tanti bravi calciatori». E a suo avviso, quella tra Germania e Italia è stata «una delle migliori partite che ho visto negli ultimi tempi». Fu proprio Beckenbauer, all'inizio del Mondiale, a sottolineare che l'Italia avrebbe risentito psicologicamente di quanto stava accadendo attorno al nostro calcio.
 

E Riva gli rispose che aveva ragionato come un bambino e per questo gli avrebbe regalato un trenino. Il dietrofront del dirigente tedesco in un colloquio con il team manager azzurro nell'intervallo di Italia-Ghana chiuse la polemica. «Solo le persone intelligenti sanno riconoscere i propri errori», sottolineò Riva, contento anche per i nuovi elogi ricevuti da Beckenbauer dopo la sfida di Dortmund.
Il cancelliere tedesco Merkel aveva invitato Romano Prodi ad assistere alla partita di Dortmund e alla fine dei supplementari ha dovuto rivolgere i complimenti al nostro premier. «È stata una partita bellissima, purtroppo non è bastato ai nostri per vincere, anche se questa squadra può ottenere ancora grandi risultati», le parole della Merkel riportate dall'agenzia Dpa. Avrebbe voluto essere a Berlino, al suo posto ci sarà invece il nostro capo dello Stato Giorgio Napoletano.
 

 

 

A Berlino, allora.

Ci aspettano Zidane e la Francia, le nostre bestie nere.

Abbiamo un vecchio conto da regolare,

il precedente che brucia ancora,

il titolo continentale a un palmo di mano.

 

 

A Berlino, allora. Ci aspettano Zidane e la Francia, le nostre bestie nere. Abbiamo un vecchio conto da regolare, europei del 2000, a Rotterdam, il precedente che brucia ancora, il titolo continentale a un palmo di mano prima dell'incubo dei supplementari e della stoccata crudele di Trezeguet che infilzò Zoff e incorniciò un paio di errori fatali di Del Piero. Invece di diventare l'uomo della provvidenza, Alex aprì una botola sotto la propria carriera azzurra. È una finale apparecchiata dagli dei. Possiamo toglierci l'ultimo sfizio, esorcizzare uno dei pochi diavoli in circolazione. Il traguardo raggiunto a Dortmund ha uno speciale significato: sul campo risulta meritato da strepitosi signor nessuno che han cambiato il volto al Belpaese oltre che ripulito l'onore perduto al suo chiacchierato calcio. Lo spirito guerriero di Gattuso e di Zambrotta sono i geni, germogliati dentro un corpaccio malato, di una Nazionale reduce da una striscia allarmante di delusioni (Giappone 2002) e buchi nell'acqua (Portogallo 2004), guidata da un ct permaloso ma di indubbie qualità, un allenatore vero.
 

Due anni fa, più o meno lo stesso gruppo, si classificò dietro Danimarca e Svezia, addirittura, qui marciano spediti, asfaltando persino i tedeschi, padroni di casa. I ragazzi che in Italia allagano le piazze e svuotano le fontane si riconoscono in questi esponenti di una nuova classe di atleti, umile e leale, proveniente spesso da famiglie anonime, infanzie senza privilegi, squadre di modesto lignaggio. Nella scia di questa strepitosa ciurma, guidata da un gigante lillipuziano, Fabio Cannavaro, siamo alle porte di Berlino. I gol non sono la specialità di un puntero dal piedino fatato, sbocciano da tutte le parti, anche da un maturo ragazzo di provincia, come Fabio Grosso scoperto in C2, nato fantasista e trasformato terzino da Cosmi, nel Perugia. E se gli artisti dichiarati del gruppo, Totti e Del Piero, risultano oscurati da cali di forma, il gruppo provvede in qualche modo. Provvede la comunità dei centrocampisti d'assalto, oppure un difensore in libera uscita dal fortino di Buffon.
 

E se c'è un rischio squalifica, gli interessati hanno i nervi saldi per dribblare il castigo. Chi rincorre le analogie col passato, volge lo sguardo a Madrid '82 e al gruppo Bearzot: alle spalle il calcio-scommesse, una partenza col freno a mano tirato, poi col passo da bersaglieri, spuntarono in finale contro i tedeschi. L'Italia di Lippi sembra godere della stessa prorompente convinzione. Niente a che vedere con la Nazionale di Sacchi che giunse spolpata, e con Baggio malconcio, al rendez-vous con il Brasile di Romario nel '94. Se una squadra ci crede, se crede veramente può scalare una montagna. Da qualche giorno, la Nazionale di calcio è una specie di porto franco: chi ha voglia di visibilità, attracca al molo azzurro. L'unico dirigente, con qualche titolo, il presidente del Coni Petrucci, se ne resta ai margini con un pudore che gli fa onore. Abbiamo la meglio gioventù a disposizione e non ce ne eravamo accorti.
 

 

 

Cannavaro: ora la Francia in finale.

Il capitano, 'Stamattina volevo venir qua con due pizze...ma

ai tedeschi chi glielo fa fare a rinunciare alla pizze”.

 

 

E ora, tutti a Berlino. E se l'avversario della finale è la Francia...'. Il pensiero di Cannavaro va gia' alla finale del 9 luglio ma anche ad una finale europea, persa proprio contro la Francia a 30 secondi dalla fine. A Berlino il capitano azzurro raggiungerà la presenza numero 100 in Nazionale. 'Stamattina volevo venire qua in conferenza con due pizze, ha detto il difensore in risposta alle polemiche tedesche dei giorni scorsi - ma lasciamo perdere. Hanno mancato di rispetto agli italiani di Germania". E se l'avversaria del 9 luglio è la Francia? "Mamma mia...penso alla finale dell'Europeo 2000 e ai rigori del '98 a Parigi. Ce la dovremo sudare, rischiare. E vincere''. rivelando poi un aneddoto: Prodi e' entrato nello spogliatoio per congratularsi con i giocatori ed ha intonato, con loro, 'O sole mio'.
 

"Abbiamo una serie di canzoni che cantiamo quando siamo li - ha detto Cannavaro - quando il presidente del Consiglio è arrivato, stavamo intonando 'O Sole mio'. Cantavamo tutti, ha cantato anche lui".

"Siamo soddisfatti, soddisfattissimi. Ma ora dobbiamo completare l'opera...". Lo ha detto il ct azzurro Marcello Lippi il giorno dopo la semifinale vinta con la Germania 2-0 con i gol di Grosso e Del Piero alla fine dei supplementari. Marcello Lippi non rivendica coraggio per la scelta di insistere su Totti. "Voi mi chiedete - ha detto ai cronisti in conferenza stampa - se è stata una decisone coraggiosa. Io vi rispondo di no: è stata semplicemente una scelta coerente. Io avevo visto che il romanista era in crescita ed ho pensato che fosse giusto andare avanti con lui.
Il ct azzurro Marcello Lippi non scioglie la riserva neanche dopo il successo in semifinale con la Germania: "Tutti mi chiedono se resto - dice - io ribadisco quello che ho sempre affermato, e cioé che se ne parla dopo il mondiale". Quando qualcuno prova a insistere con la domanda, Lippi replica alzando un po' la voce: "Ho detto che se ne parla dopo la finale, basta".
 

