Reality Moggi: "Ho pensato al suicidio.”

Questa la scioccante rivelazione fatta da Big Luciano

nella bella trasmissione di Enrico Ruggeri, Il bivio.

Lui ha certamente esagerato, ma se davvero ha pensato

al suicidio forse abbiamo esagerato anche noi.

   

La prima tentazione è stata quella di non credergli. Moggi suicida? Ma dài, direbbe Mughini. Ma nella bella trasmissione di Enrico Ruggeri, Il bivio, non si è scherzato. "Io mi ritengo un uomo di principi. E, sapete, ho pensato anche di uccidermi. È la fede che mi ha fatto ritornare indietro". Questa la scioccante rivelazione fatta da Big Luciano. C'era una persona eccezionale come Julio Gonzalez, lo sfortunato giocatore paraguaiano del Vicenza che ha perso un braccio in un incidente automobilistico e che adesso vorrebbe tornare a giocare e un po' di gente ad ascoltarlo. Emozioni forti e parole scelte con cura. Il ruolo del destino e quello della fede, occhi lucidi e cuori in tumulto. Poi è toccato a lui, l'ex re del mercato, del calcio, della tv, di tutto. L'ex per definizione, il mostro strabattuto in prima e in ultima pagina, il fondatore e l'affossatore di Calciopoli, il più colpevole di tutti.

Senza giri di parole, essenziale come non è mai stato, ecco l'ultima verità di Don Luciano Moggi: ho pensato di uccidermi. Il fatto che molti di voi non crederanno neanche per un momento ad un'affermazione così drammatica rende ancora più penosa la situazione. Per una volta, forse l'unica, non ha recitato, non ne aveva bisogno. L'atto di fede di Gonzalez lo ha colpito e coinvolto e ha creato le premesse per una confessione inaspettata e spontanea. Naturalmente, che Moggi abbia pensato al suicidio non può incidere in alcun modo sul giudizio complessivo che lo riguarda né indurre qualcuno a ritenerlo vittima di una macchinazione. Moggi ha commesso degli errori e per questo è stato condannato all'ergastolo sportivo, una pena severa ma ampiamente giustificata dalle carte. A questa pena,però,se ne è aggiunta un'altra, accessoria e non prevista dall'ordinamento sportivo: la gogna mediatica. Ed è proprio quella che mi è venuta in mente mentre lo ascoltavo, mentre i suoi occhi trattenevano a stento le lacrime. Moggi è in ginocchio e se riesce ancora a dimenarsi nel fango di qualche collaborazione pseudogiornalistica offertagli generosamente da avvoltoi in giacca e cravatta, è solo per disperazione.

E per orgoglio. Assurdamente, ma non troppo, Moggi è sinceramente convinto di non aver fatto niente di tremendo e questo, almeno in parte, ne spiega il dramma interiore. Per lui sfruttare vecchie amicizie, chiedere o rendere favori ha sempre fatto parte del gioco. Del suo ma anche di quello degli altri, con la differenza che lui era convinto di essere il migliore, il più bravo a barare in un tavolo di Bari. Poi, l'improvvisa scoperta di una realtà diversa e del tutto inattesa lo ha stravolto, gli ha tolto tutti i riferimenti vitali. Ma in un mondo amplificato a dismisura come quello del calcio, dove il merito per un acquisto azzeccato o per uno scudetto vinto vale un processo di beatificazione su giornali e tv, così, allo stesso modo, pretendere un certo arbitro in una certa partita può risultare più grave di un delitto efferato. E' per questo che Moggi ha pensato al suicidio, perché per lui non c'era proporzione tra delitto e castigo, specie quello insopportabile comminato dai mezzi d'informazione, gli stessi che per tanto tempo aveva soggiogato con il suo potere.
Lui ha certamente esagerato, ma se davvero ha pensato al suicidio forse abbiamo esagerato anche noi.

   

C’era una volta la Juventus. Finalmente l’anno 2006 si è concluso.

L'amaro bilancio di fine anno di un tifoso juventino.

Moggiopoli, la serie B, Pessotto, la morte dei due ragazzi della Primavera...

e una dirigenza di "Moratti-senza-soldi". Nessun alibi per i liquidatori della Juventus.

   

C’era una volta la Juventus, ora non c’è più. E’ morta. E’ stato bello, ma è finita. Thank you very much, John Elkann. Inutile illudersi. Insensato sperare in una rinascita targata famiglia Agnelli. Folcloristico pensare che in cotante mani l’orizzonte sportivo di questa entità che si ostinano a chiamare Juventus F. C. possa essere diverso da quello di una tonica Sampdoria o di una frizzante Udinese. Niente di male, per carità. C’è di peggio nella vita... Ma se parliamo di Juventus, be’ la Juventus è un’altra cosa. Un’altra cosa che ora non c’è più, scomparsa con la morte di Gianni e Umberto Agnelli. Addio Giuve. Non ti hanno nemmeno dato l’onore delle armi, magari cedendo tutti i calciatori a una sola squadra in modo da far continuare altrove il mito di questi anni. A scanso di equivoci hanno preferito rinforzare gli avversari di una vita, compresi i miserabili indossatori di scudetti altrui. Il caravanserraglio di amministratori francesi col nome da difensori scarsi dell’Inter, di esperti di tennis, di allenatori di pallavolo, di campioni bolliti e di dirigenti col doppio cognome ha scelto consapevolmente di liquidare la più formidabile squadra di calcio degli ultimi vent’anni, riducendola a un distributore automatico di campioni pronto a colmare le lacune tecniche delle migliori squadre del continente, più l’Inter che dell’aggettivo “migliore” non sa nemmeno come si faccia lo spelling.

Non resta che mostrare voglia di dimettersi da tifosi bianconeri, finché sorte non ci separi da questi inenarrabili Moratti-senza-soldi che ci sono capitati tra i piedi. Non resta che seguire l’esempio di Capello, Cannavaro, Zambrotta, Thuram, Emerson, Mutu, Viera, Ibrahimovic e, spero, anche di Buffon, Trezeguet e Camoranesi. Fossi in Deschamps, me ne andrei di corsa prima del disastro. Questi campioni che sono scappati, o che presto se ne andranno, non sono affatto traditori, né mercenari, tantomeno professionisti senza cuore. Sono persone sane di mente che hanno capito per tempo il progetto funerario di Camogli Gigli o come si chiama il simpatico signore addetto alla liquidazione che tanto piace a quel giornale della City che da anni non ne azzecca una nei settori di sua competenza, figuriamoci quando affronta la scienza calcistica. Il rammarico è che questa liquidazione non sia avvenuta per causa di calciopulitopoli, cioè di quella bufala gettata in pasto ai babbei che leggono la Gazzetta sui banconi dei bar dello sport e si ritrovano con un’erezione ogni volta che compare Pistocchi alla moviola.
 

E’ davvero un gran peccato che non abbia prevalso la linea forcaiola di Borrelli-Palazzi, quella che avrebbe voluto sbattere i campioni d’Italia in serie C per manifesta superiorità, ovvero i nove campioni del mondo delle ultime tre edizioni mundial più Ibra e il pallone d’oro Nedved a fare undici. Ci avesse chiuso bottega Guido Rossi sarebbe stato molto più dignitoso, quasi motivo d’orgoglio. Avremmo potuto denunciare il colpo di stato, far valere l’inconsistenza delle accuse e avremmo potuto indicare uno per uno i reali poteri forti del calcio, quelli che non sono entrati in calciopulitopoli malgrado il passaporto per accedervi fosse stranamente in regola, e anche quelli che ne sono usciti più o meno immacolati. Fosse stato un complotto esterno contro la Juventus, a Torino si sarebbero difesi invece di dire prego-accomodatevi-eccovi-gli-scudetti-eccovi-i-campioni-grazie-mille-se-ci-date-la-B-purché-con-forte-penalizzazione. Non fossero stati loro stessi a perseguire scientemente la liquidazione e la retrocessione e l’umiliazione, sarebbero stati i primi a rimboccarsi le maniche, magari avrebbero restituito un po’ di quei quattrini sottratti dalla quotazione in Borsa e si sarebbero attrezzati per fare un mazzo così a tutti quanti, senza perdere un calciatore e senza rafforzare gli avversari diretti. Invece è successo il contrario.
 

E tutti a credere alla favoletta che la penalizzazione comporta dolorosi e necessari ridimensionamenti, che guarda caso non ci sono stati né al Milan né alla Fiorentina e nemmeno alla Lazio. E nessuno a ricordare che la Juventus odierna non ha perso nemmeno un euro tra sponsor e diritti tv. Nemmeno uno, visto che il popolo juventino è sempre qui. L’unica grave perdita è la Champions League per due anni, ma sarebbe bastato difendersi – come ha fatto il Milan – per riottenerla. L’altra balla è che una società di calcio non possa fare nulla per trattenere un giocatore che vuole andare via. Ah, sì? A Della Valle sono bastati cinque minuti netti per far capire a Luca Toni chi paga e chi comanda. Dimissioni pro tempore da juventino, dunque, per non rendersi complici del misfatto. Non un uomo, non un soldo, nessun alibi per i liquidatori della Juventus, pronto perfino ad accollarmi la pena accessoria di avere molti weekend liberi nei prossimi anni. E’ fin troppo umiliante dover ricordare la sequela di scelte bizzarre, di comportamenti comici e di decisioni folli del nuovo corso torinese. L’unica spiegazione alternativa al trattamento sanitario obbligatorio, cioè al manicomio, è la precisa volontà di far cassa e di rendere i bilanci meno pesanti per un eventuale acquirente. Speriamo che arrivi davvero un nuovo proprietario e che arrivi presto. "Aridatece la Triade"

   

Nedved, squalifica confermata.

