Il campionato italiano di calcio è iniziato,

la "nuova" nazionale, allenata da Donadoni, pure: primi commenti!


di Giuseppe Ceresa

Il primo spontaneo commento è che sembra di assistere ad un campionato di calcio mutilato: un campionato di calcio, di serie A, senza la Juventus sembra un mezzo campionato. Inutile parlare di tutto quello che è successo, di calciopoli, di colpe e colpevoli, di innocenti e quasi innocenti; certo fa effetto questa partenza, con l'Inter scudettata " Honoris causa", che nonostante una valanga di gol sembra aver vestito un tono dimesso. Tono dimesso che si nota anche nella nazionale. I "campioni del mondo" ci sono sempre, giocano tutti, solo che l'allenatore è cambiato...e non è cosa di poco conto. Dopo il carismatico Lippi arriva Donadoni, che subito fa la figura del principiante.
 

Direi meglio figura da "cioccolataio", dimostrata nelle scelte operate a capocchia, nel gioco avulso, nella difesa colabrodo viste nelle prime tre partite della nazionale. Gli esperimenti vanno bene in laboratorio, nel calcio un po' meno, perchè nel calcio contano soprattutto i risultati. Va allestita una nazionale per vincere gli europei, che sono fra due anni, non i mondiali, che sono fra quattro anni. Speriamo che a furia di prendere pugni in faccia Donadoni impari in fretta. Gli auguro pure che il campionato gli permetta di poter fare scelte su di una rosa di ottimi giocatori in forma, coi quali possa rinfrescare con un titolo europeo quello mondiale appena conquistato! Come ci dispiace vedere la Juventus in B, così ci dispiacerebbe vedere i campioni del mondo fare le valigie "europee" dopo appena quattro partite.
Giuseppe Ceresa

Gli Italiani vivono l'eccitazione dei campionati del mondo in Germania.

Ma quanto è complessa la relazione con i Paesi che ci ospitano:

vincenti nel calcio e perdenti per tutto il resto.

Non sappiamo valorizzare il prodotto, proteggerlo, venderlo.

L'Italia é vincente, quando riusciremo infine a comunicarlo?

Gli Italiani all'estero, come gli Italiani in Patria stanno vivendo l'eccitazione della magnifica prestazione della squadra italiana di calcio ai campionati del mondo in Germania. Ma, questo eccezionale avvenimento sportivo rivela quanto sia ancora complessa la relazione di noi italiani con i Paesi che ci ospitano : vincenti nel calcio e perdenti per tutto il resto. Infatti per i Paesi che ci ospitano appare ancora forte la visione terzo mondista con la quale siamo trattati dai tutti i mass media. Se da un lato, si prende atto della riuscita della squadra italiana, dall'altro lato, i giornalisti non possono fare a meno di riversare con perfidia sui nostri giocatori e su noi italiani, tutte le squallide malefatte del nostro paese sul piano politico, sociale e sportivo e quelle visioni ormai superate di un'Italia che non esiste più. Certamente, tutto é esagerato e tutto é fatto per destabilizzare la squadra italiana, ma il risultato é là e l'immondizia dialettica contro l'Italia riempie le pagine dei giornali e i dibattiti televisivi della stampa estera, ben oltre il fatto sportivo.

Per i Francesi la vittoria della loro squadra é il simbolo di una Francia efficiente, ricca di valori morali, ricca di uomini e donne di ogni origine e razza assimilati ormai alla cultura francese, la straordinaria rappresentazione che la Francia é sempre un grande Paese che illumina il mondo come all'epoca del "re sole". E per noi, invece, la riuscita nel calcio é la sola espressione di efficienza di un Paese sempre alla deriva. Vorrei fare un paragone, i vini italiani sono i migliori del mondo, quelli francesi non lo sono, ma la Francia sà valorizzare il suo prodotto, lo protegge, lo accarezza, lo vende con amore rendendolo più bello di cio' che é. Invece noi Italiani speriamo sempre di essere amati per il nostro folklore, siamo creativi, intelligenti, forse dei geni, ma senza calcolo, senza la razionalità, senza il marketing che serve a unire la forma e la sostanza.

Quindi, senza un lavoro di comunicazione razionale, studiato, calcolato con intelligenza e finezza, fatto da coloro che hanno il potere e la qualità per farlo, tutto cio' che l'Italia ha di positivo e utile non viene mai valorizzato. Noi Italiani all'estero vorremmo brillare non solamente con l'Italia del calcio, ma anche per tutto quello che il nostro Paese é oggi in questo mondo. Ecco, cosa risentiamo noi Italiani all'estero di fronte a tanti attacchi senza risposta. Oggi lo sport, come il calcio, é una componente dell'economia, un rivelatore sociale che riflette la forza di un popolo e come tale esempio della realtà e del progresso di un Paese. L'interesse per lo sport e i risultati sportivi di un Paese non rivelano assolutamente la decadenza di un popolo o di un'epoca.
 

Infatti, le squadre di calcio che hanno partecipato alla fase finale dei campionati del mondo rappresentano, senza eccezioni, i paesi che sul piano economico contano nel mondo rappresentando i diversi continenti. Quindi, ha ragione la Francia nell'utilizzare la riuscita della squadra francese per dire al mondo che é una grande Nazione, un grande Paese un grande Stato, non solo nel calcio. I nostri dirigenti politici dovrebbero andare ancora a scuola di marketing e comunicazione per imparare non solamente a guardare la telecamera quando sono intervistati, ma per capire quanto é importante per un paese la positività della comunicazione in questo mondo dove le frontiere sono ormai delle veline senza forma.....L'Italia é vincente, quando riusciremo infine a comunicarlo?