''Stamattina abbiamo chiacchierato tra noi. Quello che ho detto ai ragazzi non lo dico, perche' sono cose nostre. Ma quello che dico e' che devono essere fieri di aver risvegliato tanto entusiasmo e amore nel nostro paese''. ''Abbiamo sofferto, ma la sofferenza ci fa godere maggiormente. La soddisfazione e' grandissima. Ma se stasera c'era una squadra che doveva vincere, questa era la nostra'' ha aggiunto Lippi. ''Abbiamo rischiato pochissimo - ha osservato il ct - loro hanno fatto un solo tiro in porta. Questi ragazzi sono speciali''. Nelle piazze piu' centrali di tutte le citta' d'Italia e' esplosa una gioia incontenibile: migliaia di tifosi esultanti si sono mescolati in strada intrecciando caroselli, balli e urla di gioia che sono andati avanti per ore nella notte.
 

''Questa vittoria ce la siamo meritata perche' siamo un grande gruppo. La dedico a mia moglie ed alla mia famiglia''. Ai microfoni Rai sono state queste le prime parole di Fabio Grosso, autore della rete dell'1-0, al termine della partita vittoriosa in semifinale sulla Germania. ''Ora non importa chi incontreremo in finale, adesso pensiamo a goderci questi momenti incredibili'', ha aggiunto. Delirio azzurro senza fine nella notte di Duisburg: 5000 tifosi hanno atteso davanti alla sede del ritiro azzurro, il Landhaus Milser Hotel, il rientro della Nazionale italiana dopo la vittoria sui tedeschi. Scene di gioia incredibile, a stento contenuta da un lungo cordone di polizia, al momento dell'arrivo del pullman. I tifosi sono ancora sotto l'albergo, nella speranza che gli azzurri si affaccino alle finestre delle loro stanze.
 

   

GERMANIA-ITALIA 0-2.

GLI AZZURRI VOLANO IN FINALE!

Due gol negli ultimi due minuti dei tempi supplementari

regalano all’Italia la finale dei Mondiali di Germania 2006.

 

 

La moglie e i figli di Cannavaro

A niente è valsa la fama di portafortuna della Germania lo stadio di Dortmund, a nulla sono valsi i cori dei sessantamila tedeschi. A festeggiare l'ingresso in finale degli azzurri è una piccola torcida tricolore, poco piu' di quattromila tifosi, che con le mani al cielo ringrazia per avere potuto vivere un evento indimenticabile. Una festa da alcuni annunciata, ma che fino all'ultimo sembrava essere stregata per gli uomini di Lippi, che è servita a tutti gli italiani del Westfalenstadion a dimenticare i disagi che avevano dovuto subire. Oltre ad essere stati discriminati nell'acquisto dei biglietti per assistere alla semifinale mondiale ( solo 4000 posti su una capienza di 65 mila), i tifosi italiani infatti sono stati emarginati dagli organizzatori in un angolo del celebre stadio di Dortmund. Ma pur costretti a stare in piccionaia non hanno mai smesso di incitare i propri beniamini, sventagliano per due ore tricolori e sciarpe azzurre.
 

La moglie di Gianluca Zambrotta, Valentina,

e la fidanzata di Gianluigi Buffon, Alena.

Ed ai lunghi ed imperiosi cori teutonici, i supporter italiani, approfittando dei rari momenti di silenzio, hanno dato ancora una volta prova di ironia, replicando con striscioni divertenti (''Beccati sta pizza'', in replica all'appello del quotidiano Bild a disertare le pizzerie italiane), o bene auguranti (''Totti a Berlino''), oltre alle bandiere con su scritto Bologna, Aversa, palermo, a conferma del forte senso di appartenenza alle citta' di origine che lega molti dei residenti in Germania. Ma sia pure in netta minoranza, la sparuta torcida tricolore ha provato con coraggio e abnegazione ad ammortizzare l'atmosfera incandescente dello stadio piu' caldo della Bundesliga. Davide contro Golia, la semifinale si e' cosi trasformata per i 4000 italiani presenti al Westfalenstadion in una sorta di evento indimenticabile.
 

                       Romano Prodi e Angela Merkel

Ognuno di loro ha intrecciato la passione per la maglia azzurra con il ricordo di tante storie private, rincorrendo il desiderio, mai nascosto, di una rivincita nei confronti del proprio compagno di lavoro tedesco. Una serata particolare, di intensa partecipazione, servita quanto meno a mettere da parte le polemiche e le amarezze per le sentenze che a roma stanno rivoluzionando il calcio italiano. Una emozione forte, di cui si e' fatto simbolo il giovane emigrante italiano, che all'inizio della partita, raccogliendo l'invito dello speaker dello stadio ha augurato all'Italia di arrivare fino a Berlino. Un sogno a lungo coltivato per piu' due ore, sfiorato con i pali di Gilardino e Zambrotta, e poi diventato realtà grazie alle reti, indimenticabili, di Grosso e Del Piero. ''Ed ora tutti a Berlino'' e' lo slogan che attraverso le strade di Dortmund che per una sera si trasforma in provincia italiana.

 

 

Germania-Italia:

è iniziata con i tifosi tedeschi che fischiavano l'inno

di Mameli ed è finita con un quasi-infarto per tedeschi ed italiani.

 

 

Germania-Italia era iniziata con i tifosi tedeschi che fischiavano l'inno di Mameli, tale la rabbia per il caso Frings, e finirà con la gioia di Romano Prodi seduto in tribuna d'onore accanto ad Angela Merkel, primo ministro tricolore e cancelliere tedesco. E al raddoppio di Del Piero Prodi si alzerà in piedi euforico, il tifo è tifo e non c'è protocollo che tenga quando in ballo c'è una finalissima mondiale, per di più nella tana del «nemico». Certo che noi italiani saremo anche «i soliti parassiti». Saremo pure «mammoni, vanitosi, inconcludenti e viscidi», come ha scritto Der Spiegel, oltre che «spioni» scorretti, come suggerito da quasi tutti i quotidiani teutonici, convinti che la squalifica di Frings sia figlia più delle immagini delle tv nostrane che del pugno dato a Cruz dal tedesco.
 

Ma nessuno potrà dire che siamo vendicativi, se non sul campo. Chi si aspettava, da parte del nostro presidente del consiglio, un gesto di orgoglio, un moto di protesta, magari anche solo un buffetto, un rimprovero benevolo indirizzato alla Merkel è servito. L'Italia di fronte al diluvio di insulti e di offese al confine tra gioco e razzismo, tipico umorismo di Germania, resta alla finestra. Incassa senza fiatare. E quasi quasi conia un cordiale ringraziamento ai propri sbertucciatori. La morale della lettera è semplice: i tedeschi ce le cantano. Ma Romano Prodi non lo sa o finge di non saperlo. Anzi nelle sue parole la Germania diventa «il grande Paese di riferimento». E poco importa che, usando la pancia più che la testa, i teutonici abbiano trascorso le ore precedenti il big match ad attingere nel pozzo profondo dei luoghi comuni da commedia di serie B senza che si siano levati voci governative per stoppare la valanga di insulti. Nella realtà parallela di Prodi, evidentemente quel che conta è la grande vetrina della semifinale vissuta per la prima volta in tribuna. Mentre la Bild, dalla sua alta autorità morale, chiamava i tedeschi al Pizza Boykott, alla messa al bando di Margherita e Capricciosa a favore di una dieta salsiccia e crauti.