Nessuno sconto alle 5 giornate inflitte al bianconero.

Il reclamo è stato respinto. Deschamps: "Deve calmarsi".

 

 

Era soddisfatto l’avvocato Luigi Chiappero. Lasciando la sede della Lega Calcio a metà mattina dimostrava un certo ottimismo circa la riduzione della squalifica di Pavel Nedved. Forse i giudici della Disciplinare l’avevano illuso che potesse arrivare uno sconto sulle cinque giornate inflitte al ceco. Il reclamo, invece, è stato respinto. Secondo l’avvocato Stefano Azzali e i suoi collaboratori, «le argomentazioni difensive addotte dalla reclamante sono in contrasto con le affermazioni riportate nel referto del direttore di gara, che sono fonte di prova privilegiata». In sostanza dopo la prima ammonizione (1 giornata automatica perchè diffidato), il fallo commesso da Nedved è stato un episodio di «gioco violento» e «volontario» (2 giornate). La successiva reazione di Pavel è stata definita «minacciosa», il pestone dato a Farina «volontario» (altre 2 giornate). Morale: pur apprezzando il comportamento di ravvedimento di Nedved, nessuna possibilità di sconto. La Juventus, molto morbida dopo la sentenza di primo grado, non ha gridato allo scandalo neppure dopo il secondo ceffone. Per lasocietà ha parlato il ds, Alessio Secco: «Siamo molto contrariati perchè confidavamo in una riduzione della squalifica, che continuiamo a considerare eccessiva. Per questa ragione faremo ricorso alla Commissione d’Appello federale».
Deschamps c’è rimasto male, ma ha sgridato Nedved: «Al di là del fallo che ci stava, non ho visto intenzionalità sul pestone all’arbitro. Pavel deve calmarsi, a volte vuole strafare anche in allenamento. Io non posso cambiarlo, ogni tanto esagera».

   

Juve, nessuno vede il gol,

e neanche il rigore al Bologna.
Pressoché unanimi i giornali italiani nel valutare

come gol-fantasma la rete di Zalayeta.

Solo il Corriere della Sera dà la sufficienza all'arbitro Messina

   
MILANO, 20 dicembre 2006 - "Juve, non così" titolava stamattina la Gazzetta dello Sport. Sottolineando "i bianconeri vincono a Bologna con un gol irregolare di Zalayeta". Voto all'arbitro Messina: 4,5. Una lettura pressoché unanime da parte dei quotidiani italiani che vi proponiamo in una rapida carrellata, iniziando dalle due testate torinesi:


LA STAMPA - "Juve al veleno: vince con un gol contestato di Zalayeta". E nell'articolo l'inviato Fabio Vergnano commenta: "Tre punti insperati a capo di una partita brutta e nervosa, sulla quale pesano le decisioni dell'incerto abitro Messina. Un rigore negato al Bologna, un gol molto fantasma segnanto da Zalayeta e per gionta propiziato da un fallo di mano della stessa punta juventina". Voto all'arbitro: Messina 5.


TUTTOSPORT - Così in prima pagina: "Angeli, è per voi: un gol fantasma per battere il Bologna e onorare Ale e Ricky". All'interno sopra la testata di cronaca: "La Juve è vera, il gol chissà: il tiro di Zalayeta non sembra superare la linea. Al Bologna manca pure un rigore". Voto: Messina 4.5


CORRIERE DELLO SPORT - "Scandalo a Bologna: rigore negato ai rossobù, gol fantasma con fallo di mano perla Juve". Scrive l'inviato Luciano Bertolani: "Ancora una volta non sono state due squadre le protagoniste di una partita di calcio, ma un arbitro (stavolta della vecchia guardia) che ha determinato il risultato con decisioni cervellotiche, allucinanti. Arbitro: Messina 3.


CORRIERE DELLA SERA - "Zalayeta dà una mano alla Juve: l'uruguaiano stende il Bologna con un gol contestato: bianconeri in vetta". Scrive l'inviato Roberto Perrone: "Due questioni. La prima: il controllo di Zalayeta sul lancio di Balzaretti è sospetto, mezza spalla, mezzo braccio, poca chiarezza. La seconda: il pallone colpisce la traversa e rimbalza nettamente fuori, ma poi prende un giro strano e l'impressione è che oltrepassi la linea. Vista e rivista i dubbi restano più legati alla prima situazione che alla seconda". Arbitro: Messina 6.


LA REPUBBLICA - "La Juve va, ma con un gol fantasma: a Bologna rete dubbia di Zalayeta. Cobolli: Mi dispiace...". Scrive Simone Monari da Bologna: "Il gol che ha deciso l'incontro, segnato da Zalayeta al 28' della ripresa con un dubbio controllo di spalla, è di quelli fantasma che vanno tanto di moda". Arbitro: Messina 4.


QN - IL GIORNO - "Juventus, gol fantasma per sbiancare il Bologna. Zalayeta al 27' della ripresa: Messina convalida". Arbitro: Messina: 4,5


IL MESSAGGERO -"Juve, i soliti fantasmi: bianconeri in testa, ma il pallone del gol non varca la linea"
L'UNITA' - "Gol fantasma, la Juve passa al Dall'Ara: convalidata la rete di Zalayeta, ma la palla non supera la linea".

 

 

Il dolore dei tifosi dell'Olimpico alla notizia

della morte dei due giovani calciatori della Juventus.

“Oggi trovo stupendo che un campionato di

calcio si fermi per la scomparsa di due ragazzi”.

 

 

Il messaggio comparso allo Stadio

È un esodo lento, carico di tristezza. Teste basse, i tifosi della Juve abbandonano l’Olimpico a fatica, quasi volessero partecipare a un lutto che con i minuti diventa collettivo. Tanti sono ragazzi, come i due giovani calciatori morti a Vinovo. Stessa età, medesima passione. Se ne restano lì, fuori dallo stadio. In silenzio, quasi fosse una veglia. «Abbiamo visto le squadre interrompere il riscaldamento - raccontano Cesare Tagliaferro e Matteo Stucchi, 18 anni -. Poi è arrivata una chiamata da casa, parenti che stavano guardando la tv e avevano sentito la notizia». Molti, però, già sapevano. La voce aveva cominciato a circolare in curva verso le 20,30. «Qualcuno ha iniziato a dire che non si sarebbe giocato - racconta Paola, la sciarpa ancora avvolta intorno al collo -. Si parlava della morte di Regazzoni, ma sembrava strano. Alla fine si è saputo dei due ragazzi. Che tristezza».
Qualcuno pensa alla partita sfumata, alla decisione di non giocare il match. «La notizia si è sparsa appena siamo usciti dallo stadio – dice Marco Liore -. Quello che mi chiedo è perché si sia aspettato tanto per prendere questa decisione». La tempistica lascia perplessi: «Mi sono fiondato di corsa da Milano – dice Ivan Fulco -. È giusto non giocare, ma non potevano deciderlo prima?». Se ne vanno lenti, le bandiere attorno al corpo. Qualcuno non è neanche entrato, come l’assessore regionale Gianni Oliva. «Ero in ritardo, stavo entrando con i miei figli ma la gente usciva in silenzio. Ci hanno spiegato cos’era successo, è stato tremendo, anche perché mio figlio Gabriele conosceva Ferramosca, uno dei due ragazzi morti». Qualcuno intona un coro, uno di quelli che la curva scandisce durante le partite, come per farsi coraggio. «Una roba terribile – dice Guido Mottino –. Hanno fatto bene a non giocare. In questa Juve ci sono molti giovani, magari, conoscevano di persona i ragazzi morti». Tristezza e ricordi personali si mescolano. Luca Talarico allo stadio non è neppure arrivato. Il padre l’ha informato per telefono: «A me è morto un fratello di 19 anni in un incidente stradale. Oggi trovo stupendo che un campionato di calcio si fermi per la scomparsa di due ragazzi». Ma c’è anche chi cede alla stupidità. Anche stavolta. I tifosi del Cesena sfilano lungo la grata che li porta ai pullman parcheggiati dietro la curva Maratona. Volano insulti e minacce reciproche. Tommaso, Marco e Michael, tre sedicenni, si abbottonano il giubbotto per bene, scuotono la testa e s’incamminano verso casa.