La resa su Zidane, l’incredibile esonero di Gentile,

i processi sommari: attenti, Rossi sta sbandando”
PASSANO I GIORNI e il commissario Rossi continua a sbandare.

Sul caso Zidane parlano tutti, persino Fidel Castro,

tranne lui che sta rigorosamente zitto

e vigliacco se dice una parola in difesa dell’azzurro.

PASSANO I GIORNI e il commissario Rossi continua a sbandare. Sul caso Zidane parlano tutti, persino Fidel Castro, tranne lui che sta rigorosamente zitto e vigliacco se dice una parola in difesa dell’azzurro. Sul caso Gentile, ha parlato Gentile e ci è stato sufficiente, considerato che l’ex ct dell’Under 21, già campione d’Europa e medaglia di bronzo ai Giochi di Atene 2004, è stato fatto fuori con una telefonata, manco fosse l’ultima scamorza e non un tecnico cui il calcio italiano dovrebbe essere riconoscente. Sulla sommarietà dei processi sportivi, l’unica cosa che Rossi è capace di ripetere è la solita: bisogna fare in fretta, per consegnare all’Uefa l’elenco delle società iscritte alle coppe europee e guai a chi ricorre al Tar perchè i campionati sicuramente cominceranno il 27 agosto. Bum.
 

A parte il fatto che il secondo troncone d’inchiesta su Calciopoli (Reggina e dintorni) determinerà il sicuro slittamento dei tornei al 9-10 settembre se non addirittura alla settimana dopo, non si capisce perché ci debba essere tutta questa fretta, la stessa che ha caratterizzato il precipitoso insediamento della commissione dei Tre Saggi chiamata a stabilire se sia giusto assegnare all’Inter lo scudetto 2005-2006 vinto dalla Juve. A parte il fatto che, un minimo di eleganza avrebbe imposto di attendere quantomeno la sentenza d’appello per verificare se la mancata assegnazione del titolo alla Juve sarebbe stata confermata anche in secondo grado, vorremmo rivolgere al Commissario un sommesso invito ad occuparsi delle questioni più importanti e più attuali.

FORSE ROSSI non se n’è accorto, ma l’indecente sentenza Fifa che ha equiparato Materazzi a Zidane ha scandalizzato milioni di italiani, gli stessi che hanno esultato per il quarto titolo mondiale. E se ognuno è libero di dire ciò che vuole, compresi Castro e il 71,6 per cento degli algerini secondo i quali Zizou ha fatto bene ad abbattere l’azzurro, è altrettanto vero che il massimo rappresentante della Federcalcio campione del mondo non può pensare di cavarsela bofonchiando che miliardi di persone hanno visto tutto in tv e loro sanno come giudicare. La Fifa si è comportata in maniera scandalosa nei confronti di Materazzi e della Federcalcio: Rossi non può continuare a stare zitto. Se lo fa, ci spieghi almeno perchè.

CI SPIEGHI quale vantaggio pensa di ricavarne per la Nazionale, visto che il 2 e il 6 settembre, nelle prime due eliminatorie per gli Europei 2008, Materazzi non potrà giocare né contro la Lituania né contro la Francia. Ci spieghi se sia giusto mettere sullo stesso piano l’aggredito e l’aggressore. Ci dica perchè, in qualità di Commissario Federale, non ha mandato una riga di protesta a Blatter, alla Fifa, ai parrucconi che emettono sentenze scandalose sicuri di non beccarsi manco un fax di reclamo da chi, invece, non dovrebbe belare, ma ruggire. E, già che c’è, Rossi ci spieghi perchè Gentile è stato silurato senza preavviso, senza nemmeno consentirgli di cercarsi per tempo un’altra squadra, come se fosse uno straccio da piedi e non il tecnico che alla derelitta Federcalcio di Carraro aveva consegnato il bronzo di Atene e il titolo Europeo Under 21.
 

Ma che razza di modo di fare è questo? Ma com’è possibile comportarsi in questa maniera proprio con uno degli Eroi dell’82? E’ questo il nuovo corso della Federazione faticosamente impegnata ad uscire dagli anni di melma? Non abbiamo martellato per anni il sistema presieduto da Carraro per ritrovarcene un altro che parte male e minaccia di andare avanti peggio. LO DICIAMO NOI che la nomina di Rossi abbiamo salutato con favore e che non gli abbiamo risparmiato nè incoraggiamenti né complimenti quando ha fatto le mosse giuste. Eppure, dopo il trionfo di Berlino, Rossi sta continuando a sbandare. E’ ancora in tempo per rimettersi in carreggiata, purchè si dia una mossa. Il 16 agosto, a Livorno, la Nazionale tornerà in campo per giocare l’amichevole con la Croazia. Quel giorno, a Rossi non basterà andare in tribuna sventolando la sciarpa portafortuna.
I Campioni del Mondo sono gli azzurri, non lui. Che manco li difende quando la Fifa li offende.

Seguendo le vicende del mondiale mi è capitato

di leggere la rubrica di Der Spiegel sui vizi dei maschietti italiani.

Avrai seguito il putiferio scoppiato in seguito.