Germania-Italia non poteva essere una partita come le altre. Troppi precedenti, un mare di ricordi, la voglia di rivalsa. Il clima, già incandescente, si è surriscaldato ulteriormente a causa della squalifica del mastino tedesco Torsten Frings, giudicata «scandalosa» dalla Bild e dall'entourage della nazionale di Klinsmann. Sull'argomento è voluto intervenire anche il presidente della Fifa, Joseph Blatter, che, a dispetto della reputazione di uomo intransigente e particolarmente autoritario, ha ammesso le responsabilità del governo del calcio nella gestione della situazione. «Si sarebbe dovuto decidere con più di un giorno d'anticipo rispetto al match di stasera – ha commentato Blatter –. La Fifa ha imparato qualcosa da questa esperienza».

I siti dei giornali stranieri festeggiano la vittoria azzurra. Lo spagnolo Marca titola con un «Bellissima Italia». Mentre il quotidiano iberico El Pais punta sullo scacco degli azzurri nei confronti dei padroni di casa con un «L'Italia mette a nudo la Germania». I francesi si sono fatti prendere dall'entusiasmo.
 

Scoramento tra i tedeschi: «Siamo fuori!» titola la Bild, dopo il boicottaggio della pizza. Per la Frankfurter Allgemeine Zeitung invece il «Calcio tedesco è sotto shock per la sconfitta sull'Italia». È inutile. Ogni volta che si prova a tratteggiare il rapporto di odio-amore che ci lega indissolubilmente ai nostri vicini, lo stereotipo è dietro l'angolo. Diciamo la verità: in comune non abbiamo niente. Resta da spiegare com'è che i tedeschi, dietro i loro sfottò, hanno un amore sviscerato per l'Italia e gli italiani (sole mare e fantasia ma non solo) mentre non si trova un italiano disposto a cambiarsi con un tedesco, anche se dei nostri vicini riconosciamo, e un po' anche invidiamo, la superiore serietà. In questo non c'è confronto, diciamocelo. Abbiamo più di 2 milioni e mezzo di gastarbeiter, di immigrati, in Germania. Ci sono pizzaioli, a Francoforte e a Berlino, i cui figli parlano tedesco meglio dell'italiano. Dovremmo sentirci a casa. Ma certi complessi di inferiorità ci mettono generazioni, a svaporare. Ecco perché è stato per noi tutti un toccasana, Dio volendo ( nonostante papa Ratzinger ci abbia messo del suo, per evidente conflitto d'interessi) avergliele suonate, ai crucchi.
 

   

I tedeschi a noi. Ma niente paura, fratelli d’Italia.

La nazionale può competere,

senza indietreggiare di un solo centimetro,

con la panzer divisione di Klinsmann.

   

I tedeschi a noi. Ma niente paura, fratelli. La nazionale di Amburgo, fiera e concreta, uscita con un rotondo 3 a 0 dalla contesa con l'Ucraina, può competere, senza indietreggiare di un solo centimetro, con la panzer divisione di Klinsmann. Italia-Germania è la prima semifinale e chi ha il cuore debole, martedì prossimo, spenga la tv. Ci si ritrova dopo il magico luglio dell'ottantadue, Madrid, e chissà se si tratta di un presagio. Assicurate le emozioni forti da una squadra che comincia a far sognare i suoi tifosi e anche il suo ct, attaccabrighe con i cronisti e malmostoso col suo gruppo, ma capace di fare, e bene, il proprio lavoro. Vinte le scommesse di ieri sera, la riproposta di Toni al centro dell'attacco e il rilancio di Totti.
 

Il primo, preferito all'Inzaghi popolare, si ritaglia una serata indimenticabile. Due gol, tutti insieme, dopo molti ritardi e qualche aspra censura dei critici, sono un avvenimento da festeggiare con lo champagne. Il secondo comincia a prendere quota, giocate di gran qualità, assist per i primi due gol e dribbling di ogni tipo sono il suo magico repertorio esposto in vetrina. Con uno così, finalmente restituito a una decente condizione, si può aspirare a qualcosa di molto prezioso. All'orizzonte, qui da Amburgo, si riesce a intravedere la sagoma di città simbolo, Berlino, la sede della finalissima. Il risultato comodo e largo tradisce uno sviluppo diverso scandito dalle prodezze di una difesa insuperabile come lo spot del famoso tonno.
 

Buffon e Cannavaro sono dei mostri e riducono all'impotenza anche uno come Shevchenko che alle spalle ha una formazione di modesto calibro ma animata da un gran carattere Una, due, tre le parate del portierone azzurro. Uno, due, tre i salvataggi del capitano. E con loro ci sono altri ragazzi, semplici e umili, come Gattuso, che si battono alla grande. Questa è la nuova Italia del calcio che festeggia, con un tricolore in mezzo al campo dedicato a Pessotto, il primo risultato da esibire. Siamo tra le prime quattro al mondo, mica poco. Per i problemi noti, gli acciacchi, le assenze, le squalifiche, i cali di forma.
E adesso partenza per Dortmund, martedì 4 luglio è la notte della semifinale.
 

Ci aspettano i tedeschi di Klinsmann e di Bierhoff, tutta gente allevata in Italia e che parla benissimo la nostra lingua oltre che conoscere a menadito il nostro calcio. Da soli contro un Paese intiero, rimasto ieri pomeriggio col fiato sospeso per tre ore, il tempo necessario per piegare (con la spintarella dell'arbitro) la resistenza dell'Argentina. Nello sguardo smarrito di Beckenbauer e del cancelliere Merkel gli affanni e i tormenti dei bianchi abituati ad asfaltare i loro rivali e invece messi in allarme da una capocciata di Ayala.Stanchi, spolpati dai supplementari, i tedeschi sono i grandi favoriti per spiccare il volo a Berlino. Da sempre hanno una caratteristica, nel calcio in particolare: non muoiono mai.
 

Ieri si sono rimessi in carrozza a pochi minuti dall'eliminazione. Nello svolgimento avvincente dei rigori, da segnalare lo spettacolo degli stacchi televisivi sul cancelliere Merkel, in tribuna d'onore, al fianco di Beckenbauer. Quella dolce signora dal carattere di ferro, con giacca rossa, ha tifato ed esultato, ha fatto la faccia della retrocessione e si è tolta gli occhialini dalla felicità a missione compiuta.Il senso dell'appartenenza che da tre settimane ha invaso e colorato le strade di Germania, sulla scia della nazionale di calcio, è un altro degli ostacoli da superare. Per domarli bisogna togliere loro il respiro, lo spazio vitale come han fatto gli argentini. Nessuno si illuda di poter replicare l'amichevole di Firenze. Lì, per esempio, Lehmann si macchiò di almeno un paio di errori, adesso para rigori come noccioline. È dura, molto dura. Ma così diventa anche più sfiziosa la sfida. Ed esaltante. Undici «parassiti» italianizzi ( come ci ha definiti Der Spiegel) non si tireranno indietro.
 