   

Il sogno è diventato un incubo. Per Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, infatti, essere riusciti a mettersi la maglia della Juventus era il massimo. Alessio, centrocampista, ce l’aveva fatta da pochi mesi: questa era la sua prima stagione in bianconero, dopo anni a sudare con la maglia dell’Atletico Mirafiori che ha i campi non lontano dal nuovo centro della Juve. L’aveva visto costruire pezzo dopo pezzo, il nuovo campo di allenamento juventino. E spesso aveva ripetuto: «Un giorno ci giocherò». Riccardo, invece, era a Torino da due anni, e domani ne avrebbe compiuti diciasette, come Alessio. Portiere, era di Castelfiorentino, sulle colline che stanno fra Firenze e Siena. Aveva giocato per anni nella squadra del paese poi s’era convinto per la grande sfida, tentando un provino con l’Empoli. Nemmeno il tempo di sapere se era andato bene o male: la Juve aveva deciso di portarlo a Torino, quindicenne. L’anno passato aveva giocato la finale Allievi contro la Fiorentina. Insomma, stava viaggiando forte. Anche a scuola, prendendo a calci l’immagine dello sportivo deficiente. Macché: «Riccardo era bravo a scuola - ricorda Manuela, la migliore amica che frequenta con lui la quarta C dell’Itc Maxwell di Nichelino - il più bravo della classe». Il professore di elettronica lo adorava. Intorno aveva pure molte ragazze: «il toscanaccio bello», lo chiamavano, prendendolo in giro. Ma mica tanto. Piaceva: per la maglia della Juve e per quei capelli lunghetti che gli davano tanto l’aria da portiere. Correva forte anche Alessio, detto Alex, uno col quale diventavi amico pure se non volevi. Era nello spogliotoio della «Berretti» da appena tre mesi e aveva già legato con tutti. Soprattutto con Riccardo. Il portiere e il centrocampista. «Era un grande - racconta un suo amico - arrivato ieri sera fuori dai cancelli di Vinovo - venire a giocare con la Juve era il suo sogno. E ce l’aveva fatta». Ieri sera avrebbe dovuto festeggiare il Natale con i vecchi amici dell’Atletico Mirafiori. Poi la telefonata a Luciano, il papà di Alessio. «L’ho visto giocare chissà quante volte - ha raccontato un amico del papà - ed aveva la stoffa del centrocampista. Visione di gioco, passaggio. Doveva solo un po’ farsi fisicamente». Il resto, sono lacrime.

 

 

Morire annegati per recuperare un pallone. Assurdo.

CHOC A TORINO, BIANCONERI IN LUTTO.

Due giovani "Beretti",Alessio Ferramosca e Riccardo Neri,

annegano nel vascone del centro dopo l'allenamento.

RINVIATA LA PARTITA JUVENTUS-CESENA.

 

 

Alessio Ferramosca-Riccardo Neri

Sono morti annegati, dopo essere scivolati in un laghetto artificiale, inseguendo quel pallone che, fino a ieri, rotolava insieme ai loro sogni. Riccardo Neri, toscano, e Alessio Ferramosca di Torino, entrambi diciassettenni, portiere e centrocampista, hanno appena finito l’allenamento della squadra «Berretti» della Juventus, nel nuovo centro sportivo di Vinovo, a una quindicina di chilometri dal capoluogo piemontese, proprio davanti all’Ippodromo.
Sono passate le 17 e 30, quando i compagni s’infilano negli spogliatoi: loro no, c’è ancora il tempo per fare due tiri. Non siamo ai giardinetti, ma la passione è la stessa. E i due ne avevano tanta. Passano i minuti, troppi, tanto che gli altri cominciano a preoccuparsi. Sono le 18 e 30. Si chiedono dove possono essere finiti, anche perché inizia a fare molto freddo. Un freddo umido che rende viscida l’erba. Quel che è successo potrà essere ricostruito esattamente solo dai rilievi dei carabinieri, perché nessuno ha assistito alla tragedia. Presumibilmente i due si sono avvicinati all’acqua per recuperare un pallone, finito lì dentro per un tiro sbilenco. Il bordo è scivoloso: Neri, uno dei due ragazzi cade nell’acqua, Ferramosca tenta di aiutarlo. O forse cadono entrambi. Sono stati risucchiati dal bordo, scivoloso, fatto di teli di plastica. La fossa è profonda quattro metri e la temperatura dell’acqua, a contatto con i corpi sudati, è tremenda.

   

I parenti dei giovani calciatori

Sono morti annegati, dopo essere scivolati in un laghetto artificiale, inseguendo quel pallone che, fino a ieri, rotolava insieme ai loro sogni. Riccardo Neri, toscano, e Alessio Ferramosca di Torino, entrambi diciassettenni, portiere e centrocampista, hanno appena finito l’allenamento della squadra «Berretti» della Juventus, nel nuovo centro sportivo di Vinovo, a una quindicina di chilometri dal capoluogo piemontese, proprio davanti all’Ippodromo.
Sono passate le 17 e 30, quando i compagni s’infilano negli spogliatoi: loro no, c’è ancora il tempo per fare due tiri. Non siamo ai giardinetti, ma la passione è la stessa. E i due ne avevano tanta. Passano i minuti, troppi, tanto che gli altri cominciano a preoccuparsi. Sono le 18 e 30. Si chiedono dove possono essere finiti, anche perché inizia a fare molto freddo. Un freddo umido che rende viscida l’erba. Quel che è successo potrà essere ricostruito esattamente solo dai rilievi dei carabinieri, perché nessuno ha assistito alla tragedia. Presumibilmente i due si sono avvicinati all’acqua per recuperare un pallone, finito lì dentro per un tiro sbilenco. Il bordo è scivoloso: Neri, uno dei due ragazzi cade nell’acqua, Ferramosca tenta di aiutarlo. O forse cadono entrambi. Sono stati risucchiati dal bordo, scivoloso, fatto di teli di plastica. La fossa è profonda quattro metri e la temperatura dell’acqua, a contatto con i corpi sudati, è tremenda.

   

Passano altri minuti, forse decisivi. Perché fuori è buio e i due non si trovano: la vigilanza interna della Juve decide così di accendere l’illuminazione, simile a quella di uno stadio. Sembra giorno. Ma bisogna cercare bene: così viene trovato un paio di guantoni, a pochi passi dall’acqua. Solo alle 20.17 scatta l’allarme e la corsa di ambulanze e vigili del fuoco: sono i sommozzatori a recuperare i due corpi. Sono in condizioni di letale ipotermia. Vengono tentate le prime cure col primo intervento sul posto: poi i ragazzi vengono caricati sulle ambulanze che, scortate dalle sirene delle gazzelle dei carabinieri, corrono alle Molinette e al Cto. Fuori dai cancelli di Vinovo si raduna una piccola folla. Dentro si disperano i parenti dei ragazzi. Luciano Ferramosca, il papà di Alessio, è stato uno dei primi ad arrivare: è presidente della polisportiva Atletico Mirafiori, che dista appena una ventina di minuti in auto. «Sto correndo a Vinovo - ha detto al telefono a un amico - mi hanno detto che è successo qualcosa di grave». Quando glielo dicono, ormai dentro, si mette a imprecare. Piangono tutti: i giovani amici dei due, la moglie di Frison, l’allenatore dei portiere, che ieri era con la squadra «Berretti» insieme con Maurizio Schincaglia, l’allenatore. In lacrime decine di ragazzi e ragazze. Altri parenti arrivano alla spicciolata: qualcuno viene fatto entrare nel centro. Continuano ad arrivare gli investigatori: di lavoro ce ne sarà da fare molto. Arriva anche John Elkann, vicepresidente della Fiat, mentre la Juve ha appena rinviato la partita contro il Cesena. A tarda sera il centro è ancora illuminato a giorno, compreso il laghetto, il punto oscuro della tragedia. E’ un semplice invaso che raccoglie anche l’acqua piovana e che viene utilizzata per annaffiare i campi. Sta a fianco del campo numero quattro del centro sportivo, con dimensione rispettabili: cinquanta metri per quaranta. Attorno c’era una rete che, chissà perché, non è bastata per evitare una tragedia.

I commenti dei tifosi:

Adesso basta! Cinque giornate a Nedved.

Vergognosa decisione del giudice sportivo su delirante denuncia di Farina.

Sarebbe ora che il dottor Cobolli Gigli cominciasse a fare gli interessi della Juventus,

visto che sin dal suo insediamento ha fatto l'esatto contrario.

 

 

Soltanto ieri il presidente Giovanni Cobolli Gigli aveva negato l'esistenza di qualsiasi dossier arbitrale che potesse avvalorare la tesi di un complotto, o quantomeno di un accanimento dei direttori di gara nei confronti della Juventus. "Dobbiamo continuare a esercitare le funzioni critiche, ma bisogna cercare di dare una mano alla classe arbitrale - aveva detto -. In tutto questo periodo gli arbitri sono stati molto rigorosi, più severi che indulgenti con noi, ma il fatto che la societa si voglia ufficialmente lamentare, o che stia costruendo dei dossier, lo smentisco nella maniera più assoluta. Una delle regole da noi adottate con il codice etico che ci siamo dati è quella di fare sport. Se ci scagliamo contro gli arbitri non si aiuta questa categoria a crescere e maturare nei tempi piu` brevi possibili". Il pacifismo di Cobolli Gigli però, evidentemente, continua a non pagare, dal momento che stamane il giudice sportivo ha inflitto 5 giornate di squalifica a Pavel Nedved, sulla base di un referto arbitrale che sembra frutto della fervida fantasia del signor Stefano Farina di Novi Ligure, che aveva già dato prova della sua immensa creatività inventandosi di sanapianta il rigore a favore della sua squadra del cuore, il Genoa. Il centrocampista ceko della Juventus era stato cacciato nei minuti finali della gara di Marassi in seguito ad un normalissimo fallo di gioco e niente lasciava presagire una stangata di questa portata.
 

