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Reality Moggi: "Ho pensato al suicidio.” Questa la scioccante rivelazione fatta da Big Luciano nella bella trasmissione di Enrico Ruggeri, Il bivio. Lui ha certamente esagerato, ma se davvero ha pensato al suicidio forse abbiamo esagerato anche noi. |
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La prima tentazione è stata quella di non credergli. Moggi suicida? Ma dài, direbbe Mughini. Ma nella bella trasmissione di Enrico Ruggeri, Il bivio, non si è scherzato. "Io mi ritengo un uomo di principi. E, sapete, ho pensato anche di uccidermi. È la fede che mi ha fatto ritornare indietro". Questa la scioccante rivelazione fatta da Big Luciano. C'era una persona eccezionale come Julio Gonzalez, lo sfortunato giocatore paraguaiano del Vicenza che ha perso un braccio in un incidente automobilistico e che adesso vorrebbe tornare a giocare e un po' di gente ad ascoltarlo. Emozioni forti e parole scelte con cura. Il ruolo del destino e quello della fede, occhi lucidi e cuori in tumulto. Poi è toccato a lui, l'ex re del mercato, del calcio, della tv, di tutto. L'ex per definizione, il mostro strabattuto in prima e in ultima pagina, il fondatore e l'affossatore di Calciopoli, il più colpevole di tutti. |
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Senza giri di parole, essenziale come non è mai stato, ecco l'ultima verità di Don Luciano Moggi: ho pensato di uccidermi. Il fatto che molti di voi non crederanno neanche per un momento ad un'affermazione così drammatica rende ancora più penosa la situazione. Per una volta, forse l'unica, non ha recitato, non ne aveva bisogno. L'atto di fede di Gonzalez lo ha colpito e coinvolto e ha creato le premesse per una confessione inaspettata e spontanea. Naturalmente, che Moggi abbia pensato al suicidio non può incidere in alcun modo sul giudizio complessivo che lo riguarda né indurre qualcuno a ritenerlo vittima di una macchinazione. Moggi ha commesso degli errori e per questo è stato condannato all'ergastolo sportivo, una pena severa ma ampiamente giustificata dalle carte. A questa pena,però,se ne è aggiunta un'altra, accessoria e non prevista dall'ordinamento sportivo: la gogna mediatica. Ed è proprio quella che mi è venuta in mente mentre lo ascoltavo, mentre i suoi occhi trattenevano a stento le lacrime. Moggi è in ginocchio e se riesce ancora a dimenarsi nel fango di qualche collaborazione pseudogiornalistica offertagli generosamente da avvoltoi in giacca e cravatta, è solo per disperazione. |
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E per orgoglio.
Assurdamente, ma non troppo, Moggi è sinceramente convinto di non aver
fatto niente di tremendo e questo, almeno in parte, ne spiega il dramma
interiore. Per lui sfruttare vecchie amicizie, chiedere o rendere favori
ha sempre fatto parte del gioco. Del suo ma anche di quello degli altri,
con la differenza che lui era convinto di essere il migliore, il più
bravo a barare in un tavolo di Bari. Poi, l'improvvisa scoperta di una
realtà diversa e del tutto inattesa lo ha stravolto, gli ha tolto tutti
i riferimenti vitali. Ma in un mondo amplificato a dismisura come quello
del calcio, dove il merito per un acquisto azzeccato o per uno scudetto
vinto vale un processo di beatificazione su giornali e tv, così, allo
stesso modo, pretendere un certo arbitro in una certa partita può
risultare più grave di un delitto efferato. E' per questo che Moggi ha
pensato al suicidio, perché per lui non c'era proporzione tra delitto e
castigo, specie quello insopportabile comminato dai mezzi d'informazione,
gli stessi che per tanto tempo aveva soggiogato con il suo potere. |
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C’era una volta la Juventus. Finalmente l’anno 2006 si è concluso. L'amaro bilancio di fine anno di un tifoso juventino. Moggiopoli, la serie B, Pessotto, la morte dei due ragazzi della Primavera... e una dirigenza di "Moratti-senza-soldi". Nessun alibi per i liquidatori della Juventus. |
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C’era una volta la Juventus, ora non c’è più. E’ morta. E’ stato bello, ma è finita. Thank you very much, John Elkann. Inutile illudersi. Insensato sperare in una rinascita targata famiglia Agnelli. Folcloristico pensare che in cotante mani l’orizzonte sportivo di questa entità che si ostinano a chiamare Juventus F. C. possa essere diverso da quello di una tonica Sampdoria o di una frizzante Udinese. Niente di male, per carità. C’è di peggio nella vita... Ma se parliamo di Juventus, be’ la Juventus è un’altra cosa. Un’altra cosa che ora non c’è più, scomparsa con la morte di Gianni e Umberto Agnelli. Addio Giuve. Non ti hanno nemmeno dato l’onore delle armi, magari cedendo tutti i calciatori a una sola squadra in modo da far continuare altrove il mito di questi anni. A scanso di equivoci hanno preferito rinforzare gli avversari di una vita, compresi i miserabili indossatori di scudetti altrui. Il caravanserraglio di amministratori francesi col nome da difensori scarsi dell’Inter, di esperti di tennis, di allenatori di pallavolo, di campioni bolliti e di dirigenti col doppio cognome ha scelto consapevolmente di liquidare la più formidabile squadra di calcio degli ultimi vent’anni, riducendola a un distributore automatico di campioni pronto a colmare le lacune tecniche delle migliori squadre del continente, più l’Inter che dell’aggettivo “migliore” non sa nemmeno come si faccia lo spelling. |
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Non resta che mostrare
voglia di dimettersi da tifosi bianconeri, finché sorte non ci separi da
questi inenarrabili Moratti-senza-soldi che ci sono capitati tra i piedi.
Non resta che seguire l’esempio di Capello, Cannavaro, Zambrotta, Thuram,
Emerson, Mutu, Viera, Ibrahimovic e, spero, anche di Buffon, Trezeguet e
Camoranesi. Fossi in Deschamps, me ne andrei di corsa prima del disastro.
Questi campioni che sono scappati, o che presto se ne andranno, non sono
affatto traditori, né mercenari, tantomeno professionisti senza cuore.
Sono persone sane di mente che hanno capito per tempo il progetto
funerario di Camogli Gigli o come si chiama il simpatico signore addetto
alla liquidazione che tanto piace a quel giornale della City che da anni
non ne azzecca una nei settori di sua competenza, figuriamoci quando
affronta la scienza calcistica. Il rammarico è che questa liquidazione
non sia avvenuta per causa di calciopulitopoli, cioè di quella bufala
gettata in pasto ai babbei che leggono la Gazzetta sui banconi dei bar
dello sport e si ritrovano con un’erezione ogni volta che compare
Pistocchi alla moviola. |
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E’ davvero un gran peccato
che non abbia prevalso la linea forcaiola di Borrelli-Palazzi, quella
che avrebbe voluto sbattere i campioni d’Italia in serie C per manifesta
superiorità, ovvero i nove campioni del mondo delle ultime tre edizioni
mundial più Ibra e il pallone d’oro Nedved a fare undici. Ci avesse
chiuso bottega Guido Rossi sarebbe stato molto più dignitoso, quasi
motivo d’orgoglio. Avremmo potuto denunciare il colpo di stato, far
valere l’inconsistenza delle accuse e avremmo potuto indicare uno per
uno i reali poteri forti del calcio, quelli che non sono entrati in
calciopulitopoli malgrado il passaporto per accedervi fosse stranamente
in regola, e anche quelli che ne sono usciti più o meno immacolati.