E se avessimo noi scritto un pezzo satirico sui tedeschi…?

Avrai seguito il putiferio scoppiato in seguito ad un articolo dello Spiegel (vedi Mondiale 2006 – Info) del 27 giugno scorso su noi italiani. Come sapete io amo la Germania, la sua cultura e il suo popolo e credo che l’ articolo, più che noi italiani, offenda i tedeschi, che considero ancora un popolo veramente intelligente e ospitale, a differenza dell'autore di quel pezzo. Ci sta che il signor Achilles si lamenti per un rigore regalato o per una partita che ha avuto del melodrammatico, ma non è accettabile che scriva cose assolutamente false (oltre che assolutamente non divertenti), come ad esempio che l'uomo italiano si sposa per riprodursi (all'INPS farebbero i salti di gioia) e che le ragazze italiane, appena si sono sposate, si trasformano in macchine da cucina dai fianchi larghi (ma l'ha mai vista lui una ragazza italiana sposata?). I passi più offensivi dell'articolo ("gli italiani sono parassiti") sono stati prontamente tolti dalla redazione.
 

Ma la versione rimasta rimane comunque un esempio di pessimo giornalismo e di inqualificabile non-umorismo. Quella non è satira, è pattume indegno anche del "Grande fratello". Chi mi conosce sa che sono un tipo calmo, a cui interessa il calcio e che è lungi dall'essere nazionalista. Ma questo articolo mi ha veramente fatto girare quello che ora neanche "un costume troppo stretto" (come dice il famigerato articolo) riuscirebbe a tenere calmo... Il signor Achilles, autore dell'articolo, conclude dicendo che il gesto di Totti dopo il rigore segnato, che si è succhiato il pollice alla maniera dei bambini è una cosa normale per l'uomo italiano. Concedetemi lo spazio per dire al signor Achilles che ha sbagliato: il gesto tipico dell'uomo italiano si fa sì, con un dito, ma non con il pollice, bensì con il medio. E non si mette in bocca.

Sui vizi dei maschietti italiani… Pur ammettendo che alcuni degli stereotipi da osteria, pur se ingigantiti, sono veri, mi chiedo cosa sarebbe successo se qualche rubrica di uno dei rispettabili giornali e periodici italiani avesse scritto un pezzo satirico sui tedeschi dello stesso tenore. Apriti cielo! Ricordando che il cavaliere di Arcore è stato bacchettato per molto meno (anche se straparlava da presidente del Consiglio e non da privato cittadino), a caldo mi auguravo un intervento del nostro governo sulla faccenda. Oggi, a freddo, mi sembra che il problema non sia l'opinione che gli altri hanno di noi, bensì quella che noi abbiamo di noi stessi. Le continue offese sono dovute al fatto che non ci amiamo, e se noi non ci amiamo, come possono amarci gli altri?

Fra i tanti lati divertenti del mondiale di calcio

c'è quello delle rivalità fra Paesi che si dichiarano reciproca

insofferenza con la scusa delle partite di pallone.

L'Italia è protagonista in questa faccenda.

Fra i tanti lati divertenti del mondiale di calcio c'è quello delle rivalità fra Paesi che si dichiarano reciproca insofferenza con la scusa delle partite di pallone. L'Italia è protagonista in questa faccenda: ad ogni competizione internazionale la stampa e le televisioni straniere si attivano per riversare valanghe di luoghi comuni, cattiverie, frecciatine offensive che rinforzino lo stereotipo dell'italiano che inganna, che colpisce a tradimento, che va avanti con biechi trucchi, che è allo stesso tempo tronfio, esibizionista e mammone. Così, dopo il rigore concesso in extremis all'Italia contro l'Australia, sulla stampa si è scatenato il finimondo: il sito dello "Spiegel" ha addirittura pubblicato una satira che ci definiva dei "parassiti" e ritraeva il maschio italiano come un buono a nulla, capace solo di chiedere a mamma di preparargli la pasta, "unto e viscido" come nessun altro, più una carrellata di altri insulti sentiti migliaia di volte. La pagina è stata rimossa dal sito, con tanto di scuse anche in italiano, perché evidentemente qualcuno si è reso conto che si era andati un po' oltre il limite del buon gusto.
 

Ogni volta si rimane allibiti di fronte alla virulenza degli attacchi: "Le Monde" di ieri qualificava senza tanti giri di parole la nostra partita contro l'Australia come un "lavoretto all'italiana"; Grosso avrebbe teso all'arbitro una "trappola", e il povero direttore di gara ci sarebbe cascato. Insomma, se l'Italia passa il turno con un po' di fortuna, per una volta, dopo che quattro anni fa era stata buttata fuori a seguito di un arbitraggio vergognoso, non va bene: deve essere sepolta di attacchi livorosi e accuse sbraitate. Poco importa che nell'ottavo di finale gli unici che abbiano creato serie occasioni da goal siano stati gli italiani e che questi si siano ben difesi in 10 per un tempo dopo un'espulsione che non stava da nessuna parte. Quello che importa è trovare un pretesto qualsiasi per sfogarsi e rosicare, ed evitare qualsiasi autocritica mentre si torna a casa, come nel caso dei "galàcticos" che dall'inizio del mondiale ce ne dicono di tutti i colori con ironia e sbeffeggiamenti, ma che non sono fra i primi otto del mondo a quanto pare. Beh...sfogatevi pure, chiamateci viscidi, parassiti e tutto il resto, ma io dico Azzurri, fateli rosicare ancora un po'!