   

Poi, a sorpresa, è arrivato il comunicato diffuso dalla Lega Calcio: secondo il giudice sportivo Nedved si è reso protagonista di «proteste nei confronti degli Ufficiali di gara». Inoltre, «già diffidato (Quarta sanzione)», «al 7° del secondo tempo» ha «calpestato volontariamente la caviglia di un avversario». Alla fine, «all'atto della consequenziale espulsione», ha «rivolto all'Arbitro, con atteggiamento provocatorio, una frase irriguardosa, calpestandogli un piede, senza conseguenze lesive». Farina, in pratica, ha denunciato Pavel per "duplice tentato omicidio" ed "oltraggio a pubblico ufficiale". Peccato che le sue accuse non siano suffragata da alcuna prova. Nessuna delle telecamere puntate sul campo ha immortalato il presunto pestone del "Leone di Cheb". E pensare che tra Sky, Mediaset e operatori vari lo stadio Marassi di Genova sembrava la casa del Grande Fratello. Alla fine hanno avuto ragione i tifosi bianconeri, i quali alla vigilia della gara con il Genoa avevano avanzato dubbi e sospetti circa l'ambigua designazione di Farina, che pur essendo ufficialmente affiliato alla sezione arbitrale di Novi Ligure, è nato nientemeno che a Genova. Ma guarda un po' che combinazione. E il fischietto cresciuto a pane e pesto non ha fatto nulla per nascondere i propri natali, anzi. Oltre al rigore regalato ed all'espulsione comminata a Pavel, si è premurato di distribuire chirurgicamente anche due cartellini gialli a Balzaretti e Birindelli, anch'essi squalificati per una giornata.

   

Non pago della mattanza in campo, si è sfogato anche con gli uomini della panchina bianconera, finiti sul libro nero del giudice sportivo per aver protestato contro l'arbitro o i suoi assistenti. Il diritto alla protesta dovrebbe essere uno dei capisaldi della democrazia, ma non per il dittatore Stefano Farina. Così hanno pagato dazio anche Michelangelo Rampulla, allenatore dei portieri, con un turno di squalifica e 3.000 euro di ammenda; Giancarlo Corradini, vice allenatore con un ammonizione e 2.000 euro di ammenda; e infine Aldo Esposito, fisioterapista della Juve e della nazionale con un ammonizione e 2.000 euro di ammenda.
L'accanimento nei confronti della Juventus è ormai lapalissiano, tra rigori negati, gol annullati e sviste varie catalogate alla voce "buona fede". Non c'è indulto che tenga per la squadra bianconera, che dopo essere stata condannata alla serie B senza lo straccio di una prova deve ancora subire le angherie di chi occultamente controlla, manovra e comanda il mondo del calcio. Ha detto bene Buffon, pochi giorni fa: "Quando c'è troppa voglia di fare giustizia si creano inevitabilmente ingiustizie". Sarebbe ora che il dottor Giovanni Cobolli Gigli cominciasse a fare anche gli interessi della Juventus, visto che sin dal suo insediamento ha fatto l'esatto contrario: ha gestito alla grande la campagna rafforzamenti dell'Inter, ha difeso a spada tratta Guido Rossi, ha più volte elogiato pubblicamente Moratti, ha demolito e venduto a pezzetti il monolitico gruppo che ha conquistato gli ultimi due scudetti e, dulcis in fundo, ha rinunciato a ricorrere al Tar, escludendo dal campionato di Serie A la sua squadra, nonchè la principale antagonista dei nerazzurri negli ultimi dodici anni. Esimio Cobolli, non è certo distribuendo portachiavi e spillette bianconere che si fa il bene della Juventus.
 

MAXI SQUALIFICA DI 5 GIORNATE.

Nedved bastonato: «La società non può farsi prendere

per i fondelli ogni settimana. E’ incredibile che Zidane abbia

preso tre giornate per una testata che ha visto tutto il mondo e lui cinque.

 

 

Cinque giornate di squalifica a Pavel Nedved. Non è un record, ma il ceco entra comunque nel gruppo dei più cattivi di sempre. Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha bastonato il centrocampista della Juventus, espulso venerdì scorso a Genova dall’arbitro Farina «per avere al 47’ del secondo tempo calpestato volontariamente la caviglia di un avversario e per avere altresì, all’atto dell’espulsione, rivolto all’arbitro, con atteggiamento provocatorio, una frase irriguardosa, calpestandogli un piede senza conseguenze lesive». La Juventus è furibonda, ma si è imposta il silenzio. Affida le uniche frasi alla home page del sito internet dove si legge che «si ritiene eccessiva la sanzione inflitta dal giudice sportivo». La prossima settimana il legale della società, avvocato Luigi Chiappero, presenterà ricorso per via ordinaria. Si tenterà di ottenere una riduzione, anche se le immagini di Sky che confermano il pestone di Nedved a un allibito Farina, diminuiscono la possibilità di avere uno sconto della pena. Se venisse tutto confermato, Pavel rientrerebbe il 20 gennaio nella partita casalinga con il Bari. Deschamps è sconcertato: «Non me l’aspettavo, ma prima di parlare ci penso dieci volte». Qualcosa aveva detto a Farina subito dopo la partita entrando nello spogliatoio dell’arbitro a Marassi. Ma è stato gelato dalla risposta del direttore di gara di Novi Ligure, ora appartenente alla sezione di Roma: «Ho arbitrato benissimo» gli ha detto Farina troncando sul nascere ogni voglia di ribattere da parte del tecnico bianconero.

Inutile sottolineare come il centrocampista sia distrutto e furente. La sensazione è che avrebbe gradito una presa di posizione più netta da parte del suo club che, fedele al new deal che impone fair play a ogni costo, non parla. Pavel ha violato in parte la consegna del silenzio e ha detto: «Allora posso anche smettere di giocare a calcio. Non ricordo neppure di aver pestato un piede a Farina, se l’ho fatto è stato in modo involontario». Poi ha composto il numero del suo procuratore, Mino Raiola, e si è sfogato. Il manager, che Pavel divide con Ibrahimovic, è convinto della buona fede del suo assistito: «I dirigenti si sono imposti la linea della simpatia, ma questa non è più giustizia e bisogna intervenire. Sono d’accordo con quel che pensa Pavel: è incredibile che Zidane abbia preso tre giornate per una testata che ha visto tutto il mondo e lui cinque per un involontario pestone. E ha aggiunto di non aver assolutamente offeso Farina con delle parolacce». Secondo Raiola, la Juve dovrebbe uscire allo scoperto: «La società non può farsi prendere per i fondelli ogni settimana. Questi ragazzi sono andati in B in silenzio, ma Pavel si sta stufando di essere preso in giro. Questa è un’ingiustizia sportiva enorme, mi pare ci sia una confusione a livello federale che preoccupa. Non so se ci sia una legge in proposito, ma faranno perdere cinque giornate di lavoro a Nedved, che potrebbe anche chiedere i danni». La sensazione di sentirsi perseguitati è molto diffusa nel gruppo bianconero. A Genoa Buffon ha rilevato che «non possiamo scontare le colpe del passato in eterno». Ieri Zebina ha aggiunto: «C’è nell’ambiente la voglia di farci pagare ancora».

Cobolli prenota la Champions «La Juve la vincerà tra 2 anni».

Musica per le orecchie del tifo bianconero,

rimasto spaesato quando Blanc aveva ipotizzato cinque anni

per arrivare ai vertici del calcio italiano e internazionale.

Del Piero: «Non smetto, rilancio la Juve».

 

 

L'obiettivo è ambizioso: vincere campionato e magari Champions League con una Juve giovane e magari fatta in casa. Stile Arsenal, insomma. Giovanni Cobolli Gigli, presidente della società, lo ha detto alla videochat di gazzetta.it: «Cercheremo di schierare una squadra il più possibile italiana. Lo abbiamo già fatto in passato; non abbiamo mai schierato 11 stranieri. Il mio augurio è quello di portare in prima squadra, come già succede quest'anno, tanti giovani del vivaio». La strada è tracciata: Paro e Marchisio faranno da apripista per altri talenti nostrani, ammesso che ce ne siano e si dimostrino all'altezza. «La finale di Champions nel 2009 a Roma? Parteciparvi non è soltanto un sogno, ma per ora pensiamo a vincere la B. Non potremo mantenere sempre questo ritmo, qualche momento difficile arriverà. Poi il prossimo anno, in serie A, troveremo avversarie agguerrite che ci renderanno dura la vita: il nostro obiettivo sarà comunque quello di vincere lo scudetto o di arrivare in zona Champions. In questa competizione la Juve ha sempre fatto fatica: vincere non può che essere l'obiettivo della Juve».
Musica per le orecchie del tifo bianconero, rimasto spaesato quando l'amministratore delegato della società, J.C. Blanc, aveva ipotizzato cinque anni per tornare a vedere la Signora ai vertici del calcio italiano e internazionale. A questo punto, non resta che attendere: se Cobolli Gigli si è esposto in questa misura - dando anche un seguito alle parole di Deschamps e Del Piero - significa che davvero la proprietà ha intenzione di tornare a investire in tempi brevi nonostante il bilancio non possa al momento essere florido.
 