Fosse stato un complotto esterno contro la Juventus, a Torino si
sarebbero difesi invece di dire
prego-accomodatevi-eccovi-gli-scudetti-eccovi-i-campioni-grazie-mille-se-ci-date-la-B-purché-con-forte-penalizzazione.
Non fossero stati loro stessi a perseguire scientemente la liquidazione
e la retrocessione e l’umiliazione, sarebbero stati i primi a
rimboccarsi le maniche, magari avrebbero restituito un po’ di quei
quattrini sottratti dalla quotazione in Borsa e si sarebbero attrezzati
per fare un mazzo così a tutti quanti, senza perdere un calciatore e
senza rafforzare gli avversari diretti. Invece è successo il contrario. |
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E tutti a credere alla favoletta che la penalizzazione comporta dolorosi e necessari ridimensionamenti, che guarda caso non ci sono stati né al Milan né alla Fiorentina e nemmeno alla Lazio. E nessuno a ricordare che la Juventus odierna non ha perso nemmeno un euro tra sponsor e diritti tv. Nemmeno uno, visto che il popolo juventino è sempre qui. L’unica grave perdita è la Champions League per due anni, ma sarebbe bastato difendersi – come ha fatto il Milan – per riottenerla. L’altra balla è che una società di calcio non possa fare nulla per trattenere un giocatore che vuole andare via. Ah, sì? A Della Valle sono bastati cinque minuti netti per far capire a Luca Toni chi paga e chi comanda. Dimissioni pro tempore da juventino, dunque, per non rendersi complici del misfatto. Non un uomo, non un soldo, nessun alibi per i liquidatori della Juventus, pronto perfino ad accollarmi la pena accessoria di avere molti weekend liberi nei prossimi anni. E’ fin troppo umiliante dover ricordare la sequela di scelte bizzarre, di comportamenti comici e di decisioni folli del nuovo corso torinese. L’unica spiegazione alternativa al trattamento sanitario obbligatorio, cioè al manicomio, è la precisa volontà di far cassa e di rendere i bilanci meno pesanti per un eventuale acquirente. Speriamo che arrivi davvero un nuovo proprietario e che arrivi presto. "Aridatece la Triade" |
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Nedved, squalifica confermata. Nessuno sconto alle 5 giornate inflitte al bianconero. Il reclamo è stato respinto. Deschamps: "Deve calmarsi". |
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Era soddisfatto l’avvocato
Luigi Chiappero. Lasciando la sede della Lega Calcio a metà mattina
dimostrava un certo ottimismo circa la riduzione della squalifica di
Pavel Nedved. Forse i giudici della Disciplinare l’avevano illuso che
potesse arrivare uno sconto sulle cinque giornate inflitte al ceco. Il
reclamo, invece, è stato respinto. Secondo l’avvocato Stefano Azzali e i
suoi collaboratori, «le argomentazioni difensive addotte dalla
reclamante sono in contrasto con le affermazioni riportate nel referto
del direttore di gara, che sono fonte di prova privilegiata». In
sostanza dopo la prima ammonizione (1 giornata automatica perchè
diffidato), il fallo commesso da Nedved è stato un episodio di «gioco
violento» e «volontario» (2 giornate). La successiva reazione di Pavel è
stata definita «minacciosa», il pestone dato a Farina «volontario»
(altre 2 giornate). Morale: pur apprezzando il comportamento di
ravvedimento di Nedved, nessuna possibilità di sconto. La Juventus,
molto morbida dopo la sentenza di primo grado, non ha gridato allo
scandalo neppure dopo il secondo ceffone. Per lasocietà ha parlato il ds,
Alessio Secco: «Siamo molto contrariati perchè confidavamo in una
riduzione della squalifica, che continuiamo a considerare eccessiva. Per
questa ragione faremo ricorso alla Commissione d’Appello federale». |
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Juve, nessuno vede il gol,
e neanche il rigore al
Bologna. come gol-fantasma la rete di Zalayeta. Solo il Corriere della Sera dà la sufficienza all'arbitro Messina |
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MILANO, 20 dicembre
2006 - "Juve, non così" titolava stamattina la Gazzetta dello Sport.
Sottolineando "i bianconeri vincono a Bologna con un gol irregolare di
Zalayeta". Voto all'arbitro Messina: 4,5. Una lettura pressoché unanime
da parte dei quotidiani italiani che vi proponiamo in una rapida
carrellata, iniziando dalle due testate torinesi:
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Il dolore dei tifosi dell'Olimpico alla notizia della morte dei due giovani calciatori della Juventus. “Oggi trovo stupendo che un campionato di calcio si fermi per la scomparsa di due ragazzi”. |
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Il messaggio comparso allo Stadio |
È un esodo lento, carico
di tristezza. Teste basse, i tifosi della Juve abbandonano l’Olimpico a
fatica, quasi volessero partecipare a un lutto che con i minuti diventa
collettivo. Tanti sono ragazzi, come i due giovani calciatori morti a
Vinovo. Stessa età, medesima passione. Se ne restano lì, fuori dallo
stadio. In silenzio, quasi fosse una veglia. «Abbiamo visto le squadre
interrompere il riscaldamento - raccontano Cesare Tagliaferro e Matteo
Stucchi, 18 anni -. Poi è arrivata una chiamata da casa, parenti che
stavano guardando la tv e avevano sentito la notizia». Molti, però, già
sapevano. La voce aveva cominciato a circolare in curva verso le 20,30.