   

Quarti: ci siamo; semifinali, finale...ci saremo?

Una nazionale di calcio bistrattata, maltrattata, sfigata e...fortunata!

di Giuseppe Ceresa.

   

Una nazionale di calcio bistrattata, maltrattata, sfigata e...fortunata! Nonostante che all'inizio sembrasse tutto contrario, (vedi scandalo calcio, stampa nazionale ed internazionale su posizioni ultranegative, allenamenti a porte chiuse), nonostante autoreti ed un gioco non trascendentale, i nostri calciatori si sono qualificati ai quarti di finale. Qui troviamo un avversario possibile, Ucraina, e se si vince, Germania o Argentina. Quindi semifinali non proprio irraggiungibili, ma, realisticamente a portata. Poi si vedrà: tutto è possibile. Gli italiani residenti in Germania si stanno "surriscaldando", dimostrando che lo sport è una enorme portata di emozioni, vincoli, passioni verso la madre patria.
 

Peccato che la RAI non dia una mano in tutto questo; peccato che il governo Prodi, così grato ai voti ricevuti all'estero, non faccia nulla. Ma, nonostante la Patria "ingrata" verso i suoi emigranti (la gratitudine si dimostra con pochi, piccoli, efficaci interventi, non con le centinaia di frasi mielose ed inconcludenti) noi sosterremo la squadra fino in fondo, fino ad un eventuale scontro in semifinale con la nostra seconda Patria, la Germania, fino ad una eventuale finale col Brasile. Certo i vari Buffon, Gilardino e soci ci devono dare una mano vincendo e, soprattutto, impegnandosi fino all'estremo delle forze. È quanto chiediamo e...forza Italia!
Giuseppe Ceresa

   

Tifosi azzurri uccisi per esultanza troppo rumorosa.

Un uomo ha ucciso due thailandesi che tifavano Italia

rei di aver esultato con troppo zelo dopo

il gol di Pirlo ai Mondiali contro il Ghana.

   

I due ragazzi thailandesi stavano guardando la partita Italia-Ghana in un ristorante di Pattaya, località balneare della Thailandia. Secondo il racconto della fidanzata di una delle due vittime, al gol di Pirlo i due tifosi Chamlong Rongsaeng (30 anni) e Somnuek Sonkun (41 anni) hanno esultato con grida di gioia, come tanti altri tifosi in decine di migliaia di pub e ristoranti in Italia e in tutto il mondo dove i sostenitori azzurri seguivano la partita d'esordio della nazionale italiana ai mondiali in Germania. Un uomo si è lamentato dell'esultanza rumorosa dei due. Ne è sorta un'animata discussione al termine della quale l'uomo ha tirato fuori una pistola e sparato ai tifosi, uccidendoli entrambi.

   

La polizia è alla caccia dell'assassino fuggitivo, e ha affermato di conoscerne l'identità. Nonostante la Thailandia non si sia qualificata per la fase finale dei mondiali, milioni di thailandesi stanno seguendo con interesse la competizione, interesse accompagnato da un grosso giro di scommesse clandestine. Salace considerazione: una legge di Murphy afferma "mai discutere con un cretino, la gente non potrebbe capire la differenza"... Se poi il cretino ha un arma da fuoco lo scoprite troppo tardi...

   

Undici fuoriclasse, uno per ruolo,

che saranno sicuri protagonisti dei mondiali tedeschi.

E che fanno sognare tifosi e presidenti.

   

Tutti insieme, Gigi Buffon, Carles Puyol, Fabio Cannavaro, Lilian Thuram, Lionel Messi, Michael Ballack, Kakà, Frank Lampard, Francesco Totti, Ronaldinho, Thierry Henry. Gli 11 più forti giocatori di Germania 2006. Gli 11 fenomeni dei Campionati del mondo sono semplicemente campioni. Abituati a vincere, alla tensione, alle finali, ai momenti decisivi. Campioni, fuoriclasse che hanno già scritto la storia delle proprie squadre di club e che cercano ora in nazionale chi una conferma, chi una rivincita. Ma che comunque arrivano ai Mondiali pieni di problemi.

Ronaldinho, Pallone d'oro nel 2005

C'è il Brasile, certo. Ci sono i dentoni del Pallone d'oro, campione di Spagna e campione d'Europa, Ronaldinho, che prima guardava Romario e voleva essere come lui, poi guardava Ronaldo e voleva essere come lui e ora, nonostante quell'«inho» fondamentale per distinguersi dal compagno d'attacco, è semplicemente da due anni il giocatore più forte del mondo: colpisce (e anche se non è vero pazienza) la traversa quattro volte di seguito, riesce a far diventare d'oro anche i letti dove dorme. Il direttore dell'hotel dove alloggia insieme alla Seleçao, ha già pensato di dare un incentivo alle proprie entrate mettendo all'asta su eBay, dallo scorso 15 maggio, i letti delle stanze di Ronaldinho e dei suoi compagni.

Ma poi ci sono le scommesse di Buffon, i contratti e gli interrogatori della magistratura a Cannavaro, le intercettazioni della Juventus di Thuram (e di Buffon e Cannavaro), le chiacchierate dei dirigenti arbitrali del Milan di Kakà, la caviglia e il perone di Totti, il bicipite femorale (appena guarito) di Messi e il polpaccio (appena infortunato) di Ballack, la delusione di Henry e della sua Francia, la voglia di riconferma del campione d'Europa Puyol che non vede vincere nulla con la sua Spagna da 42 anni. È il Mondiale dei Puyol, appunto, non dei David Beckham. Del fenomeno «fuerte y duro» che è al Barcellona dal 1997 e che negli ultimi due anni ha vinto due scudetti, una Champions league, due Coppe di Spagna, uno dei difensori più solidi al mondo.

È capitano nel Barça come capitano è Totti nella Roma, Henry nell'Arsenal, Cannavaro nell'Italia, Lilian Thuram nella Francia, Michael Ballack nella Germania e anche nel Bayern Monaco prima di andarsene, con un contratto da 8 milioni di euro, al Chelsea di Abramovic. Vicecapitano, invece, è Frank Lampard, centrocampista, bomber della squadra londinese con 22 gol in due stagioni. Sempre decisivo come nella doppietta contro il Bolton (che due stagioni fa ha portato al Chelsea lo scudetto dopo 50 anni), come i gol decisivi con Austria e Polonia nelle ultime due gare di qualificazione. E che gli hanno permesso anche di essere nominato giocatore dell'anno in Inghilterra nel 2004 e nel 2005, di arrivare secondo nella classifica del Pallone d'oro 2005, di essere il capocannoniere del girone di qualificazione dell'Inghilterra di David Beckham (al quale il centrocampista londinese ha tolto anche il ruolo di specialista dei calci di rigore).