Berlino è un evento che ci rassicura

sulle qualità di questa nostra Italia

- la grande, non la calcistica -

che nei momenti di estrema

difficoltà sa dare il meglio di se stessa.

Eppure sentiamo tutti - inclusi gli allergici al tifo - che Berlino è un evento e non un episodio. Giusto o sbagliato che sia - penso che tutto sommato sia giusto - l'evento ci rassicura e ci rinfranca sulle qualità di questa nostra Italia - la grande, non la calcistica - che nei momenti di estrema difficoltà, nelle ore buie d'uno scoramento confinante con la disperazione, sa dare il meglio di se stessa. In questo senso la nazionale dei mondiali può essere vista come un esempio importante delle qualità nazionali. Proprio perché ha nel suo passato tante amarezze e nel suo futuro tante incognite preoccupanti, l'italiano comune vede in Berlino un auspicio, o se preferite un pronostico.
 

Si poteva immaginare una squadra che, impegnata nel torneo più prestigioso, soffrisse in partenza di maggiori handicap? L'universo del quale la squadra è la massima espressione appariva in decomposizione. Sotto accusa e screditati i vertici, messi in dubbio i trofei, coinvolti in una immane indagine dirigenti, arbitri, giocatori. I ragazzi prescelti per misurarsi contro le più forti nazionali avevano alle spalle il caos: e non pochi avevano e hanno davanti a loro un incerto futuro professionale. Patemi, si obbietterà, di ricchi e viziati. Sta di fatto che i ricchi e viziati hanno onorato la bandiera - sia detto con sobrietà, senza smancerie - perché hanno saputo sopportare o ignorare il fardello morale - o piuttosto immorale - di cui erano stati caricati.
 

Ci hanno regalato una ventata di dignità e di ottimismo. Dubito che questi ragazzi talentuosi sappiano molto di storia, e dunque non li impressioneranno certo i richiami a Caporetto, all'8 settembre, e al modo i cui un'Italia incorsa nei peggiori errori e misfatti seppe da quelle umiliazioni riscattarsi. Non vogliamo esagerare, il pallone è il pallone. Ma certe doti di fondo del Paese emergono quando e dove meno uno se lo aspetta. L'Italia ha vinto. Oso sottolineare - anche se qualcuno magari m'attribuirà tentazioni razziste - che l'Italia ha sconfitto non la Francia ma una rappresentanza di quello che fu l'impero coloniale francese. Una entità geografica e politica imponente, memorabile e rispettabile. Ma la Francia, come l'intendiamo nei suoi valori storici e culturali, è anche altro, molto altro. L'Italia invece era l'Italia, punto e basta.
 

I nostri "ex-amici" tedeschi. Perchè "ex"?

L’eliminazione della squadra tedesca è rimasta nella gola

dei nostri concittadini teutoni come una poco gradevole lisca di pesce...

di Giuseppe Ceresa

I nostri "ex-amici" tedeschi. Perchè "ex"? Ma, forse per colpa del soleone che imperversa, o forse per colpa della vittoria italiana ai campionati mondiali di calcio, vittoria conseguita anche eliminando i padroni di casa in semifinale. Già, l'eliminazione della squadra tedesca è rimasta nella gola dei nostri concittadini teutoni come una poco gradevole lisca di pesce...Da quì la stampa locale ce ne ha dette di cotte e crude, dal boicottaggio dei locali italiani, proposta da "Bild", alla manfrina delle congratulazioni , fatte a denti stretti, che i nostri vicini sono stati costretti, per educazione, a fare. Ma il tutto continua ancora, ogni giorno si hanno nuovi episodi. Perfino i bambini che a scuola portano la maglietta azzurra con la scritta "Italia" vengono derisi, umiliati dai propri compagni. Poi l'affare Materazzi è stato come la ciliegina su una torta sempre più grossa.
 

Ci si è dimenticato che quando in Portogallo Totti sputò, tutti si scandalizzarono, e ne dissero di tutti i colori: della "vittima" Poulsen nessuno parlò. Un vero gentelman, e Totti un italiano cafone. Ora invece la "vittima" Materazzi è stato trasformato in colpevole! Ed ora spazio a Calciopoli, pane per "Bild", per inostri amici, per ulteriori sputtanamenti. Mi viene, a volte, in mente quel famoso racconto di Edmondo De Amicis " Dagli Appennini alle Ande", dove un povero ragazzo riceve denari da gente che poi scopre parlare male dell'Italia e degli italiani; che fa? Glieli restituisce tirandoglieli addosso. A volte questa tentazione viene anche a noi nel paese dove lavoriamo, dove viviamo, ma che a volte ci umilia e ci disprezza oltre misura!
Giuseppe Ceresa

Marcello Lippi se ne va.

Ma da vincente. Gli mancava solo la coppa del mondo per

coronare una carriera in cui ha vinto tutto.

L'ha annunciato al commissario della Federcalcio

Guido Rossi e al presidente del Coni Petrucci.