«Per chi farei follie? Se non dovessi badare a spese, direi Ronaldinho - ha ammesso Cobolli Gigli -. Però dico subito che non lo compreremo mai. Un giocatore così sarebbe piaciuto anche all'avvocato Agnelli. Tornando a noi, ammetto di avere sofferto nell'era capelliana quando vedevo Del Piero in panchina: l'infortunio del capitano ora permetterà a Bojinov di sfogare la sua voglia di calcio. Il bulgaro può essere un giocatore importante per il nostro futuro, così come potrebbero esserlo Camoranesi e Trezeguet: hanno abbracciato il progetto in ritardo rispetto agli altri nomi noti, ma ora si divertono. Dobbiamo arrivare in serie A, poi discuteremo per farli rimanere».
Diverso il discorso per Nedved, il cui contratto scadrà nel 2008: «Se deciderà di proseguire la sua carriera - e secondo me dal punto di vista atletico può giocare ancora a lungo - lo farà sicuramente alla Juve». Una Juve dove non c'è più spazio per Moggi e Giraudo: «Come vedo Moggi opinionista televisivo? Preferisco non sentire Giraudo, apprezzo il suo silenzio. Bettega? Fa parte della storia della nostra società, non c'entrava nulla con lo scandalo, insieme abbiamo deciso di continuare a lavorare insieme: non fa più parte del Consiglio di Amministrazione proprio perché volevamo far capire a tutti di avere voltato pagina».
 

Del Piero, per caso sta pensando di smettere?
«No. Compio 32 anni, il mio contratto scadrà a giugno 2008 e ho intenzione di proseguire anche dopo». Con la Juventus? «Possibilmente sì. Ma non è questo il momento per parlarne». J.C. Blanc, amministratore delegato della società, ha detto che ci vorranno cinque anni per tornare a vedere la Juve competitiva ai massimi livelli: concorda con questa tesi? «No. La base è buona, i giovani ci sono: basterebbe soltanto un piccolo sforzo da parte degli azionisti per permetterci di tornare ai massimi livelli». C'è chi sostiene che questa Juve non sia tanto inferiore all'Inter.
«Onestamente non lo so. Guardando le altre squadre in tv, non mi sembrano poi così distanti da noi: ma sono discorsi che non portano da nessuna parte». Si aspetta di essere coinvolto nella costruzione della Juve futura? La Roma, per esempio, ha coinvolto Totti. «Se i dirigenti vorranno fare una chiacchierata con me, sarò più che lieto di esporre le mie idee: è già successo».
E se non vi trovaste d'accordo? «Il mio mestiere è ancora quello del calciatore».
Le potrebbe venire voglia di cambiare aria.
«Ne parleremo tra qualche mese, se il caso».
Quante volte è stato vicino a dire addio alla Juve? «Tre. Dopo la vittoria della Champions League nel 1996, sembrava che la società fosse vicina a un accordo con il Newcastle. Poi, l'anno dopo il grave infortunio al ginocchio, Infine, nell'era Capello».
Se non fosse diventato calciatore, cosa avrebbe fatto Del Piero? «Forse il camionista, visto che mi piace viaggiare. O il cuoco, dal momento che adoro mangiare bene. O magari l'elettricista: era il lavoro di mio padre».
Non ha paura del declino? «No, perché mi diverto e mi rendo conto di essere ancora protagonista: anche se c'è chi mi vede in fase calante da 6-7 anni. Io però so giudicarmi da solo». Donadoni come la giudica? «Se andrò in Nazionale, glielo chiederò». Vedrebbe bene Lippi al Milan? «Meglio l'estero».
 

   

il prossimo Pallone d`oro sara` Gigi Buffon.

Gigi Buffon nelle votazioni chiuse lunedi`

sera avrebbe superato Thierry Henry,

( secondo ai Mondiali e vice-campione d`Europa con il suo club, dietro al Barcellona),

e Fabio Cannavaro,

 

 

Secondo indiscrezioni trapelate direttamente da Parigi, il prossimo Pallone d`oro sara` Gigi Buffon. Dopo l`anticipazione di martedi` data da `Tuttosport`, mercoledi` si sono moltiplicate le fonti che propendono per lui. Sarebbe proprio il 28enne portiere di Carrara il prossimo vincitore del premio piu` prestigioso del calcio mondiale, assegnato ogni anno dalla rivista francese France Football dopo una votazione che coinvolge un giornalista specializzato per ogni Paese con una Federazione calcistica affiliata all`Uefa. Del resto Buffon aveva gia` ricevuto una `investitura `ufficiale` da parte di uno che di Palloni d`oro in carriera ne ha vinti ben tre, oltretutto consecutivi tra 1983 e 1985, Michel Platini. A favore di Buffon, oltre al Mondiale vinto in Germania e ai successi con la Juventus, il fatto di aver optato in estate per un `bagno d`umilta`` scendendo in serie B con la squadra bianconera, condannata alla retrocessione dopo i processi su `Calciopoli`. Questa potrebbe diventare la chiave per vedere premiato con il Pallone d`oro, il prossimo 27 novembre a Parigi (diretta su Canal Plus), il secondo portiere nella storia dopo il 1963, anno del sovietico Lev Yashin.
Gigi Buffon nelle votazioni chiuse lunedi` sera avrebbe superato Thierry Henry, attaccante francese e dell`Arsenal (secondo ai Mondiali e vice-campione d`Europa con il suo club, dietro al Barcellona), e Fabio Cannavaro, difensore del Real Madrid. A sfavore di quest`ultimo, `sponsorizzato` anche da Fabio Capello, avrebbero giocato alcune prestazioni non proprio entusiasmanti da quando e` in Spagna. Buffon, premiato il 9 luglio 2006 all`Olympiastadion di Berlino come miglior portiere del Mondiale (premio Yashin, guarda caso...), sarebbe il quinto italiano nella storia (compreso l`italo-argentino Omar Sivori) a vincere il Pallone d`oro.

   

Cassano al Napoli?

Lo chiede la piazza. Sono in tanti a rivedere in Cassano un piccolo Maradona. .

''Antonio Cassano e' un giocatore da Napoli''

dice il tecnico Enzo Montefusco.

Parlano Montefusco, Ventura, Porzio e Mario Merola

La lite con Capello, il castigo del Real Madrid, segno di un amore mai sbocciato e forse gia' finito, le scuse a Totti e alla Roma. L'avventura di Antonio Cassano in Spagna sembra gia' al capolinea e il talento barese lancia un appello per tornare a giocare in Italia. Ma dopo tante promesse non mantenute e ripetuti colpi di testa a questo punto chi vorrebbe in squadra il 'pentito' Cassano? Non la Roma, dove tornerebbe anche ''a piedi'', ma che non dimentica le offese e il cui silenzio e' piu' eloquente di una risposta. Parla soltanto Luciano Spalletti e per il tecnico giallorosso Cassano rappresenta ''il passato''. ''Sono tanti i giocatori che vorrebbero venire alla Roma - dice -. Vuol dire che abbiamo lavorato bene in
questi due anni e questa e' la cosa che piu' ci da' soddisfazione. In passato ho detto che non ho saputo gestire certe situazioni che lo
riguardavano e mi fermo lì. Ora ci sono cose più importanti per noi, altrimenti si torna a parlare di situazioni che non ci appartengono,
perchè Cassano e' del Real Madrid''.

Se è gelida la reazione della Roma, calorosa è invece quella di Napoli, e sono in tanti a rivedere in Cassano un piccolo Maradona, sognando che con lui la squadra possa tornare ai vecchi fasti. ''Antonio Cassano e' un giocatore da Napoli'' dice il tecnico Enzo Montefusco. Per l'ex giocatore Gianni Improta il barese ''con le dovute proporzioni, perche' Diego resta unico ed inimitabile, e' un poco come Maradona a cui per l'80% assomiglia per caratteristiche. Per Cassano si sbilanciano anche l'ex olimpionico della pallanuoto Franco Porzio (''sarebbe un ingaggio eccezionale'') e perfino il re della sceneggiata Mario Merola (''bisogna solo farlo giocare e sono certo che lui ricambierà con i gol l'affetto dei 70 mila del San Paolo''). Lo vede bene a Napoli, ma in serie A visto il suo ingaggio, anche l'ex allenatore partenopeo Giampiero Ventura: ''Questa piazza ha sempre amato i giocatori di talento ma un poco bizzarri”.

 

 

Conclusa a Torino l'assemblea degli azionisti della Juventus

che ha deliberato di non intraprendere nessuna causa

contro l'ex direttore generale Luciano Moggi.

Legale Juve: "Eravamo da Serie C".