Dice Pelé che il Brasile, con Ronaldinho-Ronaldo-Adriano-Kakà, è il favorito e per questo ha paura solo di se stesso. Hanno, ovviamente, più paura gli altri, di quei quattro. Ma hanno paura tutti soprattutto di quello che dovrebbe essere l'ultimo Mondiale del numero 10 italiano, Francesco Totti. Il quale in realtà, a parte qualche cucchiaio in allenamento a Trigoria e a Coverciano dopo le carezze di Vanigli sulla caviglia e dopo essersi rotto perone e caviglia, con la Svizzera e con l'Ucraina ha pensato più di provare a prenderle che a darle. E comunque alla prima partita con il Ghana non arriverà proprio al massimo. Un po' meglio arriverà Buffon, dopo la lussazione alla spalla destra, dopo le scommesse e dopo avere giocato solo 18 partite in campionato. Miglior portiere delle coppe europee del 2003 e comunque già al suo terzo Mondiale dopo quel rigore (purtroppo non decisivo) parato al quarto minuto del primo tempo degli ottavi di finale al coreano Ahn durante gli ultimi Mondiali.

In Germania Totti arriverà comunque senza pressione, senza dualismi, con una moglie (Ilary) e un figlio (Cristian) in più e con tutte le attenuanti che vorrà. È sempre il giocatore italiano più forte, uscito malissimo dalle ultime competizioni internazionali, espulso in Corea da Byron Moreno e squalificato per lo sputo in Portogallo al danese Christian Poulsen. L'ultima volta che ha vinto qualcosa di importante è stato nel 2001 con lo scudetto della Roma.
Al contrario di Cannavaro, che negli ultimi due anni, dopo essere diventato capitano della nazionale, con la Juventus ha vinto i suoi primi scudetti imparando anche a segnare più spesso, Totti arriva in Germania con gli stessi dubbi e le stessa condizione un po' precaria con la quale anche Ronaldo quattro anni fa era andato in Giappone e in Corea. Nell'Inter aveva giocato solo 10 partite, segnando 7 gol, ma aveva vinto il Mondiale con 8 gol realizzati (due in finale). Totti di gol quest'anno ne ha fatti il doppio del brasiliano: 15.

Magari se lo ricordano in pochi ma in finale, quattro anni fa, insieme a Ronaldinho, Kakà, Ronaldo, c'era anche la Germania delle papere di Oliver Kahn e di Michael Ballack. Dopo i Mondiali coreani il capitano della nazionale tedesca e della squadra più forte della Bundesliga, il Bayern, ha segnato 43 gol in quattro stagioni. È da tre stagioni il più forte giocatore tedesco, anche se oltre alla Coppa di Germania e alla Bundesliga fuori dalla Germania Ballack non vince più nulla. Nel 2002, prima della sconfitta per 2-0 contro il Brasile ai Mondiali, Ballack aveva perso la finale di Champions league contro il Real Madrid con lo stesso punteggio, 2-1, con il quale l'Arsenal di Henry è stato battuto quest'anno dal Barcellona di Ronaldinho, Puyol e Messi (ma lui, l'argentino, la finale non l'ha giocata).

Ha imparato presto a vincere, Henry: primo Mondiale (1998 contro il Brasile), primo europeo (nel 2000, contro l'Italia). Quest'anno con l'Arsenal Henry ha battuto il record delle 185 reti con la maglia dei «Gunners» di Ian Wright e con i 27 gol in campionato per il terzo anno è diventato capocannoniere del torneo inglese. Era stato capocannoniere anche nel 2002, ma in Corea non era riuscito a segnare neanche un gol prima che la Francia uscisse dal girone eliminatorio dei Mondiali. Il suo ultimo Mondiale (under 20, però) el Pulga, la pulce, il piccolo Maradona, Lionel Messi lo ha vinto un anno fa, segnando due rigori in finale con l'Olanda e 6 gol totali in 7 partite. Da due anni vince qualsiasi cosa gli passi tra i piedi. Con il Barcellona gioca da 7 anni e con il gol contro l'Albacete il 1° maggio 2005 è diventato il più giovane realizzatore nella storia del club: compirà 19 anni il 4 luglio, il giorno degli ottavi di finale.
 

Ricardo Izecson Santos, detto Kakà, ha cinque anni in più. Nel 2002 ai mondiali era diventato la mascotte del Brasile pentacampeon. Ronaldo lo chiamava Kakito. A 24 anni lui però ha già vinto un Mondiale, una Confederation cup, due Supercoppe italiane e una europea, uno scudetto italiano, un campionato paulista, una Champions league dopo essere stato nel 2003 miglior centrocampista della Uefa. Nel nastrino di stoffa avvolto intorno al polso Kakà scrive «Oqjf», cioè «O que Jesus faria?», cosa farebbe Gesù al mio posto. Nulla, probabilmente. Al massimo due o tre traverse più di Ronaldinho.

Germania 2006. L’Italia di Lippi,

l’Inghilterra di Eriksson,

il Brasile del ct Parreira.

La prima volta al mondiale per due ex palloni d’oro come Nedved e Shevchenko.

   

Lunedì 15 maggio era fissato come termine ultimo per i CT delle nazionali partecipanti a Germania 2006 per la convocazione della rosa di 23 giocatori da portare alla manifestazione iridata.Per quel che riguarda la nostra nazionale, il tecnico Lippi non ha riservato sorprese, convocando tra gli attaccanti Pippo Inzaghi, autore di un finale di stagione eccezionale nel suo Milan, e Vincenzo Iaquinta, preferito a Cristiano Lucarelli, nemmeno presente tra le riserve dell’ultima ora (De Sanctis, Bonera, Semioli e Marchionni), riserve che possono subentrare fino a 24 ore prima della gara d’apertura in casi eccezionali come infortuni o altro. Come è logico, il Brasile campione in carica parte come favorito, potendo contare su una rosa piena zeppa di stelle, dove l’unico problema del ct Parreira è l’abbondanza. Tra le altre big o presunte tali va segnalata l’assenza nell’Argentina degli interisti Samuel e Javier Zanetti, mentre la punta Cruz, reduce da una stagione molto positiva, è riuscito a guadagnarsi un posto sull’aereo per la Germania.

Nell’ultima Inghilterra di Eriksson, che a fine mondiale lascerà il posto all’attuale tecnico del Middlesbrough McLaren, risulta tra i convocati la stella Rooney, nonostante il pesante infortunio patito nel match scudetto col Chelsea, poi vinto dai blues di Mourinho, mentre fa sensazione l’esclusione della stella del Tottenham Defoe, solo inserito tra le riserve dell’ultima ora, e l’inserimento del giovanissimo attaccante di proprietà dell’Arsenal Theo Walcott. Altra grande che cerca riscatto in questo mondiale è la Francia di Domenech, che a sorpresa ha scelto Barthez titolare al posto del più quotato Coupet, estremo difensore dei campioni di Francia del Lione. Ultimo mondiale per molti dei campioni del mondo e d’Europa del 1998 e 2000, vedi Thuram, Makelele e Zidane (quest’ultimo che appenderà le scarpette al chiodo proprio a fine mondiale), ritornati in nazionale per aiutare i propri compagni a uscire dalla crisi e qualificarsi al torneo tedesco.