Gli mancava solo la coppa del mondo per coronare una carriera in cui ha vinto tutto. L'ha portata a casa, e proprio nel giorno in cui probabilmente ha detto addio alla nazionale. Pochi minuti dopo aver sollevato la coppa, ancora fradicio anche di lacrime, l'ha annunciato al commissario della Federcalcio Guido Rossi e al presidente del Coni Petrucci Marcello Lippi se ne va. Ma da vincente. Dribblando le domande sul suo futuro di ct dimissionario, e mettendo l'accento sul suo profilo di allenatore che ha vinto tutto. «Non so quanti tecnici al mondo possano vantare un palmares di questo tipo: sono diventato campione del mondo e d'Europa a livello di club, con la Juventus. Ora sono campione del mondo in assoluto. Ed è una gioia che, vi posso assicurare, non ho mai provato. Sono contentissimo. È la più grande soddisfazione per un uomo di sport. La più grande in assoluto».
 

Ed è una gioia che non vuole tenere per sé. C'è un gruppo che lo ha seguito dal primo giorno, squadra d'acciaio. «Un gruppo meraviglioso, giocatori fantastici. Hanno dimostrato carattere, grinta, voglia di vincere e un cuore grande così. Li ho ringraziati tutti, uno per uno». C'è un elogio per ciascuno, «da chi ha giocato 20 minuti a chi è sempre sceso in campo. Per non parlare di chi è sempre stato fuori». Ma il pensiero più sentito è per Buffon e Cannavaro, «il miglior portiere e il miglior difensore del mondo». Ed è un modo per sottolineare la forza di un collettivo capace di issarsi sul tetto del mondo mentre in patria il calcio è alla sbarra. Buffon e Cannavaro ne sono l'emblema. «Sapete tutti cosa hanno passato negli ultimi tempi. Speravo fossero decisivi. Sarebbe stato l'epilogo perfetto: pensate se Buffon avesse parato qualche rigore e ci avesse regalato la vittoria. Non è andata proprio così, ma quasi...».
 

C'è anche spazio per un accenno ai gregari diventati decisivi in questo mondiale, Grosso e Materazzi: «Spero che ora vengano considerati un po' di più dagli addetti ai lavori, se lo meritano». Proprio Grosso e Materazzi, due dei cinque rigoristi. «Dal dischetto siamo stati perfetti. A volte si legge in faccia ai giocatori la voglia di tirarli e ho capito subito che c'era lo spirito giusto. Infatti hanno calciato come se volessero quella coppa a tutti i costi. Io ho solo dovuto fare una trattativa per stabilire la sequenza dei rigoristi».
Già, i rigori. L'ultima finale di Lippi era stata il 28 maggio 2003. Manchester, ultimo atto della Champions League: Juve-Milan. Era finita con le lacrime bianconere. L'ultima di Marcello Lippi sulla panchina dell'Italia si è decisa anch'essa dagli undici metri, ma ha un altro sapore.
 

Arriva in capo a 120 minuti di sofferenza pura. «Siamo subito andati sotto. Non so se il rigore fosse giusto, so solo che abbiamo reagito alla grande. E siamo andati anche a un soffio dal vantaggio, con la traversa di Toni». Poi una ripresa con la Francia all'arrembaggio, e l'Italia ad arrancare chiusa in difesa. «Eravamo stanchi, c'è stato un calo fisico. Del resto, dicono tutti che è stato un mondiale fortunato. Non considerano che abbiamo dovuto limitare le rotazioni: causa infortuni e squalifiche, in difesa e a centrocampo hanno giocato quasi sempre gli stessi». Ancora una volta ha dovuto metterci del suo, prendere decisioni difficili, come il cambio di Totti. «Ha pagato i 120 minuti con la Germania. Stasera non riusciva nelle sue giocate. Tenete presente che non è ancora al top, e in quel momento stavamo soffrendo. Quel cambio è stato necessario».
 

E, ancora una volta, tutto è filato per il verso giusto, complice una Francia che ha perso i pezzi per strada. Prima Henry, poi Zidane, cacciato per un raptus folle. «Mi dispiace, perchè è triste chiudere così. Sempre che sia proprio deciso a smettere: prima della partita l'ho incrociato e gli ho detto che è presto per smettere. Però vorrei fosse chiaro che nessuno di noi ha richiamato l'attenzione dell'arbitro sulla sua testata a Materazzi. É stato il quarto uomo». I francesi hanno protestato, e non poco, a cominciare dal ct Domenech. E c'è stato anche un alterco a distanza con Lippi. «Mi ha dato fastidio, perchè mimava il gesto della telecamera, come se Marco avesse simulato. Invece il colpo l'aveva subito davvero».

Provano a scucirgli una parola sul suo futuro. Lui va oltre, «qual è la prossima domanda». Qualcuno cerca di fargli perdere la pazienza: «Sarà dura per il calcio italiano tornare alla realtà?», che significa processi e sentenze. Lippi non ci sta. «La realtà del calcio italiano è essere tornati sul tetto del mondo. Sarà dura per gli altri, che dovranno lavorare per rifarsi tra quattro anni». Lui, invece, il suo l'ha fatto. Se ne va contento, dopo aver abbracciato i suoi ragazzi. In campo ha fumato il sigaro e baciato la coppa. Lo hanno portato in trionfo. Marcello Lippi ha deciso di chiudere così. La sua avventura azzurra finisce dopo ventuno mesi, e 24 partite, senza una sconfitta in gare ufficiali. Chiude con un Paese intero che lo supplica di rimanere. Lui non darà ascolto e accenderà il motore della barca.
 

Clemente Mastella:

«Uno scandalo Buffon, Cannavaro e Del Piero in C».