«Qualcuno ha iniziato a dire che non si sarebbe giocato - racconta
Paola, la sciarpa ancora avvolta intorno al collo -. Si parlava della
morte di Regazzoni, ma sembrava strano. Alla fine si è saputo dei due
ragazzi. Che tristezza». |
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Il sogno è diventato un incubo. Per Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, infatti, essere riusciti a mettersi la maglia della Juventus era il massimo. Alessio, centrocampista, ce l’aveva fatta da pochi mesi: questa era la sua prima stagione in bianconero, dopo anni a sudare con la maglia dell’Atletico Mirafiori che ha i campi non lontano dal nuovo centro della Juve. L’aveva visto costruire pezzo dopo pezzo, il nuovo campo di allenamento juventino. E spesso aveva ripetuto: «Un giorno ci giocherò». Riccardo, invece, era a Torino da due anni, e domani ne avrebbe compiuti diciasette, come Alessio. Portiere, era di Castelfiorentino, sulle colline che stanno fra Firenze e Siena. Aveva giocato per anni nella squadra del paese poi s’era convinto per la grande sfida, tentando un provino con l’Empoli. Nemmeno il tempo di sapere se era andato bene o male: la Juve aveva deciso di portarlo a Torino, quindicenne. L’anno passato aveva giocato la finale Allievi contro la Fiorentina. Insomma, stava viaggiando forte. Anche a scuola, prendendo a calci l’immagine dello sportivo deficiente. Macché: «Riccardo era bravo a scuola - ricorda Manuela, la migliore amica che frequenta con lui la quarta C dell’Itc Maxwell di Nichelino - il più bravo della classe». Il professore di elettronica lo adorava. Intorno aveva pure molte ragazze: «il toscanaccio bello», lo chiamavano, prendendolo in giro. Ma mica tanto. Piaceva: per la maglia della Juve e per quei capelli lunghetti che gli davano tanto l’aria da portiere. Correva forte anche Alessio, detto Alex, uno col quale diventavi amico pure se non volevi. Era nello spogliotoio della «Berretti» da appena tre mesi e aveva già legato con tutti. Soprattutto con Riccardo. Il portiere e il centrocampista. «Era un grande - racconta un suo amico - arrivato ieri sera fuori dai cancelli di Vinovo - venire a giocare con la Juve era il suo sogno. E ce l’aveva fatta». Ieri sera avrebbe dovuto festeggiare il Natale con i vecchi amici dell’Atletico Mirafiori. Poi la telefonata a Luciano, il papà di Alessio. «L’ho visto giocare chissà quante volte - ha raccontato un amico del papà - ed aveva la stoffa del centrocampista. Visione di gioco, passaggio. Doveva solo un po’ farsi fisicamente». Il resto, sono lacrime. |
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Morire annegati per recuperare un pallone. Assurdo. CHOC A TORINO, BIANCONERI IN LUTTO. Due giovani "Beretti",Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, annegano nel vascone del centro dopo l'allenamento. RINVIATA LA PARTITA JUVENTUS-CESENA. |
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Alessio Ferramosca-Riccardo Neri |
Sono morti annegati, dopo
essere scivolati in un laghetto artificiale, inseguendo quel pallone che,
fino a ieri, rotolava insieme ai loro sogni. Riccardo Neri, toscano, e
Alessio Ferramosca di Torino, entrambi diciassettenni, portiere e
centrocampista, hanno appena finito l’allenamento della squadra «Berretti»
della Juventus, nel nuovo centro sportivo di Vinovo, a una quindicina di
chilometri dal capoluogo piemontese, proprio davanti all’Ippodromo. |
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I parenti dei giovani calciatori |
Sono morti annegati, dopo
essere scivolati in un laghetto artificiale, inseguendo quel pallone che,
fino a ieri, rotolava insieme ai loro sogni. Riccardo Neri, toscano, e
Alessio Ferramosca di Torino, entrambi diciassettenni, portiere e
centrocampista, hanno appena finito l’allenamento della squadra «Berretti»
della Juventus, nel nuovo centro sportivo di Vinovo, a una quindicina di
chilometri dal capoluogo piemontese, proprio davanti all’Ippodromo. |
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Passano altri minuti, forse decisivi. Perché fuori è buio e i due non si trovano: la vigilanza interna della Juve decide così di accendere l’illuminazione, simile a quella di uno stadio. Sembra giorno. Ma bisogna cercare bene: così viene trovato un paio di guantoni, a pochi passi dall’acqua. Solo alle 20.17 scatta l’allarme e la corsa di ambulanze e vigili del fuoco: sono i sommozzatori a recuperare i due corpi. Sono in condizioni di letale ipotermia. Vengono tentate le prime cure col primo intervento sul posto: poi i ragazzi vengono caricati sulle ambulanze che, scortate dalle sirene delle gazzelle dei carabinieri, corrono alle Molinette e al Cto. Fuori dai cancelli di Vinovo si raduna una piccola folla. Dentro si disperano i parenti dei ragazzi. Luciano Ferramosca, il papà di Alessio, è stato uno dei primi ad arrivare: è presidente della polisportiva Atletico Mirafiori, che dista appena una ventina di minuti in auto. «Sto correndo a Vinovo - ha detto al telefono a un amico - mi hanno detto che è successo qualcosa di grave». Quando glielo dicono, ormai dentro, si mette a imprecare. Piangono tutti: i giovani amici dei due, la moglie di Frison, l’allenatore dei portiere, che ieri era con la squadra «Berretti» insieme con Maurizio Schincaglia, l’allenatore. In lacrime decine di ragazzi e ragazze. Altri parenti arrivano alla spicciolata: qualcuno viene fatto entrare nel centro. Continuano ad arrivare gli investigatori: di lavoro ce ne sarà da fare molto. Arriva anche John Elkann, vicepresidente della Fiat, mentre la Juve ha appena rinviato la partita contro il Cesena. A tarda sera il centro è ancora illuminato a giorno, compreso il laghetto, il punto oscuro della tragedia. E’ un semplice invaso che raccoglie anche l’acqua piovana e che viene utilizzata per annaffiare i campi. Sta a fianco del campo numero quattro del centro sportivo, con dimensione rispettabili: cinquanta metri per quaranta. Attorno c’era una rete che, chissà perché, non è bastata per evitare una tragedia. |
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I commenti dei tifosi: Adesso basta! Cinque giornate a Nedved. Vergognosa decisione del giudice sportivo su delirante denuncia di Farina. Sarebbe ora che il dottor Cobolli Gigli cominciasse a fare gli interessi della Juventus, visto che sin dal suo insediamento ha fatto l'esatto contrario. |
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Soltanto ieri il
presidente Giovanni Cobolli Gigli aveva negato l'esistenza di qualsiasi
dossier arbitrale che potesse avvalorare la tesi di un complotto, o
quantomeno di un accanimento dei direttori di gara nei confronti della
Juventus. "Dobbiamo continuare a esercitare le funzioni critiche, ma
bisogna cercare di dare una mano alla classe arbitrale - aveva detto -.