Sarà la prima volta al mondiale per due ex palloni d’oro come Nedved e Shevchenko, che guideranno le loro nazionali in questa esperienza fantastica che è il campionato del mondo e che sono ad un difficile bivio della loro vita professionale: Nedved, che sta decidendo se terminare la sua carriera calcistica a fine mondiale o continuare un altro anno per aiutare la sua Juventus in quello che si prospetta essere l’anno più difficile della storia bianconera, e Sheva, che ha accettare le lusinghe del Chelsea di Abramovic e non continuerà a scrivere le pagine della storia del Milan. Sarà un mondiale sicuramente bello e interessante, come del resto lo è sempre, che ci siano polemiche, sorprese come quelle del Senegal o della Corea di 4 anni fa o la conferma dello strapotere Brasile o anche, sarebbe un sogno, rivedere gli azzurri alzare l’ambito trofeo che manca dal mitico torneo spagnolo del 1982, l’importante è che questa sia l’occasione per riconciliare gli appassionati a quello che è lo sport più bello, cercando di reagire a tutto ciò che sta accadendo nel mondo del pallone.


 

Questa la rosa dei 23 giocatori convocati dal CT (Marcello Lippi).

ITALIA


Portieri: Gianluigi Buffon (Juventus), Angelo Peruzzi (Lazio), Marco Amelia (Livorno).
Difensori: Fabio Cannavaro (Juventus), Gianluca Zambrotta (Juventus), Alessandro Nesta (Milan), Fabio Grosso (Palermo), Cristian Zaccardo (Palermo), Massimo Oddo (Lazio), Andrea Barzagli (Palermo), Marco Materazzi (Inter).
Centrocampisti: Gennaro Gattuso (Milan), Andrea Pirlo (Milan), Mauro Camoranesi (Juventus), Daniele De Rossi (Roma), Simone Perrotta (Roma), Francesco Totti (Roma), Simone Barone (Palermo).
Attaccanti: Alessandro Del Piero (Juventus), Filippo Inzaghi (Milan), Luca Toni (Fiorentina), Alberto Gilardino (Milan), Vincenzo Iaquinta (Udinese).
Aggregati al gruppo: Morgan De Sanctis (Udinese), Daniele Bonera (Parma), Marco Marchionni (Parma), Franco Semioli (Chievo).
 

Forza Italia,

e giù le mani dagli Azzurri!

Il 9 giugno inizieranno i Campionati Mondiali di Calcio

 e noi diciamo: tanti auguri azzurri, e forza Italia!


di Ceresa Giuseppe

   

Il 9 giugno inizieranno i Campionati Mondiali di Calcio. Sulle possibili formazioni, sui relativi problemi tecnici, sugli innumerevoli problemi morali si è discusso in questi giorni fin troppo. Quello che interessa a noi italiani, che viviamo all'estero, è cosa rappresenti la Nazionale per noi lontani dalla madre patria. Gli scandali, i vari Moggi, Lotito, Carraro, non ci interessano; gli arbitri più o meno "venduti", i campionati rovinati, le eventuali retrocessioni, non ci interessano. I calciatori scommettitori, la GEA, i figli illustri di illustrissimi personaggi del calcio che hanno fatto milioni (di euro non di lirette!) in modo più o meno lecito, non ci interessano.
 

Ci interessa la Nazionale, la Nazionale di calcio,lo sport più bello del mondo, che ci dà quella carica emotiva, come un'iniezione di adrenalina pura, che ci fa salire il pressione cardiaca a 200, ma che di dà pure un'euforia imparagonabile. Questo ci interessa! I nostri vicini di casa, gli amici "locali", i colleghi di lavoro ci riempiono di sfottò; per loro siamo solo sole, spaghetti , pizza e mafia. E no..! Noi siamo anche una nazione e più lontani siamo, più ci sentiamo legati alla Patria. Per questo quando giocherà la Nazionale ci sentiremo tutti compatti, non tiferemo più Juve, Milan o Inter, non spasimeremo più per Buffon o per Totti o per Pirlo, NOI tiferemo solo Italia, e lo faremo compatti, fiduciosi, fanatici. Per questo diciamo: tanti auguri azzurri, e forza Italia!
Giuseppe Ceresa

   

Italia-Germania 4-1

L'Italia distrugge la Germania a Firenze,

in una amichevole che prende i connotati di un vero massacro.

   

C'era una volta Italia-Germania 4-3, c'era una volta l'armata teutonica che non muore mai. Questa e' Italia-Germania 4-1, i tedeschi ci muoiono in mano dopo appena 7 minuti e vengono seppelliti dopo 40. Finisce 4-1 ma soprattutto finisce nel primo tempo 3-0 per noi e cosi' sia. Segnano Gilardino, Toni, De Rossi, poi Del Piero nella ripresa. E' storia.
La Germania non ha mai perso con un passivo cosi' pesante contro di noi e 4 gol dall'Italia li aveva subi'ti solo nella famosa semifinale di Messico 70. Notte magica ed esaltante che mette in testa per benino agli italiani che il Mondiale ce lo possiamo andare a giocare. Per ora di mondiale gli azzurri hanno addosso la maglia: nuovo design e pesa solo 100 grammi. Evidentemente quella dei tedeschi pesa un chilo a guardare il risultato.

Per il resto Lippi 'approfitta' dell'assenza di Totti per riproporre il tridente e il modulo a lui tanto caro dei 3 aggressori. Stasera sono quelli annunciati: Toni, Gilardino, Del Piero. Col bomber viola a fare da vertice alto. Palla al centro, 4 minuti e l'Italia segna. Calcio di punizione di Del Piero tagliato in area, Cannavaro stacca e anticipa tutti, Lehmann ci arriva ma non blocca e Gilardino e' li' a fare tap-in: 1-0. Urla Firenze. E urla ancora di piu' dopo 3 minuti. Gilardino scappa via sul filo del fuorigioco e davanti al portiere offre la palla gol regalo a Toni, 2-0. Settimo gol del bomber modenese, ma e' il gol piu' sentito, forse, perche' nel suo stadio. I tifosi della Fiorentina e' come se si sentissero legittimati a tifare Italia dopo il gol del loro idolo e il "Franchi" ridiventa azzurro dopo 13 anni: seppellita l'ascia di guerra dopo Italia-Messico e la contestazione del 20 gennaio 1993.

Ma e' pur vero che l'Italia a Firenze non ha mai perso in 21 gare prima di stasera (16 vittorie e 5 pareggi). E per come si mette sembra che il destino azzurro-fiorentino si compia ancora. Al 12' primo tiro della Germania: Schneider alto. I tedeschi non ci stanno, la reazione e' fisiologica e irruenta. Al 22' prima parata difficile di Buffon su sinistro di Lahm lanciato da una iniziativa di Ballack. Ma al 31' ancora micidiale contropiede italiano: Pirlo lancia Gilardino nello spazio, il bomber milanista davanti a Lehmann opta per un mezzo pallonetto che pero' e' impreciso. Italia fluida e bella ma la linea di difesa della Germania e' molto complice e colpevole. E noi li puniamo ancora. Prima Toni lanciato da Del Piero non trova il tiro in area. Poi al 39' su combinazione volante, Camoranesi di testa fa sponda per De Rossi che sempre di testa fa gol: 3-0. Germania umiliata e mortificata.