Un segnale chiaro e preciso che il Ministro della Giustizia aveva

mandato lo scorso giovedì in occasione del maxiprocesso

dell'Olimpico, spezzando una lancia a favore di Del Piero e compagnia.

Il primo affondo arriva da Clemente Mastella, che l'incauto telecronista Rai Amedeo Goria presenta come Ministro della Difesa (anzichè della Giustizia, ndr). «Non mi sembra il caso di parlare di amnistia in questa serata», afferma Mastella. «Mi sembra inaccettabile però che Buffon, Cannavaro e Del Piero debbano giocare in serie C». Un segnale chiaro e preciso che il politico di Ceppaloni aveva mandato lo scorso giovedì in occasione del maxiprocesso dell'Olimpico, spezzando una lancia a favore di Del Piero e compagnia. Amnistia a parte, se ne parlerà subito dopo le sentenze, mentre dopo la partita sono state le istituzioni a scendere in campo, con il mondo politico che non è rimasto certo impassibile alla vittoria degli azzurri. Anzi, sul carro dei vincitori sono saliti tutti, ma proprio tutti.
 

A cominciare dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti che al ct Lippi ha subito inviato un telegramma di felicitazioni ringraziando a nome suo e dell'intera Camera dei deputati «per aver regalato con tutta la squadra una grande gioia all'intero Paese». «La nostra squadra ha offerto un esempio di coesione e di orgoglio che fa bene al Paese», la dichiarazione del presidente del Senato, Franco Marini. Ne ha subito approfittato anche il premier Romano Prodi che, mezz'ora dopo la finale, è uscito di casa per una passeggiata nel centro di Bologna, insieme alla moglie, al figlio Giorgio, alla nuora e alla nipotina. Proprio con la bambina in braccio ha acconsentito alla richiesta dei fotografi per alcuni scatti. Nella foto di gruppo anche un tricolore “prestato” da alcuni tifosi che stavano passando proprio in quel momento.
 

I ringraziamenti di Prodi vanno agli azzurri, ma anche al palo colpito da Trezeguet su rigore: «Abbiamo vinto per un palo: ci sono delle competizioni in cui si vince così». Una gioia che accomuna anche il ministro Giovanna Melandri che, al seguito del presidente Napolitano, dopo che i giocatori negli spogliatoi le avevano indirizzato una canzoncina da osteria, afferma: «Questa sera ripartiamo con la coppa del mondo e tanta soddisfazione». La mette sul politico, e non poteva essere che così, anche Francesco Rutelli che, dopo aver seguito la partita in famiglia con amici, afferma : «Una vittoria storica. È una felicità che accomuna l'intera nazione, una meritata rivincita per le ingiuste sconfitte del passato. Ora le maledizioni dei rigori non le ricordiamo più, grazie alla tempra dei nostri ragazzi che hanno conquistato lo stadio di Berlino».,
 

Salvo poi scherzarci su: «Con l'unione, quella con la u minuscola s'intende, si vince. L'unione che ha assicurato questo fantastico gruppo della nazionale italiana».Esplode di gioia anche Roberto Formigoni il presidente della regione Lombardia che, prima di uscire a festeggiare con i tifosi, dichiara: «Avevamo sognato questa vittoria, è una grandissima gioia». Divertente la battuta dell'onorevole forzista Osvaldo Napoli: «Meglio Lippi di Padoa-Schioppa, perché secondo Standard & Poor's, la vittoria nel mondiale dovrebbe valere un contributo dello 0,5% al Pil italiano», Intanto è scoppiato il giallo Blatter, il presidente della Fifa che ha disertato la cerimonia di premiazione, non ha consegnato né le medaglie né la coppa a capitan Cannavaro. Di lui nessuna traccia, chi l'ha visto?
 

Festa degli azzurri sul prato di Berlino.

La squadra mette a sedere Camoranesi lì, sul campo,

lo circonda e gli taglia i capelli,

la bandiera italiana sventolata che i giocatori caricano come fossero tori,

Rino Gattuso che urla la sua gioia in faccia a Gigi Riva.

Quante immagini nella festa degli azzurri sul prato di Berlino. La squadra che mette a sedere Camoranesi lì, sul campo, lo circonda e gli taglia i capelli, la bandiera italiana sventolata che i giocatori caricano come fossero tori, Rino Gattuso che urla la sua gioia in faccia a Gigi Riva. Ed è proprio Gattuso, uno dei simboli di quest'Italia più spada che fioretto, il primo a raccontare l'emozione: «Quando torneremo e vedremo i nostri tifosi sarà una gioia immensa. Il secondo posto non avrebbe avuto senso. Nel calcio solo gli inglesi lo festeggiano. Noi siamo italiani e quindi. È la vittoria del gruppo, di una squadra operaia, forse non di una squadra bella da guardare ma con due attributi grossi così». E a chi gli chiede se si rende conto di quanto bene abbiano fatto al calcio, Gattuso risponde fiero: «Mi rendo conto che abbiamo fatto bene a noi stessi con questa vittoria, perché un Paese che vince quattro mondiali non può restare senza calcio. Ci rialzeremo».
 