In tutto questo periodo gli arbitri sono stati molto rigorosi, più
severi che indulgenti con noi, ma il fatto che la societa si voglia
ufficialmente lamentare, o che stia costruendo dei dossier, lo smentisco
nella maniera più assoluta. Una delle regole da noi adottate con il
codice etico che ci siamo dati è quella di fare sport. Se ci scagliamo
contro gli arbitri non si aiuta questa categoria a crescere e maturare
nei tempi piu` brevi possibili". Il pacifismo di Cobolli Gigli però,
evidentemente, continua a non pagare, dal momento che stamane il giudice
sportivo ha inflitto 5 giornate di squalifica a Pavel Nedved, sulla base
di un referto arbitrale che sembra frutto della fervida fantasia del
signor Stefano Farina di Novi Ligure, che aveva già dato prova della sua
immensa creatività inventandosi di sanapianta il rigore a favore della
sua squadra del cuore, il Genoa. Il centrocampista ceko della Juventus
era stato cacciato nei minuti finali della gara di Marassi in seguito ad
un normalissimo fallo di gioco e niente lasciava presagire una stangata
di questa portata. |
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Poi, a sorpresa, è arrivato il comunicato diffuso dalla Lega Calcio: secondo il giudice sportivo Nedved si è reso protagonista di «proteste nei confronti degli Ufficiali di gara». Inoltre, «già diffidato (Quarta sanzione)», «al 7° del secondo tempo» ha «calpestato volontariamente la caviglia di un avversario». Alla fine, «all'atto della consequenziale espulsione», ha «rivolto all'Arbitro, con atteggiamento provocatorio, una frase irriguardosa, calpestandogli un piede, senza conseguenze lesive». Farina, in pratica, ha denunciato Pavel per "duplice tentato omicidio" ed "oltraggio a pubblico ufficiale". Peccato che le sue accuse non siano suffragata da alcuna prova. Nessuna delle telecamere puntate sul campo ha immortalato il presunto pestone del "Leone di Cheb". E pensare che tra Sky, Mediaset e operatori vari lo stadio Marassi di Genova sembrava la casa del Grande Fratello. Alla fine hanno avuto ragione i tifosi bianconeri, i quali alla vigilia della gara con il Genoa avevano avanzato dubbi e sospetti circa l'ambigua designazione di Farina, che pur essendo ufficialmente affiliato alla sezione arbitrale di Novi Ligure, è nato nientemeno che a Genova. Ma guarda un po' che combinazione. E il fischietto cresciuto a pane e pesto non ha fatto nulla per nascondere i propri natali, anzi. Oltre al rigore regalato ed all'espulsione comminata a Pavel, si è premurato di distribuire chirurgicamente anche due cartellini gialli a Balzaretti e Birindelli, anch'essi squalificati per una giornata. |
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Non pago della mattanza in
campo, si è sfogato anche con gli uomini della panchina bianconera,
finiti sul libro nero del giudice sportivo per aver protestato contro
l'arbitro o i suoi assistenti. Il diritto alla protesta dovrebbe essere
uno dei capisaldi della democrazia, ma non per il dittatore Stefano
Farina. Così hanno pagato dazio anche Michelangelo Rampulla, allenatore
dei portieri, con un turno di squalifica e 3.000 euro di ammenda;
Giancarlo Corradini, vice allenatore con un ammonizione e 2.000 euro di
ammenda; e infine Aldo Esposito, fisioterapista della Juve e della
nazionale con un ammonizione e 2.000 euro di ammenda. |
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MAXI SQUALIFICA DI 5 GIORNATE. Nedved bastonato: «La società non può farsi prendere per i fondelli ogni settimana. E’ incredibile che Zidane abbia preso tre giornate per una testata che ha visto tutto il mondo e lui cinque. |
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Cinque giornate di squalifica a Pavel Nedved. Non è un record, ma il ceco entra comunque nel gruppo dei più cattivi di sempre. Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel ha bastonato il centrocampista della Juventus, espulso venerdì scorso a Genova dall’arbitro Farina «per avere al 47’ del secondo tempo calpestato volontariamente la caviglia di un avversario e per avere altresì, all’atto dell’espulsione, rivolto all’arbitro, con atteggiamento provocatorio, una frase irriguardosa, calpestandogli un piede senza conseguenze lesive». La Juventus è furibonda, ma si è imposta il silenzio. Affida le uniche frasi alla home page del sito internet dove si legge che «si ritiene eccessiva la sanzione inflitta dal giudice sportivo». La prossima settimana il legale della società, avvocato Luigi Chiappero, presenterà ricorso per via ordinaria. Si tenterà di ottenere una riduzione, anche se le immagini di Sky che confermano il pestone di Nedved a un allibito Farina, diminuiscono la possibilità di avere uno sconto della pena. Se venisse tutto confermato, Pavel rientrerebbe il 20 gennaio nella partita casalinga con il Bari. Deschamps è sconcertato: «Non me l’aspettavo, ma prima di parlare ci penso dieci volte». Qualcosa aveva detto a Farina subito dopo la partita entrando nello spogliatoio dell’arbitro a Marassi. Ma è stato gelato dalla risposta del direttore di gara di Novi Ligure, ora appartenente alla sezione di Roma: «Ho arbitrato benissimo» gli ha detto Farina troncando sul nascere ogni voglia di ribattere da parte del tecnico bianconero. |
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Inutile sottolineare come il centrocampista sia distrutto e furente. La sensazione è che avrebbe gradito una presa di posizione più netta da parte del suo club che, fedele al new deal che impone fair play a ogni costo, non parla. Pavel ha violato in parte la consegna del silenzio e ha detto: «Allora posso anche smettere di giocare a calcio. Non ricordo neppure di aver pestato un piede a Farina, se l’ho fatto è stato in modo involontario». Poi ha composto il numero del suo procuratore, Mino Raiola, e si è sfogato. Il manager, che Pavel divide con Ibrahimovic, è convinto della buona fede del suo assistito: «I dirigenti si sono imposti la linea della simpatia, ma questa non è più giustizia e bisogna intervenire. Sono d’accordo con quel che pensa Pavel: è incredibile che Zidane abbia preso tre giornate per una testata che ha visto tutto il mondo e lui cinque per un involontario pestone. E ha aggiunto di non aver assolutamente offeso Farina con delle parolacce». Secondo Raiola, la Juve dovrebbe uscire allo scoperto: «La società non può farsi prendere per i fondelli ogni settimana. Questi ragazzi sono andati in B in silenzio, ma Pavel si sta stufando di essere preso in giro. Questa è un’ingiustizia sportiva enorme, mi pare ci sia una confusione a livello federale che preoccupa. Non so se ci sia una legge in proposito, ma faranno perdere cinque giornate di lavoro a Nedved, che potrebbe anche chiedere i danni». La sensazione di sentirsi perseguitati è molto diffusa nel gruppo bianconero. A Genoa Buffon ha rilevato che «non possiamo scontare le colpe del passato in eterno». Ieri Zebina ha aggiunto: «C’è nell’ambiente la voglia di farci pagare ancora». |
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Cobolli prenota la Champions «La Juve la vincerà tra 2 anni». Musica per le orecchie del tifo bianconero, rimasto spaesato quando Blanc aveva ipotizzato cinque anni per arrivare ai vertici del calcio italiano e internazionale. Del Piero: «Non smetto, rilancio la Juve». |
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L'obiettivo è ambizioso:
vincere campionato e magari Champions League con una Juve giovane e
magari fatta in casa. Stile Arsenal, insomma. Giovanni Cobolli Gigli,
presidente della società, lo ha detto alla videochat di gazzetta.it: «Cercheremo
di schierare una squadra il più possibile italiana. Lo abbiamo già fatto
in passato; non abbiamo mai schierato 11 stranieri. Il mio augurio è
quello di portare in prima squadra, come già succede quest'anno, tanti
giovani del vivaio». La strada è tracciata: Paro e Marchisio faranno da
apripista per altri talenti nostrani, ammesso che ce ne siano e si
dimostrino all'altezza. «La finale di Champions nel 2009 a Roma?