Si è conclusa a Torino l'assemblea degli azionisti della Juventus che ha deliberato, dopo quasi sei ore di riunione, di non intraprendere per il momento nessuna causa contro l'ex direttore generale Luciano Moggi. E' stato inoltre approvato il bilancio, attualmente in passivo di 36 milioni di euro. Intanto l'avvocato dei bianconeri Cesare Zaccone confida: "Su di noi le carte erano drammatiche, eravamo da Serie C". Giornata importante quella di oggi per il club bianconero. L'assemblea ordinaria degli azionisti ha approvato il bilancio di esercizio al 30 giugno 2006 che si è chiuso con una perdita netta di 36,5 milioni di euro interamente coperta mediante l'utilizzo di riserve disponibili. L'assemblea riunita a Torino ha bocciato invece la mozione proposta dall'azionista Marco Bava che chiedeva di promuovere un'azione di responsabilita' contro tutto il cda precedente a quello attuale. L'Ifil, holding della famiglia Agnelli e azionista di maggioranza della società bianconera, si è detta favorevole al blocco. La riunione ha avuto comunque un clima tutt'altro che sereno con Cobolli Gigli e Blanc bersagli degli azionisti. In particolare, sul banco degli imputati c'è l`avvocato della Juventus che chiese la serie B, ovvero il penalista Cesare Zaccone. "In base alle carte che ho letto io - ha detto l`avvocato - c'era il rischio che la Juventus fosse retrocessa addirittura nella categoria inferiore. Sarebbe stato tragico, avremmo chiuso la serranda. Purtroppo, Moggi e Giraudo hanno commesso cose talmente gravi che non potevamo difenderli". Pronta la risposta del presidente Cobolli sulla questione etica "Non ci importa nulla di essere simpatici, vogliamo essere trasparenti in primo luogo con i nostri tifosi, con i tifosi di tutta Italia - ha detto - le autorità di Stato ci hanno chiesto di rifondare il mondo del calcio. Qualcuno lo dovrà dare questo esempio e noi come Cda, avendo come primo obiettivo quello di vincere tutte le partite, vogliamo portare avanti questo messaggio. Le società di serie B hanno l'atteggiamento di chi comincia ad apprezzare i segnali di eticità nel mondo del calcio". Ad un altro azionista che aveva proposto agli attuali dirigenti di andarsene dalla società, Cobolli Gigli ha risposto: "Non ho francamente intenzione di andarmene perché credo che in questa società si possano fare grandi cose, realizzare ricavi e successi sportivi. Ci auguriamo che qualche abilità e qualche taglio drastico dei costi ci consenta di arrivare ad una situazione di sostanziale pareggio".

   

Sul ruolo dell'ex vice presidente Roberto Bettega, Cobolli ha sottolineato che "ha avuto un ruolo di collaborazione con la società. Ha fatto in modo che le cessioni venissero fatte in modo oculato e a prezzi vicini a quelli di mercato". Blanc, invece, ha sottolineato il ruolo della famiglia Agnelli nel futuro prossimo del club, smentendo qualsiasi ipotesi di disimpegno. "Alla fine del 2006 - ha detto - presenteremo il piano industriale relativo alla Juventus all'azionista di maggioranza, che si è detto disposto, in caso di approvazione, a intervenire".Infine proseguono le grandi manovre in seno alla società: dopo 14 anni lascia il direttore commerciale Romy Gai, che era giunto alla Juventus con la gestione di Antonio Giraudo. A proposito dell'ex ad, è di giovedì la notizia che possiede meno del 2% del pacchetto azionario. "In data 13 settembre - si legge in un comunicato all'assemblea degli azionisti - Giraudo ha comunicato di aver ridotto la propria partecipazione al di sotto della soglia rilevante del 2%". Poi dal 1 novembre, dopo Milan, Inter e Roma, anche il club bianconero avrà la sua televisione tematica: Juventus Channel.

 

ARBITRATO CONI:

JUVE SORRIDE,MILAN PIANGE.

SCONTI A JUVE, LAZIO E FIORENTINA. NO AL MILAN.

Sconto sostanzioso (condonati 8 punti) alla Juventus,

che passa a -9 e quindi a 10 punti in classifica del torneo di serie B.

Sconto sostanzioso, praticamente la metà della penalizzazione, alla Juventus, che passa a -9 e quindi a 10 punti in classifica del torneo cadetto, raggiungendo il Lecce del grande nemico Zeman. Tutto ciò significa sostanzialmente solo una cosa: a giugno 2007 la Juve tornerà al punto da cui è partita, ovvero in serie A. L'arbitrato del Coni dà ragione alle previsioni del presidente dei bianconeri Cobolli Gigli ma anche alle speranze della Lazio, forse la vera grande beneficiata di queste sentenze arrivate in orario quasi notturno. Anche la squadra di Lotito ottiene ben 8 punti di sconto, smentendo anche i commentatori più ottimisti che gliene avevano tolti al massimo 7, e passa da -11 a -3, ritrovandosi all'improvviso a metà classifica. La sconfitta di questa calda serata romana, consumatasi in lunghe discussioni all'interno dello stadio Olimpico fra i 'saggi' della commissione del Coni, è la Fiorentina di Della Valle, patron la cui posizione è stata però derubricata. Il club viola chiedeva la totale cancellazione della pena, minacciando di rivolgersi al Tar del Lazio se non l'avesse ottenuta, ed ora è probabile che i suoi legali si presentino davvero in via Flaminia (sede del tribunale amministrativo). Sono soltanto 4 i punti di sconto per la Fiorentina, come dire che per la commissione di Arbitrato del Coni non è venuto meno l'illecito, così il passivo rimane pesante, leggi -15, che porta i viola a quota 0 punti in classifica, al penultimo posto,
davanti alla sola Reggina. Tutto ciò in attesa di ulteriori decisioni, perché rivolgersi al Tar comporterebbe automaticamente una nuova penalizzazione. E' destino che Firenze non debba essere una piazza tranquilla, e che per la sua squadra non possa esserci pace.

   

LA CLASSIFICA DOPO L'ARBITRATO

 

Palermo

18

Inter

18

Roma

14

Udinese

13

Atalanta

13

Siena

12

Livorno

12

Sampdoria

10

Empoli

10

Messina

9

Catania

9

Milan

7

Lazio

7

Cagliari

6

Torino

6

Ascoli

4

Parma

4

Chievo

2

Fiorentina

0

Reggina

-4

Penalizzazioni: Lazio -3, Reggina -7, Milan -8, Fiorentina -15.

   

Secondo la Juve, la sentenza del Coni 'riconosce almeno in parte l'enorme impegno e lo spirito di sacrificio dimostrato dalla societa''. La squadra per questa sera non fa dichiarazioni. Il legale della Fiorentina, Carlo Montagna, lascia la parola a Diego e Andrea Della Valle per ogni commento sulla sentenza dell'Arbitrato. "E' una vicenda troppo importante - dice - di questo argomento parleranno solo Diego e Andrea Della Valle'. Il difensore dei Della Valle e' rimasto sorpreso e perplesso dallo sconto di soli quattro punti se fosse stato derubricato il reato di illecito sportivo contestato a Diego Della Valle. "Derubricazione del reato e solo quattro punti di sconto? Mah...". In un comunicato, il Milan afferma che 'La decisione della Camera di Conciliazione e di Arbitrato del Coni non merita alcun commento'. La societa' rossonera e' stata l'unica a non aver ottenuto alcuno sconto dal Coni, che ha confermato la penalizzazione di otto punti in classifica. 'Non e' una vittoria completa'. Cosi' il presidente della Lazio, Claudio Lotito, commenta la sentenza dell'Arbitrato del Coni. 'Ritengo che ancora non si sia fatta chiarezza totale sulla verita' - aggiunge -, ossia che noi non c'entriamo niente. Ma facendo parte di questo mondo, accetto di buon grado la sentenza dell'Arbitrato...'.

 

Vorrei che qualcuno ci spiegasse il comportamento

del nuovo presidente della Juve.

Ma è mai possibile che questo signore accetta

con il sorriso sulle labbra l’affossamento della società più amata dagli italiani?

Da quando è presidente Coboldi Gigli.

Vorrei che qualcuno ci spiegasse il comportamento del nuovo presidente della Juve. Ma è mai possibile che questo signore accetta con il sorriso sulle labbra l’affossamento della società più amata dagli italiani? Da quando è presidente Coboldi Gigli, in questi pochi mesi si è potuto solo verificare che: - siamo stati designati come gli unici colpevoli del marcio nel mondo del calcio e i nuovi dirigenti hanno subito passivamente qualsiasi decisione presa dai vari organi sportivi, anche lodando chi ci stava nel frattempo affossando (quei complimenti a Moratti, Facchetti, Rossi, ecc. mi sono rimasti sullo stomaco);
- abbiamo perso due scudetti vinti sul campo, l’ultimo dei quali trasferito sulle odiose e odiate maglie dei nostri principali nemici;
- abbiamo perso fior di giocatori, e questo ancora si poteva accettare vista la situazione in cui eravamo, per pochi soldi. La cosa inaccettabile é stato trattare proprio con l’inter, a cui io non venderei neache una matita. Sarebbe stato meglio regalarli all’estero;
- la dirigenza ha accantonato il ricorso al TAR dopo pochi giorni di "risveglio", rinunciando all’unica via per avere veramente giustizia;
- nessuna presa di posizione é stata presa dopo che é venuto fuori lo scandalo delle inter-cettazioni, che ha mostrato il vero volto della beffa perpetrata ai nostri danni.
Questo desolante quadro mostra chiaramente il perché i tifosi juventini non appoggiano l’attuale (si spera per poco) presidente Cobolli Gigli. Avrei preferito la Juve in B con penalizzazione più pesante dopo aver provato a lottare piuttosto che questi squallidi giochetti per ottenere alla fine solo qualche punto di sconto. I tifosi tutti hanno la Juve nel cuore, continueranno a seguirla come sempre, ma sono decisi a non contribuire con i soldi alla ripartizione dei dividendi agli azionisti, l’unica cosa a cui sembra mirino gli attuali amministratori. Resta solo la
speranza almeno di un sussulto di orgoglio per recuperare i due scudetti.
 