E il centrocampista calabrese - che ammette di essersi addormentato solo alle 7 per la tensione - non si tira indietro neppure quando gli chiedono di Calciopoli: «Senza lo scandalo non avremmo vinto. È stato fondamentale per formare il carattere di questa squadra. Ma è chiaro che milioni di persone attendono le sentenze ed è fondamentale che emerga la verità». Poi le dediche: «Al mio paese, Corigliano Schiavonea. A mio nonno che non c'è più e ai miei genitori che mi hanno cresciuto come la persona genuina che sono fiero di essere». Gigi Buffon pensa a se stesso. «I paragoni con Zoff? Il titolo di portiere n. 1 al mondo? Non ci penso, credo di essere forte e bravo, ma non mi interessano i paragoni - dice un altro che confessa di non aver chiuso occhio la notte prima della finale -. Mi dispiace solo per l'amarezza di certe cose scritte e dette su di me nelle settimane scorse. L'espulsione di Zidane? Il guardalinee stava guardando da un'altra parte. È stato il quarto uomo, con il microfono, a comunicare all'arbitro quanto accaduto. La finale? Prima dei rigori ho pensato solo che con un pizzico di fortuna potevamo farcela.
 

Il nostro segreto è stato pensare come gruppo. Ma adesso non realizzo ancora, mi sembra di aver vinto il 7° Trofeo Birra Moretti della mia vita... Scherzo, questa è la realizzazione di qualcosa che fin da bambino vedi come un sogno prezioso». Prezioso come la coppa che capitan Cannavaro aveva promesso al figlio: «Mi aveva detto che voleva dormire con il suo papà stanotte e gli ho risposto che l'avrei fatto dormire con la coppa». Un Cannavaro monumentale, anche come carisma, a volte sembrava ce ne fossero tre in campo: «Ho sempre cercato di dare tranquillità ai miei compagni nei momenti difficili, anche se la squadra è sempre sembrata molto equilibrata e anche gli esordienti sono stati perfetti. Più andavamo avanti e più capivano quanto eravamo forti. Per me è sicuramente un sigillo per la carriera».

Momento cruciale quello dei rigori, la bestia nera dell'Italia. «Teoricamente serve lucidità - ammette Andrea Pirlo, che ha realizzato il primo della serie -. In realtà tutti abbiamo tirato d'istinto». Mentre c'è un velo di rabbia nelle parole di Francesco Totti: «Soprattutto ora che ho vinto, non perdono nessuno di quelli che mi hanno criticato». Poi anche tristezza: «Stanotte ci dormo su, domani decido se lasciare o meno la nazionale. Voglio dedicarmi alla famiglia, ma se Ilary mi chiedesse di continuare, non avrei dubbi a farlo». Nessuna polemica sulla sostituzione: «Arrabbiato? No, non ce la facevo proprio più». Su Zidane l'ex compagno di Juventus Gianluca Zambrotta parte con la tirata d'orecchi: «È stato un brutto gesto il suo, ma comunque non è la prima volta...». Poi c’è solo spazio e tempo per il fiume di birra negli spogliatoi, la musica di «Notti magiche» sparata a tutto volume da Marco Materazzi e la festa può cominciare nella notte di Berlino.
 

Ventitré ragazzi italiani,

sono diventati campioni del mondo.

Alcuni di questi giocatori hanno, a livello internazionale,

addirittura fatto fatica a trovare un posto in serie A.

Eppure in queste ore rischiano la retrocessione in serie C.

Ventitré ragazzi italiani, sono diventati campioni del mondo. Alcuni di questi giocatori hanno, a livello internazionale, una storia brevissima, addirittura qualcuno di loro ha fatto fatica a trovare un posto in serie A. Grosso, Zaccardo, Barzagli, lo stesso Toni, militavano o lo hanno fatto fino a due anni fa, in società considerate provinciali. Le squadre italiane di cartello, zeppe di campioni stranieri strappati al Real Madrid, al Barcellona, al Chelsea a suon di decine di milioni di euro, nelle coppe internazionali quest'anno non sono andate più in là delle semifinali.
In campo per la finalissima di Berlino, tra Italia e Francia, c'erano domenica la bellezza di otto giocatori della Juventus, praticamente un'intera squadra (senza contare gli ex). Eppure in queste ore la società bianconera rischia la retrocessione in serie C.
 

Le intercettazioni, le testimonianze non lasciano spazio a molti dubbi: la cupola moggiana spianava la strada ai successi juventini.Lo ha riconosciuto lo stesso legale della società proponendo alla Caf una specie di patteggiamento: dateci la B e facciamola finita. Non basta. In campo o in panchina all'Olympiastadion c'erano altri otto giocatori di Milan, Lazio e Fiorentina che rischiano anche loro la retrocessione. Sono in tutto tredici campioni del mondo e tre vicecampioni che potrebbero essere «degradati» dal tribunale sportivo. Marcello Lippi, il ct del «miracolo», è stato accusato di aver spesso convocato in nazionale giocatori soltanto perché assistiti dalla Gea, società di cui suo figlio Davide è uno dei soci.

Uno dei protagonisti della marcia azzurra è stato quel Marco Materazzi che fatica a trovare un posto da titolare nell'Inter, squadra che non riesce ad andare oltre un terzo posto nel campionato italiano.
A parte la stupida gomitata di De Rossi a un giocatore statunitense, il comportamento «etico» dei giocatori italiani durante le sette partite disputate ai mondiali è stato esemplare: non abbiamo mai assistito a scene isteriche, a proteste esagerate,società di cui suo figlio Davide è uno dei soci. Uno dei protagonisti della marcia azzurra è stato quel Marco Materazzi che fatica a trovare un posto da titolare nell'Inter, squadra che non riesce ad andare oltre un terzo posto nel campionato italiano. A parte la stupida gomitata di De Rossi a un giocatore statunitense, il comportamento «etico» dei giocatori italiani durante le sette partite disputate ai mondiali è stato esemplare: non abbiamo mai assistito a scene isteriche, a proteste esagerate.
 