Ma Klinsmann ha proposto una difesa onestamente inguardabile. Finisce il primo tempo e con esso il senso della partita. Nel secondo Klinsmann prova Asamoah per Podolski in attacco. All'11' la Germania si fa viva con un bel tiro a giro di Schneider che accarezza la traversa. Ma al 13' e' ancora Italia: Gilardino crossa per Camoranesi che assiste di testa Del Piero: tuffo del capitano juventino, 4-0. Alex non segnava in Nazionale dall'8 settembre 2004 ed e' il suo 26esimo gol azzurro, ad un solo gol da Baggio. Lippi toglie Gilardino e inserisce Perrotta. Ci si puo' anche dare una calmata li' davanti. La Germania e' stordita. Buffon deve parare al 25' ma su una deviazione di Toni nella sua stessa porta. Poi nel finale il ct da' spazio a tutti.

E arriva anche il gol tedesco che sa piu' di amaro che di altro. Non si salva la Germania e Klinsmann dovra' sopportare il processo contumacio dalla sua casa americana.
Il processo che rischia l'Italia, invece, e' quello di beatificazione. Viva la fiducia ma attenzione all'euforia. Questa Germania presumibilmente non sara' quella che rivedremo a giugno. E' stata una ballata in maschera. Ma e' pur sempre vero che l'Italia ne esce col vestito di Superman. Cancellata Italia-Germania 4-3. La nuova era Lippi e' quella di Italia- Germania 4-1.
 

   

Quale calcio trionferà in Germania 2006?

Quale tattica sarà la giusta? Meglio la difesa a tre o a quattro?

Una o due punte? Ma come giocavano una volta?

   

Scegliere i giocatori migliori non significa sempre avere la squadra migliore. trovare lo schema più adatto alla loro formazione e in un'epoca in cui le difese sono sempre più impenetrabili é il vero problema. Meglio la difesa a tre o a quattro? La marcatura a uomo o quella a zona? Una, due o tre punte? Sono solo alcuni dei dubbi che assillano gli allenatori. Ma come giocavano una volta? Agli inizi l'attenzione era rivolta principalmente alla fase offensiva. Uruguay ed Italia (Paesi ospitanti e vincitori dei Mondiali 1930 e 1934) adottavano un sistema di gioco che nessun allenatore moderno si sognerebbe di impiegare oggi. La difesa era a zona ed era formata da due centrali.
 

Di fianco a loro agivano due terzini (spesso chiamati semplicemente difensori) che avevano il compito di bloccare le fasce, mentre un altro centrale aveva il duplice ruolo di interditore e regista arretrato. Il concetto è semplice: almeno cinque giocatori potevano svariare liberamente su tutto il fronte offensivo e quindi non stupisce che nessun incontro giocato dalle due squadre terminò a reti bianche. Ogni partita era un festival del gol. Lo schema che segnò la svolta fu quello adottato dalla Germania Ovest nel 1954. Grazie all'ormai leggendario modulo "WM", il c.t. Sepp Herberger è entrato nella storia del calcio. Si trattava di uno schema perfettamente equilibrato, il primo a impiegare una difesa a tre (sempre a zona), due centrocampisti arretrati, due centrocampisti offensivi e tre attaccanti.

La forma simmetrica ricordava una W in difesa e una M in attacco. Tutte le zone di campo erano coperte e ciò permise alla Germania di impostare il gioco senza correre troppi rischi. Questa evoluzione sancì l'inizio dell’epoca del "calcio samba". Le edizioni della Coppa del Mondo che vanno dal 1958 al 1978 sono ricordate come molto divertenti. Che le punte fossero quattro (il Brasile vittorioso nel 1958) o tre (il Brasile nel 1962 e nel 1970, la Germania Ovest nel 1974 e l'Argentina nel 1978), il tabellino di ogni incontro era ricco di marcature. Guidato dal talento fenomenale di Pelè, il Brasile polverizzò ogni record conquistando tre Mondiali, ma la rivoluzione samba si fece sentire anche in difesa, perché per la prima volta i verdeoro adottarono una retroguardia con quattro giocatori in linea. Nel 1974 la Germania trionfò marcando a uomo, mentre nel 1978 l'Argentina alternò le due formule.

Un altro fenomeno esploso in quel periodo fu il "calcio totale" praticato dall'Olanda di Rinus Michels ai Mondiali del 1974. A partire dagli anni '80 gli allenatori smisero di ragionare solo in termini di attacco e difesa. Le squadre costruirono i loro successi limitando al minimo i rischi. L'Argentina nel 1986 e la Germania Ovest nel 1990 optarono per una difesa a tre di tipo misto, protetta da cinque centrocampisti, ma mentre i sudamericani lasciavano libero Diego Maradona di giostrare dietro all'unica punta, nella squadra tedesca Lothar Matthaeus aveva il duplice ruolo di interditore e suggeritore. Questa massima è stata messa in atto anche dal Brasile, vincitore degli ultimi Mondiali.

Pur senza brillare, i verdeoro hanno costruito il successo sulla classe dei loro attaccanti. Nel modulo 3-4-1-2 a zona il ruolo del trio Ronaldinho-Ronaldo-Rivaldo è stato fondamentale, ma anche gli esterni hanno fatto la differenza: con le sgroppate di Cafu a destra e Roberto Carlos a sinistra, si è rivelato semplice ribaltare il gioco in pochi istanti. Se esiste una formula miracolosa, potrebbe essere la seguente: difesa a quattro con marcatura a zona, una coppia di centrocampisti arretrati, un regista e davanti tre giocatori che hanno il compito di buttarla dentro. Ma il calcio non è così semplice, altrimenti non sarebbe così interessante...

   

Nel luglio ‘82 il calcio italiano visse momenti magici.

Tuttavia, in quei magici otto giorni del luglio 1982,

vi furono in Italia anche altri due avvenimenti.

   

Nel luglio ‘82 le congiunture astrali furono davvero propizie e il calcio italiano visse momenti magici, con potenziali risvolti positivi anche a ventiquattro anni di distanza: il c.t. Marcello Lippi, nello stilare la lista degli attaccanti da portare in Germania, dovrebbe forse tenere conto di ciò. Fu una settimana memorabile, otto giorni a dire il vero, da lunedì 5 a lunedì 12 luglio 1982: in quel breve periodo accaddero cose splendide ed incredibili per la nazionale azzurra di calcio, a cominciare da quelle che apparvero subito evidenti, in tutta la loro carica spettacolare ed emotiva, agli occhi del mondo intero. Nel pomeriggio di lunedì 5 luglio l’Italia scese in campo al Sarrià di Barcellona, costretta a battere il Brasile di Zico, Socrates, Falcao, Cerezo e Junior per qualificarsi alle semifinali del Mundial spagnolo: il 3-2 conclusivo, con la tripletta di Paolo Rossi

, rese possibile quello che alla vigilia pareva solo un sogno proibito, mandando in delirio un intero Paese.