Parteciparvi non è soltanto un sogno, ma per ora pensiamo a vincere la
B. Non potremo mantenere sempre questo ritmo, qualche momento difficile
arriverà. Poi il prossimo anno, in serie A, troveremo avversarie
agguerrite che ci renderanno dura la vita: il nostro obiettivo sarà
comunque quello di vincere lo scudetto o di arrivare in zona Champions.
In questa competizione la Juve ha sempre fatto fatica: vincere non può
che essere l'obiettivo della Juve». |
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«Per chi farei follie? Se
non dovessi badare a spese, direi Ronaldinho - ha ammesso Cobolli Gigli
-. Però dico subito che non lo compreremo mai. Un giocatore così sarebbe
piaciuto anche all'avvocato Agnelli. Tornando a noi, ammetto di avere
sofferto nell'era capelliana quando vedevo Del Piero in panchina:
l'infortunio del capitano ora permetterà a Bojinov di sfogare la sua
voglia di calcio. Il bulgaro può essere un giocatore importante per il
nostro futuro, così come potrebbero esserlo Camoranesi e Trezeguet:
hanno abbracciato il progetto in ritardo rispetto agli altri nomi noti,
ma ora si divertono. Dobbiamo arrivare in serie A, poi discuteremo per
farli rimanere». |
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Del Piero, per caso sta
pensando di smettere? |
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il prossimo Pallone d`oro sara` Gigi Buffon. Gigi Buffon nelle votazioni chiuse lunedi` sera avrebbe superato Thierry Henry, ( secondo ai Mondiali e vice-campione d`Europa con il suo club, dietro al Barcellona), e Fabio Cannavaro, |
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Secondo indiscrezioni
trapelate direttamente da Parigi, il prossimo Pallone d`oro sara` Gigi
Buffon. Dopo l`anticipazione di martedi` data da `Tuttosport`, mercoledi`
si sono moltiplicate le fonti che propendono per lui. Sarebbe proprio il
28enne portiere di Carrara il prossimo vincitore del premio piu`
prestigioso del calcio mondiale, assegnato ogni anno dalla rivista
francese France Football dopo una votazione che coinvolge un giornalista
specializzato per ogni Paese con una Federazione calcistica affiliata
all`Uefa. Del resto Buffon aveva gia` ricevuto una `investitura `ufficiale`
da parte di uno che di Palloni d`oro in carriera ne ha vinti ben tre,
oltretutto consecutivi tra 1983 e 1985, Michel Platini. A favore di
Buffon, oltre al Mondiale vinto in Germania e ai successi con la
Juventus, il fatto di aver optato in estate per un `bagno d`umilta``
scendendo in serie B con la squadra bianconera, condannata alla
retrocessione dopo i processi su `Calciopoli`. Questa potrebbe diventare
la chiave per vedere premiato con il Pallone d`oro, il prossimo 27
novembre a Parigi (diretta su Canal Plus), il secondo portiere nella
storia dopo il 1963, anno del sovietico Lev Yashin. |
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Cassano al Napoli? Lo chiede la piazza. Sono in tanti a rivedere in Cassano un piccolo Maradona. . ''Antonio Cassano e' un giocatore da Napoli'' dice il tecnico Enzo Montefusco. Parlano Montefusco, Ventura, Porzio e Mario Merola |
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La lite con Capello, il
castigo del Real Madrid, segno di un amore mai sbocciato e forse gia'
finito, le scuse a Totti e alla Roma. L'avventura di Antonio Cassano in
Spagna sembra gia' al capolinea e il talento barese lancia un appello
per tornare a giocare in Italia. Ma dopo tante promesse non mantenute e
ripetuti colpi di testa a questo punto chi vorrebbe in squadra il 'pentito'
Cassano? Non la Roma, dove tornerebbe anche ''a piedi'', ma che non
dimentica le offese e il cui silenzio e' piu' eloquente di una risposta.
Parla soltanto Luciano Spalletti e per il tecnico giallorosso Cassano
rappresenta ''il passato''. ''Sono tanti i giocatori che vorrebbero
venire alla Roma - dice -. Vuol dire che abbiamo lavorato bene in |
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Se è gelida la reazione
della Roma, calorosa è invece quella di Napoli, e sono in tanti a
rivedere in Cassano un piccolo Maradona, sognando che con lui la squadra
possa tornare ai vecchi fasti. ''Antonio Cassano e' un giocatore da
Napoli'' dice il tecnico Enzo Montefusco. Per l'ex giocatore Gianni
Improta il barese ''con le dovute proporzioni, perche' Diego resta unico
ed inimitabile, e' un poco come Maradona a cui per l'80% assomiglia per
caratteristiche. Per Cassano si sbilanciano anche l'ex olimpionico della
pallanuoto Franco Porzio (''sarebbe un ingaggio eccezionale'') e perfino
il re della sceneggiata Mario Merola (''bisogna solo farlo giocare e
sono certo che lui ricambierà con i gol l'affetto dei 70 mila del San
Paolo''). Lo vede bene a Napoli, ma in serie A visto il suo ingaggio,
anche l'ex allenatore partenopeo Giampiero Ventura: ''Questa piazza ha
sempre amato i giocatori di talento ma un poco bizzarri”. |
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Conclusa a Torino l'assemblea degli azionisti della Juventus che ha deliberato di non intraprendere nessuna causa contro l'ex direttore generale Luciano Moggi. Legale Juve: "Eravamo da Serie C". |
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Si è conclusa a Torino l'assemblea degli azionisti della Juventus che ha deliberato, dopo quasi sei ore di riunione, di non intraprendere per il momento nessuna causa contro l'ex direttore generale Luciano Moggi. E' stato inoltre approvato il bilancio, attualmente in passivo di 36 milioni di euro. Intanto l'avvocato dei bianconeri Cesare Zaccone confida: "Su di noi le carte erano drammatiche, eravamo da Serie C". Giornata importante quella di oggi per il club bianconero. L'assemblea ordinaria degli azionisti ha approvato il bilancio di esercizio al 30 giugno 2006 che si è chiuso con una perdita netta di 36,5 milioni di euro interamente coperta mediante l'utilizzo di riserve disponibili. L'assemblea riunita a Torino ha bocciato invece la mozione proposta dall'azionista Marco Bava che chiedeva di promuovere un'azione di responsabilita' contro tutto il cda precedente a quello attuale. L'Ifil, holding della famiglia Agnelli e azionista di maggioranza della società bianconera, si è detta favorevole al blocco. La riunione ha avuto comunque un clima tutt'altro che sereno con Cobolli Gigli e Blanc bersagli degli azionisti. In particolare, sul banco degli imputati c'è l`avvocato della Juventus che chiese la serie B, ovvero il penalista Cesare Zaccone. "In base alle carte che ho letto io - ha detto l`avvocato - c'era il rischio che la Juventus fosse retrocessa addirittura nella