Godiamoci dunque questo bellissimo titolo mondiale conquistato, il quarto (meglio di noi ha fatto solo il Brasile che ne ha vinti cinque), nel migliore dei modi; con una squadra di lavoratori in cui anche le stelle si sono messe al servizio della comunità, con ventitré giocatori che hanno saputo davvero diventare squadra esaltando il concetto di «gruppo» grazie sicuramente al lavoro psicologico di Lippi e alla reazione provocata da Calciopoli, alla voglia di dimostrare che il calcio italiano non è,o quanto meno non è solo quello che sta andando in scena all'Olimpico trasformato in tribunale speciale. Godiamocelo questo successo, ma chiediamoci anche perché il nostro calcio non può essere sempre quello visto in Germania. Chiediamoci il perché delle esasperazioni che fuori dai confini nazionali e dai confini del nostro campionato non sembrano avere patria. Chiediamoci perché un giocatore come Marco Materazzi si renda protagonista di episodi che lo fanno finire spesso e volentieri sulla lista dei «ricercati» quando al mondiale obbliga tutti a dire che la sua espulsione nella partita contro l'Australia è stata esagerata.
 

Chiediamoci perché abbia bisogno di «scorciatoie» una società come la Juventus che schiera otto protagonisti di una finalissima iridata. Purtroppo è dai tempi di Artemio Franchi (morto nel 1983) che la federcalcio viene gestita da presidenti senza polso, diventati via via sempre più succubi della Lega che a sua volta è diventata una specie di ring in cui si passa la maggior parte del tempo a litigare sui diritti tv. Proprio l'Italia di Lippi ha dimostrato che coi Grosso, coi Gattuso, coi Barzagli si può fare molta più strada di quanta non ne faccia chi schiera i Ronaldinho, gli Adriano e i Ronaldo. Ci riflettano i responsabili del pallone nostrano, dai presidenti di società al supercommissario. Sarebbe bello se oltre a far (sacrosanta) pulizia facessero in modo che il calcio italiano sia sempre quello che ha dimostrato di poter e saper essere in Germania. È solo una speranza, ma un mese fa era solo una (pallidissima) speranza che l'Italia potesse diventare campione del mondo. A volte le imprese «impossibili» sono molto più semplici di quel che si crede.
 

Siamo noi…siamo noi…i campioni della terra siamo noi…Siamo noi…

siamo noi…i più forti della terra siamo noi.

GIOOOOO, li abbiamo brusciati Gioooooo. Siamo i più forti.

Maronnnne Gioooooo. Un boato scuote Mainz: «Campioni!»

Alle 22.39 esplode la festa mondiale: da piazza Duomo alle periferie cortei, cori, fumogeni e tuffi nelle fontane. Ore 22.39, per un istante la città non trova neanche la «voce» per urlare. Dagli schermi maxi e mini nelle piazze, nei locali e nelle case una sola parola accende la miccia: «Campioni!». La risposta immediata è un boato. Caroselli, fuochi artificiali, bandiere, trombe, colori, tricolori, orgoglio e festa. Mainz «trema». Di gioia. Ed esplode la «notte azzurra», la «movida» dei tifosi, che a decine di migliaia invadono le strade.

A piedi, in moto, in macchina. Persino su carri trainati da trattori. Si va da chi si tuffa nelle fontane in mutande a chi si arrampica sugli alberi. In piazza della Grosse Bleiche erano in più di mille a soffrire davanti al maxischermo. Anzi, a soffocare per la mancanza d'aria. A ripagarli di tanto sacrificio è arrivato il quarto titolo mondiale. Salutato tra fumogeni, petardi e tamburi. Alla grande gioia degli italiani di Mainz ha fatto da «contraltare» la delusione cocente dei francesi di Mainz, la maggior parte turisti, qualcuno qui per lavoro. In circa duecento si sono radunati nelle sale proiezioni. A loro non è rimasto altro che tornare mestamente negli hotel, tra gli inevitabili sfottò degli avversari.
 

 

I nostri hanno vinto. E dunque si può ancora far festa. Anzi si deve far festa: senza riserve, reticenze, pudori. Ci si può tingere la faccia coi tre colori, come italici indiani, si possono sventolare bandiere, sorridere a passanti che sorprendentemente ti sorridono, improvvisare spericolati caroselli gioiosi, e non aggressivi girotondi politici. Per milioni di ragazzi che temevano di non riconoscersi più in nulla, o quasi, che coprivano la solitudine, e lo smarrimento, con appartenenze provvisorie, i giocatori azzurri sono, finalmente «i nostri». Qualcosa con cui identificarsi, da adottare senza riserve, con entusiasmo. La voglia era nell'aria, si percepiva nelle ore prima delle partite, nelle città surriscaldate, desertificate dal coprifuoco dei 30°, ma già brulicanti di bandiere nascoste dappertutto, pronte per essere issate e sventolate. Non senza timore, certo: i ragazzi in cerca di eroi erano anche pronti a metterle via e riportarsele a casa, quelle bandiere.