Giovedì 8 luglio, nella semifinale giocata sempre a Barcellona, questa volta al Nou Camp, toccò alla Polonia fare le spese della vena realizzativa di Pablito (2-0). Infine, domenica 11 luglio, la finalissima contro la Germania Ovest al Santiago Bernabeu di Madrid, vinta 3-1, consegnò la Coppa del Mondo FIFA ai ragazzi di Enzo Bearzot. Tuttavia, in quei magici otto giorni del luglio 1982, vi furono in Italia anche altri due avvenimenti lontani dalla luce dei riflettori, ma che, a distanza di ventiquattro anni, potrebbero rivelarsi altrettanto importanti in prospettiva Mondiale. Lunedì 5 luglio nacque a Biella, nel nord-ovest, Alberto Gilardino, oggi centravanti del Milan, e lunedì 12 luglio, mentre sull’aereo di ritorno da Madrid a Roma andava in scena la celebre partita a carte fra il c.t. Enzo Bearzot, il capitano Dino Zoff, l’esperta ala Franco Causio e il Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini, a Bari, venne alla luce un bimbo di nome Antonio Cassano, attaccante trasferitosi dalla Roma al Real Madrid ad inizio gennaio.

Alberto Gilardino e Antonio Cassano: date di nascita e coincidenze profetiche per quella che potrebbe essere la giovane coppia-gol destinata a trascinare l’Italia al suo quarto titolo mondiale. Tuttavia, per comprendere bene chi indosserà la maglia azzurra in terra tedesca, bisognerà attendere le scelte del commissario tecnico Marcello Lippi, il quale sta completando la rosa in vista della Coppa del Mondo FIFA Germania 2006, dovendo con ogni probabilità scegliere, alla voce attaccanti, sei uomini fra una vasta e qualificata schiera di pretendenti.

AGGIORNAMENTO BIGLIETTI MONDIALE.

ATTENTI ALLE TRUFFE. PAZZIA BIGLIETTI.

NUOVA POSSIBILITA' DI PRENOTAZIONE BIGLIETTI.

Biglietti personalizzati.

   

L'ultimo periodo di vendita di biglietti ha visto le richieste superare per ben 24 volte la reale disponibilità. Gli ultimi dati dicono che gli ordini totali sono stati 677.900 per un totale di 6 milioni (e non 4,5 come precedentemente dichiarato) di biglietti richiesti tra il 12 Dicembre 2005 ed il 15 Gennaio. Solo 250.000 verranno assegnati in questa fase di vendita. Gli organizzatori hanno dichiarato di voler aprire un'altra finestra di vendita per Lunedi prossimo anche se non e' ancora chiaro come questo avverra' e quanti biglietti saranno disponibili. Le ultime 2 possibilita' d'acquisto biglietti saranno poi tra il 15 febbraio 2006 e 15 Aprile e dal 1 Maggio al 9 Luglio.

Prima di tutto gli organizzatori devono verificare quanti tagliandi non verranno utilizzati da sponsor, federazioni e associazioni. Alcuni di questi torneranno in vendita. Come gia' specificato in precedenza, il sorteggio avverrà il 31 Gennaio ed i fortunati vincitori verranno avvisati ai primi di Febbraio. L’89% delle richieste è arrivato dall'Europa con il solo 53% dalla Germania. "Questi dati confermano l'enorme interesse di tutto il Mondo, abbiamo ricevuto ordini da 197 paesi diversi" e' il commento di Horst R. Schmidt, vice presidente della Commissione organizzativa. "Nonostante il grande interesse possiamo dire che anche coloro che hanno richiesto i biglietti solo nelle ultime 48 hanno delle reali possibilità di andare al Mondiale".

Ricordiamo che la promessa di vendita di biglietti insieme a pacchetti di viaggio é vietata dalla FIFA, la richiesta biglietti deve avvenire esclusivamente dal sito ufficiale. I biglietti avranno dei chips contenenti informazioni relative al possessore come numero di passaporto e nazionalità. I titolari saranno tenuti ad esibire il documento una volta allo stadio ed il numero dovrà corrispondere a quello inserito nel chip. Le agenzie preposte alla vendita di biglietti per la coppa del mondo stanno cercando di intascarsi extra vendendo un biglietto del valore di 31£ per la partita inaugurale Inghilterra-Paraguay alla cifra esorbitante di 526 sterline. Per non parlare di Inghilterra-Svezia venduta a 852 sterline ( 1260 euro, prezzo ufficiale 68£).

L'Italia giocherà ad Hannover(44,652 posti), Kaiserslautern(41,170 posti) e Amburgo (51,055 posti), non proprio stadi grandissimi.

Nessun biglietto disponibile per la partita inaugurale Germania-Costarica del 9 giugno. Arrivano notizie fresche dall'Inghilterra, dove un biglietto per la finale ha raggiunto la cifra di 1000 sterline su Ebay. La Fifa invita a non fidarsi di queste offerte. Prezzi ufficiali: i biglietti partono da 35 euro ed arrivano a 600 euro e sono personalizzati. La Fifa informa che verranno effettuati dei controlli d'identita' ai cancelli fuori lo stadio e nel caso i nomi non corrispondano non si potra' entrare a vedere le partite. La Fifa continua l'azione legale contro i venditori di biglietti su ebay.
 

 

Acquisto biglietti per il mondiale di calcio 2006:

quarta fase a partire dal 15 febbraio. I prezzi.

 

 

Il 15 gennaio 2006 si è conclusa la terza fase per l’acquisto dei biglietti d’ingresso alle partite di calcio per il mondiale 2006, in Germania. La quarta fase per la prenotazione dei biglietti partirà il 15 febbraio e si concluderà il 15 aprile. L’ultima fase 1 maggio fino al 9 luglio. Solo da allora si potranno prenotare i biglietti ancora in vendita. Ricordiamo che i biglietti sono nominativi. Dove i biglietti potranno essere prenotati, lo comunicheremo su questo sito. Responsabile per la vendita è la FIFA World Cup Ticketing Center (FWCTC) in Frankfurt/Main (Deutschland), tel. +49 (0)1805 26 2006. Ricordiamo che la prenotazione deve essere fatta per Internet ed il pagamento deve essere effettuato con una carta di credito (Visa, Master,ecc…). Si può usare anche il conto bancario comunicando il proprio numero di conto o per versamento. Solo dopo il pagamento verranno spediti i biglietti per le partite.

Questi i prezzi d’ingresso:
 

Ticketpreise

 

Kategorie 1

Kategorie 2

Kategorie 3

Kategorie 4

Eröffnung

300.00 €

180.00 €

115.00 €

65.00 €

Vorrunde

100.00 €

60.00 €

45.00 €

35.00 €

Achtelfinale

120.00 €

75.00 €

60.00 €

45.00 €

Viertelfinale

180.00 €

110.00 €

85.00 €

55.00 €

Halbfinale

400.00 €

240.00 €

150.00 €

90.00 €

Spiel um den 3. Platz