categoria inferiore. Sarebbe stato tragico, avremmo chiuso la serranda. Purtroppo, Moggi e Giraudo hanno commesso cose talmente gravi che non potevamo difenderli". Pronta la risposta del presidente Cobolli sulla questione etica "Non ci importa nulla di essere simpatici, vogliamo essere trasparenti in primo luogo con i nostri tifosi, con i tifosi di tutta Italia - ha detto - le autorità di Stato ci hanno chiesto di rifondare il mondo del calcio. Qualcuno lo dovrà dare questo esempio e noi come Cda, avendo come primo obiettivo quello di vincere tutte le partite, vogliamo portare avanti questo messaggio. Le società di serie B hanno l'atteggiamento di chi comincia ad apprezzare i segnali di eticità nel mondo del calcio". Ad un altro azionista che aveva proposto agli attuali dirigenti di andarsene dalla società, Cobolli Gigli ha risposto: "Non ho francamente intenzione di andarmene perché credo che in questa società si possano fare grandi cose, realizzare ricavi e successi sportivi. Ci auguriamo che qualche abilità e qualche taglio drastico dei costi ci consenta di arrivare ad una situazione di sostanziale pareggio". |
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Sul ruolo dell'ex vice presidente Roberto Bettega, Cobolli ha sottolineato che "ha avuto un ruolo di collaborazione con la società. Ha fatto in modo che le cessioni venissero fatte in modo oculato e a prezzi vicini a quelli di mercato". Blanc, invece, ha sottolineato il ruolo della famiglia Agnelli nel futuro prossimo del club, smentendo qualsiasi ipotesi di disimpegno. "Alla fine del 2006 - ha detto - presenteremo il piano industriale relativo alla Juventus all'azionista di maggioranza, che si è detto disposto, in caso di approvazione, a intervenire".Infine proseguono le grandi manovre in seno alla società: dopo 14 anni lascia il direttore commerciale Romy Gai, che era giunto alla Juventus con la gestione di Antonio Giraudo. A proposito dell'ex ad, è di giovedì la notizia che possiede meno del 2% del pacchetto azionario. "In data 13 settembre - si legge in un comunicato all'assemblea degli azionisti - Giraudo ha comunicato di aver ridotto la propria partecipazione al di sotto della soglia rilevante del 2%". Poi dal 1 novembre, dopo Milan, Inter e Roma, anche il club bianconero avrà la sua televisione tematica: Juventus Channel. |
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ARBITRATO CONI: JUVE SORRIDE,MILAN PIANGE. SCONTI A JUVE, LAZIO E FIORENTINA. NO AL MILAN. Sconto sostanzioso (condonati 8 punti) alla Juventus, che passa a -9 e quindi a 10 punti in classifica del torneo di serie B. |
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Sconto sostanzioso,
praticamente la metà della penalizzazione, alla Juventus, che passa a -9
e quindi a 10 punti in classifica del torneo cadetto, raggiungendo il
Lecce del grande nemico Zeman. Tutto ciò significa sostanzialmente solo
una cosa: a giugno 2007 la Juve tornerà al punto da cui è partita,
ovvero in serie A. L'arbitrato del Coni dà ragione alle previsioni del
presidente dei bianconeri Cobolli Gigli ma anche alle speranze della
Lazio, forse la vera grande beneficiata di queste sentenze arrivate in
orario quasi notturno. Anche la squadra di Lotito ottiene ben 8 punti di
sconto, smentendo anche i commentatori più ottimisti che gliene avevano
tolti al massimo 7, e passa da -11 a -3, ritrovandosi all'improvviso a
metà classifica. La sconfitta di questa calda serata romana, consumatasi
in lunghe discussioni all'interno dello stadio Olimpico fra i 'saggi'
della commissione del Coni, è la Fiorentina di Della Valle, patron la
cui posizione è stata però derubricata. Il club viola chiedeva la totale
cancellazione della pena, minacciando di rivolgersi al Tar del Lazio se
non l'avesse ottenuta, ed ora è probabile che i suoi legali si
presentino davvero in via Flaminia (sede del tribunale amministrativo).
Sono soltanto 4 i punti di sconto per la Fiorentina, come dire che per
la commissione di Arbitrato del Coni non è venuto meno l'illecito, così
il passivo rimane pesante, leggi -15, che porta i viola a quota 0 punti
in classifica, al penultimo posto, |
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Secondo la Juve, la sentenza del Coni 'riconosce almeno in parte l'enorme impegno e lo spirito di sacrificio dimostrato dalla societa''. La squadra per questa sera non fa dichiarazioni. Il legale della Fiorentina, Carlo Montagna, lascia la parola a Diego e Andrea Della Valle per ogni commento sulla sentenza dell'Arbitrato. "E' una vicenda troppo importante - dice - di questo argomento parleranno solo Diego e Andrea Della Valle'. Il difensore dei Della Valle e' rimasto sorpreso e perplesso dallo sconto di soli quattro punti se fosse stato derubricato il reato di illecito sportivo contestato a Diego Della Valle. "Derubricazione del reato e solo quattro punti di sconto? Mah...". In un comunicato, il Milan afferma che 'La decisione della Camera di Conciliazione e di Arbitrato del Coni non merita alcun commento'. La societa' rossonera e' stata l'unica a non aver ottenuto alcuno sconto dal Coni, che ha confermato la penalizzazione di otto punti in classifica. 'Non e' una vittoria completa'. Cosi' il presidente della Lazio, Claudio Lotito, commenta la sentenza dell'Arbitrato del Coni. 'Ritengo che ancora non si sia fatta chiarezza totale sulla verita' - aggiunge -, ossia che noi non c'entriamo niente. Ma facendo parte di questo mondo, accetto di buon grado la sentenza dell'Arbitrato...'. |
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Vorrei che qualcuno ci spiegasse il comportamento del nuovo presidente della Juve. Ma è mai possibile che questo signore accetta con il sorriso sulle labbra l’affossamento della società più amata dagli italiani? Da quando è presidente Coboldi Gigli. |
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Vorrei che qualcuno ci
spiegasse il comportamento del nuovo presidente della Juve. Ma è mai
possibile che questo signore accetta con il sorriso sulle labbra
l’affossamento della società più amata dagli italiani? Da quando è
presidente Coboldi Gigli, in questi pochi mesi si è potuto solo
verificare che: - siamo stati designati come gli unici colpevoli del
marcio nel mondo del calcio e i nuovi dirigenti hanno subito
passivamente qualsiasi decisione presa dai vari organi sportivi, anche
lodando chi ci stava nel frattempo affossando (quei complimenti a
Moratti, Facchetti, Rossi, ecc. mi sono rimasti sullo stomaco); |