Cobolli Gigli Giovanni, l’attuale presidente della Juventus, a Treviso,

ritorna a criticare la gestione della triade.

Irritante e sospetto il riprendere questo discorso quando lo scandalo Telecom,

sta delineando uno scenario molto diverso da quello

fasullo raccontatoci per mesi da media e giornali.

Cobolli Gigli Giovanni, per chi non lo sapesse, è l’attuale presidente della Juventus. Già, il nostro C.G.G. si era distinto in passato per dichiarazioni e proclami, degni di essere pubblicati nella vignetta de "La Settimana Enigmistica" (ossia "le ultime parole famose ..."), e siccome da ultimo non ci aveva deliziato di perle di sua saggezza, ha ritenuto opportuno farlo lunedì sera a Treviso, ritornando a criticare la gestione della triade, sostenendo che d’ora in avanti la società sarà gestita con metodi diversi (e fin qui ci può stare), aggiungendo che Moggi in sostanza farebbe meglio a stare in silenzio e defilato (e qui ci sta di meno), chiudendo con il discorso che si continua a valutare l’opportunità di agire per danni verso Moggi e Giraudo. E qui (scusatemi), cominciano a girarmi i "cosiddetti", e da quanto mi risulta, penso di non essere il solo, ma di essere in ottima e nutritissima compagnia. Perchè trovo irritante e sospetto il riprendere questo discorso in questo momento, quando l’evoluzione della vicenda calciopoli, ed in particolare lo scandalo Telecom, sta delineando uno scenario molto diverso da quello fasullo raccontatoci per mesi da media e giornali. Irritante perchè mentre altri cominciano a ritenere che questo scandalo non fosse poi uno scandalo così grave come descritto, il nostro presidente invece parla come se fosse stata una vicenda da vergognarsi e da provocare una reazione contro chi avrebbe infangato la storia della Juventus; sospetto perchè è l’ennesimo segnale di una linea che fin dall’inizio è stata più "realista del re", più accusatoria di quanto abbiano fatto i vari Rossi, Borrelli, Palazzi, Ruperto, foglietto rosa milanese, Milanset etc.
Perchè questo atteggiamento?

   

Si vogliono per caso mandare segnali a chi magari da tempo dice che la Juventus farebbe bene a zittire Moggi, uno che ormai non ha più nulla a che fare con la società bianconera? Si vuole far capire che, probabilmente, la nuova dirigenza è "allineata e coperta" con i nuovi padroni del vapore? Quindi, nel momento in cui si comincia a ragionare a freddo sulla vicenda calciopoli; sul fatto che questo grandissimo presunto scandalo ha prodotto la punizione solo di una squadra e solo di un arbitro, per una gara nella quale la Juve non era coinvolta; sul fatto che la sentenza definitiva ha escluso illeciti sportivi tali da falsare i campionati; sul fatto che la Juventus è stata punita in modo esagerato rispetto alle ipotetiche colpe; sul fatto che altre società escono come immagine meno bene, in quando non hanno cambiato assetti societari, hanno magari commesso cose ben più rilevanti etc.; sul fatto che è la Juventus ad attirare audience e interesse, con l’exploit del campionato di B e la perdita di interesse della serie A; insomma proprio nel momento in cui ci si accorge che calciopoli è una vera e propria montatura, la nuova dirigenza se ne esce con dichiarazioni che di fatto smentiscono questa visione "revisionistica" della vicenda, tornando ad accusare metodi della triade, ed apparendo quindi agli occhi di tutti come i veri accusatori di Moggi e Giraudo. Come dire, ennesima caduta di stile di un presidente che dovrebbe pensare a ben altro.
Forse nessuno glielo ha spiegato per bene quale sia il suo nuovo ruolo, che non è quello di amministrare società in crisi e liquidarle o risanarle al meglio, per cui penso sia il caso di spiegarglielo:
caro C. G. Giovanni, se nessuno te l’ha detto, noi siamo la Juventus, ripeto NOI SIAMO LA JUVENTUS, non siamo gli altri. Tu sei il presidente della squadra italiana più importante e gloriosa, e noi siamo i tifosi della società più importante e gloriosa d’Italia, abituati quindi a ben altri dirigenti e ben altri metodi, che non possono essere confusi con i metodi di altre società dedite alla sconfitta e al vittimismo. Quindi, avendo tu questo incarico oltremodo prestigioso, cerca di ricoprirlo al meglio, soprattutto cerca di non prendere a calci nel sedere la storia e il mito di questa società, che deriva da 109 anni di trionfi, da persone che l’hanno creata, amata, resa fortissima e invidiata.
 

   

E di questa storia fa parte anche il periodo della triade, che non è la spazzatura gettataci addosso, in malafede, a seguito di calciopoli, doping, Iuliano-Ronaldo, telefonate a designatori, comportamenti più o meno ortodossi ma non certo diversi da altri comportamenti non censurati: Giraudo e Moggi hanno certamente le loro colpe, nell’avere "dejuventinizzato" la Juventus, nell’avere avuto comportamenti e modi non proprio esemplari, ma non erano nè gli unici, nè i soli. Con la differenza che altrove gli emuli mal riusciti di Giraudo e Moggi sono stati difesi ed esaltati, anche di fronte a fatti davvero scandalosi ed illeciti, mentre in casa bianconera, per ripristinare una immagine ed uno stile perduto, si è voluto dare un taglio a quei metodi. Bene, è una scelta della proprietà che può anche essere condivisibile, a patto però di non diventare la scelta dell’autolesionismo, e soprattutto la scelta della resa dei conti interna alla società. Vuoi, volete girare pagina? Fatelo, chiudete con il passato e pensate al futuro, pensate a come riportare in alto e quanto prima possibile la Juventus, perchè è quello il posto che compete alla società un tempo di Edoardo Agnelli, poi di Gianni Agnelli, poi di Umberto Agnelli, poi di Boniperti, e poi anche della Triade. Ma anche questa ultima parte di storia bianconera è una storia che ci deve rendere orgogliosi, dato che mentre altrove si sperava in mediocri come Zeman, Simoni, Hodgson, o in bidoni, il bianconero lo vestivano gente che si chiamava e si chiama Baggio, Vialli, Del Piero, Zidane, Inzaghi, Buffon, Nedved, Trezeguet, Cannavaro, Zambrotta. Gente che ha fatto la storia del calcio italiano ma anche del calcio internazionale. Invece quindi di pensare alle azioni di danni contro i vecchi dirigenti, pensa a riprenderne di campioni(come faceva la triade) o almeno quei pregi che hanno riempito le bacheche societarie senza pesare sui costi della proprietà. Cosa che puoi fare anche tu e l’attuale C.d’A., purchè abbi la compiacenza di parlare di meno, molto meno, ed agire di più nell’interesse della Juventus. Ecco, cerca di farti ricordare un domani per essere stato un grande presidente, non il liquidatore della più grande squadra di calcio italiana e tra le più grandi al mondo.

Buffon ancora nelle grinfie di Borrelli che non molla la presa.

Lo vuole fuori dal calcio perché scommetteva:

rischia da uno a tre anni. Ma Borrelli non molla neanche Moratti.

Francesco Saverio Borrelli non lascia la presa, anzi raddoppia. Perché dopo Massimo Moratti e le sue spiegazioni poco convincenti nell'incontro di martedì, adesso il capo ufficio indagini Figc cala un altro asso: Gianluigi Buffon. Il portierone mondiale, subito dopo la gara con la Georgia, dovrà presentarsi davanti all'ex procuratore capo di Milano per rispondere della vicenda relativa alle scommesse e alle puntate clandestine. Nessuna connessione tra i due casi, andiamo perciò per ordine partendo dalla clamorosa indiscrezione che potrebbe portare al deferimento di Buffon e ad una lunga squalifica. Il valore aggiunto di Borrelli e il suo prestigio nell'ambito giudiziario ha fatto sì che le Procure di Parma, Torino e Udine gli abbiano trasmesso gli atti istruttori con i verbali degli interrogatori. E qui Borrelli estrae la sorpresa dal magico cilindro con un superteste che potrebbe inguaiare e mettere spalle al muro i vari Buffon, Iaquinta, Maresca, Iuliano e altri giocatori dell'Udinese che si divertivano a scommettere.
 

«Mi chiamavano tra il primo e il secondo tempo», la rivelazione sconvolgente di questo personaggio misterioso, un bookmaker. Borrelli aspettava solo di avere in mano le carte giuste (così come le sta aspettando dalla procura di Milano per mettere ko anche Moratti sul caso Telecom-intercettazioni) e proprio lunedì scorso, in tutta segretezza, sono stati interrogati in via Allegri gli ex juventini Iuliano e Chimenti. Domani o dopo toccherà all'altro ex bianconero Maresca, ora in forza al Siviglia e venerdì 20 settembre sarà la volta di Buffon e Vincenzo Iaquinta (torneranno giovedì mattina dalla Georgia e Borrelli vuole lasciarli riposare e «meditare» per almeno mezza giornata). Le carte in mano all'Ufficio indagini sono davvero compromettenti e, se fosse provato il coinvolgimento dei giocatori e di Buffon in particolare (accanito scommettitore, come lui stesso ha confessato a Borrelli quando era stato sentito prima di partire per i mondiali in Germania), in caso di deferimento alla Procura federale le sanzioni potrebbero essere pesantissime.
 