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Cobolli Gigli Giovanni, l’attuale presidente della Juventus, a Treviso, ritorna a criticare la gestione della triade. Irritante e sospetto il riprendere questo discorso quando lo scandalo Telecom, sta delineando uno scenario molto diverso da quello fasullo raccontatoci per mesi da media e giornali. |
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Cobolli Gigli Giovanni,
per chi non lo sapesse, è l’attuale presidente della Juventus. Già, il
nostro C.G.G. si era distinto in passato per dichiarazioni e proclami,
degni di essere pubblicati nella vignetta de "La Settimana Enigmistica"
(ossia "le ultime parole famose ..."), e siccome da ultimo non ci aveva
deliziato di perle di sua saggezza, ha ritenuto opportuno farlo lunedì
sera a Treviso, ritornando a criticare la gestione della triade,
sostenendo che d’ora in avanti la società sarà gestita con metodi
diversi (e fin qui ci può stare), aggiungendo che Moggi in sostanza
farebbe meglio a stare in silenzio e defilato (e qui ci sta di meno),
chiudendo con il discorso che si continua a valutare l’opportunità di
agire per danni verso Moggi e Giraudo. E qui (scusatemi), cominciano a
girarmi i "cosiddetti", e da quanto mi risulta, penso di non essere il
solo, ma di essere in ottima e nutritissima compagnia. Perchè trovo
irritante e sospetto il riprendere questo discorso in questo momento,
quando l’evoluzione della vicenda calciopoli, ed in particolare lo
scandalo Telecom, sta delineando uno scenario molto diverso da quello
fasullo raccontatoci per mesi da media e giornali. Irritante perchè
mentre altri cominciano a ritenere che questo scandalo non fosse poi uno
scandalo così grave come descritto, il nostro presidente invece parla
come se fosse stata una vicenda da vergognarsi e da provocare una
reazione contro chi avrebbe infangato la storia della Juventus; sospetto
perchè è l’ennesimo segnale di una linea che fin dall’inizio è stata più
"realista del re", più accusatoria di quanto abbiano fatto i vari Rossi,
Borrelli, Palazzi, Ruperto, foglietto rosa milanese, Milanset etc. |
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Si vogliono per caso
mandare segnali a chi magari da tempo dice che la Juventus farebbe bene
a zittire Moggi, uno che ormai non ha più nulla a che fare con la
società bianconera? Si vuole far capire che, probabilmente, la nuova
dirigenza è "allineata e coperta" con i nuovi padroni del vapore? Quindi,
nel momento in cui si comincia a ragionare a freddo sulla vicenda
calciopoli; sul fatto che questo grandissimo presunto scandalo ha
prodotto la punizione solo di una squadra e solo di un arbitro, per una
gara nella quale la Juve non era coinvolta; sul fatto che la sentenza
definitiva ha escluso illeciti sportivi tali da falsare i campionati;
sul fatto che la Juventus è stata punita in modo esagerato rispetto alle
ipotetiche colpe; sul fatto che altre società escono come immagine meno
bene, in quando non hanno cambiato assetti societari, hanno magari
commesso cose ben più rilevanti etc.; sul fatto che è la Juventus ad
attirare audience e interesse, con l’exploit del campionato di B e la
perdita di interesse della serie A; insomma proprio nel momento in cui
ci si accorge che calciopoli è una vera e propria montatura, la nuova
dirigenza se ne esce con dichiarazioni che di fatto smentiscono questa
visione "revisionistica" della vicenda, tornando ad accusare metodi
della triade, ed apparendo quindi agli occhi di tutti come i veri
accusatori di Moggi e Giraudo. Come dire, ennesima caduta di stile di un
presidente che dovrebbe pensare a ben altro. |
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E di questa storia fa parte anche il periodo della triade, che non è la spazzatura gettataci addosso, in malafede, a seguito di calciopoli, doping, Iuliano-Ronaldo, telefonate a designatori, comportamenti più o meno ortodossi ma non certo diversi da altri comportamenti non censurati: Giraudo e Moggi hanno certamente le loro colpe, nell’avere "dejuventinizzato" la Juventus, nell’avere avuto comportamenti e modi non proprio esemplari, ma non erano nè gli unici, nè i soli. Con la differenza che altrove gli emuli mal riusciti di Giraudo e Moggi sono stati difesi ed esaltati, anche di fronte a fatti davvero scandalosi ed illeciti, mentre in casa bianconera, per ripristinare una immagine ed uno stile perduto, si è voluto dare un taglio a quei metodi. Bene, è una scelta della proprietà che può anche essere condivisibile, a patto però di non diventare la scelta dell’autolesionismo, e soprattutto la scelta della resa dei conti interna alla società. Vuoi, volete girare pagina? Fatelo, chiudete con il passato e pensate al futuro, pensate a come riportare in alto e quanto prima possibile la Juventus, perchè è quello il posto che compete alla società un tempo di Edoardo Agnelli, poi di Gianni Agnelli, poi di Umberto Agnelli, poi di Boniperti, e poi anche della Triade. Ma anche questa ultima parte di storia bianconera è una storia che ci deve rendere orgogliosi, dato che mentre altrove si sperava in mediocri come Zeman, Simoni, Hodgson, o in bidoni, il bianconero lo vestivano gente che si chiamava e si chiama Baggio, Vialli, Del Piero, Zidane, Inzaghi, Buffon, Nedved, Trezeguet, Cannavaro, Zambrotta. Gente che ha fatto la storia del calcio italiano ma anche del calcio internazionale. Invece quindi di pensare alle azioni di danni contro i vecchi dirigenti, pensa a riprenderne di campioni(come faceva la triade) o almeno quei pregi che hanno riempito le bacheche societarie senza pesare sui costi della proprietà. Cosa che puoi fare anche tu e l’attuale C.d’A., purchè abbi la compiacenza di parlare di meno, molto meno, ed agire di più nell’interesse della Juventus. Ecco, cerca di farti ricordare un domani per essere stato un grande presidente, non il liquidatore della più grande squadra di calcio italiana e tra le più grandi al mondo. |
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Buffon ancora nelle grinfie di Borrelli che non molla la presa. Lo vuole fuori dal calcio perché scommetteva: rischia da uno a tre anni. Ma Borrelli non molla neanche Moratti. |
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Francesco Saverio Borrelli
non lascia la presa, anzi raddoppia. Perché dopo Massimo Moratti e le
sue spiegazioni poco convincenti nell'incontro di martedì, adesso il
capo ufficio indagini Figc cala un altro asso: Gianluigi Buffon. Il
portierone mondiale, subito dopo la gara con la Georgia, dovrà
presentarsi davanti all'ex procuratore capo di Milano per rispondere
della vicenda relativa alle scommesse e alle puntate clandestine.