Rischia da un minimo di un anno e mezzo di inibizione, secondo le recenti norme regolamentari inasprite proprio per chi scommette, ad almeno tre anni, una squalifica da far chiudere la carriera, o quasi.
Ma non deve stare tranquillo neppure Massimo Moratti, perché anche in questo caso Borrelli ha pronto un superteste: l'ex arbitro Danilo Nucini che, non essendo più un tesserato, lunedì scorso non ha risposto alla convocazione dell'Ufficio indagini, ma ora ci sta ripensando. Nucini ha chiesto una pausa di riflessione, non rilascia interviste, teme per l'incolumità personale e della sua famiglia («I tifosi non sono tutti regolari» ha dichiarato), ma non vuole passare per spione dopo il colloquio con Giacinto Facchetti nel dicembre 2002 quando gli comunicò i sospetti su De Santis e sulla combriccola romana, tutti personaggi legati a doppio filo con Luciano Moggi.
 

Ecco allora la garbata risposta a Borrelli: voglio ripensarci, deciderò io quando e se rilasciare una memoria su quell'incontro e sul successivo in Procura a Milano davanti al pm Ilda Boccassini (dove però Nucini fece scena muta, negando tutto). Insomma, il caso Inter è solo all'inizio, Borrelli (ma anche i pm milanesi) vogliono sapere se il «dossier ladroni» è stato davvero commissionato dall'Inter o se invece è stata una iniziativa personale di Tavaroli e Cipriani. Troppe domande sono ancora senza risposta e Borrelli (sta indagando anche sulla denuncia dell'ex arbitro Mario Mazzoleni e su Lazio-Cagliari dello scorso campionato) è uno che le risposte le pretende chiare e precise. Intanto la Corte Federale ha annullato gli otto mesi dati dalla Disciplinare Aia all'arbitro Paparesta che, finiti di scontare i tre mesi per la vicenda di Moggi, torna a disposizione del designatore Tedeschi.
 

Juve del processo –farsa:

merito la soddisfazione di gridare la mia indignazione per i seguenti motivi.

In tutta sincerità rimpiango Moggi e Giraudo...

Merito la soddisfazione di gridare la mia indignazione per i seguenti motivi:
1) la linea difensiva adottata dalla Juve nel processo -farsa! Anche i muri sapevano che all’imboscata tesaci dal sistema calcio (ah quanta ragione aveva ed ha ancora il tanto vituperato Luciano Moggi) sarebbe seguita comunque una punizione esemplare e "vendicativa" finalizzata a colpire la nostra dignità e la nostra storia nonchè tutto ciò che ci rendeva "juve" (le vittorie in campionato, la permanenza in serie A, i campioni del mondo). E’ stato compiuto il delitto perfetto con la complicità dei nostri vertici che adesso sbraitano (è tutta finta) contro un’ingiusta sentenza già da mesi conosciuta (bastava leggere la Gazzetta o il Romanista oppure sintonizzarsi sui programmi sportivi di mediaset o,meglio ancora, telefonare a Moratti e Tronchetti Provera). Grosso errore fare pulizia subito dopo la pubblicazione delle intercettazioni: è stata un’ammissione di colpa; le altre società se ne sono guardate bene dal farlo.
 

Anche se nella sostanza ben piu’ invischiate di noi (nonostante i mass media hanno cercato di far sempre credere il contrario) nel compimento di veri illeciti (la Juve non ha vinto lo scudetto per favoritismi mentre Fiorentina e Lazio si sono salvate nonostante evidenti segni di addomesticamento di certe situazioni) la loro tenacia è stata premiata (paradossalmente hanno inibito i loro presidenti per 3 anni e mantenuto le squadre in A).
2) gli eredi dei grandi Agnelli (quelli con la A maiuscola) col loro silenzio hanno dato - a mio parere - non certo una prova di stile ma di menefreghismo assoluto! Se per loro la Juve è una scomoda eredità che siano onesti e la cedano! Invece sembra che stiano cercando di "mungere" il più possibile sfruttando l’occasione della valorizzazione mondiale dei nostri campioni!
 

3) Dopo la valanga di fango che ci ha colpito, lo scudetto all’Inter è un colpo inaccettabile! Ma la cosa peggiore è che questi personaggi che si dichiarano "puliti ed onesti" adesso fanno affari con noi e sulle nostre disgrazie costruiscono il loro futuro. Una società seria e decisa, per rispetto dei propri tifosi, deve chiudere le porte in faccia agli sciacalli (inter, Milan, Real, Roma)! Invece no, gli vendiamo i nostri giocatori e magari li ringraziamo pure per avere scelto il supermarket "Juve"! Complimenti vivissimi. Cosa dobbiamo attenderci come prossima mossa? Ah si..magari cambieremo le maglie sostituendo alla strisce verticali bianche quelle nere per allinearci e prepararci al nostro futuro di perdenti!
MI scuso per lo sfogo! Mi auguro ( e ne sono sicuro) che coloro che hanno deciso di indossare ancora i nostri colori, riescano a risollevarci da questa situazione e siano di esempio ad una dirigenza che appare (ma vorrei tanto sbagliarmi) ancora un po’ troppo timida e disorientata! In tutta sincerità rimpiango Moggi e Giraudo....Sta a voi dirigenti dimostrare il contrario!

I TIFOSI SCRIVONO:

Condannata la nostra Juventus perchè SIAMO STATI MORBIDI,

INESISTENTI. La linea dello stile, della classe, della signorilità,

della fiducia nella giustizia (sportiva) non ha pagato, anzi…

Durante i recenti processi, che hanno, senza alcuna prova reale, condannato la nostra Juventus, oltre che alla perdita di titoli sportivi guadagnati onestamente sul campo, ad una gogna mediatica che durerà negli anni, NOI TIFOSI JUVENTINI NON SIAMO ESISTITI. Illuminante è stata in proposito una affermazione di un membro della Corte Federale il quale avrebbe affermato che il pool di giuristi, nel “colpo di spugna” che ha riguardato soltanto Milan, Lazio e Fiorentina, ha ascoltato e dato voce alla volontà popolare. Non è sufficiente pertanto esprimere la nostra indignazione, il nostro sconcerto, la nostra rabbia, la nostra delusione circa i comportamenti societari, scrivendoci soltanto tra di noi, quasi fossimo in uno psicodramma di gruppo.
SIAMO STATI MORBIDI, INESISTENTI, AL PARI DEL NOSTRO RISORGIMENTALE AVV. ZACCONE CHE HA CHIESTA LA SERIE B.
 

La linea dello stile, della classe, della signorilità, della fiducia nella giustizia (sportiva) non ha pagato, anzi ha fatto sentire più forti le voci sguaiate, invidiose, irose, trattenute da anni di sconfitte sportive. Non ci dimentichiamo che questo scandalo è stato montato, costruito ad arte, alla vigilia del 4° scudetto in 5 anni della Juventus: gli irosi, gli invidiosi, i frustrati erano sull’orlo di una crisi di nervi, non ne potevano più, a partire dai molti giornalisti che hanno ignobilmente costruito quello che hanno definito il più grande scandalo del calcio italiano. La cassa di risonanza è stata enorme, anche perché si è sentita soltanto questa. Noi che amiamo la Juventus, il nostro sogno di bambini diventati adulti, siamo responsabili di questo, perché la nostra voce non l’ha udita alcuno.

Esistono altre sedi per farla sentire, oltre quelle che ci sono state precluse da un processo mediatico che dava voce solo ad una parte. E’ ORA DI MUOVERSI, E’ ORA DI DIFENDERE LA STORIA E LA DIGNITA’ DELLA VECCHIA SIGNORA DEL CALCIO ITALIANO.
Dopo si potrà pensare a qualsiasi altra iniziativa. Questo è il momento di scendere in piazza, in tutte le piazze d’Italia, da quelle dei più piccoli paesi a quelle delle più grandi città, in Italia e, se possibile, nel mondo.
I tifosi juventini si conoscono tra di loro, si passino la parola, uno ad uno, si diano appuntamento per un giorno e per un’ora prefissata. si riuniscano. I club organizzati chiamino a raccolta tutti i loro soci.

La squadra va sostenuta ed appoggiata, così come ha fatto e detto Pavel Nedved rimanendo nei nostri ranghi, soprattutto oggi, nel momento del più grande bisogno della nostra storia, nobile ed onoratissima, che ci vogliono infangare attraverso processi, che costituiscono, questi si’, il vero e piu’ grande scandalo della storia del calcio nazionale. Ero tra i 50.000 di Bari, nell’ultima giornata di un campionato stradominato che e’ stato poi grottescamente assegnato all’Inter senza che quel campionato sia mai entrato in alcuna indagine. Hanno violentato in questa maniera la nostra passione, il nostro sentimento!! Passione e sentimento che costituiscono l’essenza degli esseri umani.
 

Ho visto, sugli spalti del S. Nicola di Bari, bambini, persone anziane, handicappate, tutte animate dalla stessa passione e dalla stessa fiducia nei colori bianconeri. Queste persone, così come tutti noi, meritano rispetto. Sappiamo quanto la Juve sia odiata: queste sono le sentenze dettate dall’odio popolare, tracimato in ragione dell’e