Nessuna connessione tra i due casi, andiamo perciò per ordine partendo
dalla clamorosa indiscrezione che potrebbe portare al deferimento di
Buffon e ad una lunga squalifica. Il valore aggiunto di Borrelli e il
suo prestigio nell'ambito giudiziario ha fatto sì che le Procure di
Parma, Torino e Udine gli abbiano trasmesso gli atti istruttori con i
verbali degli interrogatori. E qui Borrelli estrae la sorpresa dal
magico cilindro con un superteste che potrebbe inguaiare e mettere
spalle al muro i vari Buffon, Iaquinta, Maresca, Iuliano e altri
giocatori dell'Udinese che si divertivano a scommettere. |
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«Mi chiamavano tra il
primo e il secondo tempo», la rivelazione sconvolgente di questo
personaggio misterioso, un bookmaker. Borrelli aspettava solo di avere
in mano le carte giuste (così come le sta aspettando dalla procura di
Milano per mettere ko anche Moratti sul caso Telecom-intercettazioni) e
proprio lunedì scorso, in tutta segretezza, sono stati interrogati in
via Allegri gli ex juventini Iuliano e Chimenti. Domani o dopo toccherà
all'altro ex bianconero Maresca, ora in forza al Siviglia e venerdì 20
settembre sarà la volta di Buffon e Vincenzo Iaquinta (torneranno
giovedì mattina dalla Georgia e Borrelli vuole lasciarli riposare e «meditare»
per almeno mezza giornata). Le carte in mano all'Ufficio indagini sono
davvero compromettenti e, se fosse provato il coinvolgimento dei
giocatori e di Buffon in particolare (accanito scommettitore, come lui
stesso ha confessato a Borrelli quando era stato sentito prima di
partire per i mondiali in Germania), in caso di deferimento alla Procura
federale le sanzioni potrebbero essere pesantissime. |
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Rischia da un minimo di un
anno e mezzo di inibizione, secondo le recenti norme regolamentari
inasprite proprio per chi scommette, ad almeno tre anni, una squalifica
da far chiudere la carriera, o quasi. |
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Ecco allora la garbata
risposta a Borrelli: voglio ripensarci, deciderò io quando e se
rilasciare una memoria su quell'incontro e sul successivo in Procura a
Milano davanti al pm Ilda Boccassini (dove però Nucini fece scena muta,
negando tutto). Insomma, il caso Inter è solo all'inizio, Borrelli (ma
anche i pm milanesi) vogliono sapere se il «dossier ladroni» è stato
davvero commissionato dall'Inter o se invece è stata una iniziativa
personale di Tavaroli e Cipriani. Troppe domande sono ancora senza
risposta e Borrelli (sta indagando anche sulla denuncia dell'ex arbitro
Mario Mazzoleni e su Lazio-Cagliari dello scorso campionato) è uno che
le risposte le pretende chiare e precise. Intanto la Corte Federale ha
annullato gli otto mesi dati dalla Disciplinare Aia all'arbitro
Paparesta che, finiti di scontare i tre mesi per la vicenda di Moggi,
torna a disposizione del designatore Tedeschi. |
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Juve del processo –farsa: merito la soddisfazione di gridare la mia indignazione per i seguenti motivi. In tutta sincerità rimpiango Moggi e Giraudo... |
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Merito la soddisfazione di
gridare la mia indignazione per i seguenti motivi: |
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Anche se nella sostanza
ben piu’ invischiate di noi (nonostante i mass media hanno cercato di
far sempre credere il contrario) nel compimento di veri illeciti (la
Juve non ha vinto lo scudetto per favoritismi mentre Fiorentina e Lazio
si sono salvate nonostante evidenti segni di addomesticamento di certe
situazioni) la loro tenacia è stata premiata (paradossalmente hanno
inibito i loro presidenti per 3 anni e mantenuto le squadre in A). |
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3) Dopo la valanga di
fango che ci ha colpito, lo scudetto all’Inter è un colpo inaccettabile!
Ma la cosa peggiore è che questi personaggi che si dichiarano "puliti ed
onesti" adesso fanno affari con noi e sulle nostre disgrazie
costruiscono il loro futuro. Una società seria e decisa, per rispetto
dei propri tifosi, deve chiudere le porte in faccia agli sciacalli
(inter, Milan, Real, Roma)! Invece no, gli vendiamo i nostri giocatori e
magari li ringraziamo pure per avere scelto il supermarket "Juve"!
Complimenti vivissimi. Cosa dobbiamo attenderci come prossima mossa? Ah
si..magari cambieremo le maglie sostituendo alla strisce verticali
bianche quelle nere per allinearci e prepararci al nostro futuro di
perdenti! |
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I TIFOSI SCRIVONO: Condannata la nostra Juventus perchè SIAMO STATI MORBIDI, INESISTENTI. La linea dello stile, della classe, della signorilità, della fiducia nella giustizia (sportiva) non ha pagato, anzi… |
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Durante i recenti processi,
che hanno, senza alcuna prova reale, condannato la nostra Juventus,
oltre che alla perdita di titoli sportivi guadagnati onestamente sul
campo, ad una gogna mediatica che durerà negli anni, NOI TIFOSI
JUVENTINI NON SIAMO ESISTITI. Illuminante è stata in proposito una
affermazione di un membro della Corte Federale il quale avrebbe
affermato che il pool di giuristi, nel “colpo di spugna” che ha
riguardato soltanto Milan, Lazio e Fiorentina, ha ascoltato e dato voce
alla volontà popolare. Non è sufficiente pertanto esprimere la nostra
indignazione, il nostro sconcerto, la nostra rabbia, la nostra delusione
circa i comportamenti societari, scrivendoci soltanto tra di noi, quasi
fossimo in uno psicodramma di gruppo. |
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La linea dello stile, della classe, della signorilità, della fiducia nella giustizia (sportiva) non ha pagato, anzi ha fatto sentire più forti le voci sguaiate, invidiose, irose, trattenute da anni di sconfitte sportive. Non ci dimentichiamo che questo scandalo è stato montato, costruito ad arte, alla vigilia del 4° scudetto in 5 anni della Juventus: gli irosi, gli invidiosi, i frustrati erano sull’orlo di una crisi di nervi, non ne potevano più, a partire dai molti giornalisti che hanno ignobilmente costruito quello che hanno definito il più grande scandalo del calcio italiano. La cassa di risonanza è stata enorme, anche perché si è sentita soltanto questa. Noi che amiamo la Juventus, il nostro sogno di bambini diventati adulti, siamo responsabili di questo, perché la nostra voce non l’ha udita alcuno. |
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Esistono altre sedi per
farla sentire, oltre quelle che ci sono state precluse da un processo
mediatico che dava voce solo ad una parte. E’ ORA DI MUOVERSI, E’ ORA DI
DIFENDERE LA STORIA E LA DIGNITA’ DELLA VECCHIA SIGNORA DEL CALCIO
ITALIANO. |
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La squadra va sostenuta ed
appoggiata, così come ha fatto e detto Pavel Nedved rimanendo nei nostri
ranghi, soprattutto oggi, nel momento del più grande bisogno della
nostra storia, nobile ed onoratissima, che ci vogliono infangare
attraverso processi, che costituiscono, questi si’, il vero e piu’
grande scandalo della storia del calcio nazionale. Ero tra i 50.000 di
Bari, nell’ultima giornata di un campionato stradominato che e’ stato
poi grottescamente assegnato all’Inter senza che quel campionato sia mai
entrato in alcuna indagine. Hanno violentato in questa maniera la nostra
passione, il nostro sentimento!! Passione e sentimento che costituiscono
l’essenza degli esseri umani. |
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Ho visto, sugli spalti del S. Nicola di Bari, bambini, persone anziane, handicappate, tutte animate dalla stessa passione e dalla stessa fiducia nei colori bianconeri. Queste persone, così come tutti noi, meritano rispetto. Sappiamo quanto la Juve sia odiata: queste sono le sentenze dettate dall’odio popolare, tracimato in ragione dell’e | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||